Pillola quattro: “Marco Travaglio Zombi” di Stefano Rapone

La sanguinolenta cover di MTZ numero uno
La sanguinolenta cover di MTZ numero uno

Io non rido quasi mai. I film dei comici italiani mi lasciano spesso indifferente, le commediole americane a base di doppi sensi sessuali e umorismo scatologico mi annoiano. I film dei Vanzina mi mettono sonno. E ora la sparo ancora più grossa: Checco Zalone non mi ha mai divertito.

Io non rido praticamente mai. O almeno, non ridevo.

Poi ho letto Marco Travaglio Zombi.

Ho preso questo fumetto a Lucca, per un puro caso. Ero venuto a cercarne un altro che mi era stato segnalato, e per un segno del destino l’autore di MTZ – Stefano Rapone – era proprio a fianco di chi ero venuto appositamente a incontrare.

Tattica da gentile venditore del Rapone mentre aspetto il disegno dal suo compagno di stand: “Guarda, se vuoi c’è anche il mio fumetto. Ti ci faccio la dedica e…
Implacabile e inattaccabile resistenza mia: “No, guarda, lo prenderei volentieri ma la giornata è finita, ho speso un mucchio di soldi, e se lo sa mia moglie mi ammazza. Poi ho il portafoglio vuoto, devo anche tornare a casa, è tardi, devo cenare, la benzina, l’autostrada, e mi dispiace veramente ma non riesco proprio a comprare tutti, ormai ho deciso di fermarmi e non torno indietro, perché ho speso veramente troppo e… Ascolta, vedo che c’è ne hai già uno con il disegno pronto, dai, su, dammelo, dammelo!

Anche il vocabolario sa meglio di me cosa vuol dire "resistere".
“Resistere”: una parola a me sconosciuta

Sarò sincero: non avevo la minima idea di cosa avessi davanti – a parte l’idea simpatica che traspariva dal titolo – e di cosa avrei trovato una volta aperto l’albo. In più, i disegni non mi parevano così belli, e in effetti avevo veramente speso troppo. Ma ero partito per Lucca con un obiettivo, cioè comprare fumetti di autori italiani, cercando anche di dare la precedenza a qualche talentuoso esordiente: una scusa perfetta per spendere  più del dovuto mettendo contemporaneamente a tacere la coscienza. C’è gente che con ragionamenti simili ha messo in piedi delle dittature.

Comunque, l’ho comprato. E dire che sono rimasto soddisfatto è dire poco: MTZ è un fumetto davvero ottimo. Per la storia, per i dialoghi, ma anche (e forse soprattutto) per l’intento satirico che traspare da ogni pagina. Devo ammettere che tra tutti gli acquisti di Lucca è uno di quelli che più mi ha stupito in senso positivo. E ora cercherò di farvi capire perché.

La storia: durante una diretta televisiva nello studio di Santoro, Marco Travaglio – per cause sconosciute – si presenta in onda trasformato in zombi. Uccide Santoro, e poi scatena (non si sa quanto coscientemente) una sempre più numerosa orda di morti viventi in tutte le più importanti trasmissioni televisive italiane, nei salotti pseudointellettuali, nei varietà nazionalpopolari, nei telegiornali e nei forum. Quello che ne viene fuori, ovviamente, è un massacro. Ma il punto di svolta di tutto questo, quello che contraddistingue MTZ dalle solite storie di morti viventi che assaltano gente a casaccio, è che ogni capitolo di questo fumetto è dedicato a uno dei presentatori/giornalisti/opinionisti della nostra TV, con comparse o comparsate delle tante scimmie che affollano il nostro circo mediatico.C’è Antonio Ricci di Striscia la Notizia, c’è la D’Urso, ci sono Santoro, Sgarbi, Giletti, Brosio e chi più ne ha più ne metta. Sembra una storia semplice, che in mani meno consapevoli e meno argute si sarebbe trasformata in una poltiglia trash senza alcun valore, e che invece nella mani di Rapone diventa un’intelligente, tragica e divertentissima satira del nostro paese.

Marco Travaglio in versione "The Walking Dead"
Marco Travaglio in versione “The Walking Dead”

Si ride, sì, e si ride tanto – tra uno squartamento e l’altro – ma va detto assolutamente che dietro ogni frase detta dai vari personaggi, dietro ogni loro azione, traspare anche un ritratto davvero triste della nostra società e del mondo dell’informazione. Indifferenti alla tragedia, inconsapevoli in quanto convinti che mai niente e nessuno potrà minacciare le loro posizioni, i vari protagonisti della vicenda continuano a perseguire le loro assurde logiche opportunistiche e politicizzate, secondo le quali è più importante tirare sempre e comunque acqua al proprio mulino, o secchiate di merda in testa ai propri avversari, vivi o morti che siano.

