LE 110 PILLOLE

Pillola 88: “Sasso coi capelli”, di Chiara De Plano

sasso2E’ da tanto che conosco “Sasso coi Capelli”, per la precisione da quando ho iniziato a leggere sul web la sua prima versione, creata più o meno a caso (come fanno in tanti oggi) dalla sua autrice Chiara de Plano e portata avanti forse altrettanto a caso, ma con tanta buona volontà. Questo fino alla svolta ufficiale, che lo ha visto entrare nella scuderia Kasaobake (un piccolo editore che forse conoscerete e del quale ho già parlato in precedenza). Svolta doppia, perchè oltre alla pubblicazione su carta, che in questi anni equivale ancora a una sorta di “consacrazione” dell’albo…
(nonché elemento criticabile per quei fessi secondo i quali gli autori che vendono i loro lavori non sono più “eroi dell’autoproduzione”, ma che in realtà credo siano solo incazzosi perchè non troveranno più i loro fumetti gratis ma non sono disposti – da viziati quali sono – a spendere manco un euro per comprarli)
…il nuovo inizio ha fornito alla Chiara l’occasione per dare una “limata” alla sua opera ricominciando a disegnarla e riscriverla dall’inizio, togliendo difetti e imperfezioni, in modo da poterla presentare nel migliore dei modi ai vecchi ma soprattutto ai nuovi lettori.
Scelta oculata e saggia, in quanto molta acqua era passata sotto i ponti, e sarebbe stato controproducente pubblicare tavole che non rappresentavano più le doti – sia di scrittrice sia di disegnatrice – della suddetta creatrice. Scelta che tra l’altro consiglio a tutti gli autori: in questi anni strani e bellissimi capita a molti di esordire in rete con progetti che rappresentano una “prova generale”, più un work in progress che un fumetto compiuto;  cioè quell’A CASO di cui parlavo prima; dunque è una buona cosa nel momento di un’eventuale pubblicazione iniziare a tirare le somme, riflettere su ciò che si è prodotto, su che tipo di artisti si è diventati in QUEL momento, e chiedersi se c’è qualcosa da modificare o migliorare. Meglio avere un dubbio in più che troppe certezze.
In quest’occasione è stato fatto proprio così, in maniera anzi molto radicale: del vecchio Sasso sono rimaste le impalcature, e il fumetto – snellito e dotato di una sfolgorante veste grafica rinnovata – è arrivato in occasione di questa Lucca Comics 2016 al traguardo del volume uno.
Confesso che ero molto curioso di leggere il risultato finale: consideravo Sasso 1.0 un fumetto simpatico, ma ancora immaturo e troppo, troppo “allungato”, perso in gag che la periodicità imposta dalla rete faceva percepire ancora più prolisse. Sasso 2.0 sarebbe riuscito a diventare consapevole di sé, a lasciarsi indietro le incertezze (normali, normalissime!!!) date dalla gioventù dell’autrice, per diventare finalmente un’opera compiuta?
Bene, a leggere questo suo primo volume sembrerebbe proprio di sì.

14962836_10211227098100209_1696336602_n Di cosa parla Sasso? Non, come potrebbe sembrare, di una pietra (sebbene questo personaggio ci sia, e credo più o meno tutti si chiedano se avrà mai una cavolo di utilità all’interno della storia) bensì di un gruppo di avventurieri stile fantasy che si ritrovano persi in un labirinto che dovrebbe portarli a un fantomatico tesoro, ma che si rivela invece un punto di passaggio verso una diversa regione dell’esistenza nella quale tutto sembra poter accadere, e dove il CAOS regna sovrano. Accompagnati da una marionetta marinaresca, i nostri eroi dovranno etc etc etc, fino a una bella rivelazione finale che spiega DOVE sono finiti i personaggi, CHI comanda, e QUALI regole vigono in quel posto apparentemente assurdo e insensato.
Anche in questo posto assurdo vige una regola, ad esempio. E questa regola dice: non riassumiamo troppo la trama. Per cui stop.

