Pillole d’odio: via i negri da Dylan Dog

Il bellissimo Dylan Dog di Nicolò Pellizzon

Il bellissimo Dylan Dog di Nicolò Pellizzon

Concedetemi un post personale. Anzi, visto che questo è il mio blog niente “concedetemi”: si fa così e basta. Chi non vuol leggere, fuori.

Leggo Dylan Dog dal luglio del 1989. Gli sono stato sempre affezionato, e dire “affezionato” è dir poco. Ci sono stati dei momenti, sull’onda di alcune storie che mi avevano lasciato incapace di reagire alla loro bellezza, in cui ho promesso a me stesso “comprerò questo fumetto per tutta la vita! Non lo lascerò mai! Perché è troppo bello! Troppo!

Poi, ovviamente, l’ho lasciato. Come molti altri, ho smesso per un motivo molto semplice: le storie erano calate di qualità, non mi riconoscevo più nei loro tempi e temi, trovavo che invece di dire qualcosa di nuovo si erano trasformate in “compiti in classe”, con trame banali, innestate su una struttura sempre identica, rispettando solo pochi luoghi comuni ormai consolidati.

Ho scritto “ovviamente ho lasciato”, ma l’ho scritto controvoglia. Cosa significa infatti questa parola? E’ un modo disincantato, pessimista, per dire che nella vita tutto finisce, gli amori passano e non c’è niente che noi possiamo fare, come se in ogni principio ci fosse – inevitabilmente- una brutta fine già scritta. Ma le cose devono essere per forza così? Mi dispiacerebbe se fosse vero, e non lo credo.

E’ stato proprio per questo motivo – tra gli altri – che ho ricomprato Dylan Dog in occasione del suo rilancio. Non farlo sarebbe stato cedere all’entropia, rimanere pessimista e scettico per tutta la vita, non è ciò che desidero. Una volta tanto, anche raramente, bisogna fidarsi degli altri, dare loro un’altra possibilità, non credere nei luoghi comuni e nei preconcetti ma tentare, gettarsi nel vuoto. Quindi ecco, ho ricomprato Dylan Dog dopo anni, e continuerò a comprare.

Il bellissimo Dylan Dog di Nicolò Pellizzon.

Il bellissimo Dylan Dog di Nicolò Pellizzon.

Mio livello di aspettative/eccitazione dopo l’annuncio del rilancio: 10 su 10.

Poi è uscito Spazio Profondo, che era una storia carina, ma senza particolari spunti di riflessione. Le solite citazioni “perché Dylan Dog è sempre stato così”, una metafora in parte azzeccata, con la testata di Dylan Dog nel ruolo di un’astronave persa nello spazio che solo un clone completo del vecchio DD può salvare (e non altri cloni/idee imperfetti). Idea simpatica, carina, tutto sommato rispettosa del personaggio, ma con qualcosa fuori posto. Per dire: se l’astronave è la testata, allora il perfido Impero di Albione, che manda a morte la gente senza pietà per recuperare i soldi spesi, è la perfida Bonelli che pensa solo al guadagno? Mah, io la metafora qui l’avrei cambiata. E perché poi l’astronave è una prigione? Se nella metafora chi viaggia sulla nave sono i lettori, nella realtà essi tutto sono tranne che prigionieri (visto che l’hanno già abbandonata in massa). Ci voleva tanto a immaginare una nave da crociera e un armatore benevolo? Comunque, ripeto, storia gradevole, finale promettente: perché Dylan torni quello di un tempo deve “andare all’inferno”, e quindi soffrire.

Mio livello di aspettative/eccitazione dopo l’uscita di Spazio Profondo: 8 su 10.

Il bellissimo Dylan Dog di Nicolò Pellizzon.

Il bellissimo Dylan Dog di Nicolò Pellizzon.

Poi è uscito Mai più, ispettore Bloch, che era una storia carina. Ma dove io mi aspettavo un racconto serio, intimista, e legato a filo doppio al passato dei personaggi – visto che celebrava un cambio epocale per il “padre putativo” di Dylan – ho trovato invece un allegro carnevale di Rio. Bloch, sei in pensione! Yuppi! Evviva! Allegri cadaveri! Tutti a pesca! Sono un cassamortaro grezzo e pannocchione! Sono la cliente dall’umorismo cinico! Siamo i simpatici mafiosi! Sono la buffa morte!

In pratica mancava solo il trenino. Io amo e stimo tantissimo la Barbato, ma questa storia sinceramente non l’ho capita. Non ho capito perché non inserire in maniera più potente il grande rapporto che lega i due personaggi, non ho capito l’esigenza di fare tutte quelle battute, non ho capito perché un tema tanto forte è stato inserito come puro elemento secondario all’interno di una gioiosa commediola, e non ho capito perché usare un cliché così abusato come quello della Morte in Vacanza in un modo così allegro. Questo soprattutto alla luce delle dichiarazioni precedenti: Dylan Dog non doveva tornare all’inferno, metaforicamente parlando?

