Pillola otto: “Miss Hall”, di Giulia Adragna

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La cover di “Miss Hall” volume 1

Miss Hall è un delizioso webcomic scritto e disegnato da Giulia Adragna in perfetto stile vittoriano, che recupera e riproduce con gran garbo e carineria atmosfere, personaggi e trame tipici dei romanzi inglesi dell’800. In stile “Orgoglio e pregiudizio”, per intenderci.

Quella che abbiamo di fronte, dunque, è una novella Jane Austen italiana dotata di bello stile, idee chiare, un buon controllo di pagina e un umorismo delicato. Giulia è capace di creare personaggi che diventano immediatamente familiari, e riesce a imbastire con facilità una storia sentimentale dal respiro ottocentesco. Ottimo: era proprio qualcosa che mancava.

Miss Hall è, detta molto semplicemente, una storia d’amore. E se ne sentiva davvero la mancanza nel panorama del fumetto italiano, dove spesso i comics vengono usati come semplici esibizioni di testosterone. La voce garbata di una donna che parli d’amore è davvero un ottimo regalo, soprattutto quando – come in questo caso – è in grado di assolvere questo compito importante con bravura ed eleganza.

(Stia subito tranquilla l’autrice, se leggerà queste righe: non sono qui per imbarazzarla con una tonnellata di lodi. Infatti, più avanti, parerò anche di due o tre difetti che ho trovato nel suo fumetto. Va bene?)

Allora, prima di procedere oltre, diamo le specifiche del caso: Miss Hall è pubblicato online, sarà composto di tre o quattro capitoli (se ho capito bene, ma spero siano di più), i quali verranno poi stampati in altrettanti volumetti di 48 pagine. Il primo, che contiene l’intero primo capitolo (già disponibile in rete per la lettura) è già in vendita, sia alle fiere sia su apposito shop virtuale. Spillato, a colori, l’albo è davvero bello a vedersi, tanto quanto il sito multilingua, curatissimo.

Ma cosa contiene l’albo? Qual è la storia? Ora lo vedremo. Anche se, come mia abitudine, cercherò di parlarne il meno possibile per non togliere ai lettori il gusto della scoperta.

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Prima di iniziare a parlare della trama, è d’uopo mostrare l’elegante frontespizio, acciocché tutti voi possiate godere della sua perfezione formale. Fico, no?

Bene: Miss Hall parla, in effetti, di Miss Hall. Anzi di numerose Miss Hall e del resto della loro famiglia, composta da un padre, una madre, e sorelle e fratelli di indole diversa ma molto affiatati. La Hall protagonista della storia, Emily, rappresenta un po’ la “pecora nera” del gruppo, in quanto – diversamente da sua sorella e da sua madre – è per nulla frivola, disinteressata alla moda, ai balli e all’amore, e preferisce invece hobby più prosaici come ad esempio la pesca. E’ una ragazza arguta, intelligente, sensibile, ma sguaiata e “rozza” quando occorre. Una persona, per capirci meglio, molto diretta e poco incline alle regole della buona società. La sua vita, però, inizia a cambiare quando due eventi – uno potenzialmente positivo, e uno potenzialmente negativo – irrompono nella sua vita con conseguenze che ci verranno rivelate in futuro.

E qui chiudo con la trama, ma vi assicuro che vale la pena leggerla.

Il primo capitolo – come in ogni storia che si rispetti – funge da presentazione della protagonista, dei personaggi di contorno, del setting della storia, e introduce gli elementi di “disturbo” che daranno il via agli eventi futuri. La cosa è fatta con professionalità e bravura, con chiarezza e semplicità, e risulta subito facile calarsi nel contesto narrativo e affezionarsi ai vari protagonisti. Certo, va detto che parte di questa affezione e facilità di immedesimazione è data dal fatto che Miss Hall riprende in pieno moltissimi elementi classici dei romanzi che citavo prima, e che sono molto familiari ai lettori, senza offrire al momento qualcosa di veramente personale… ma in fondo la cosa conta fino a un certo punto. Certe storie non invecchiano mai; e quanti film d’amore sempre uguali andiamo a vedere (beh, io no, preferisco gli horror) senza mai lamentarci? Eppure spesso le trame sono identiche l’una all’altra.

In ogni caso lo ripeto: questo fumetto è davvero professionale, carino da leggere e pieno di possibilità che sono certo saranno ben sfruttate dalla sua autrice.

La prima pagina di "Miss Hall"

La prima pagina di “Miss Hall”: la gioia d’un nuovo vestito!