14996412_10211227098020207_14189192_nVado subito al sodo: il volume si legge molto bene, e convince anche graficamente. La storia soffre un pochettino-ino-ino per troppe ripartenze iniziali, ma se paragonata alla prima versione si può dire assolutamente vincente. I personaggi non si possono dire magnificamente approfonditi ma fanno bene il loro lavoro, e crescono man mano. Le gag sono ben gestite e divertenti. La trama ha una sua coerenza, crea curiosità e suscita il desiderio di sapere cosa accadrà nel volume successivo. Infine, la storia del primo volume ha tutti gli elementi per renderlo accattivante, completo e il più possibile “conclusivo” pur senza concludere affatto.
Devo spiegare meglio i vari punti? Lo farò solo per un paio.

TROPPE RIPARTENZE INIZIALI: quando si scrivono fumetti ad alto tasso d’ironia bisogna stare sempre molto attenti: il rischio infatti – soprattutto all’inizio – è quello di inserire troppe gag, fare troppi prologhi, e questo può provocare due tipi di problemi:  (1) la trama viene interrotta continuamente da scenette comiche che non si innestano nel racconto, ma di fatto lo bloccano momentaneamente per creare il siparietto allegro. Questo è un errore: la storia deve quanto più possibile “muoversi”, rimanere il centro della situazione, e le gag devono girarle intorno. Altrimenti si ha quel fastidioso effetto di stop che confonde e indispone il lettore. (2) le gag troppo insistite possono ingigantirsi, dilungarsi troppo, al punto che la storia inizia a deviare di battuta in battuta e di fatto si ferma, si perde, scompare dietro un mare di comicità. Ma quando arriva alla fine il lettore si rende conto di aver letto….cosa? Forse il nulla. E un “nulla” divertente non compensa una storia assente.
Sasso, come detto, corre questo rischio all’inizio, ma velocemente ingrana. Come da manuale inserisce le battute all’interno della trama, si muove in una direzione ben precisa, e non si allarga troppo. Sasso vince.

14958393_10211227098260213_616537100_nSTORIA COMPLETA E CONCLUSIVA: la parte migliore di questo Sasso 1 è sicuramente il fatto che ogni elemento della trama è gestito al meglio in modo da accontentare il lettore, dargli tutte le informazioni delle quali ha bisogno, creare empatia, offrirgli un susseguirsi di eventi interessanti e incuriosenti, fornendolo di un’avventura che si apre e si chiude pur lasciando aperta la trama principale. Insomma: il setting è chiarito prima della fine del volume, i personaggi sono tutti presentati e il loro ruolo chiarito… e stessa cosa per i cattivi. Sappiamo cosa sta succedendo e perché. Abbiamo una spiegazione razionale di tutto ciò che succede (soprattutto per le tante gag assurde!). Abbiamo un finale dignitoso e giusto, e infine abbiamo dei motivi per i quali tornare a leggere sebbene la prima parte della storia sia conclusa. Diciamo quindi che quello che si trova alla fine del Sasso 1 è un senso di piacevole “completezza” che non scontenta ma appaga, unito a buoni auspici per il futuro. Paradossalmente, anche se decidessimo di NON prendere i numeri successivi, in quanto lettori avremmo comunque goduto di un albo che si completa da solo, e che non lascia sospesi o misteri o segreti che ci “costringerebbero” a comprare i numeri successivi anche se non volessimo. Questa è un’ottima cosa a cui non tutti gli autori fanno caso, e che invece è molto importante: non si può “incastrare” il lettore cercando di ingolosirlo, lasciandolo al buio, privo di info o solo con la promessa di future rivelazioni bellissime, perché il trucco funziona di rado. E funziona ancora meno di questi tempi, nei quali l’offerta è talmente enorme che solo chi è veramente convinto da un fumetto fa poi la fatica di comprare i numeri successivi.
No: giocare quanto prima il maggior numero di carte possibili permette di accontentare il lettore nel modo più completo. Non è promettendo finali bellissimi che si costringe un cliente a leggere 100…400… 500 pagine di storia. Bisogna invece convincerlo fin dall’inizio; e questo si ottiene con storie coerenti e chiare, trame che chiudono quante più porte possibili, con informazioni date con generosità.
Sasso riesce a fare anche questo, dosando bene tra il detto e il non detto, e dunque offrendo al lettore una esperienza completa. Ben fatto.

15007740_10211227101940305_1182271227_oAggiungo altro? Solo poche cose.