E un’altra considerazione: quando ho saputo della partenza di Bloch ne sono stato d’accordissimo. Il personaggio era diventato una macchietta, buono solo a dare le informazioni del caso. In pratica, una scorciatoia per gli sceneggiatori. Ho pensato dunque che, togliendolo di mezzo, gli autori sarebbero stati “costretti” a inventare nuove vie, uscire dai luoghi comuni e migliorare le cose. Un po’ come fece Sergio Leone: doveva girare western. Non aveva indiani. Cosa ha fatto? Ha girato western senza indiani, facendo di necessità virtù e dando vita a dei capolavori.

Qui però che succede? Dylan Dog, senza Bloch, a chi va a chiedere informazioni? A Jenkins. E quando Jenkins non c’è la soluzione del caso appare dentro uno specchio, senza nessuna ragione precisa e senza una spiegazione. Dylan entra in una stanza, vede uno specchio, e lo specchio gli mostra cosa è accaduto. Ma che senso ha? Comunque sono certo che in futuro la cosa verrà gestita meglio. Nel frattempo,  mi pare che la cosa sia passata inosservata, in quanto tutto il pubblico dei nerd era impegnato a “godere” perché si sono citati “klaatu barada nikto” (Ma basta! Chi se ne frega! Quanti anni ha quel film? E facciamola finita!) e The Walking Dead.

Mio livello di aspettative/eccitazione dopo l’uscita di Mai più, ispettore Bloch: 7 su 10.

Il bellissimo Dylan Dog di Nicolò Pellizzon.

Il bellissimo Dylan Dog di Nicolò Pellizzon.

Oggi è uscito Anarchia in Inghilterra, un’altra storia non perfetta ma molto, molto solida, con dei gran bei momenti, scritta molto bene, benissimo direi, e che mostra un Dylan Dog improvvisamente proiettato nel presente. Introduce anche due personaggi molto ben delineati, forti, sui quali punto molto: l’ispettore Carpenter e la sua assistente Raina, i quali si spera riusciranno a dare un po’ di brio alle storie. Anche se a dire il vero i personaggi si sono già raccontati tutti in questo primo numero, ed è facile intuire il ruolo che avranno. Ma vabbé, nelle serie tv si fa così…

Anche in questo caso abbiamo avuto un albo nel quale il protagonista della testata ha un ruolo più defilato, e dei racconti che hanno e non hanno a che spartire col suo universo, o che comunque sono un po’ fuori dai canoni della serie: Spazio Profondo era un film di fantascienza (Hevent Horizon), Mai più era un film dei Monty Python , questo è un film di Carpenter.

Mi ha anche fatto un po’ ridere il fatto che Dylan Dog, di punto in bianco e come se niente fosse, chieda un accesso a internet. Sembra che sia una cosa che fa tutti i giorni, e il cambiamento epocale ci è stato passato un po’ “sottobanco”, come se ce lo avessero infilato in tasca facendo finta di nulla. Salve, sono Dylan Dog e voglio un accesso internet. Beh, che c’è? Ho sempre fatto così, che vi credete? E adesso quasi quasi ci prendo gusto!

Comunque, il punto saliente della questione è uno solo: Simeoni sa scrivere bene, e la cosa si è notata. Come mai il pubblico sembra più positivo rispetto agli altri albi? Credo che scavando a fondo il motivo sia solo per questo: la storia è bella, semplice, lineare, senza tante infiocchettature di stile. Mi sono chiesto, quindi, come mai Simeoni non sia stato chiamato prima; e mentre pensavo a tante possibili spiegazioni complicate mi è venuta in mente la storia di Joe Quesada, quando andò a rimettere in piedi la Marvel che stava fallendo. Quesada fece un giro, vide come si lavorava, e capì che il motivo della crisi era uno solo: c’erano tantissimi talenti in giro, ma nessuno li chiamava, perché chi lavorava erano solo gli amici degli amici, a prescindere dalle loro idee e dalla loro bravura.

Mio livello di aspettative/eccitazione dopo l’uscita di Mai più, ispettore Bloch: 8 su 10.

Il bellissimo Dylan Dog di Nicolò Pellizzon.

Il bellissimo Dylan Dog di Nicolò Pellizzon.

Dopo aver letto queste tre storie sto iniziando a farmi delle idee su come sarà gestito questo rilancio, e va beh, direi che la morale è una sola: se metti gente che sa scrivere e ha delle buone idee, il personaggio va. Punto.

