Pillole per la memoria: come eravamo (2)

Prosegue, dopo la prima puntata, la mia personale rievocazione dei fumetti italiani degli anni ’90. Quelli che un giovane di belle speranze come me comprava alla ricerca di “nuove emozioni”. Spesso queste emozioni si potavano riassumere in noia o indifferenza, quando scoprivo che tra le mani mi era capitato un fumetto di scarsa qualità (al massimo mi facevo due risate), ma a volte capitava il titolo che convinceva veramente, e che ti spingeva a continuare l’acquisto. Erano quelli i momenti migliori, quando ti affezionavi a una serie e la conservavi nel posto d’onore, insieme alle testate che amavi di più.
E andiamo con i dieci prescelti di oggi:
anni90 (1)1) Comprai il primo numero di questa serie durante l’ottima manifestazione Perugia Fumetto. Ricordo che c’era lo stand di 2700, con gli autori. Io arrivai con lo zaino in spalla, comprai il fumetto e loro ne furono contentissimi. Mi chiesero anche di mandargli in qualche modo in giudizio.
Poi, finito il giro, me ne andai in un parco vicino e me lo lessi tutto. Beh, non era perfetto, ma aveva diversi elementi che lo rendevano molto apprezzabile. Prima di tutto non c’era un unico eroe, ma tre. E l’ambientazione non era la classica America ma un mondo alternativo, una sorta di medioevo futuro nel quale giganteschi robot costruiti dai governanti e dalla Chiesa combattevano grazie all’uso di due piloti, sempre un uomo e una donna, capaci di interconnettersi alla loro struttura robotica (a qualcuno viene in mente il film Pacific Rim?). Possedere un robot era una forma di prestigio come nel nostro mondo lo erano le torri cittadine, per cui solo i più ricchi (tipo la chiesa) poteva permetterselo. E averne uno significava molto.
Nel fumetto c’erano scontri, lotte politiche, uno dei personaggi era pazzo per via di esperimenti fatti su di lui… insomma, a ripensarci ora 2700 era parecchi anni avanti in quanto a originalità, e di sicuro fu uno dei fumetti più innovativi di quel periodo. Ne comprai molti numeri. Poi mi sembra che si interruppe, o iniziò a essere difficile trovarlo, e la mia serie rimase incompleta. Lo sceneggiatore/creatore era Manfredi Toraldo, attivo ancora oggi, del quale recentemente ho comprato il bel “Agenzia Investigativa Carlo Lorenzini“. Sarebbe bello vederlo su qualche prodotto più “conosciuto”.

anni90 (2)
2) Ah, questo poi! SAMUEL SAND, sette numeri, forse il fumetto sul mistero più scombinato di tutti i tempi. Non era brutto, si lasciava leggere, ma francamente nelle sue pagine accadevano fatti così indescrivibilmente assurdi che ogni volta era una risata. Non credo fosse nelle intenzioni degli autori, che invece si prendevano molto sul serio; ma alcune trame… Mah!
Il numero uno era un capolavoro di confusione dalla prima all’ultima pagina. E in una storia successiva compariva addirittura un esperto d’arte che aveva comprato un quadro di Van Gogh del quale nessuno sapeva l’esistenza, e ne era soddisfatto, ma aveva però dei piccoli dubbi sulla sua autenticità. Questo perché nel quadro compariva una casa… con sul tetto un’antenna parabolica. Ora, con tutta la buona volontà, se io faccio il mercante d’arte e uno pretende di vendermi un Leonardo originale con sopra la Gioconda che va in motorino, io non è che vado da Samuel Sand, ma direttamente alla polizia. Eppure SS era un fumetto così. Naif, possiamo dire. Dove la logica a volte si assentava per andare a fumare una sigaretta senza lasciare neanche un biglietto.
anni90 (3)
3) NICK TURBINE era l’ennesimo copiaticcio Bonellide. A un poliziotto ammazzano la moglie (e già qui le novità abbondano) e lui decide di… boh, cambiarsi nome, scegliendosene uno molto sobrio, e poi di andare in giro a sterminare criminali. Amatoriale come un quadro disegnato da Ray Charles. Violento come una puntata di “Geordie Shore
anni90 (4)
4) BAD MOON l’ho comprato perchè era della Xenia, la stessa di Demon Hunter, e DH mi era piaciuto. Questo era di fantascienza, e pensavo di andare sul sicuro. Invece no. La cosa che più mi dava fastidio era il fatto che gli autori si erano inventati uno pseudo linguaggio “futuristico”: BM diceva in continuazione delle parole incomprensibili, e tu dovevi andarti a leggere nelle didascalie il significato, spezzando il ritmo della lettura. Spesso e volentieri mi pare si trattava di parolacce. Ricordo che BM, forse nel tentativo di estremizzare ancora di più uno degli elementi tipici di Dylan Dog, aveva una moglie e pure un’amante, e intanto tradiva tutte e due, o qualcosa del genere. Spero che la moglie dello sceneggiatore non lo abbia letto.
anni90 (5)
5) ENGASO 0.220 non mi ha mai interessato, ma non perché fosse brutto.. Era fantascienza, ma me lo ricordo molto cupo, violento, nichilista e pieno di sé. Derivativo, anche. Troppo, per i miei gusti. I disegni non erano male. C’erano – se non sbaglio – alcuni tentativi di imitare Claudio Castellini, che in quegli anni, dopo l’uscita di Nathan Never, andava alla grande, ma non ricordo molto di più.
Una nota di brio: io e i miei amici non eravamo stati capaci di interpretare correttamente il font del titolo, per cui abbiamo chiamato per molto tempo questo fumetto con il nome di ENGASO OZZO, continuando a chiederci cosa mai potesse significare. Forse, rileggendolo ora, Engaso potrebbe acquistare altri significati e valore, come alcune altre serie. Chissà.
anni90 (6)
6) BILLIBAND: ottimo. Le avventure di un normalissimo, sfigato, fancazzista studente dell’università e dei suoi amici. Dialoghi brillanti, disegni di Brindisi (mi pare, tra gli altri), trame davvero divertenti per una serie fresca, nuova e molto efficace. Un ottimo rimedio alle ipertrofiche e tristi avventure dei tristissimi eroi della tristezza che andavano di moda. Peccato che sia durato poco. Ecco una serie che dimostrava che “un’altra via era possibile”, che si potevano scrivere belle storie anche parlando del bar sotto casa, e che avrebbe meritato più successo. La rileggerei volentieri.
anni90 (7)
7) Conosco una persona che dovrebbe avere tutta la serie di ELTON COP, ma che non me l’ha mai fatta leggere. O era Dick Drago? Beh, in entrambi i casi non sto certo in spasmodica attesa. EC non mi piacque neppure quando uscì, figuriamoci ora. Ennesimo esempio di come copiare i prodotti di successo non porti da nessuna parte se non si investe sui propri autori. .
anni90 (8)
8) IRON HEART parlava di viaggi nel tempo, e me lo ricordo soltanto perché fu uno dei primi  fumetti disegnato da Luca Rossi, che poi avrebbe dato il meglio di sé su Dampyr. Credo di averne comprati due numeri, mi pare ci fossero Caino e Abele. Mi stupì per la bellezza dei disegni, davvero di buona qualità rispetto alla media, e anche le storie avevano un loro senso. Ma l’innamoramento non scattò.
anni90 (9)
9) Eh, con HAMMER siamo davvero su un altro livello. Gli autori erano di tutto rispetto (e infatti oggi lavorano alla Bonelli), la serie aveva un appeal moderno e futuristico molto più “vero” di quello di Nathan Never, c’erano tre protagonisti di cui uno veramente stronzo, e le trame erano interessanti. Ricordo il numero zero e i primi tre della serie regolare come un’ottima miniserie. Poi mi pare ci fu un calo repentino, la qualità delle storie – secondo il mio giudizio – calò, e credo non arrivai a vederne la fine. Ancora oggi non ho capito come mai abbia chiuso così presto, e sono contento di vederlo riaffacciarsi nelle edicole. Forse il pubblico non era “pronto”, forse si era già stancato dei “Bonellidi” che di solito erano scarsi (vedere alcuni dei precedenti), forse Hammer non ha osato abbastanza, o forse chissà. Comunque ottima serie: una finestra sul fumetto italiano che NON è stato.
anni90 (10)

10) Compravo Lazarus Ledd, quindi comprai anche ERINNI. Ma boh. La storia non mi diceva un granché, le pagine erano poche, il costo era alto, ma soprattutto mi dava fastidio il fatto che l’ennesima protagonista femminile dovesse essere per forza lesbica, assassina e nuda. L’iniziativa – cioè il marchio “Liberty“, grazie al quale dovevano uscire fumetti di alta qualità e personalità creati da giovani autori – era ottima, ma mi sembrò riduttiva usarlo per una serie che in fin dei conti parlava di una pazza mascherata e spesso senza mutande.

In effetti non ho mai compreso la necessità di far vedere nei fumetti sempre e solo donne prosperose e senza abiti. In quanto lettore mi sentivo ridotto a uno stereotipo di “nerd arrapatone”, cosa che ovviamente sono stato anch’io per un po’. Ma, una volta passato quel periodo, vedermi offrire sempre tette e culi come se non aspirassi ad altro mi ha stancato abbastanza in fretta. Quando vedo un personaggio donna, non mi interessa che ogni tre secondi qualcuno mi ricordi che ha le tette. Comunque, molto più interessanti altri titoli usciti sotto lo stesso marchio, uno dei quali venne disegnato dal grande Zezelj.

(Fine seconda puntata. Continua…)


Se volete sapere il nome dell’artista che ha disegnato l’illustrazione che compare come immagine di apertura di questo blog, potete trovarlo – insieme a quello di TUTTI gli altri autori che hanno partecipato nel passato –  nell’apposita PAGINA dedicata agli omaggi a L110P, così come in apposite pagine potete trovare TUTTE LE RECENSIONI, e le SEGNALAZIONI di fumetti non ancora recensiti ma comunque degni di nota.

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