Ho molto apprezzato la storia ma anche tutto quello che le è girato intorno, cioè le note, le presentazioni, gli epiloghi vari. Arricchire ulteriormente i propri volumi è SEMPRE utile.
Ho apprezzato anche la rigorosità dei retini, del lettering e dei dialoghi. Tutto molto ben fatto e professionale. Per non parlare del tratto, poi, che in questi mesi è cresciuto ed è maturato tantissimo.
Ho apprezzato più di tutto il fatto che Chiara sia riuscita a portare a termine il suo lavoro crescendo in modo inequivocabile, e affrontando la pubblicazione su carta con tantissimo impegno, con serietà e stile, riuscendo a vincere questa sfida tra le più difficili. Sarebbe stato molto semplice crogiolarsi e mandare in stampa le vecchie tavole per faticare meno, ma questo avrebbe convinto i lettori a tornare? E avrebbe rappresentato l’autrice per quello che è ora? Niente affatto, anche perché quando si pubblica su carta ci si ritrova a dover raccontare una storia non solo ai lettori “fedeli” che già ti conoscono e sanno che sei “cresciuta”, ma anche a un tipo di pubblico del tutto nuovo, che magari passa davanti al tuo stand, ti vede per la prima volta e decide di dare fiducia a questa tua storia. E a quel pubblico bisogna dare di sé un’immagine quanto più completa e attuale possibile.

Detto questo, credo di non aver altro da aggiungere. Sasso è un fumetto che mi ha convinto e mi ha divertito, che mi ha creato la giusta curiosità ma nello stesso tempo ha saputo rispondere a tutte le domande che mi ero posto, lasciando però anche lo spazio a curiosità future. Sasso ha dimostrato certamente personalità e stile, unicità e ritmo, e un approccio cosciente e consistente alla materia narrata.
Se tutte le gag insolite e pazze che si vedono in questo racconto non avessero avuto alla fine una spiegazione convincente e univoca ora non sarei così soddisfatto, ma forse starei chiedendomi come mai tutte quelle cose strane e senza senso. Invece la spiegazione esiste, e in poche parole riesce a dare senso e scopo a tutta la narrazione, lasciando il lettore libero di accettare ogni “stupidaggine” con l’idea che ogni cosa che succede ha un suo perché, uno scopo, ed è coerente con ciò che ci sta venendo narrato.
Meglio di così, direi, non poteva andare.

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per me la pagina migliore

Complimenti dunque a Chiara De Plano, che ha vinto la prima sfida al pari dei suoi personaggi; e di rimbalzo complimenti a Kasaobake, che riesce a infilare un altro bel fumetto nel suo piccolo ma interessante catalogo. A questo punto si potrebbero inserire anche due righe riguardo i “manga italiani” etc etc etc… MA:

  1. come la penso io già ho avuto modo di dirlo in precedenza, quindi non sto a ripetermi qui
  2. SASSO potrà forse essere paragonato a un “manga”, ma direi che di manga ha ben poco, ed è prima di tutto un fumetto personale, che ha frullato insieme le varie influenze e passioni dell’autrice per rivelarsi una summa di ciascuna di esse. Ha senso dire se questa o quella gag è più o meno giapponese? E l’impostazione della singola pagina? E’ più di scuola manga o di scuola francese, viste anche le dimensioni dell’albo? Mmmm… però si potrebbe dire anche americana, visto che le vignette sono comunque in numero ridotto rispetto a una BD (che di solito ne può contenere anche 10/13 per singola pagina). Inutile e deleterio quindi fare paragoni, molto meglio godersi il risultato.

Appuntamento a Sasso 2!

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Non potevamo parlare di Sasso senza inserire la famosa gatta Calesi. Qualcuno sa perchè.


ABBIAMO PARLATO DI: “Sasso coi capelli“, scritto e disegnato da Chiara de Plano, pubblicato da KASAOBAKE, in vendita QUI a un prezzo ridicolmente basso o consultabile nella sua pagina Facebook ufficiale

PILLOLA 87: “Dopo un lungo silenzio”, di Sclavi e Casertano.

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Pillola 86: “Rogheneach”, di Myriam Savini

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La prima cosa che mi è venuta in mente scorrendo le pagine di Rogheneach, fumetto fantasy di Myriam Savini, è stata la famosissima e vendutissima trilogia de “Le cronache del mondo emerso”, scritta da Licia Troisi, che lessi qualche anno fa. In quei volumi, infatti, proprio come in questo fumetto, la protagonista era una ragazza di belle speranze che entrava a far parte di un’accademia che la trasformava in una potente guerriera cavalcatrice di draghi, membro d’elite di un esercito alle dirette dipendenze del Re. (altro…)

Pillola 85: “Marco Polo – la via della seta”, di Marco Tabilio

marcopolo2“I mercanti che approdano a Venezia dall’Oriente raccontano di terre e popoli misteriosi, di mari in tempesta e deserti di predoni. Marco Polo ha diciassette anni e si nutre di questi racconti con la speranza di raggiungere il padre Niccolò e lo zio Matteo, partiti per l’Oriente quando lui era ancora bambino.
L’occasione per il “viaggio dei viaggi” arriva nel 1271, quando Niccolò e Matteo ritonano dalla Cina con l’incarico di portare a Kubilai Khan in persona l’olio del Santo Sepolcro di Gerusalemme e cento ambasciatori del Papa: i tre ripartono da Venezia alla volta della Palestina, attraversando la Georgia, l’Armenia, la Persia e l’Afghanistan.
Di commercio in commercio, superano i deserti dell’Uiguristan e raggiungono il cuore dell’impero cinese, dove Marco Polo conquista la fiducia del Gran Khan diventandone uno dei più influenti ambasciatori nel mondo.”

Era da un bel pezzo che avevo messo gli occhi su MARCO POLO, volume scritto e disegnato da Marco Tabilio, perché ne avevo riconosciuto subito l’indubbia qualità. Per capirlo mi era bastato vedere qualche immagine su internet, e poi una rapida sfogliata in libreria, che mi avevano convinto all’istante riguardo la bontà e il valore del prodotto.
Ho deciso di soprassedere all’acquisto immediato, perché ho fin troppa roba da leggere sopra i comodini; ma poi è arrivata Lucca Comics…2015 (sì, esatto, quella dell’anno scorso. Ora capite quanto sono rapido a leggere), che come molti sanno ha la tendenza a far evaporare i freni inibitori di molti appassionati di fumetti, e il bel volume è arrivato dritto nella mia libreria con tanto di dedica. Direi che meglio di così non poteva andare. (altro…)

Pillola 84: “500 milioni di stelle” di Mabel Morri

500aEra da molto tempo che desideravo leggere qualcosa di Mabel Morri, autrice della quale conosco l’esistenza da anni e che pure non avevo mai avuto l’occasione di raggiungere. Quest’anno, però, approfittando di una settimana di maggiore libertà, ho potuto finalmente colmare questa lacuna, comprando “500 milioni di stelle”, suo fumetto (vogliamo chiamarla Graphic Novel, che fa più chic?) pubblicato nel 2013 dalla Kappa Edizioni.
500 è – tendenzialmente – una storia d’amore. O meglio è la storia dell’accettazione di un amore, della presa di coscienza di una ragazza (Rebecca, giovane libraia che lavora insieme alla madre e che vive una vita non dissimile da quella di tante sue coetanee, fatta di infiniti aperitivi, il giro di amici, il bagno al mare, e amori senza amore per ragazzi forse poco interessanti ma “appetibili” perché belli, con lavoro sicuro e soldi alla mano), presa di coscienza, dicevo, del suo innamoramento nei confronti di Caterina, incontrata per caso o forse per destino grazie a un’amicizia in comune, e definitivamente, indubitabilmente, donna.
A questo punto, credo sia superfluo dire altro riguardo la trama (che pure ha anche qualche altro spunto interessante, altre cose da dire che esulano dalla storia d’amore per parlare di altri temi come l’amicizia – vera o falsa che sia – il destino – che esista o meno – l’eterna lotta tra il cuore e il cervello, tra il rischio e la banale certezza, e tra ciò che è ritenuto socialmente accettabile e ciò che non lo è).
Forse l’unica cosa che si può aggiungere in questo caso è che il fumetto, pur trattando una tematica molto sentita e a volte “di tendenza”, lo fa con levità e calma, senza tentare di “catechizzare” nessuno, e di certo non sbandierando il tema scelto. Come dice l’autrice stessa all’interno del fumetto, quel che conta alla fine è l’amore, anche quando ci fa sbandare e mina ogni nostra sicurezza, ponendoci di fronte a un bivio, spingendoci a metterci in gioco. Che poi tale amore sia rivolto a una persona del sesso opposto al nostro, o del nostro stesso sesso, è quasi secondario. O almeno si spera che lo sia, anche se sappiamo benissimo che molto spesso – nella realtà “vera” – non lo è.