Riflettendo, mi è venuto però in mente anche un altro pensiero, e  mi sono scoperto a pensare con terrore qualcosa che mai avrei pensato di dire un giorno. E cioè: non è che si stava meglio quando si stava peggio? Ci siamo sempre lamentati del fatto che Bonelli “impediva” di fare certe cose, o che c’era un controllo editoriale molto stretto, o che le storie dovevano avere dei canoni precisi. Adesso che pare che questi controlli non siano più tali, e che il nuovo curatore della testata, Roberto Recchioni, e i suoi aiutanti, possono fare il bello e il cattivo tempo, non ho ancora letto storie di Dylan Dog incredibili o indimenticabili, ma prodotti tutto sommato semplici. Addirittura nella storia della Barbato è riapparso un terribile “spiegone” finale, assente dalle sue trame da anni.

Mi è nato dunque un sospetto: e se quello che noi consideravamo un enorme difetto, e cioè il fatto di dover aderire a una linea editoriale che richiedeva storie, temi e personaggi fatti in un certo modo, invece di “tarpare le ali” ai bravissimi sceneggiatori, ha fatto invece sembrare più bravo chi in realtà non lo è? Non è che per caso l’unico vero elemento forte all’interno di Dylan Dog sono state le direttive di Sclavi, sulla falsariga delle quali ogni altro autore ha scritto storie che sono risultate valide per l’unico motivo che rispettavano quelle regole? E non è possibile che forse – ora che direttive e controllo sono state rese più elastiche e integrate da abbracci fraterni tra liberi compagni sceneggiatori – si scoprirà che tra essi c’è qualcuno che non è poi così bravo, o che non ha niente da dire? Insomma, di Sclavi ce n’è uno su mille. E’ un pensiero terrorizzante, se ci pensate. Ora gli sceneggiatori sono davvero “soli”, e non hanno altro se non le proprie doti per tenere a galla il personaggio, e non hanno altro che i loro amici a proteggerli se falliranno. Vedremo dunque dove si andrà a finire, potrebbe essere interessante.

Io intanto continuerò a comprare con immutata fiducia e rispetto, come è giusto che sia. 

Il vero problema, però, non è questo. E non è questo neppure il motivo per il quale mi sono deciso a scrivere questo post. Il fatto è che stamattina, dopo aver letto Anarchia, ho avuto la malaugurata idea di andare a leggere i giudizi del pubblico sulla pagina ufficiale di Dylan Dog. Non lo faccio mai, perché mi ci incazzo sempre, e non avrei dovuto farlo neppure questa volta. Infatti mi è caduto l’occhio su un post dedicato al Dylan Dog che verrà disegnato su un Color Fest da Nicolò Pellizzon. Commenti del pubblico: che schifo! Dylan Dog alieno! Dylan Dog anoressico! Fa cagare! E’ osceno! E via così.

La cosa non è nuova: quando uscì l’ultimo Dall’Agnol tutti a dire che era una merda e che loro avrebbero saputo disegnare meglio. Bacilieri non ne parliamo: secondo i lettori faceva schifo. Nicola Mari pure, venne giudicato da molti “orribile”. Ma stavolta queste cretinate mi hanno stufato.

Ecco perché, contrariamente alle mie abitudini, ho commentato il post. E visto che sono ancora stufo, riscrivo la mia risposta qui.

Guardiamo in faccia la realtà: per apprezzare l’arte bisogna essere un minimo intelligenti. E chi critica Pellizzon o è tanto giovane e inesperto o, semplicemente, non capisce nulla. Non capisce nulla di arte, non capisce nulla di disegno, non capisce nulla di cosa significa invitare un artista del genere, non capisce la validità dell’evento, non capisce un cazzo di niente. Poi può essere, e sicuramente sarà, la persona più brava, giusta e buona di questa terra, può essere un milione di volte migliore di me e io non smetterò di volergli bene, ma questo non cambia il fatto che di Arte, del senso dell’arte, non capiscono nulla. Qui, ormai, viviamo nella “dittatura degli ignoranti”, che non solo disprezzano tutto quello che è appena diverso dai loro canoni senza capire che potrebbe essere un motivo di arricchimento personale, ma pretendono che chi invece capisce qualcosa “si abbassi” al loro livello, invocando la “libertà” di critica. Ebbene: la libertà di critica è legittima, ma ha senso solo se è la critica ad essere sensata. E quello che loro definiscono “libertà” è solo un becero populismo, nel quale conta solo che ognuno possa sparare le sue stronzate, senza che ci si preoccupi del contenuto. Una volta i servi della gleba occupavano il loro posto, stavano cioè in mezzo ai campi, lasciando che le persone davvero capaci mandassero avanti il mondo. Ora invece i servi sono tutti sui social network, dove diffondono la loro non-cultura in una rivoluzione al contrario, che ha lo scopo di abbassare sempre di più i livelli del sapere. Se Pellizzon fosse di colore, ora su questa pagina – seguendo la logica di certi commenti – ci sarebbe gente che scrive che “su Dylan Dog non devono disegnare i negri” – e chi è contro il razzismo non dovrebbe permettersi di intervenire perché “tutti hanno il diritto di esprimere le loro opinioni“.

