LE 110 PILLOLE

PILLOLA 83: “24 ORE COMICS stagione 3”,di AA.VV.

24Ho recensito le due precedenti edizioni della 24 ORE COMICS… non potevo esimermi dal recensire anche la terza. Giuro che – vista la mole di partecipanti – sono stato sul punto di mollare, e non sono ancora del tutto convinto di essere stato utile, ma sinceramente mi dispiaceva non provarci neppure, e mi è bastato leggere qualche storia per capire che meritavano di avere uno spazietto anche qui. Non mi dilungo perchè il post è enorme; dico solo che in onore alla maratona anche il mio articolo sarà imperfetto e “schizzato”.

Alcune note:
1.Ovviamente, vista la quantità di storie partecipanti, ho dovuto essere il più breve possibile. E’ utile questa cosa? Forse no. Ma se non fossi stato concisissimo ci avrei messo un mese, cosa per me impossibile in termini di tempo e di impegni. Nel caso qualcuno avesse qualcosa da discutere, o volesse precisazioni, o fosse stato saltato (spero di no!) può cercare di contattarmi.

2. se anche non finite la vostra storia, cercate di mettere dei lettering LEGGIBILI! Stavolta mi sono mezzo accecato per cercare di capire cosa ci fosse scritto in alcuni fumetti, ma a parte me e parlando in generale, è inutile che voi fatichiate tanto per una storia e poi non diate al pubblico la possibilità di leggerla! Tutto il vostro lavoro va in fumo, e l’occasione diventa PERSA. Anche se non colorate, anche se non finite, anche se i vostri disegni sono solo schizzi, ricordatevi di COMUNICARE coi vostri lettori… qualcuno potrebbe essere incuriosito dal vostro lavoro ma sentirsi demotivato dalla fatica di decifrare i vostri “sgorbiacci”. Non perdete l’occasione di farvi leggere, soprattutto dopo che avete lavorato così tanto!

3. Non ho voluto fare classifiche o liste di merito, perchè principalmente questo NON è un concorso ma una manifestazione che premia tutti solo con la sua presenza. L’importante è partecipare, non vincere. E dunque evitiamo classifiche. In ogni caso, che ci siano autori bravissimi rispetto agli altri è palese. Se volete sapere chi sono stati i miei basta leggere.

4. potete trovare tutti gli album con i fumetti della 24HC esattamente QUI. Così potete leggervi le storie, che è la cosa più importante, e poi – se vi va – potete scoprire cosa ne penso io. 

INIZIAMO! 

CHERRY LA NINFOGATTA (Marcello Locatelli):  All’inizio fa pensare al peggio, in quanto la prima pagina parte in maniera leggermente autoreferenziale – “sono l’autore e NON sto scrivendo la storia per la 24HC, ma parlo un po’ di me!”, cosa che oltre che dalle regole della 24HC è proibita dal buon senso (*) – ma per fortuna poi la pagina cambia subito argomento diventando solo un’introduzione (ma a quel punto a cosa serviva, non era meglio iniziare la storia e basta?). E dico “per fortuna” perché nonostante trama e personaggi siano parecchio abusati e la trama minimalissimalll il fumetto è tenuto insieme da indubitabile stile e talento, sia nei disegni (per quanto abbozzati) sia nei dialoghi. Protagonista accattivante, e contorno di porno-animali che tutto sommato convince nella sua assurda e ironica esagerazione. Scrivere di sesso non è mai facile, anche quando se ne fa la parodia, per cui tutto sommato mi ritengo soddisfatto. E non l’avrei mai detto trattandosi della storia di una “ninfogatta”.  Aggiungo anche che dopo qualche ora ho potuto leggere la trama completa, comprese le tavole censurate da Facebook, e l’ho trovata DAVVERO completa: coerente, molto valida, mai morbosa ma divertente Visto l’argomento sul quale è facile essere volgari o stupidi, un doppio successo. Bravo autore, continua così!
(*) perchè dico “proibito dal buon senso”? Perchè quando si partecipa a un concorso parlando del concorso stesso, e soprattutto ritraendo noi stessi nell’atto di partecipare, magari pensando di essere sagaci, in realtà si sceglie una scorciatoia che TANTISSIMI usano, che non è originale ma banale, e che – soprattutto nei concorsi a TEMA – non è altro che un modo di girare intorno alla mancanza di idee o di voglia di farsele venire. Ovviamente la 24HC NON è un concorso, e non ha un tema, ma segnalo la cosa in senso generale per gli autori che in futuro volessero partecipare a un contest: parlare di un argomento e parlare di NOI che non sappiamo cosa dire sull’argomento sono due cose ben diverse, e mandano alla giuria due messaggi ben diversi. E’ rarissimo quasi impossibile che un racconto autoreferenziale vinca un concorso a tema, proprio perchè in quel caso il tema stesso scompare dietro l’autore e le sue lotte con se stesso. Essere comici, poi, peggiora solo le cose. Per cui, in senso più che generale e senza voler parlar male dell’autore di QUESTO fumetto che in realtà ha fatto un bel lavoro, il mio consiglione è di evitare questo escamotage narrativo in casi simili. E’ una piccola forma di saggezza che può esservi utile!

IL COMPLOTTO DEI GATTI (Kumishire): dopo aver ampiamente dimostrato il suo talento nella scorsa edizione dell 24HC, Kumishire ci riprova rimettendo in campo i suoi elementi preferiti: giappone, mostri e grandi emozioni. Il risultato, pur con tutti i limiti del caso, convince di nuovo. Kumishire mi piace, ha un bello stile e SA raccontare. In più, i suoi mostri “tradizionali” convincono molto di più dei tanti megamostri che si vedono in giro. Che c’è di più particolare e interessante di una coppia di gatti giganti umanizzati che ha piacere nell’avere figli umani, un po’ come se la nostra realtà si fosse capovolta? Beh, qualcosa c’è, ed è il finale a sorpresa, di certo non nuovo ma in effetti inaspettato ed efficace. Forse un po’ troppo “leggero”, di quelli che chiudono la storia in leggerezza, ma va bene così. Autrice che seguo con piacere e con fiducia. Brava!

REGRESSIONI DI SETTEMBRE (Roberto Bargagna): solo 5 pagine, ed è un peccato, perché si vede subito che l’autore ha stile e sa raccontare. Penna sicura, dialoghi ad hoc, belle pagine (molto carina la seconda, vuotissima eppure piena). Purtroppo non si può valutare quasi nulla, e questo è uno dei casi in cui la 24H è più dannosa che positiva per l’autore, ma contribuisce comunque a farlo “scoprire”: quando uno è bravo basta pochissimo per capirlo, e questo è proprio uno di quei casi. Bello!

SOLO UNO SPECCHIO (Giordano Crimi): i disegni sono quel che sono, e la trama si perde a metà. Se voleva essere una metafora, è incomprensibile. Se voleva essere qualcos’altro, è incomprensibile. Però i dialoghi son fatti bene, e qualche spunto – a partire dal riflesso che prende vita – non è affatto da buttare. Nonostante i tanti “problemi”, mi pare di percepire una capacità di narrare e la capacità di farlo con sintesi e con dialoghi e dide appropriati. Non è da tutti. Specchio o non specchio, io direi di coltivare questa piccola capacità. Promettente!

L’ILLUSIONE DI ESSERE UN UOMO (Lilly Tuc): Molto bella la “cover” e ottima la prima pagina, quanto mai efficace. Scrivere una forte e potenzialmente realistica storia di guerra usando un simpatico cagnolino e un soldatino sui generis e cartoonesco non è affatto facile… e questa storia rischia più di una volta di cadere nel retorico o nell’ingenuo… ma se si è padroni dello stile qualcosa si riesce a ottenere. E in casi come questi ciò che si ottiene è davvero MOLTO
Dialoghi e scene buoni, efficacissima la scena del cagnolino che – mentre riposa nella scatola con le granate – rimane vittima dell’imboscata che non vediamo e nel trambusto viene proprio travolto dalle stesse bombe sulle quali era sdraiato, e che con la confusione gli cadono addosso. E’ un bel modo per mostrare il “tutto” con il “niente”, usare una piccolissima parte per significare il TUTTO. E’ lo stesso metodo che usano al cinema, dove inquadrano in primo piano 10 persone festose, ci mettono sotto 2 rumori di fondo come boati e cori, e tu magicamente ti convinci di essere in uno stadio pieno di gente. E il risultato è valido tanto quanto il mostrare, forse di più, perché in questo caso è il cervello dello spettatore che fa tutto il lavoro, generando l’immagine che più gli sembra rappresentativa. Comunque, a parte tutto la storia, pur con qualche ingenuità e stilizzazione di troppo, funziona. Mi aspettavo molto meno da un racconto con cuccioli, ma invece l’ho visto crescere sempre di più, al punto che come peggiore nemico ha avuto credo la fretta del dover consegnare in 24 ore. Alcuni passaggi sono zoppicanti e didascalici, il “cane eroe” che balza al sacrificio è davvero troppo retorico (la cosa poteva essere studiata molto meglio, con più finezza) così come la vita della ragazzina che riesce a cavarsela egregiamente da sola per mesi e mesi. Ma alcuni dialoghi e alcuni momenti (gli accenni al “foulard”, il finale sulla tomba) toccano davvero il cuore. Consiglierei davvero all’autore di sviluppare per bene il racconto, lavorarci sopra ripartendo da zero e dedicandoci tempo e impegno, perché tra le mani ha degli spunti che potrebbero essere ottimi se ben narrati. Non sprechiamoli! Bel lavoro!

SKYE (Fabio Faviere): pur non brillando particolarmente per originalità e disegni (colpa della fretta immagino) la storia fa il suo dovere, intrattenendo e soprattutto mostrando un personaggio femminile credibile e dagli ottimi dialoghi. I suoi scambi disincantati con il fotografo, capaci di accendere le sue fantasie, sono davvero buoni, tratteggiano un personaggio di donna “forte” in modo piacevole e preciso, e sono di certo la parte migliore dell’opera. Le attenzioni ai personaggi sono sempre gradite! Bravo!

FATE (Aicarus): se c’è un messaggio forte che la 24HC offre, esso è “non sottovalutare nessuno”. Facile infatti approcciarsi a storie disegnate “al volo” pensando che siano robetta. Altro messaggio? “Se c’è una buona idea c’è TUTTO”. Infatti un’ottima trama può salvare una storia disegnata malissimo o solo abbozzata, mentre NESSUN ottimo disegno al mondo può salvare una trama noiosa o brutta. Questa “Fate” ce lo dimostra egregiamente. Sebbene paghi il pegno di essere eccessivamente sintetica e a tratti difficile da interpretare, direi che il suo lavoro lo fa davvero bene, con alcune trovate grafiche efficacissime e con una metafora davvero azzeccata, dalla quale prendere spunto. Siamo padroni del nostro destino o il nostro destino è padrone di noi? Il caso ci governa o la necessità? Cosa serve nella vita per fare andare le cose nel modo giusto? Leggere per capire.
In questo caso ci vorrebbe un commento ufficiale dell’autore, che chiarisse quello che la fretta gli ha impedito di chiarire (non mi è chiaro ad esempio come mai a un certo punto nonostante gli ovvi pregi e i doni ottenuti il tizio pensi di liberarsi dell’eightball), ma per il resto direi che sono più che soddisfatto. Bel lavoro!

RPG SCHOOL (Francesco Romano): Mh. Le influenze di manga e anime si vedono eccome, dal tipo di storia alle gag ai personaggi, e questo tendenzialmente è un bene. Per il resto la storia soffre un po’ per via di una narrazione troppo capricciosa, velocizzata per farci stare tutto, e messa insieme con tanta voglia di fare ma non con altrettante capacità. Tanti personaggi, poi, sono difficili da gestire in così poche pagine (e tempo). Forse sarebbe stato meglio mettere insieme qualcosa di più semplice. Comunque gli eroi interagiscono come un gruppo, qualche gag è molto divertente, e nonostante le incertezze (anche l’italiano qualche volta…) la storia viene portata a termine. Qui la questione è molto semplice: se si ha davvero voglia di far fumetti bisogna lavorare e lavorare e lavorare tanto, e qualcosa – viste le premesse – sicuramente apparirà. Bel tentativo, da perfezionare.

TRIS DI DONNE (Gaunt Noir): il concetto della violenza sulle donne – dei VARI tipi di violenza – è sempre attuale, e acquista punti se è ben narrato. Qui abbiamo un concetto che sfrutta bene le 24 pagine, dividendosi equamente tra le disavventure di 3 donne diverse, ognuna a suo modo vessata in maniere più o meno pesanti, e dal destino più o meno “segnato”. C’è chi subisce passivamente (o per scelta?), chi si ritrova in una situazione poco piacevole senza aver fatto niente per meritarlo, e chi oltretutto è vittima anche delle maldicenze e dei luoghi comuni di un mondo sempre più in balia degli stereotipi e sempre meno desideroso di ascoltare e di capire (e forse tra tutte le violenze questa è la più becera, quella che giustifica tutte le altre…). Bel tema e bello sviluppo, anche se ho qualche perplessità sulla linea temporale e sulle rispettive “responsabilità”. Mi chiedo soprattutto se l’assassino sia anche il giocatore di playstation, e se così è quale evento venga prima nella linea temporale: la notizia dell’assassino precede l’assassinio stesso, in un certo senso… rendendo più difficile collocare l’evento. Forse era meglio spostare tutto alla fine optando per una linearità maggiore? O si parla di UN ALTRO ASSASSINIO già accaduto e poi replicato? In quel caso il problema scompare. Bel lavoro, bravo!

PIANETA VIRTUALE (Fabio Musso): c’è troppo poco da valutare. Autore giovane, storia d’impronta manga/anime con gag annesse… Non posso fare altro se non mandare un saluto!

NOVE (Dado): E che dobbiamo dire? E’ una storia così professionale, così ben fatta, così complessa, così solida, che ogni commento è superfluo. Anzi, si stenta davvero a credere – visto il confronto con le altre – che sia stata fatta in sole 24 ore.

VALENTINEDAY (Diana): Storia (storie) di amicizia e d’amore raccontate con garbo e perizia, con stile promettente e  gran belle atmosfere. Racconto un po’ sui generis, ricco di idee e luoghi tipici dei manga (per dire, non sarebbe stato molto più bello ambientarlo QUI, in una scuola italiana, nel “nostro mondo”, soprattutto se si ha la pretesa di raccontare una storia non tanto vera quanto REALE?), con un inserimento omosessuale che vedo sempre più spesso nei fumetti, e che ormai mi suona un po’ di posticcio, di gratuito, come se bisognasse mettercelo per forza come elemento decorativo (di fatto togliendogli significato!). Ma a parte questo la storia, pur se semplice, mi è piaciuta – anche perché rifugge il lieto fine e rifugge il finale che tutti si sarebbero aspettati, cioè la dichiarazione tra amici, che sarebbe stata forse carina ma molto più banale! – e credo sia ben raccontata da un’autrice che trovo promettente e che sono certo saprà far vedere quello che vale se continuerà a lavorarci sopra. Le premesse sono più che buone, il suo lavoro si legge con grande piacere. Unico consiglio? Anche se non si riesce a disegnare tutto, in casi come questi è utile rendere più leggibile il lettering, altrimenti il lettore fatica a decifrare e può stufarsi. In questo caso, poi, sarebbe proprio un peccato se succedesse, perché la storia merita una lettura. Promossa!

PONTI COL PASSATO (Michele Angelici): quello che abbiamo qui è indubbiamente un autore giovane, e la cosa – lo dico senza intenti polemici – si vede, in quanto la storia presenta parecchie ingenuità. Il concetto alla base (uomo trova la casa in fiamme, va fuori di testa, si convince che la sua famiglia sia morta, fugge lontanissimo senza dare più notizie di sé, ma poi torna) non è del tutto campato in aria, ma appare chiaro che sia concepito e trattato in maniera molto sommaria. Tanto per dirne una: se l’amnesia dell’uomo fosse stata conseguenza dello shock ed egli fosse tornato indietro solo dopo aver parzialmente recuperato la memoria dopo tanti anni, il tutto avrebbe avuto più senso. Ma vabbeh, in questi casi non è certo il caso di stare a sindacare. La storia ha un inizio, uno svolgimento e una fine, il che è già un successo. Le battute del protagonista, che nella disgrazia trova comunque l’alibi per giustificare il ritardo al lavoro, fanno ridere; e in generale il concetto di base è comunicato correttamente. Per il resto… ci vogliono solo tempo e passione, e se son rose fioriranno (mi si perdoni il luogo comune). Un saluto all’autore!

I FIORI DEL DESTINO (Adriano Costa): influenze manga, come in tante altre storie, e quindi canovaccio simile a molti altri. Amori giovanili, magici viaggi… tutti temi che se da una parte sono abusati dall’altra non smettono di essere interessanti se ben raccontati. Qui manca il finale, per cui non possiamo sapere se ci sarà una conclusione degna o se la storia avrà una sua personalità… per il resto, disegni nella norma, da sviluppare, e trama corretta ma molto sui generis.

GUIDA AL PERSONAGGIO (Giovanni Giuriolo): pensavo fosse una guida “seria”, ma per fortuna non lo è. Anzi è una sorta di compendio assurdo/ironico dei tanti luoghi comuni che imperano in certi tipi di fumetti. Speriamo solo che nessuno la prenda sul serio, anche se in effetti alcune scorciatoie narrative e alcuni elementi descritti sono EFFETTIVAMENTE importanti quando si crea un eroe. Ecco perché alla fine qualche dubbio rimane: la “guida” dice bene o dice male? Qual è il suo “vero obiettivo”? Beh, chiaramente prendere bonariamente in giro il fumetto e i suoi autori, e un po’ anche il suo pubblico sempre pronto a dar fiducia alle cose più scontate e banali…ma “fiche”! Per il resto poco da dire. Disegni funzionali, ironia mode ON, lettura leggerina ma divertente. Chissà, forse sviluppando meglio i vari concetti… Saluti al bravo autore!

LA FORTEZZA DI CUSCINI (Ken Federico): Gatti combattenti che – trasformati in guerrieri – vegliano sulla città e sui mostri dell’inconscio partoriti dalle menti di bambini con dei problemi che li tormentano. Storia ottima, scritta benissimo, disegnata benissimo, con uno stile solido e accattivante, raccontata in modo chiaro, conciso ed efficace (segno di grande professionalità e stile). Una vera scoperta. Vivissimi complimenti all’autore.

GLI OMICIDI DEL MULINO (Laura Pex): far ridere è difficile. Far ridere in una pagina è ancora più difficile. Far ridere facendo la parodia delle pubblicità, cosa quanto mai banale, è difficilissimo. Laura Pex FA RIDERE. Per cui per me ha vinto tutto. Leggete e ridete. E anche lo stile non è male! Molto brava!

L’ESTATE DEI BAMBINI (StudioPazzia): raccontare temi apparentemente “noiosi” risultando efficaci non è semplice, ma se si sa farlo ecco che il valore della storia è molto più alto rispetto a quelle composte solo di scontri robotici e duelli supereroistici. Qui abbiamo un giorno qualsiasi di un’estate qualsiasi di un bambino (non proprio) qualsiasi, in una bella italia che si riconosce davvero “nostra”. Ottima storia, ottimo stile (accenni di Bacilieri?), ottima narrazione, ottimo tutto. Una bella scoperta che si commenta da sola. Vivissimi complimenti!

NYMPHAE CAHERE (Martina Gammino aka Klaky15-94): Molto particolare! E la particolarità è un dono, perché è segno di personalità. Storia semplice – così doveva essere – ed efficace. Mitologia tratteggiata con pochi segni e poche parole. Ottimo e abbondante, forse un po’ troppo svelto nel finale, ma non si poteva fare diversamente. Un bel biglietto da visita, insomma. Ben vengano autori che esprimono per prima cosa LORO STESSI e dei quali è difficile tracciare le fonti di ispirazione. Secondo la mia “scala di valori”, a parità di qualità sta sempre un gradino più su il fumettista che ha più personalità. Per semplificare: chi racconta le SUE storie, col SUO stile, rispetto a quello che pur bravo spesso non fa altro che ripetere stilemi narrativi ormai ripetuti e rivisti. Ottimo lavoro!

DE.TERMINAZIONE (Bigio) che dire se non che merita di essere letta? Quando uno è bravo è bravo, e non c’è niente che io possa dire che possa chiarire meglio questo fatto. Leggetevi il fumetto e fate da soli le vostre considerazioni sulla sua efficacia e bellezza. Complimentoni all’autore.

ROSAZZURRO (Titania Blesh): “le due linee si abbassano sempre di più: da un “uguale” diventano un “meno”.” E brava Titania, che anche questa volta sceglie di sfruttare la 24HC parlando di un tema sociale che le sta a cuore, raggiungendo un doppio risultato positivo. Che dire, la sua storia in cui il mondo si ribalta e gli uomini diventano “il sesso debole” si commenta da sola, è una lettura efficace e mai prolissa o didascalica (forse un po’ nel finale, magari per paura di non essere capiti fino in fondo?), e valorizzata da un intelligente uso dei colori ROSA e AZZURRO, emblemi stereotipati dell’uomo e della donna che qui assumono un tono più che sinistro.
La storia mi è piaciuta in tutto e per tutto, il tema è trattato con sicurezza e serietà (ma anche con un po’ di ironia mai fuori luogo), per cui non posso che esser soddisfatto. Efficaci anche i disegni, che vedo migliorare di storia in storia. Brava Titania, complimenti!

THE WARDEN (Sonja Mannone): poteva essere interessante, le premesse incuriosiscono. Ma la storia è rimasta tutta nella testa della sua autrice, e 4 tavole non si possono giudicare! Bello stile comunque. Un saluto!

IO O NO? (Saverio Cavicchini): concettualmente potente, bello stile, potenzialità. Ma succede poco o nulla, la storia è monca, e quindi non giudicabile. Autore promettente però! Un saluto e bravo!

VEGAN WAR (Vanessa Romeo): storia leggera ma carina, che si salva in corner sul finale, grazie al quale si approfondisce e acquista un po’ di senso in più una trama altrimenti poco più che un simpatico siparietto con frutta e sushi piratesco. La presenza del bambino, con la spiegazione della “guerra”, è sicuramente sensata e adatta. Per il resto qualche spunto buono, qualche gag divertente, nel “prefinale” che precede l’epilogo la storia comincia a sbandare pericolosamente (anche se i sushi contenuti sulla tipica “Barca” del ristorante giapponese sono molto carini!), ma comunque l’autrice porta a casa il punto. Belle le tavole con il bambino “manipolato” dalla madre; ma davvero l’ananas ha un gusto così schifoso? Il concetto, più che oggettivo, sembra un’idea dell’autrice, quindi non si può dire che abbia valore o che sia un elemento inattaccabile. E’ come se io, che odio i gatti, scrivessi una storia nella quale un cattivo viene sconfitto perché i gatti puzzano tantissimo, hanno un tipico odore di cacca, e quindi il nemico scappa soffocato. Ma in effetti la cosa non è vera, quindi l’elemento non giustifica la fuga. Mi sono spiegato? Fumetto simpatico!

Storia di un uomo che a mezzogiorno… (Roberto Diglio): storia non-storia surreale e onirica, con qualche accenno di autocritica e ironia (non del tutto riuscita, a tratti fa a botte con il surrealismo che è il tema principale dell’opera…. Leggere di colpo dell’ “Amica puttana” fa calare di colpo a terra le aspettative del lettore disposto a entrare nella visionarietà. Fosse per me, alcune le avrei tolte, mentre invece è efficace e non controproducente il dialogo su madre natura e l’ansia da prestazione. In definitiva è come se a volte l’autore si togliesse la sedia da sotto il sedere… da solo!). Immagino che non verrà molto apprezzata, e se ne cercherà il senso, ma in fondo perché? Il fatto che tutte le storie debbano necessariamente avere un senso, e soprattutto uno svolgimento “fico” e pieno di sorprese a volte è un danno, un limitare il racconto a una sequela di fatti con tensione sorprese, di fatto impedendo a un racconto di espandersi in tutte le altre dimensioni. Questo fumetto invece in quelle altre dimensioni ci va, è godibile proprio per questo, e me lo sono “letto” senza pormi tante domande, godendomi lo stile personale e bello. Storia non pervenuta, ma non se ne sente la mancanza. Bravo!

IL SIGILLO DI OSIRIDE (Claser): Storia carina! Stile semplicissimo ma efficace. Storia ben gestita anche se ovviamente iper-semplificata. Personaggi non del tutto sviluppati. Antagonisti piacevoli. Gag divertenti. Premesse funzionali, svolgimento adatto e finale coerente e divertente. Lavoro ben fatto che pur con ovvie limitazioni intrattiene e diverte. Bravo!

#FERTILITYDAY (Sarah Hilditch): più che un fumetto una storia illustrata, e dedicata a un tema che ha creato molte polemiche pochi giorni fa, cioè il famigerato FertilityDay. Qui il problema viene preso di petto, tramite il racconto di tutte quelle “eccezioni” (che poi sono la regola) che la campagna ministeriale non ha considerato quando ha cercato di “spronare le donne ad avere più figli”. E se un figlio lo vuoi ma non puoi averlo? E se lo vuoi ma non puoi permettertelo? E se lo vuoi ma ti licenziano o non ti assumono se lo hai? I problemi sono tanti, non sono certo da imputare alle donne, e questo racconto li espone tutti con chiarezza e semplicità. Non è fumetto, ripeto, ma è comunque un lavoro ben fatto. Brava!

