Pillola due: “Ash Airways, The comic-com”, di Mazzei/D’aloisio/Rigucci.

ASH

“ASH AIRWAYS, THE COMIC-COM”, singolare e accattivante web-comic italiano disponibile gratuitamente in rete, è un bizzarro incrocio tra la serie tv Lost e un trattato lavorativo sui Call Center (“Call Centre” in inglese britannico). Almeno, così è parso a me. E lo dico come complimento.

Il paragone a Lost non viene fatto perché in questo fumetto appaiano isole con problemi gravitazionali, creature insondabili e onnipotenti, misteri assurdi, morti che tornano alla vita, bunker misteriosi, sette segrete, illogicità varie o quant’altro, ma perché in ogni pagina di ASH, in ogni fatto narrato, sembra aleggiare un’impalpabile atmosfera di mistero e di segreto, come se ogni cosa fosse più di quello che appare. Sicuramente, questa sensazione è data dalla presenza della Megaditta della quale il Call Center è solo una piccola parte, e che appare enorme e insondabile, con misteriosi capi del personale che rimangono in ombra e obiettivi altrettanto inconoscibili.  Se avessi voluto fare un riferimento classico,  probabilmente avrei parlato di ASH come di un fumetto Kafkiano. Ma oggi mi va di modernizzare i paragoni.

Riguardo al “Trattato”, invece, esso non è altro che un ritratto molto interessante, e quasi certamente autobiografico, del lavoro di operatore telefonico di Call Center; con i suoi pro (pochi, a leggere queste pagine) e i suoi contro (moltissimi). Vengono descritti  i problemi e le insidie da affrontare giorno dopo giorno, i guai con clienti e colleghi, i dissidi coi capi, lo stress del lavoro, le strategie da attuare per migliorar la propria posizione, come eseguire la telefonata perfetta e così via. E sopra a tutto, come ho citato prima, alleggia lo spettro incorporeo della Megaditta, la quale persegue i suoi scopi segreti con razionale  precisione, e contro la quale non c’è modo di vincere. L’unica maniera per farlo è cavalcare l’onda, fregandosene di tutto il resto. Abbandonandosi, in un certo qual modo. Perdendo sé stessi. Oppure cercando le poche, spesso inutili scappatoie concesse.

un kafkiano uso di sirene e lampeggianti per indicare che un impiegato ha raggiunto un bonus produzione

Un kafkiano uso di sirene e lampeggianti per indicare che un impiegato ha raggiunto un bonus produzione

ASH, a raccontarlo brevemente, ha una trama molto semplice: alcune persone devono prendere un aereo. Ma, per vari  motivi, si ritrovano con dei problemi e sono costrette a chiamare il numero verde della compagnia aerea. Questo è quasi sempre occupato, e quando qualcuno risponde, invece di risolvere i loro guai riesce solo a crearne di ulteriori. Le storie dei passeggeri si fondono poi con quelle degli operatori del Call Center, e dei loro problemi.

Tutto qui? Tutto qui. Ma c’è davvero molto su cui commentare.

Prima di tutto la bellezza della tecnica narrativa, un altro elemento che mi ha fatto pensare a Lost. La storia procede con grande agilità in diversi piani spazio temporali, saltando avanti e indietro nel tempo, raccontando gli stessi avvenimenti secondo diversi punti di vista (ad esempio, una telefonata viene raccontata dalla parte del cliente chiamante e poi da quella dell’operatore che ha risposto). Tutto questo crea un mosaico che lentamente si espande, si allarga alla maniera dei frattali, offrendoci a ogni puntata una visione più completa su ciò che sta succedendo e sulle pedine in gioco. Volete un paragone più “chic” e acculturato rispetto a Lost? Bene: ASH mi ha fatto venire in mente i libri di Georges Perec, in particolare il suo bellissimo romanzo “La vita, istruzioni per l’uso”. E come in quella storia anche qui scopriamo pezzo per pezzo chi sono i nostri protagonisti, dove vivono e dove lavorano, cosa sta succedendo intorno a loro in quel momento, come la pensano, come sono arrivati lì e a quale prezzo. L’ immagine che appariva di sfuggita in una puntata, e che pareva non fosse in relazione con nulla, nelle successive assume primaria importanza, come un pezzo di un puzzle che si incastra alla perfezione. E anche se le puntate che ho letto sono solo dieci devo ammettere che i suoi autori hanno lavorato in maniera encomiabile nel mettere in piedi questo “gioco di prestigio”.