Si può dire però che sia perfetto? Beh, in alcune cose no. E come promesso, le vediamo ora (anche se si tratta di piccolissimi elementi che di certo il pubblico non noterà, preferendo invece venirmi a cercare con torce e forconi):

  1. visto che stiamo parlando di signorine di buona famiglia, oltretutto accompagnate dalla madre, mi pare un po’ peculiare che all’inizio della storia se ne tornino a casa a piedi, senza neppure un calessino: le regole della buona società non lo avrebbero forse permesso. Una cosa del genere avrebbe potuto forse farla Emily da sola (Jane Austen docet), o magari le sorelle insieme, ma questo allegro e proletario ritorno – così come altri fatti successivi – fa sì che l’atmosfera Austeniana perda un po’ di mordente, di realismo, e di critica a certe convenzioni che erano in fondo il vero leitmotif dei libri della Austen, che li ha resi importanti a prescindere dalla storia d’amore. Togliere questo elemento (e non mi riferisco semplicemente al calesse, ma a ciò che rappresenta), mostrare una società composta solo da tante simpatiche personcine, riduce un po’ le potenzialità (la maturità?) della storia.  Ma forse, anzi sicuramente, la scelta sarà voluta, per cui non mi sento di dire che questo sia un difetto vero e proprio. E’ più che altro una scelta stilistica.
  2. tornando un po’ al concetto di prima, mi pare fuori luogo anche il fatto che a un ballo dell’alta società venga invitato il figlio di un falegname, chiaramente un servo, senza che nessuno lo trovi strano. L’immagine che ne deriva, se da un lato è funzionale al tipo di storia, dall’altro rende il tutto troppo idilliaco, così come l’assoluta mancanza delle tipiche donne snob, fatue, vane e ipocrite che la Austen descriveva, e che erano un “prodotto tipico” dell’alta società così come da noi i porcini sono un prodotto tipico dei boschi. Di nuovo, l’evitare alcune parti negative non è un errore ma una scelta di “leggerezza”, ma rende meno potente l’impianto narrativo.

    Porcini ottocenteschi: la vera anima di tutte le feste dell'alta società

    Porcini ottocenteschi: la vera anima di tutte le feste dell’alta società

  3. il terzo difetto è di natura “tecnica”, e lo faccio notare solo perché potrebbe essere utile a qualche altro autore di fumetti che legga queste righe. Nella scena finale al cimitero – bellissima, tra l’altro – Emily improvvisamente inizia a parlare tramite didascalie. Queste didascalie rappresentano i suoi pensieri, eppure – poco più avanti – vediamo Emily “pensare” anche attraverso i più classici balloon a pecorella, e ancora un po’ più in là tornare alle dide rettangolari. La cosa risulta un po’ gratuita, anche se piacevole, per cui credo sarebbe stato preferibile optare per una sola tecnica. Inoltre, il tipo di narrazione “interna al personaggio” andava forse introdotto fin dall’inizio, perché il fatto che le dide di pensiero appaiano solo alla fine fa pensare a un semplice escamotage. Sarebbe come se, in un romanzo, il narratore onnisciente saltasse improvvisamente fuori al terzo capitolo, quando c’è bisogno di lui, mentre eravamo già convinti che tutto il libro sarebbe stato raccontato solo dal punto di vista del protagonista. A questo si aggiunge un’ulteriore “problema”: nel finale del capitolo le didascalie smettono di descrivere i pensieri “in diretta” di Emily, e diventano una narrazione al passato remoto di ciò che le sta accadendo, come se improvvisamente la ragazza si fosse proiettata nel futuro e tutto quello che abbiamo letto fosse una sua rievocazione del passato. Abbiamo dunque un altro stile di narrazione che si sovrappone ai primi due, e che pur non essendo assolutamente scorretto salta un po’ fuori dal nulla. L’unico modo di fare apparire più sensata questa scelta era introdurre la “voce narrante” fin dall’inizio: in questo modo il lettore avrebbe potuto capire subito chi sta narrando i fatti. Stanno accadendo in un fittizio “ora”? Sono narrati dalla Emily del futuro? Sono raccontati dall’imparziale voce del narratore/autore? Tutto è lecito, ma deve essere spiegato subito, e senza cambi successivi a seconda del bisogno. In effetti, il triplo salto mortale narrativo fa venire il sospetto che questo fumetto non abbia una sola voce, come sarebbe corretto, ma che le varie tecniche (narratore esterno, narratore interno, tempo della narrazione presente o futuro) vengano utilizzate solo quando l’autrice ritiene di averne bisogno, per sottolineare scene particolarmente importanti. E ripeto: la cosa funziona, ma da un punto di vista squisitamente letterario è un modo di fare non proprio corretto.

E qui chiudo coi difetti, e segnalo invece le parti migliori di questo primo capitolo: molto simpatica la scena del sogno (indizio di bravura e di varie fonti di ispirazione da parte dell’autrice: Jane Austen non lo avrebbe mai fatto, un mangaka sì), e ottima quella ambientata al cimitero. Riguardo a questa vanno assolutamente citati il “balletto dietro le lapidi” (personale e di un umorismo davvero garbato, che si lega benissimo al personaggio di Emily e allo stile di Giulia) e le due vignette nelle quali Emily calcia il sasso e rompe lo stelo d’erba. