LE 110 PILLOLE

Pillola 94: “Fumetti non pubblicati”, di FNP, e magari Depero,anche, eh!

e magari12734154_543135822513254_3374663383547733194_nEh sì che voi qui non capite niente, ma in realtà è molto semplice la cosa: ci sono questi fumetti, capito, dei quali bisogna parlare. Perché, dite voi. Perché si, dico io. Ma essendo gentile ora spiego.

Però prima faccio una premessa, perché è evidente che a scrivere tutte le volte Fumetti non Pubblicati, che poi è il nome col quale si presenta il tipo di cui parlo, a scrivere Fumetti non Pubblicati dicevo si fa fatica e si rischia di sbagliare. Tipo qui, vedete? Fumetti non pPubblibcati. Ecco, avete visto, l’ho scritto male, anche perché io scrivo veloce, e ora dovrei riscriverlo da capo. Ma siccome non ho voglia, e la voglio anche fare breve, da qui in avanti invece di scrivere Fumetti non Publicati che poi mi sbaglio (infatti mi sono sbagliato anche adesso) scriverò FNP. Capito? FNP. E basta.

E allora andiamo.

Da dove nasce questa esigenza, chiederete voi, di dedicare tutto questo articolo lungo a uno che fa – se li fa – fumetti di un paginetta o poco più, tutti disegnati storti, con delle storie che neanche si capiscono bene guarda, e senza punteggiatura e con dei personaggi con le braccia e le gambe che sembrano molle, che guarda, se li disegnavo io era uguale anzi mi venivano meglio (ammettete di averlo pensato). Perché questa esigenza quando ci sono in giro per la rete dei grandissimi webcomic pieni di colori fatti con la più moderna tavoletta grafica o dei disegnatori che sanno fare le spas… sla…spal…splash pages così bene che sembrano proprio vere, guarda.

Beh, rispondo io, in realtà dire “l’esigenza” è proprio la parola giusta in questo caso, perché quello che FNP fa è giustappunto quello di negare tutte queste cose, per il surrealismo e tutte quelle robe lì, e in realtà svuotare il fumetto da tutti quegli orpelli che molti trovano essenziali, tipo la trama, i colori, il bel disegno e tutte quelle robe lì, che a volte le leggi e dici beh, sono belle e tutto quanto, ma che palle però!

E’ lo stesso discorso dei trailer dei film, che ti sembrano eccezionali, e poi vai a vedere il film al cinema e guarda, come effetti e come regia e come personaggi e come 13958269_617936795033156_7974383211033424814_oambientazioni è eccezionale davvero, ma esci che ti ha fatto schifo lo stesso e ti chiedi com’è possibile… e il problema è tutto lì, capito, nella storia che fa schifo mentre tutto il resto è fatto da gente proprio brava, i progess… professionisti delle luci e delle atmosfere e degli effetti speciali. Ma se non hai una ball… bella storia dietro…!!!

Sì ma che c’entra questo con quello che dicevi prima, direte voi. E in effetti un po’ c’avete anche ragione.

Mi sa che ho sbagliato. Che volevo dire? Tutto l’opposto mi sa. Ma va beh, tanto mi avete capito lo stesso.

Sì, ma esigenza perché, direte voi.

Rispiego: si dice esigenza perché è utile quando qualcuno ti ricorda le seguenti cose:

  1. che non di sola storia vive il fumetto
  2. che la trama con le sue svolte da manuale, coi suoi colpi di scena, coi personaggi tutti costruiti che sembrano usciti da un tele fil… telei…teefilm… telefilm (poi sempre rigorosamente americano questo telefilm, mai che pensate a una roba italiana per dire, sempre americani volete essere, oh!), con tutte queste cose da manuale insomma, a volte finisce per essere un ostacolo, una gabbia, nella quale si entra anche senza farci caso ma da dove a volte non se ne esce più, e quello che si produce sono solo fumetti tutti uguali, fatti con il manualino, uguali a tutti quelli che fanno gli altri, sia nel disegno che nelle storie, tanto che diventano a un certo punto indistinguibili gli uni dagli altri. E gli autori si chiedono: ma perché? Perché a me non mi pubblica nessuno che faccio questo fumetto così bello? Semplice: perché se tiri un sasso dalla finestra becchi venti autori che fanno lo stesso fumetto così bello come il tuo. E dopo un po’ uno si stufa, capisci.
  3. che il fumetto è un media che permette ogni forma di comunicazione, e nno… non può e non deve essere ridotto a un semplice scimmiottamento del cinema. Fare vignette tutte uguali, che paiono fotogrammi di un film, e che raccontano storie da film, è limitativo e scoraggiante, per dire. Soprattutto per il disegno, poi, che potrebbe esprimere tanto, tantissimo (vedi le opere di un Gipi, per dire…) ma che da molti viene usato solo per decorare dei dialoghi o delle didascalie. Perde tutto il suo potenziale questo disegno, non evoca nulla, non aggiunge niente, è solo l’immagine 12466330_527667724060064_5849562502764548632_oche vedete al cinema, e così siete tutti felici e contenti e non vi fate domande di niente, e intanto questo bellissimo media che usate non lo sapete usare, guarda guarda, o lo usate al minimo del potenziale. Come avere una Ferrari, no, e farla andare a 50 all’ora perché nel paese vostro tutti vanno a 50. Finisce che questa Ferrari poi la buttate via, ho ragione o no?
  4. Non prendersi troppo sul serio, sempre e dovunque. Tutti fumetti seri, tutti che pensano di dover raccontare sempre e solo storie serie. Oppure se fanno i comici fanno i comici da operetta, tipo Boldi, con le natt… nattu…. Battutine sceme. Anche far ridere è un’arte, eh. E non si fa ridere sempre e solo con le gag stupide. Così come non sempre è necessario fare storie serie. Ogni tanto si può e si dovrebbe divagare, per evitare anche un appiattimento dell’offerta. Tutti autori uguali, tutte stotie uguali. Storie.

FNP riassume tutto questo, e già per quesste cose è degon di nota. Già per queste cose è degno di nota.

Poi c’è da dire che il suo mestiere lo sa far bene. Perché attenzione attenzione: NON BASTA SOLO DISEGNARE MALE E DIRE DUE CAZZATE PER FARE UN FUMETTO DAVVERO SURREALE.

Bisogna mettercisi di impegno, dico io. Bisogna essere o geni, proprio che uno ci nasce così o ci arriva da solo e allora io alzo le mani e applaudo, sissignori, non si puà che fare cosè. Può che fare così. Oppure… sentite bene… oppure, bisogna conoscere bene le regole del fumetto, e poi – consciamente- cercare di dimenticarsele o di negarle.

Tipo Dave McKean. Conoscete? Quel tizio che faceva le copertine di Sandman. Non conoscete? Mh. Comunque questo DMK una volta disse questa frase che mi è rimasta impressa, e che secondo me è una specie di riassunto di cosa è il genio – il SUO genio ma anche il genio in generale – e cioè disse che lui all’inizio cercava di usare cose strane per fare i suoi disegni, e faceva anche delle fotocopie. Ma le faceva strane, muovendo12402011_527664277393742_1439562133245374277_o la carta o cose così. Cercava di usare, diceva lui, la fotocopiatrice in modi che non solo non erano quelli standard, ma erano del tipo che la fotocopiatrice non era stata nemmeno PROGETTATA per fare quelle cose.

Capite cosa dico?

No no non capiamo, e manco ci interessa.

Oh, cavoli vostri, poi non dite che non vi ho avvertito, eh!

Sì si va bene nonno, possiamo andare adesso? Che ce ne frega a noi delle fotocopiatrici, per dire, che c’abbiamo la tavoletta grafica che su Amazon te la tirano pure dietro, guarda. E che abbiamo Manga Studio che ci mette pure gli sfondi precotti e non dobbiamo manco fare la fatica di imparare uno straccio di prospettiva, guarda. Che ci interessa a noi delle tue fotocopiatrici. E insomma possiamo andare?

No.

FNP è volutamente mal disegnato e mal costruito. Ma siccome conosce o intuisce le regole da distruggere, non è una semplice accozzaglia di roba mal tenuta insieme. Racconta invece storie davvero prepotenti, sottili, caustiche, lievi solo apparentemente, fatte per divertire della storia stessa e della rottura che la storia porta con sé, e che sono felicemente prive dell’ANSIA DI COMUNICARE che prende tanti autori. Funziona così: si prende una trama, la si smonta, la si riduce ai minimi termini, a una noce di idea, e la si disegna volutamente male ma con un disegno che è acuto, iconico (nel senso che i personaggi sono così stilizzati da diventare icone di personaggi, quindi tanto perfetti quanto gli omini che vedete nei marchi dei prodotti), e che si può permettere ogni gioco e distorsione. E quello che ne scappa fuori è che in queste storie c’è del genio, ci sono delle cose che vengono dette sotto-sotto… proprio come in questo testo che scrivo io, che è scritto tutto male, però vi sfido a dirmi che siccome è brutto 1463473_527669377393232_6395477060367872822_npotevate scriverlo anche voi e che dentro non ci sta scritto niente di sensato. Vi sfido, via! Tutti quanti siete.

Se le regole non le conosci non sai romperle. Se non hai niente da raccontare puoi usare tutte le regole che vuoi e non riuscirai a dire niente. Se invece sei geniale, puoi fare tutto quello che ti pare perché te lo puoi permettere, e la differenza ecco che si vede. Si vede al punto che io a questo autore ho già dedicato una bella recensione su Webcomics.it (e la leggete QUI se volete, sennò no, anzi no che non ci metto neppure il link, ecco, anzi no via lo metto qui) e ora gliene faccio un’altra perché mi pare tanto utile ribari… ribadire il concetto, molto utile utilissimo anzi. Utile per tutti.

Ora voi mi direte: eh, tu la fai facile, allora secondo te adesso dobbiamo metterci tutti a disegnare come il cane e fare storielle de merda che non ci si capisce niente, che così facciamo successo. Eh proprio una bella idea eh, dillo a quelli che disegnato e scrivono i dilan dog di fare così, poi vedi che bei calci nel culo che si prendono quelli, prorio. Proprio.

Ma ovviamente no, rispondo io. Premesso che intanto avete già sbagliato perché aggiungete “così facciamo successo”… perché il successo non è mica una cosa scontata che segui le istruzioni e ti esce pronto come gli spaghetti, mica il successo si inventa così copiando un altro o usando le regole. Il successo è una bestia rara e strana, e già tu se scrivi solo perché devi avere successo hai già sbagliato tutto in partenza e non ci arriverai mai, perché al successo ci devi arrivare per botta di culo facendo quello che ti piace fare, e poi scopri che piace anche a altre centomila persona. Oh che sorpresa! Chi se lo aspettava! Ma questo tanti non lo capiscono mica, pensano che è scemo l’autore e tutti quelli che lo seguono. E invece no, non è mica così facile, altrimenti non ci sarebbero mica tutti questi fumettisti morti di fame in giro! O no?

E secondo avete già sbagliato perché mica dovete smettere di fare quello che fate, o non dovete più disegnare storie serie. Questo che io dico oggi è 12592185_534757683351068_2648990275237931551_nsolo per ricordare che ci sono altre vie, altri modi, e che non si può chiudere un fumetto a fare il sosia dei film, e poi pretendere anche di avere ragione.

FNP per me corrisponde a genio. E’ bellissimo da leggere e da vedere. Essendo fuori da ogni regola ti spiazza ogni volta – il contrario di quelle storie tipo Bonelli che le leggi tutti i mesi perché sai che ci trovi sempre quelle stesse cose consolanti – ti incuriosisce perché vuoi sapere dove vuole andare a parare, e perché mette dentro personaggi e situazioni che manco te li puoi immaginare. Il fantasma vero o presunto della Mondaini indagato da Holmes drogato. Depero che fa la pubblicità con gli orsetti (ma voi manco lo sapete chi è Depero, non fate segno di sì con la testa che nn lo sapete mica), Albano grunge, Zola che fa fumetto sperimentale e poi la Shockdom glielo pubblica perché ha i like, Star Wars che imita i Malavoglia… oppure Mauro, il campione autodidatta di Kung Fu della foresta.