S’IO FOSSI SIO (Sara Marzella): l’autrice ammette di non essere fumettista, ma che “finge” solo di esserlo. Bene, ci sta, in effetti le sue storielle alla Sio sono un po’ scombinatelle e non sempre comprensibili a una prima occhiata, ma tutto sommato un tema di fondo c’è (la scoperta o la ricerca dell’identità – che è scoperta in sé), e pur con tutti i suoi difetti questo fumetto ha un nucleo valido, che chissà, forse con l’aiuto di tempo e talento avrebbe potuto dare anche dei risultati maggiori. Mi chiedo quanto ci sia di autobiografico nella storia (se così fosse, non sarebbe solo comica ma anche significativa e con elementi sui quali riflettere), e mi chiedo se poi l’autrice la sua strada l’ha trovata davvero… Intanto comunque la ringrazio di averci provato: non se l’è cavata poi così male! Un saluto.

LA RAGAZZA CHE SI PERSE NELLE DIMENSIONI (Mr. H): fumetto manga in tutto e per tutto, addirittura impaginato con senso di lettura orientale. Personalmente la cosa non mi convince molto, ma non per odio o per disprezzo verso i manga, tutt’altro: non mi convince perché vi riconosco un sintomo di “sudditanza” tipica dei giovani autori, quelli che non avendo ancora sviluppato un loro stile sono fin troppo “succubi” di quello degli altri. Ma non è grave e non importa: se si ha la volontà di diventare fumettista si crescerà, e crescendo si diventa personali e originali, abbandonando la strada degli altri per intraprendere la propria.
Questo è il migliore augurio che posso fare all’autore di questo fumetto, che di strada da fare ne ha ancora tanta. La sua storia funziona, e anche se in modo impreciso riesce anche a essere autoconclusiva, per cui è un bel risultato. Per tutto il resto c’è tempo. Un saluto!

0&1 (Nicola Manunto): bello stile, semplice ma comunicativo, e belle idee. Peccato che la storia non finisca, lasciando qualche punto in sospeso di troppo, ma per il resto un’idea accattivante e ben realizzata, con personalità e stile. Bravo!

LA MIA MAMMA HA UN TUMEOWRE (Cinzia Mido Colato): Accidenti, questa è molto difficile da “giudicare”. Il tema è così difficile e complesso che ogni parola – soprattutto visto che questa storia è vera – è francamente superflua. Basti dunque sapere che la storia è bella e soprattutto ha un lieto fine, e complimenti all’autrice per TUTTO. Brava!

MONSIEUR NAPOLEON (Mirko’s Scribbles): in tema con gli altri lavori dello stesso autore, stilisticamente impeccabile, la storia ci racconta di un Napoleone “alternativo”, o meglio di come sarebbe stato il mondo se Nap fosse stato un moderno “tirannetto” dell’epoca dei social media. In effetti le parti migliori sono proprio quelle in cui Nap prepara su Facebook l’evento “vittoria” prima di combattere la sua ultima battaglia, o quando sceglie l’isola per l’esilio tramite Tripadvisor. Il mondo è questo, cari miei, e anche i tiranni si adeguano! Storia ineccepibile. Bravo!

WORLD WIDE WEST (Lorenzo Lucidi): tornano Lorenzo e il suo gatto, alle prese con altre dimensioni, con personaggi/tormentone della TV e del Web (Aranzoolla, nientemeno!) e con una storia divertente condotta con il consueto garbo. Lucidi conferma il suo talento con una storia che convince e diverte, anche se priva di particolari guizzi, e che colpisce un po’ sul sicuro grazie a gag/personaggi collaudati. Bei dialoghi, molto scorrevoli. Bravo!

COMBO KILL (Emiliano): qualcosa di simpatico c’è, e si vede come – disegni a parte – c’è sempre più gente in giro che riesce a raccontare qualcosa. A parte questo, leggere queste tavole fotografate è stata una fatica immensa, visti i testi piccolissimi. Forse mi sono perso qualcosa, ma non torno indietro: ognuno ha dal suo pubblico il tipo di lettura adeguato alla presentazione che ha fatto del proprio lavoro. Salutoni!

Il giorno in cui la terra rimase in silenzio (SP): altro tentativo incompleto. Che dire… qualche spunto pareva carino, anche se l’impressione è che ci siano alcune tavole di troppo. Forse mancano i dialoghi, chissà. E mi pare di aver visto un lieto fine. Mh, un po’ pochino! Interessante il sogno, e encomiabile il tentativo di approfondire un po’ il personaggio principale. Un saluto!

COME FARE UN FUMETTO DI 24 PAGINE IN 1440 MINUTI (Francesco Bruno): come ho fatto notare nelle edizioni precedenti (e come era scritto anche nelle regole di questa edizione), partecipare a un concorso parlando del concorso stesso, e soprattutto di “noi che vogliamo partecipare ma non abbiamo idea di cosa fare e allora facciamo una storia di noi che non abbiamo idee” è un’idea che lungi dall’essere geniale è stra-abusata e MAI vincente. Se io ti chiedo di parlare di papere e tu parli di te che non sai parlare di papere, mi hai parlato delle papere? No. E quindi non vinci. Inoltre annoi, perché ogni anno qualcuno ha la stessa idea, e averla non è da eroi geniali (che ci crediate o no), ma comunica solo mancanza di idee e/o di voglia. Faticare col minimo sindacale, insomma… oppure che proprio non si riesce a lavorare “su commissione”.
Ovviamente la 24HC non è un concorso e non esiste un tema, ma le mie osservazioni vanno intese in senso generale, applicabile a qualsiasi concorso a fumetti (e non). NON PRESENTATEVI CON STORIE DEL GENERE.
E qui cosa abbiamo? Una storia del genere.
E’ una brutta storia? Beh, è disegnata maluccio ma no. Qualche gag è divertente, e siccome non è composta da 24 pagine di riflessioni autoreferenziali sul non avere idee ma sulle “disavventure” che opprimono il disegnatore bloccato al tavolo, tutto sommato si può leggere. Il ritmo c’è, qualche battuta è ben riuscita. Il resto è tutto già visto, quindi purtroppo perde un po’ di potenziale. Comunque un buon tentativo. Salutoni all’autore!

RAGLIA E GIAN E LA COMPAGNIA DELL’OSSOBUCO (la caserma del generale): ahimè, purtroppo le pagine non si leggono, e le uniche leggibili contengono il famigeratissimo e proibitissimo tema autoreferenziale “partecipiamo alla 24HC scrivendo una storia che parla delle 24HC e di me che non so cosa scrivere!”. Brrrr… speriamo che poi il registro cambi, altrimenti vedi recensione qui sopra. Saluti all’autore!

CHI HA INCASTRATO L’ISPETTORE MIAO DE GATTIS? (Vimini): di questa storia composta di sole 6 pagine, e dunque non finita ma neppure iniziata, mi è piaciuto più di tutto lo stile. Ergo la segnalo con piacere. Brava l’autrice, bella personalità! Insista!

PSYCHIC BULLET (Stephen Hausdorff): Hausdorff lo conosco ed è bravo, e questa storia lo conferma, bella anche nel suo essere solamente “schizzata” e non rifinita. Sembra quasi di vedere un western dei fumetti francesi di Blaine, di Sfar e compagnia bella. Bello anche il mix di elementi, che è un pregio dell’autore, e bella la storia, leggermente più matura rispetto a quelle alle quali ci ha abituato. Davvero un bel fumetto, quindi, professionale al punto giusto, con una storia ricca, una bella protagonista, un bel setting, e una trama interessante e avvincente. Ottimo lavoro!

IL TESORO DI LOST ISLAND (Moni Romano): storia dallo stile gradevole, dai contenuti che crescono via via, e dai testi all’inizio un po’ didascalici nella mini avventura iniziale con il bambino orgoglioso. Comunque  poi il racconto ingrana, ha degli elementi divertenti (gli Dei surfanti) e una trama lineare ma simpatica, affidata a una gran varietà di personaggi “particolari” che tengono alta l’attenzione. Bello lo stile… peccato solo il finale un pò “velocizzato”. Ma cosa pretendere di più?  Brava l’autrice!

 I GATTI NON RIDONO (KdP): oh, una storia oscura e malata ci voleva dopo tanti gattini e storie d’amore… ed eccola qui! Confesso che all’inizio non ero convinto, pensavo si volesse rimanere nel tema dell’amore per i simpatici felini. Poi ho pensato che si volesse parlare dell’OSSESSIONE per i felini. E poi… non dico altro, ma la storia è cresciuta fino al finale non nuovissimo ma d’effetto, raccontato con correttezza e con le atmosfere e i tempi giusti. Per cui il lavoro può dirsi particolarmente riuscito. Molto brava, bravissima l’autrice!