L’invasione zombi viene dunque vista da loro solamente come l’ennesima possibilità di far sentire la propria voce, di invitare gli opinionisti in uno scontro a chi ha l’ospite più interessante, di diffondere il proprio pensiero. Tanto che i giornalisti e presentatori si rendono conto sgomenti che il mondo è finito (e con lui anche loro) solamente nell’attimo in cui finiscono in pasto ai non-morti. Ed è inquietante, e in un certo senso liberatorio, vedere come la minaccia da loro tanto sbandierata, usata, trasformata e derisa diventi improvvisamente e dolorosamente una realtà che li coinvolge in prima persona, forse per la prima volta. Anche la “ribellione” di Travaglio, che alla fine trova come unica via di espressione quella di sbranare tutti, è forse un elemento di ulteriore tragedia. Sebbene comico, questo fumetto è anche molto amaro. Di quell’amarezza di fondo che abbiamo visto solamente in alcuni dei meglio riusciti film tragicomici italiani di un tempo, Fantozzi su tutti. Si ride, insomma, ma si ride amaro, in quanto non c’è nessuno zombi qui con noi a fare “pulizia”.

Non c’è pagina, in MTZ, dalla quale non traspaiano un’ironia e un umorismo davvero intelligenti, capaci di strapparti più di una risata e una riflessione. E va assolutamente citato il fatto che ogni personaggio è riportato sulla pagina con perfetta fedeltà: Rapone riesce a trasferire nei suoi testi i modi di esprimersi tipici di ogni “divo” della TV, offrendo un ritratto veritiero tramite dialoghi freschi, spontanei e ficcanti, che riescono davvero a coinvolgere grazie alla loro (apparente) semplicità.

Ci sono, in MTZ, delle scene che rimangono davvero impresse. Le varie considerazioni sulla politica, la lotta all’ultimo ospite ingaggiata da Giletti, il bellissimo monologo di un Antonio Ricci in punto di morte, la cattivissima fine di Vittorio Sgarbi (fulminato da una sua personale e dantesca “legge del contrappasso”) o la disquisizione sul “populismo” fatta da Bruno Vespa, che aspettando l’arrivo zombi ha riempito lo studio di Porta a Porta di trappole infernali. Insomma, non c’è capitolo di questo fumetto che annoi o che non convinca. Il messaggio è perfetto, e il messaggero pure.

La morte in diretta!
La morte in diretta!

La storia è così appassionante che riesce addirittura a far passare sopra a dei disegni che a un primo sguardo paiono imperfetti, quasi schizzati, con sfondi solo abbozzati e numerose imprecisioni. Il segno di Rapone è essenziale, scoordinato, quasi dilettantesco, infantile (ma molto, molto immediato!). Se comprassimo un Dylan Dog disegnato così, o un fumetto dell’Uomo Ragno, probabilmente penseremmo che gli editori sono impazziti. Ma in MTZ il segno è più che giusto, anzi quasi doveroso. Il Rapone disegnatore è perfetto per la storia che ha scritto; e la sua semplicità, l’immediatezza, invece di risultare fastidiosi riescono a far risaltare ancora di più la bravura del Rapone soggettista e sceneggiatore.

I disegni sono al completo servizio della storia come mai mi è capitato di vedere, e il risultato è ottimo. Un MTZ disegnato da un artista “fotografico”, o da un anatomista perfetto, o da un allegro mangaka, o da un trucido Jim Lee, sarebbe risultato nettamente inferiore, perdendo quell’aria d’immediatezza, “underground”, satirica, nazional-popolare che è – a mio parere – parte integrate dell’opera, la definisce e la completa.

In definitiva, dire che MTZ è un buon fumetto è dire poco. Fa ridere, coinvolge e ha il pregio di fare satira nel modo giusto, parlando non di remoti regni fatati d’invenzione, non di samurai senza padrone, non di avventure fantascientifiche a base di supercannoni laser, ma della nostra realtà, quella in cui viviamo.
Immagino che prima di tutto Rapone si sia divertito a sterminare tramite i suoi zombi (zombi senza la “e”, all’italiana pure loro!) i presentatori TV, ma nel caso non se ne fosse accorto vorrei anche dirgli che nel suo fumetto c’è una carica dirompente che va molto oltre la battuta comica. Insista quindi su questa strada, abbia fiducia nelle sue possibilità, perché c’è tanto, tanto bisogno di autori come lui.


UN PREGIO: la fortissima carica satirica.

UN DIFETTO: devo ancora trovarne.

CHI, COSA E COME: “Marco Travaglio Zombi”, di Stefano Rapone, 75 pagine in b/n, brossurato.

La pagina ufficiale: http://marcotravagliozombi.altervista.org/pubblicazioni/

La pagina Facebook: https://www.facebook.com/marcotravagliozombi?fref=ts


Se volete sapere il nome dell’artista che ha disegnato l’illustrazione che compare come immagine di apertura di questo blog, potete trovarlo – insieme a quello di TUTTI gli altri autori che hanno partecipato nel passato –  nell’apposita PAGINA dedicata agli omaggi a L110P, così come in apposite pagine potete trovare TUTTE LE RECENSIONI, e le SEGNALAZIONI di fumetti non ancora recensiti ma comunque degni di nota.

 

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