Comunque, torniamo a 500, che compie il suo “lavoro”, raggiunge il suo “obiettivo”, con chiarezza e linearità, senza apparente sforzo, mettendo in scena pochi personaggi ma ognuno con il suo carattere e le sue certezze, ciascuno con uno spazio e uno scopo all’interno della trama, in un certo senso tanti “aghi della bilancia” che hanno l’obiettivo di mostrare le varie facce dell’amore (non solo quello tra un uomo e una donna, ma anche quello tra genitori e figli), siano esse positive o negative.
Ciò che deriva da tutto questo è una storia corretta nella forma e nella sostanza, personale, placida e a tratti malinconica, fatta di atmosfere, silenzi e sospensioni, riflessioni e dubbi, incertezze e desideri, e tutti quegli altri elementi che chi ha amato conosce, e che ha sperimentato in qualche modo sulla sua pelle.
Una storia originale, capolavoro di inventiva o straziante fino alle lacrime? Per quel che mi riguarda no: 500 è piuttosto una personale rivisitazione da parte della sua autrice di infinite storie racchiuse in una sola, narrata con garbo e quasi “senza interferire”. Un racconto che si spiega da solo, e del quale sia il narratore sia i lettori rappresentano testimoni esterni, che non hanno accesso ai pensieri e alle riflessioni dei suoi protagonisti a meno che non siano essi stessi a concedersi.
Niente spettacolo, dunque, e tantomeno spettacolarizzazione. Solo tanta onestà, correttezza formale, e quello che mi è sembrato un sincero tentativo di trovare speranza nelle cose più semplici e belle della vita, prima fra tutte il tanto decantato Amore nella sua forma più pura, forza irresistibile che tutto travolge, e alla quale ci si può opporre, sì, ma mettendo a rischio tutto quello che si ha costruito, e lottando fino allo stremo delle forze.

500

Gli elementi migliori di 500? Il primo direi che l’ho già citato, e cioè la narrazione soffusa, placida, che basa i suoi significati sulle parole ma anche – e in larga parte – sui silenzi, su scene raccontate visivamente ma mai descritte o dialogate, e che pure riescono a essere tra le più importanti, veri e propri snodi di trama nei quali ogni gesto, ogni sguardo, ogni azione, ogni parola non detta ha un suo senso e significato. Bella cosa, sia narrativamente che tecnicamente parlando, perché denota una bella sicurezza nei confronti del media prescelto, cioè il fumetto. Fumetto che è fatto tanto di parole quanto di immagini pure, ed è sempre bello dunque – almeno per me – vedere un autore capace di affidarsi tanto alle prime quanto alle seconde, senza sentire la necessità di riempire le sue pagine di didascalie o dialoghi “con lo spiegone”.

Altri elementi degni di nota? L’ambientazione tutta italiana, necessaria e doverosa visto che noi non abbiamo nulla da invidiare agli “stranieri”. E anche la costruzione del mondo (inteso come gruppo sociale, come vita di tutti i giorni, come lavoro e amicizie, idee e sentimenti) che circonda i protagonisti, apparentemente il “migliore dei mondi possibili”, eppure pronto a cadere in pezzi quando Rebecca, in una delle scene migliori, si accorge che in effetti la quotidianità di quell’esistenza vissuta sempre “dentro ai binari” si basa su convenzioni prive di peso quando non addirittura di senso, accettazione passiva di una realtà sterile e opportunista scambiata per vera felicità.
Ma cosa accade quando, come nel caso di Rebecca, la felicità VERA bussa alla porta con il volto più inaspettato di tutti? Eh, tra le tante cose può accadere che si venga messi alla prova, e si finisca per trovare dentro di noi, o nelle persone che ci circondano, lati del carattere che non si sapeva di possedere (o che tali persone possedessero), e dei quali avremmo forse preferito non conoscere mai l’esistenza.