E invece no, la realtà non è così. Chi è ignorante, o razzista, sbaglia punto e basta. E dovrebbe essere lui a cambiare, e non noi.

Il bellissimo Dylan Dog di Nicolò Pellizzon.

Il bellissimo Dylan Dog di Nicolò Pellizzon.

Ecco dunque il motivo dei tanti disegni di Pellizzon, e del titolo “provocatorio”. Ovviamente sono più che conscio che il pubblico che scrive nei forum è forse l’1% rispetto a quello reale, e cosa posso fare se non sperare che fuori dalla rete le cose vadano meglio? Ma stavolta due parole ce le ho volute mettere anche io, e per non dedicare un intero post al fastidio ho inserito anche tante riflessioni che volevo scrivere da tempo. Meglio così: cerchiamo di tirare fuori qualcosa di buono da qualcosa di cattivo, e magari fare un po’ di pubblicità a Pellizzon, al quale va tutto il mio appoggio.

E’ chiaro che quelle che ho scritto sono semplicemente mie opinioni, e non rappresentano in alcun modo verità fisse o immutabili. Potete solo decidere, al massimo, se essere d’accordo con me oppure no. Di certo avrò sbagliato a scrivere qualcosa , o a spiegare qualcos’altro. Spero però di essere stato sufficientemente chiaro.

E buona domenica a tutti.

Il bellissimo Dylan Dog di Nicolò Pellizzon.

Il bellissimo Dylan Dog di Nicolò Pellizzon.


Se volete sapere il nome dell’artista che ha disegnato l’illustrazione che compare come immagine di apertura di questo blog, potete trovarlo – insieme a quello di TUTTI gli altri autori che hanno partecipato nel passato –  nell’apposita PAGINA dedicata agli omaggi a L110P, così come in apposite pagine potete trovare TUTTE LE RECENSIONI, e le SEGNALAZIONI di fumetti non ancora recensiti ma comunque degni di nota.

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7 thoughts on “Pillole d’odio: via i negri da Dylan Dog

  1. Pienamente d’accordo, soprattutto sull’ultima parte. Ho letto solo Spazio Profondo e sebbene io detesti Recchioni, come personaggio pubblico e come autore, per via del suo citazionismo onnipresente che non avvalora tesi o idee già sue, ma le rimpiazza spesso completamente, l’ho trovata una storia funzionante e piacevole, con qualche idea davvero interessante (anche se sono dell’idea che eliminando il comparto artistico di quel numero non ne staremmo neanche parlando ora). Su Pellizon che dire: lo amo in ogni suo avatar cartaceo, ma devo ammettere che il suo dylan, per quanto diffonda un animo umano non visto su questi lidi da svariati eoni
    non mi entusiasma. per concludere è verissimo, la dittatura del qualunquismo, del chiunque può dire, il panteismo neoplatonico e democratico del dover concedere a tutti l’onore di mettere il mondo a parte della propria opinione è una delle mete e delle disfatte del mondo social. c’è la confusione su giudizio di gusto ed opinione di pensiero. la prima è una cosa ingiustificabile, ma legata solamente all’essere se stessi, al dire cosa piace e cosa no, ma per quello esiste il pulsante “mi piace” ( e “non mi piace” su youtube, altra fornace di mostri). la seconda non può essere espressa se non solidamente adagiata su una base di coerenza, cultura, esperienza e grammatica. non basta dire fa schifo perchè sembra un alieno, non basta pigiare sulla tastiera e premere invio. un’opinione è un diritto solo se passa la dogana della razionalità e il vaglio del metodo scientifico, se non addirittura la citazione delle fonti in alcuni casi e per essere cinici, è un diritto rendere partecipi gli altri solo ed esclusivamente se quest’opinione aggiunge uno spunto utile alla comunità o al dibattito.

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  2. D’accordo. Sono anch’io piuttosto deluso. Il cambio di direzione era promettente, ma finora si è rivelato una farloccata. Spero migliori con il più andare, ma finora è una grand delusione.

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    • Non saprei. Dicono che ora siamo nella fase 2, quella che doveva mostrare le tante “anime” di DD, e che con la fase 3 si entrerà davvero nel vivo. Il mio parere – premesso che DD è definitivamente morto con l’abbandono di Sclavi, quindi è insensato aspettarsi che torni quello che era – è che sarebbe bastato fare belle storie, visto che il materiale per farlo era già a disposizione. Vedremo.

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