INVISIBILI (Selene Pitton): parte piano ma prende piede questa storia di invisibilità quotidiana. Il tema forse è un po’ abusato, ma si sente che viene dal cuore (e l’arte è un concetto “circolare”, che puntualmente ricomincia e si rinnova raccontando più volte le stesse cose). Notevole l’uso dei disegni a integrazione delle frasi, e non come semplice “decorazione” o supporto dei testi. Molto buono l’uso comunicativo, e ottimo l’uso del colore. Un piccolo grande fumetto davvero ben riuscito e con un punto in più nel modello comunicativo! Bravissima!

 EMPATHY (Federica DiLorenzo): prodotto indubbiamente “giovanile”, ha una storia sufficientemente corretta, che paga un po’ la colpa di essere “raccontata” e non “mostrata”. In pratica, non sono le vignette a far vedere le azioni e a far proseguire la storia “in presa diretta”, bensì è il narratore che attraverso le dide racconta ciò che in un momento più o meno indeterminato è successo. E’ come se al posto di un film ascoltassimo una voce narrante che ci spiega cosa è successo senza farcelo vedere. E’ un errore da principianti – lo dico senza voler offendere o far polemica ma solo per segnalarlo – che però col tempo passa, quindi per nulla “preoccupante”; e in più qui abbiamo l’attenuante del tempo e delle tavole “ridotte all’osso”. Non c’era infatti né il tempo né lo spazio necessari per sviluppare questa storia complessa nel modo giusto…. Per cui si può anche dire che l’autrice ha fatto in questo caso la scelta giusta per l’occasione.
Personaggi semplici, trama lineare, disegni “base”, finale adatto e bello. Un saluto all’autrice!

PRIGIONE DI VETRO (Milky Way): questa storia mi ha colpito, ancora più di quel che racconta, per la fredda e assoluta verità con la quale espone il suo personaggio al giudizio degli altri. Lapidaria, nichilista, onesta fin quasi all’autolesionismo, la protagonista della “prigione” non si risparmia nulla nel suo personale percorso di sofferenza che non fa altro che ripetersi e protrarsi all’infinito. Secondo l’autrice, quello che ha fatto fa schifo e non disegnerà mai più… e quanto di lei vedo nei suoi fumetti, dopo queste parole! (e viceversa)… ma secondo me sbaglia in pieno. Sebbene non sia del tutto d’accordo con le sue osservazioni iniziali sulla vita come schiavitù (che mi sembrano quelle riflessioni senza speranza tipiche dei giovani, ma che con l’età passano… per essere sostituite, in qualche caso, da altre ben peggiori e molto più “terrene”), devo dire che la potenza espressiva del suo lavoro mi ha colpito, disegni e parole uniti perfettamente a commentare un disagio profondo, una sofferenza tragica e senza speranza.
Ragazza mia, francamente ti dico di continuare a insistere. Mi pare che tu abbia qualcosa da dire, e i mezzi per dirlo facendo anche male. Spero solo che non sia solo sofferenza quello di cui sai – e vuoi – parlare. Comunque brava: un ottimo lavoro, i miei complimenti.

LE MAID DELL’IMPERO DEL MALE DI CRACOZIA (Marta): molti si lamentano perché gli autori italiani disegnano “simil-manga”. Io direi che invece dovrebbero lamentarsi quando gli autori disegnano fumetti BRUTTI, e lasciar perdere simili stupidaggini. Perché dico questo? Perché questo fumetto è indubitabilmente pieno di elementi tipici dei manga… ma è anche un fumetto davvero bello e divertente, quindi mi dite dov’è il problema?
Assurdo, scanzonato, ma chiarissimo, lineare, realmente divertente, e con 3 protagonista da subito ben caratterizzate e interessanti, questo “maid” è il manga più divertente che ho letto in questa edizione della 24HC. Usa stilemi tipici giapponesi, ovvio, ma sa farlo con talento… e questa è una cosa che SI HA, non si copia. Per cui, dopo essermi sinceramente divertito e aver apprezzato una storia che sembra cucita addosso alle 24 pagine previste, per quanto è precisa… non posso che complimentarmi con la sua autrice. Davvero brava e divertente!

ASTRO (Alex Bendicente): fantascienza “solida” con basi scientifiche (più o meno) realistiche! Evviva! Questo mi rincuora, e non posso che votare positivamente nei confronti di questa storia piena di domande, di dubbi morali e di entità nate dal nulla cosmico. Ho apprezzato sia l’idea che la narrazione, e le conseguenze che derivano dall’esistenza di questo “dio” sono apprezzabili nel loro essere prettamente umane. Bella l’idea e i contenuti, anche se forse un po’ sbrigativo il finale che “scarica” sul lettore la decisione… ma anche considerando le poche pagine disponibili la trama fa molto bene il suo lavoro, sollevando inquietanti interrogativi e mostrando un’entità quasi Marvelliana – o Cthulhiana – davvero inquietante nel suo mistero. Molto bene, bravo!

LA SCRITTRICE DEI SOGNI E IL DESTINO (Nanà Tadini): la Dea Yume dona gioia, amore, speranza e sorrisi agli uomini, ma non sa cosa significhino la gioia e il sorriso. Cosa strana: se non sa cosa sono come fa a riconoscerle e donarle? Se non si sa essere felici come si può donare felicità agli altri? Yume decide allora che proverà a cambiare il destino di un umano, per vedere se grazie a ciò proverà la gioia che non conosce.
Peccato che non è così semplice cambiare il destino.
Come mai Yume è per metà umana? E come mai ha dimenticato i sentimenti? Credo che forse sia figlia di Morfeo e di un’umana, e da qui la sua “imperfezione”… ma la cosa, come alcune altre, non è ben chiarita. Alcune conseguenze mi sfuggono, e il povero ragazzo umano entra in scena e viene sbattuto fuori perdendo subito importanza, ma nonostante l’impasse logica la storia fa il suo dovere. Influenze manga alla massima potenza per un racconto ambizioso ma non sempre all’altezza dei temi che vuole narrare. Simpatico il finale! Carino!

RITORNO ALLA VISIBILITA’ (Chiara Bonacini): Chiara inizia questa sua nuova storia col botto, con un bel prologo davvero piacevole. Poi però qualcosa si perde via via, e il protagonista si smarrisce un po’ nei meandri della sua particolare situazione.
L’eroe è un tizio che accetta SOLO lavori pagati. Se non lo paghi non ti fa nulla. Non accetta dunque i lavori per i quali viene offerta la famosa o famigerata “VISIBILITA’”. Ma non avendo visibilità… diventa invisibile. L’eroe oltretutto pare un personaggio negativo, che sta sempre davanti al computer e non dà attenzioni nemmeno alla sua fidanzata e agli amici. Quando però diventa invisibile perde tutto, e si trova anche escluso dai social network. Non si sa bene perché, ma alla fine arriva alla conclusione che lavorare anche solo per la visibilità può servire. Ma “visibilità”, secondo la mia interpretazione, non è tanto il diventare famoso o conosciuto sebbene lavorando gratis, ma bensì concedere parte del proprio tempo GRATIS a chi lo MERITA, per AIUTARE senza secondi fini. Essere troppo rigorosi, dunque, può far più male dell’essere troppo generosi. E’ così, autrice? Se ho interpretato correttamente, allora la tua storia si può definire ben riuscita, anche perché mostra la parte meno conosciuta di un problema molto sentito, e offre un punto di vista leggermente diverso (e “umano”) sulla questione. Ben fatto, dunque, e 10 punti in più per l’attenzione ai sentimenti e alle passioni umane. Un altro miglioramento, molto brava!

DINOSTIA (BarToletta): storia “strana” (detto in senso buono), vagamente poetica, dal prologo lungo e molto carino: l’astronauta che passeggia per il pianeta e si gode la bella stagione – incontrando anche famosi monoliti – è davvero piacevole da vedersi e da leggersi. Carina anche l’idea finale, sebbene io sia dell’idea che l’epilogo forzi un poco la mano. Ma va beh: se togliamo ogni implicazione religiosa (non so quali erano gli obiettivi dell’autore, cmq) il fumetto diventa una piacevole favola spaziale dai molti punti validi. Premio simpatia e positività!

GUARDA NELL’OSCURITÀ (Antonio Moscatello): Storia composta da “talento disordinato”, si fa apprezzare per lo stile e per la padronanza dell’autore, capace con pochi segni di creare atmosfere e scene ad effetto, un po’ meno per la storia – che invece di essere autoconclusiva come la logica richiederebbe sembra più che altro il capitolo d’apertura di un manga, un prologo di una storia che deve ancora iniziare. Al lettore vengono dati pochi elementi, c’è un combattimento messo in piedi in fretta e furia, e poi semplicemente la storia si interrompe senza aver in effetti narrato niente. Ripeto: fosse stato il primo capitolo di qualcosa, sarebbe stato ottimo. Così, lo è un po’ meno. Comunque affascinanti i personaggi buoni e cattivi, e il setting promette bene. Segno ancora “in progress” ma promettente: va nella direzione giusta. Fosse stato un manga, almeno il primo volume lo avrei letto, per cui bravo l’autore, che mi sembra avere del buon talento. Bel lavoro!