E insomma se avete capito i titoli avete capito tutto, e non vi devo spiegare niente, e se non avete capito e non avete la curiosità avete le testacce buote … vuote e bacate e non di devo dire proprio niente perché tanto è come palra… parlare al muro. SE non avete capito niente non è colpa mia però, eh, mettiamo subito le cose in chiaro perché poi domani sento la gente che dice che io non capisco niente e che una roba così etc etc.

Liberi per un attimo dalla schiavitù delle trame, geniali nell’essere liberi ma consapevoli, senza MAI dimenticare di essere consapevoli, ci divertiamo e apprezziamo le storie di FNP, assolutamente intelligenti e brillanti, di certo tra le migliori. E ci divertiamo così tanto che le abbiamo anche imitate on questa RECENSIONE, e ci siamo goduti immensamente questo scrivere liberi, senza badare a prosa e italiano corretto, prosopopea e frasi a effetto, anzi divertendoci molto a buttare giù i testi così come venivano, in barba alla logia e allo stile. Ogni tanto dovrebbero farlo tutti, io dico.

Allora finisco questo articolo, che è anche uno degli ultimi venti, e dopo me ne vado in vavanza …. Canc…. Vacanza e chi si è visto si è visto, e prima di concludere faccio i complimenti (di nuovo visto che glieli ho già fatti su W,it=) all’autore di FNP, perché è genio e non ci is si stanca proprio a leggerlo guarda.

Bravo, scatta l’applauso, viva DEPERO!!!!!

FUMETTI NON PUBBLICATI!!!!!!

Pillola 93: “ESSO”, di Amerio/Baino/Bosco/Ventura + Abou Mrad/Anghini

esso-cover-regularDi fumetti italiani belli ce ne sono tanti (anche se qualcuno finge o si sforza di non accorgersene). Tali fumetti sono immediatamente riconoscibili all’occhio, e chiunque è in grado di vederli, apprezzarli e parlarne senza che sia necessario che arrivi io a spiegare il perché e il percome.
Ci sono però fumetti che – oltre a essere validi e interessanti – provocano riflessioni e suscitano interessanti interrogativi nella mente di chi legge. Fumetti che forse non saranno “i più belli tra i belli”, ma che hanno una marcia in più, contenuti migliori, idee affascinanti, approcci personali che rendono davvero NECESSARIO parlarne.
Ed “ESSO – l’ultimo fumettista” si inserisce perfettamente in questa categoria. (altro…)

Pillola 92: Mattia “studiopazzia” Naliato

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Chi mi conosce, o chi frequenta questa pagina, forse ha notato che ho una speciale predilezione per i narratori, più che per i geni del disegno. Un genio del disegno, infatti, è spesso bello da vedere in superficie, una bella immagine dettagliata e ipercolorata è fichissima da appendere su una parete, ma quando si tratta di fare fumetti, di raccontare una storia, non c’è buon disegno che tenga se la storia non è altrettanto potente.
Prendiamo ad esempio il famoso Kim Jung Gi, il “genio” del disegno che molti – tra cui il sottoscritto, intendiamoci! – amano per la sua incredibile capacità di disegnare qualsiasi cosa in qualsiasi modo, in maniera MERAVIGLIOSA, in ogni tipo di stile, senza alcun progetto, senza alcuna matita, partendo da un punto qualsiasi e riempiendo senza il minimo errore un foglio bianco che può essere lungo anche metri. Kim è indubbiamente stupendo da vedere, e tecnicamente dottissimo. Capita poi che si decida di fargli fare un fumetto, in Francia, scritto mi pare da Morvan… ed ecco che diventa indistinguibile da qualsiasi altro disegnatore, e nemmeno tra i migliori. Io questo fumetto non l’ho letto; ma se anche la storia fosse stata brutta? Ecco che il grande genio sarebbe immediatamente evaporato, ferme restando le sue doti di disegnatore. (altro…)