Altro elemento piacevole è il tratto di Mabel, di certo personale, a volte in bilico tra ricerca cosciente di imperfezioni personali e incertezze vere e proprie (in questo senso sono migliori le ultime trenta pagine, nelle quali l’equilibro sembra essere stato raggiunto), fatto di una linea spigolosa ma solida, quasi “materica”, carica di tratteggi e di volumi, molto concreta nella sua rappresentazione della realtà, realistica nel senso più generale del termine e degli obiettivi eppure ricercata nei particolari (come possono essere i tratteggi dei capelli, gli spigoli dei corpi umani e le ombreggiature degli oggetti). Un segno espressivo e impressionista, nel quale interiorità e esteriorità sembrano coesistere nello stesso disegno, quasi come se ogni personaggio, ogni ambiente descritto, portasse la sua forma materiale nelle linee, e la sua anima nei decori, nei panneggi, nei tratteggi, nelle “doppie linee”, nelle ombre.
Un segno, insomma, a volte di non facile interpretazione e forse in questo fumetto del 2013 non ancora perfetto, ma che ha proprio il suo maggiore punto di forza, a mio parere, nel suo non essere stereotipato, scolastico o “accomodante”, ma unico e personale al massimo, come si può vedere nelle opere più recenti.

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Arrivato a questo punto, mi rendo conto che potrei continuare a parlare di 500 all’infinito, ma otterrei solo il risultato di annoiare a morte chi ha già avuto il coraggio di arrivare fin qui. Terminerò quindi tra poche righe, limitandomi ad aggiungere che 500 è un bel fumetto, realistico e concreto, mai spettacolare o scontato nel parlare d’amore, che non fa un vanto del tema che tratta ma preferisce concentrarsi sui sentimenti di per se stessi, che sa comunicare con le parole ma anche con i disegni, che fa riflettere, che lascia spazio alla speranza, ed è sostenuto da un segno grafico unico e (proprio per questo) bello da vedere.
Se vi capitasse tra le mani questo o un altro lavoro di Mabel Morri, autrice di sicura esperienza, provate dunque a farvi vincere dalla tentazione, o dalla curiosità, e datele una chance. Potrebbe sorprendervi e conquistarvi.
Complimenti all’autrice.


ABBIAMO PARLATO DI: “Cinquecento milioni di stelle”, un fumetto scritto e disegnato da Mabel Morri, 140 pagine in B/N,brossura, 14 euro, pubblicato da Kappa Edizioni. Potete trovarlo QUI , oppure trovare la sua autrice QUI


Potete trovare gli autori di tutte le illustrazioni che compaiono sulla testata di questo blog nell’apposita PAGINA, così come TUTTE LE RECENSIONI e le SEGNALAZIONI di fumetti pubblicate fino a oggi.

E ricordate che ora potete trovare altre mie recensioni all’interno di Webcomics.it

PILLOLA 83: “24 ORE COMICS stagione 3”,di AA.VV.

24Ho recensito le due precedenti edizioni della 24 ORE COMICS… non potevo esimermi dal recensire anche la terza. Giuro che – vista la mole di partecipanti – sono stato sul punto di mollare, e non sono ancora del tutto convinto di essere stato utile, ma sinceramente mi dispiaceva non provarci neppure, e mi è bastato leggere qualche storia per capire che meritavano di avere uno spazietto anche qui. Non mi dilungo perchè il post è enorme; dico solo che in onore alla maratona anche il mio articolo sarà imperfetto e “schizzato”. (altro…)

PILLOLA 82: “Cronache di un’imperfetta cronica”, di Daria Emiliani

Diario7

ritratto di famiglia: l’autrice, suo figlio, suo marito, il cane.

Finisco sul blog di Daria Emiliani per purissimo caso, non ricordo nemmeno più come. Non so chi sia questa fumettista mai sentita nominare, ma disegna in un modo semplice e funzionale che trovo interessante; e le sue pagine fitte di dialoghi e testi mi piacciono a prima vista.
Decido di leggere.
E quello che trovo mi piace. Molto.
Leggo TUTTE le strip che ha pubblicato, ma proprio TUTTE. E non per forza, o perché “devo farlo per avere un’idea più chiara dello stile in vista di un articolo“, ma solamente perché mi piacciono.
Tutte-tutte? Tutte tutte.
E  ormai mi succede di rado.
Comunque, anche se proseguo la lettura fino all’ultimo post, mi basta poco per capire che devo scriverci qualcosa sopra.
Ed eccomi qui. (altro…)

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