LA FIGLIA DEL SOLE (Daniela Carboni): storia semplice, stile semplicissimo, racconto incompleto. Tratto da una fiaba “vera”? Comunque simpatica, promettente, ironica e sagace, messa insieme con cognizione di causa e divertita passione. Cosa chiedere di più? Carina!

PERLE DI PIOGGIA (Cecilia Latella): Bel segno, fatto di quella sintesi che deriva solo da esperienza e conoscenza. Bei neri, gettati lì dove servono. Bei personaggi, subito chiari. Bella sceneggiatura, concisa e decisa. Bella storia, che avvince e spinge a porsi domande. E bel finale, che offre la sua versione dei fatti riguardo l’inconciliabilità degli opposti, riguardo la vita, l’amore, le passioni contro le riflessioni spirituali. Un lavoro maturo, forse uno dei più maturi in assoluto di questa edizione. Complimenti!

IL MAVALHALLA e LA REGINA DEI GIGANTI DI GHIACCIO (Morgoroth): storia che si preannunciava comica e che… guarda un po’… è comica. Ma lo dico come un complimento, perché se è vero che non tutte le storie comiche fanno ridere (soprattutto se, come in questo caso, usano setting, personaggi e storie abbastanza comuni) è altrettanto vero che questa è divertente e ben riuscita. No, niente di nuovo sotto al sole, e in questo senso la 24HC non aiuta di certo a fare emergere bene le proprie personalità, ma comunque neanche nulla da invidiare agli altri. Tanti elementi semplici, ma ben sfruttati, per una trama che si regge solidamente e che intrattiene per tutte le 24 pagine. Un buon lavoro.

RAY (Paola Francabandiera): racconto abbastanza sui generis, che sfrutta con coerenza e professionalità luoghi comuni del fumetto e del cinema per mettere insieme un racconto godibile ma purtroppo incompleto. Anche qui, come in molte storie precedenti, niente di nuovo sotto il sole, o di particolarmente eclatante, ma comunque un prodotto professionale e ben narrato, solido nella struttura e potenzialmente interessante. Si sarebbe giocato il tutto per tutto nel finale, che purtroppo non c’è, quindi la mia recensione è per forza di cose parziale. Un finale può davvero cambiare le carte in tavola, salvando definitivamente – o affossando – una storia. Comunque, un lavoretto ben fatto. Brava!

PUNTI DI VISTA (Antonio Pelliccia): ahahahaah! Ecco un’altra storia affatto nuova, quasi prevedibile direi.. eppure narrata così bene da distrarre il lettore per tutto il tempo necessario a portarlo alla fine, e alla sorpresa finale, senza che egli possa sospettare niente. Eppure tutto è chiaro fin dalla “copertina”! Beh, che dire, bravo l’autore che ha saputo raccontare e disegnare in modo così efficace, delineando 2 personaggi simpatici e coinvolgendoli in avventure tra lo spaventoso e l’ironico di sicuro effetto. Bella storia, che mi piacerebbe vedere terminata come merita. Bravissimo!

LITTLE BLACK RIDING HOOD (Andrea Demetrio): una versione cyberpunk di Cappuccetto Rosso mi mancava, e questo fumetto direi che compensa questo vuoto con sufficiente stile. Peccato i disegni un po’ confusi e il solito lettering saltellante comune a tanti qui dentro… Riguardo la storia nulla da dire: efficace, non molto cyberpunk a dire il vero, ma funzionale e cattiva al punto giusto. Un buon lavoro.

IL CAFFE’ DEI GRANDI (Carla I.): Qui sono scisso. Ci sono elementi interessanti, sia graficamente che a livello di testi, ma anche tratti in cui il disegno fa dei notevoli passi indietro, e un finale definito “a sorpresa” ma che più che altro è una sfida per il lettore. C’è del buono in questa storia, davvero molto, non esito a dirlo… ma la sua ultima pagina più che rafforzare le logiche del racconto le ha fatte vacillare, al punto che non saprei se definirlo “a sorpresa” nel senso più comune del termine.Di certo la metafora dell’essere che si convince così tanto della verità delle sue bugie al punto di ingannare anche se stesso è veritiera e forte… solo non so se in questo caso si sia calcata troppo la mano, per poi finire in un epilogo che in un certo senso manda tutto in barzelletta.
In ogni caso non posso definire “stupido” o “insensato” questo fumetto, come una prima lettura superficiale potrebbe far esclamare a qualcuno. Secondo me c’è del senso, e lo stile dell’autore mi farebbe pensare a un impegno veritiero. Forse in questo caso si è voluto mandare alle estreme, estremissime conseguenze la metafora, con tutto ciò che ne è conseguito (per dire, a prescindere dalle convinzioni della “creatura”, come può la madre capire cosa sta pensando di essere e come fa a comunicare con lei per dirle che si sbaglia?). Comunque, mettendo le logiche da parte, sicuramente un prodotto interessante e acuto. Bell’esperimento creativo!

ANNIE (Manà): ogni giorno Annie prende l’autobus e arriva fino a una tabaccheria. Compra 2 biglietti e torna indietro. E così va avanti, giorno dopo giorno, da una vita intera. Qual è il segreto di Annie? Cerca di scoprirlo, o meglio solo immaginarlo, l’autista che ogni volta l’accompagna in autobus. Ma qual è la verità? Forse non la sapremo mai, o forse è completamente diversa da quella che abbiamo immaginato. Ho scritto un accenno di trama perché l’idea mi piace molto e volevo condividerla. La storia è efficace, l’atmosfera ben costruita e lo sviluppo interessante. Peccato che a mio parere un po’ si perda nel finale, dopo il quale ci ritroviamo più o meno al punto di prima. A giudicare da quel che vediamo alla fine, forse la vita della nostra Annie non è andata così male… ma allora perché fare tutti i giorni per una vita quel percorso? Anche se si parlasse di rimpianto per una “vita precedente” finita male, l’alibi pare incerto. Ottima cosa che alla fine della nostra protagonista non si sappia nulla, neppure il nome… ma forse un silenzio univoco o una spiegazione che portasse a una sola direzione sarebbe stata più utile al lettore. Se le fantasie dell’autista erano appunto tali che valore hanno? E se non lo sono cosa dimostra la foto finale?

Forse solo l’autrice lo sa. Ottimo concetto, comunque, d’atmosfera e ben raccontato. Bel lavoro, brava!  

I VIAGGIATORI (Chiaretta): avevo già letto alcuni fumetti di Chiaretta, e vederla qui mi ha fatto piacere. Confesso che da lei mi aspettavo molto, e non sono stato deluso. Sia a livello di disegno, di costruzione della tavola, di uso sapiente del colore; sia come dialoghi, idee e testi, Chiaretta ha fatto davvero un buon lavoro, azzeccando qualche metafora e creando un’atmosfera positivamente romantica che centra il bersaglio. Si potrebbe vedere un po’ di retorica in questo concetto del viaggio, delle nuvole e del cielo ventoso, ma Chiaretta sa come usare la materia a disposizione, e la sfrutta a dovere. Una bella conferma, quindi. Bravissima!

DANIEL & ME NEL MONDO DEGLI RPG (F.S.): R.P.G. E ho detto tutto. 2 eroi molto umani e molto (auto)ironici si ritrovano dentro un videogame e devono uccidere il boss di fine livello, sparando frecce e battute. Tutto molto già visto, ma non per questo criticabile. Il resto comunque nella norma. Si ride e ci si diverte un po’, la narrazione funziona, ogni elemento è al suo posto. Buono.

IL VIAGGIO DEL SIGNOR VLADIMINO (Sio). Sio sbanca. E lo fa grazie a una storia che senza rinunciare al suo consueto stile e alla sua passione per il nonsense riesce a integrare il tutto all’interno di una trama ricchissima, forte, divertente, amara, appassionante e dal finale malinconicissimo, spiazzante e straziante. Non c’è altro da aggiungere, se non che Sio SA raccontare. Se qualcuno ancora non ci crede, cazzi suoi. Complimentoni!

L’ABITO NON FA IL VAMPIRO (Sara Riccardi): un bel lavoretto, corretto, ben strutturato, gradevole nel segno e nella trama. Una storia semplice, d’amore e vampiri, dallo sviluppo lineare e sicuramente completo in tutte le sue parti. Niente male, devo dire. Il tema non sarà il più originale del mondo, ma la storia è stata raccontata con perizia. Un po’ retorico il titolo, nonostante la simpatia. Bel controllo della tavola. Brava!

LA PRINCIPESSA LYNN (K-Zap): solo una pagina? Pare di sì. Saluti!

BLOOD BROTHERS (DiesVitae): Solo 33 pagine, ma promettenti e interessanti. Promette molto bene!

CARTOONCRACY (Nora): poteva essere carina, lo spunto dei cartoni animati che una volta perso il lavoro si ritrovano a vivere da poveracci ai margini della città poteva funzionare (a parte quel casino di comunicazione via memes, faticoso da tradurre…), ma la storia si è arenata troppo presto. Sarà per la prossima volta!

HERE COMES A TOUGHT (Elena Bellieni): storia terminata solo in parte, con il solito lettering intraducibile. Peccato, perché avrei voluto capirci di più, anche se a grandi linee ci sono riuscito. Ho visto un paio di concetti interessanti, ma più di tutto mi è piaciuta l’espressività della protagonista, davvero ben disegnata, credibile e intensa nelle sue passioni. Da questo punto di vista posso dire che è stato fatto proprio un bel lavoro: si capisce cosa prova la ragazza, ci si tormenta per lei e si prova subito empatia. Le meraviglie di un segno grafico efficace! Brava!

AMICI (Nicoletta F):un fumetto  che è anche un “omaggio” a Sio, e che ne riprende per quanto possibile i temi, le gag surreali e i personaggi buffi. Operazione affettuosa e parzialmente riuscita: ovviamente essere come l’originale è alquanto difficile… ma non è questo il punto, qui. Voleva essere un omaggio e ci è riuscito, con alcune gag riuscite (ho apprezzato i personaggi che interagiscono con gli oggetti di scena, e il NONONO). Personalmente avrei tolto il messaggio sull’amicizia, troppo palese, o quantomeno lo avrei reso meno didascalico; ma giustamente non siamo sindaci, quindi non è il caso di metterci a sindacare (anche questo è un omaggio a Sio). Fumetto simpatico!

ODIARE SENZA MOTIVI CHI NON SI CONOSCE (Erika Gardosi): Storia, concetto, sviluppo e svolte molto semplici, livello “base” possiamo dire. Lettering difficile da interpretare, elemento che rallenta la fruizione della storia. Disegni “base” anche loro. Finale apprezzabile per il suo essere positivo, anche se didascalico. Lettura gradevole. E l’idea delle fatine che per chissà quale cavolo di motivo sono odiate e perseguitate dalle maghe (sarà perché sono buone e pucciose? Mah!) è davvero simpatica e divertente. Si può dire sia anche una piccola metafora sul razzismo, sull’odio che nasce da stereotipi o da premesse false (perché in fondo le fatine sono davvero buonissime e cercano solo di aiutare), e sulla natura di ognuno, che se è sincera non cambia neanche quando viene messa a dura prova. Le fatine, infatti, alla fine non rinnegano la loro bontà e salvano le loro nemiche, gesto quanto mai rischioso ma altruistico. Storiella piacevole. Ma chi lo avrebbe detto che anche in un fumettino piccolo come questo ci si sarebbero potuti trovare tanti messaggi,   eh? Molto carino!

IL TERZO SETTORE (Andrea Brivio): Disegno semplice che più semplice non si può, memetico quasi, per una storia di supereroi debolucci che in effetti è scritta bene, si muove con destrezza (meglio dei suoi protagonisti), e nonostante semplificazioni e superficialismi intrattiene, diverte, convince. La trama è più che rodata, quasi un pretesto per l’azione, ma a questo punto conta poco: l’importante è dire che l’autore è riuscito, usando il minimo dei mezzi, a creare una storia completa e sensata, piacevole e azzeccata, con dei personaggini “base” pure loro, ma pure con una dignità e una piccola personalità. Il concetto di “storia” spesso  è sottovalutato, si pensa che basti solo far fare qualcosa ai personaggi e via; ma in realtà è proprio la storia che tiene insieme tutta la baracca, e qui la cosa si vede bene. Per quale altro motivo leggere un fumetto disegnato con cerchi e linee? Bravo all’autore!

CRISANTEMO VIOLA (Ilaria Tassinari): tentativo riuscito solo in parte. La storia ha un suo senso, e un suo “perché”. E’ un po’ confusa nel raccontare i fatti, come se l’autrice li avesse chiari in testa ma non fosse riuscita a comunicarceli al 100%, ma in ogni caso si fa capire, e ha un finale non prevedibile. Ben fatta qualche inquadratura (mi piacciono quelle nelle camere da letto), anche se la velocità di esecuzione non permette di capire le vere potenzialità della fumettista. Tutto il resto è “preso in prestito” dai manga. Nomi, temi, tecniche, stile e addirittura la lettura all’orientale, da destra a sinistra. Brava all’autrice per aver terminato la sua prima 24HC. Un saluto!

NOAH (Redcat Kogenta):ottimo lavoro! Segno molto comunicativo e ben modulato, storia chiara e decisa, personaggi da subito sfaccettati e realistici, setting coerente, personale e convincente. Idea di base matura, dialoghi perfetti, curiosità ed empatia del lettore stimolate, possibilità di sviluppo innumerevoli. Davvero un bel lavoro, frutto di genuino talento e dalle buone potenzialità. Ecco la differenza tra “provarci” e “riuscirci”. Complimenti all’autrice!

CRONISTORIE DI POTENZA – IL LUPO E IL CORVO (Matteo Leoni): qui il punto forte è sicuramente lo stile, di quelli forti, personali, potenti e d’effetto. Se poi lo associamo a una storia semplice ma narrata con punto di vista forte, d’impatto, e con tanta sicurezza… ecco che ne viene fuori un bel lavoro, solido al punto giusto, molto ben scritto, pieno di forza e di ritmo. Sembra quasi di sentire la musica che esce dalle tavola (musica metal, ovvio), e anche se non ho avuto il tempo di riflettere sulle citazioni devo dire che ho molto apprezzato la professionalità dell’artista. Molto bello anche il colore! Complimentoni!

IL GENIO DELLA CANAPA (Lyrin Lane): solo 3 pagine! Peccato, prometteva bene! Stile interessante… Un saluto all’autore!

BRAIN CRACK (XDinky): peccato, solo una pagina! O sbaglio? Saluti!

TIGRE E FENICOTTERO (Elisa Yori Sabato): 3 pagine… nulla da giudicare. Segno carino! Un saluto!

MANUALI MODERNI – COME DIVENTARE UN INFERMIERE (S. Di giovanni): manuale satirico sui guai e sull’ “orrore” di diventare infermiere, a partire dalla laurea fino al lavoro in reparto, visto dal punto di vista di uno che ci ha provato ed ha sofferto. Secondo me, in questo caso più che sul manuale si sarebbe dovuto puntare sulla biografia personale, per evitare il rischio di far credere al pubblico che il percorso dell’autore sia “quello vero”, l’unico possibile. Generalizzare, in questi casi, è spesso l’opzione sbagliata, soprattutto se il fumetto termina con il protagonista che giura di vendicarsi minacciando tutti i responsabili del suo soffrire. Io, satirica o meno la cosa, avrei detto “questa è la mia esperienza, voi pubblico giudicatela come preferite”. Il fumetto, per quanto sia comico, avrebbe avuto tutt’altro effetto.  Saluti all’autore!

BURNING STRINGS (D. Basso): divertente nel suo coscientemente riprodurre i luoghi comuni di fumetti e cartoni animati (E il fatto che la cosa venga fatta con coscienza di causa è quello che rende un po’ migliore un fumetto che altrimenti sarebbe stato solo l’ultimo di tanti uguali), questo BS è simpatico e riproduce bene i vizi e vezzi del genere. Bellissimo il fatto che il premio del concorso BS sia nientemeno che… una gita a Gardaland! E simpaticissimo anche il protagonista serio e cupo, che ci crede tantissimo e si parla addosso nel suo recitare la parte dell’imbattibile dark ficaccione potentissimo ed esperto. Peccato il fumetto non sia finito. Bel lavoro!

ELEMENTS WARFARE (LolloL): nuovo appuntamento con il grande LolloL, giovanissimo partecipante di tutte le tre edizioni della 24HC. Sono contento di vederlo di nuovo, e mi sono goduto la sua storia che seppure caotica e scombinata come al solito, lietamente fuori da ogni regola “professionale”, fa divertire e in mezzo alla confusione tira fuori anche qualche spunto interessante. Dicono che a volte racconta meglio chi racconta senza sapere le regole, e in effetti in questo caso si può dire che sia così. LolloL si diverte, noi ci divertiamo con lui. Il finale, con il reboot del mondo e tutto ciò che accade dopo (non faccio spoiler!) mi è piaciuto, così come le autocitazioni di POVO (vedi recensione qui sotto…). Bravone!

POVO (Chiara, mamma di LolloL): così come ho grande simpatia per LolloL, ne ho tanta anche per sua madre, che lo sostiene e lo aiuta dalla prima edizione… e in questo caso ha deciso di mettersi in gioco nel ruolo di fumettista/ingegnere/inventore. Tutto questo grazie all’ideazione di un fumetto in 3D, tattile, per bambini ipovedenti. Una storia “solida” da costruire e da leggere con le mani e con la mente. Che dire, non ho le conoscenze necessarie per capire se un progetto del genere è fattibile e se è utile (così a naso direi di sì… ma non è proprio il mio campo!), ma tanto di cappello all’idea e allo sforzo produttivo. A volte è proprio chi il fumetto lo guarda “da esterno” ad essere in grado di vedere e intuire cose alle quali chi ci “vive” da sempre non aveva mai pensato.
Al progetto ingegneristico e innovativo è collegata anche una storia, che è semplice ovviamente, ma ha un suo perché, ed è più spirituale e filosofica di quanto si può pensare. Povo, ovone sapiente, cade presto nella tentazione di dominare un mondo che gli è stato “regalato”, provocandone la distruzione… e quel che è peggio non impara dai propri errori. E’ una storia adatta al target al quale si rivolge? Chissà! Però è un tentativo lodevole, ha una sua grande dignità e bellezza… e se c’è una cosa che so è che non bisogna mai sottovalutare il proprio pubblico. Complimenti dunque all’autrice, per la storia e tutto il resto!

L’IGNORANZA FA MALE (Diana Pitra Cauzzi): è proprio vero che l’ignoranza fa male, soprattutto se sei un angelo e non puoi arrabbiarti… ma hai degli amici caotici che per stupidità ti danno fuoco alla casa e ti fanno finire a ripetizione all’ospedale! Per fortuna l’autrice ha creato un utile deus ex machina, una maialina con le ali che riesce a mettere pace lì dove le cose stanno per farsi… roventi. Che cosa strana, un angelo “salvato” da un maiale! Comunque, vista la giovane età dell’artista, direi che possiamo essere soddisfatti del suo lavoro. La storia anche se semplice funziona, e i due amici folli sono davvero divertenti nella loro assoluta ingenuità e nelle loro assurde trovate. Davvero comici gli incendi ospedalieri, e la scoperta che sì, hanno fatto uscire tutti… ma si sono dimenticati proprio del loro amico! Bravissima, promossa a pieni voti!

RAZIEL (Lykos): disegni molto semplici ma non privi di guizzi interessanti, di sicuro promettenti per il futuro, e storia purtroppo brevissima e monca, ma ricca e potenzialmente interessante. Prodotto di un autore che di certo deve ancora crescere, ma che già mostra qualche dote professionale. Ho molto gradito la complessità del prologo. Bravo!


E CON QUESTO ABBIAMO FINITO!

Come ho detto all’inizio, potete trovare raccolte tutte le storie QUI. In quanto alle riflessioni “culturali” potrei farne, di elementi di cui parlare ce ne sono, ma preferisco lasciare la discussione a un’altra occasione.  E’ stata una bella maratona anche per me, e ora non mi resta altro che fare i complimenti a tutti i partecipanti. L’impresa era tutt’altro che facile, ma l’avete portata a termine con successo. Bravissimi!


Potete trovare gli autori di tutte le illustrazioni che compaiono sulla testata di questo blog nell’apposita PAGINA, così come TUTTE LE RECENSIONI e le SEGNALAZIONI di fumetti pubblicate fino a oggi.

E ricordate che ora potete trovare altre mie recensioni all’interno di Webcomics.it

PILLOLA 82: “Cronache di un’imperfetta cronica”, di Daria Emiliani

Diario7

ritratto di famiglia: l’autrice, suo figlio, suo marito, il cane.

Finisco sul blog di Daria Emiliani per purissimo caso, non ricordo nemmeno più come. Non so chi sia questa fumettista mai sentita nominare, ma disegna in un modo semplice e funzionale che trovo interessante; e le sue pagine fitte di dialoghi e testi mi piacciono a prima vista.
Decido di leggere.
E quello che trovo mi piace. Molto.
Leggo TUTTE le strip che ha pubblicato, ma proprio TUTTE. E non per forza, o perché “devo farlo per avere un’idea più chiara dello stile in vista di un articolo“, ma solamente perché mi piacciono.
Tutte-tutte? Tutte tutte.
E  ormai mi succede di rado.
Comunque, anche se proseguo la lettura fino all’ultimo post, mi basta poco per capire che devo scriverci qualcosa sopra.
Ed eccomi qui. (altro…)

Pillola 81: “Africa”, di Maura ‘Arven’ Pompili

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Parlare di un fumetto come Africa è molto facile, e quasi superfluo, in quanto basterebbe leggerlo per riuscire subito a intravederne i lati positivi. Lati che oltretutto sono quelli dei quali ho già avuto modo di parlare durante precedenti recensioni. Ma dicono che ripetere giova, e allora io ripeterò, cercando di mettere in luce le parti più personali di questo bel lavoro e di non essere troppo prolisso riguardo al resto.

(altro…)

STRANGER THINGS: considerazioni finali.

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Visto che alla fine, con un po’ di fatica (perché pur se godibile e ben fatta, la serie cessa di essere interessante narrativamente alla sesta puntata), sono riuscito a terminare la visione di STRANGER THINGS, accludo alcune considerazioni TECNICHE finali.

Attenzione: contiene SPOILER, ma tanto ormai la serie l’avete vista tutti.

IL PERSONAGGIO PIU’ INTERESSANTE è sicuramente NANCY: durante la storia si “evolve”, o meglio matura e cresce. (altro…)

Pillola 80: “DOVE SONO”, di Mancini/De Falchi

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Ma che fate, dormite? 
E’ disponibile in rete un fumetto come DOVE SONO e non ne parla nessuno?

Scherzi a parte, quando sono andato a controllare su Google e non ho visto alcun articolo riguardo questo fumetto ci sono quasi rimasto male, e nello stesso tempo mi è sembrato strano: qualcuno DEVE aver scritto qualcosa riguardo Mancini e De Falchi, rispettivamente scrittore e disegnatore di una strip ironica, di classe, intelligentissima, acutissima, potentissima e assolutamente aggettivabile in –issima all’ennesima potenza! E invece, a quanto ho visto, non ha ancora provveduto nessuno.
Ma va bene lo stesso: in attesa che lo facciamo gli altri, di DOVE SONO intanto parlerò io. (altro…)

Pillola 79: “A sort of fairytale”, di Maini/ Ceregatti

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A sort of Fairytale era un fumetto che mi aveva intrigato fin da quando ne avevo letto il bellissimo titolo (cosa mai poteva significare “Una specie di favola”? Tante cose contemporaneamente, come accade nei titoli migliori.) e da quando ne avevo visto i primi disegni, davvero interessanti.
Ora che l’ho letto, posso dire che le mie impressioni si sono rilevate fondate: ASF è un bel fumettino, originale senza essere assurdo, con delle premesse semplici quanto efficaci, con elementi classici ma nello stesso tempo di quelli che non passano mai di moda anzi si rinnovano col tempo), e una sceneggiatura veloce ed efficace a tenere in piedi con grazia tutta la baracca post-apocalittica. (altro…)

Pillola 78: “Harpun”, di Masi/Rossi Edrighi + “Verticomics”

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Come mai – vi chiederete forse – al posto della solita copertina che apre ogni articolo de L110P stavolta compare questa strana schermata che sembra presa da un cellulare o da un tablet?
Semplice: perchè questa volta la recensione non parlerà solo di un fumetto, ma anche dell’applicazione che ho utilizzato per scaricarmelo rapidamente e con la massima praticità nel mio telefono. Il fumetto si chiama HARPUN, l’app è VERTICOMICS, entrambe mi hanno soddisfatto, andiamo a capire come e perché.

Partiamo ovviamente dal fumetto, e diciamo subito che è una gran bella lettura. Precisiamo anche che ha avuto una vita editoriale densa e cangiante (nato per caso da un disegno che ha ispirato lo sceneggiatore, concretizzato in un webcomic in 3 parti, sviluppato e trasformato in GN cartacea grazie alla GP Publishing), e infine risorto a nuova vita proprio grazie a VERTICOMICS, in una nuova veste formata da SEI episodi (più bonus per chi acquista la serie completa). Aggiungiamo anche che il finale è aperto a possibili futuri sviluppi (che non credo vedremo ma amen) e terminiamo dicendo che l’opera ci è piaciuta per la sua grande professionalità e per l’efficacia con la quale è raccontata. (altro…)

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