Pillola 91: “Kingsport”, di Sicchio, Cadonici, Segala

kingsport-00-coverUn po’ Lovecraft (più per ammissione degli autori che per effettivi contenuti, fino a questo momento) un po’ Carpenter e un po’ Stephen King, Kingsport è un contenitore ricco di elementi presi di peso dalla migliore letteratura horror americana “di provincia”.
Abbiamo una piccola comunità in riva al mare e circondata da campi di grano, abbiamo personaggi ambigui e un passato misterioso, abbiamo un evento tragico che ha segnato le vite di tutti, abbiamo un buono e dei cattivi, abbiamo un pericolo che si profila all’orizzonte, abbiamo situazioni inquietanti che sembrano nascondere risvolti spaventosi, e infine abbiamo una creatura soprannaturale (ancora) misteriosa, dagli scopi oscuri, che pare venuta per modificare in modo irrevocabile le regole di quel piccolo mondo.
C’è tutto? Direi di sì. O quantomeno c’è tutto quel che serve per dar vita a un racconto fatto di atmosfere, oscuri presagi e inquietanti terrori, con qualche passo verso il delirio e un segreto da svelare che promette di essere insopportabile, una di quelle cose che una volta scoperchiate non si possono più nascondere alla vista. (altro…)

Pillola 90: “Rusty Dogs”, di Emiliano Longobardi +50

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càne s.m. 1 sm {zoologia} mammifero domestico, con testa allungata orizzontale, muso generalmente aguzzo, dentatura robusta, canini sporgenti, olfatto sviluppatissimo, corpo di media grandezza. 2 sm [in senso figurato] persona spregevole, villana o malvagia. 3 sm nelle armi da fuoco portatili, martelletto metallico che, premendo il grilletto, percuote la capsula e accende la carica di lancio 4 sm forma italianizzata di khan

rùggine s.f., s.m.inv., agg.inv. 1 sf sostanza di colore bruno-rossastro che si forma per ossidazione sulla superficie del ferro e di altri metalli esposti all’aria e all’umidità, logorandoli 2 sf [in senso figurato] astio, rancore reciproco 3 sf malattia che colpisce il frumento, dovuta ad un fungo parassita; si manifesta con macchie rossicce sulle foglie (altro…)

Pillola 89: “THE PROFESSOR” 0 e 1, di AA.VV.

theprofessor2

Se guardo indietro negli anni ricordo un tempo “oscuro” nel quale le edicole erano occupate da pochi volti noti, molti di essi attivi ancora oggi, e da piccoli,  ma anche da tanti fugaci progetti che facevano la loro comparsa a volte senza preavviso, e altrettanto improvvisamente potevano sparire. Era l’epoca pre-internet, pre-social media, pre-tutto, nella quale le informazioni erano poche ma la voglia di leggere tanta, e dove a volte si scopriva l’uscita di una nuova serie solo trovandosela davanti a sorpresa.
Adesso è l’opposto, le serie vengono sbandierate e annunciate molto tempo prima in modo da ingolosire il pubblico; vengono fatti sostanziosi previews, e si ha tutto il tempo di decidere se varrà la pena acquistarla oppure no. Si ha anche il tempo, a dire il vero, di bocciarla con disprezzo senza averla letta, basandosi su preconcetti e pregiudizi a volte del tutto sconclusionati; ma tant’è: questo è il mondo di oggi. (altro…)

Pillola 88: “Sasso coi capelli”, di Chiara De Plano

sasso2E’ da tanto che conosco “Sasso coi Capelli”, per la precisione da quando ho iniziato a leggere sul web la sua prima versione, creata più o meno a caso (come fanno in tanti oggi) dalla sua autrice Chiara de Plano e portata avanti forse altrettanto a caso, ma con tanta buona volontà. Questo fino alla svolta ufficiale, che lo ha visto entrare nella scuderia Kasaobake (un piccolo editore che forse conoscerete e del quale ho già parlato in precedenza). Svolta doppia, perchè oltre alla pubblicazione su carta, che in questi anni equivale ancora a una sorta di “consacrazione” dell’albo…(nonché elemento criticabile per quei fessi secondo i quali gli autori che vendono i loro lavori non sono più “eroi dell’autoproduzione”, ma che in realtà credo siano solo incazzosi perchè non troveranno più i loro fumetti gratis ma non sono disposti – da viziati quali sono – a spendere manco un euro per comprarli) (altro…)

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