Georges Perec, genio della narrativa a incastro

Georges Perec, genio della narrativa a incastro

Altro punto a favore di ASH è sicuramente il ritratto estremamente realistico (credo), forse portato all’estrema potenza, del lavoro di operatore telefonico. Tutti noi abbiamo ricevuto la chiamata di qualche addetto, o abbiamo dovuto chiedere soccorso o informazioni chiamando numeri verdi. Bene: ASH ci mostra, tra le altre cose, quello che succede “dall’altra parte”, avendo oltretutto il gran pregio di umanizzare, di dare una forma finita e un’anima, a quelle che per noi sono delle semplici voci che arrivano da un punto indefinito all’altro capo di una linea telefonica. Questo ritratto è fatto a volte con estrema ironia e a volte con bonario e affettuoso umorismo, ma molto più spesso con un senso di disperazione, di mancanza di salvezza, di assenza di vie d’uscita, che riesce a spaventare. Gli operatori, ingranaggi di un sistema alla “Grande Fratello” Orwelliano, topi in un labirinto, sono vittime consenzienti di un sistema complesso e inconoscibile, che cerca di ottenere da loro il massimo donando in cambio… cosa? Poco, nulla di importante, fatiche e frustrazioni, premi irraggiungibili o privi di valore, e infine la perdita della speranza, un vuoto pneumatico.

Davvero ottimo, dunque, il ritratto che ASH ci offre; e anche le potenzialità del media fumetto sono ben sfruttate: nelle tavole si danno il cambio ora il bianco e nero ora il colore, e le invenzioni grafiche sono molte e tutte interessanti. Il segno non è perfetto; a volte lascia un po’ a desiderare, si ferma l’attimo prima di diventare incisivo, e molto spesso si blocca in uno pseudo realismo fotografico che invece di rendere vivi i personaggi li congela in smorfie e movimenti che sembrano rubati a immagini vere. Ma, a parte questo, testo e disegni fanno ottimamente il loro dovere, e l’interesse suscitato dalla storia è tale che si passa sopra ai piccoli difetti. Anzi, dopo un po’ ci si ritrova a pensare che ASH non potrebbe essere diverso, in quanto lo stile dei suoi autori è parte integrante della loro storia, la rende personale.  In casi come questi, i difetti valgono più di una gelida perfezione.

Gli impiegati del Call Center alla ricerca della telefonata ideale in perfetto stile videogame

Gli impiegati del Call Center alla ricerca della telefonata ideale in perfetto stile videogame

In definitiva, ASH è l’ennesima bella scoperta, frutto del lavoro di autori italiani che hanno tutte le carte in regola per continuare a stupirci. C’è originalità nelle loro pagine, invenzioni visive ottime e dialoghi ritmati ed efficaci. Un prodotto professionale, insomma, che in ogni puntata offre qualche elemento in più, e che svelando lentamente le proprie carte mantiene desta l’attenzione e alimenta il desiderio di continuare.

Il mio invito è che ASH non passi inosservato, perché non lo merita, fosse anche per il semplice fatto che non racconta storie di nerboruti supereroi o di combattenti senza paura, ma parla delle vite di gente come noi, che un giorno ha risposto a un annuncio, ha iniziato un lavoro, e ora se ne ritrova prigioniero.


UN PREGIO: la composizione a incastro della trama.

UN DIFETTO: qualche incertezza grafica e la periodicità (aggiornamenti quindicinali).


CHI, COSA E COME: “ASH Airways, The comic-com” è un web comic scritto da Federico Mazzei , disegnato da Michele D’aloisio, letterato e arricchito dalle grafiche di Giuseppe Rigucci, e disponibile gratuitamente alla pagina http://ashairways.com/it/


Se volete sapere il nome dell’artista che ha disegnato l’illustrazione che compare come immagine di apertura di questo blog, potete trovarlo – insieme a quello di TUTTI gli altri autori che hanno partecipato nel passato –  nell’apposita PAGINA dedicata agli omaggi a L110P, così come in apposite pagine potete trovare TUTTE LE RECENSIONI, e le SEGNALAZIONI di fumetti non ancora recensiti ma comunque degni di nota.

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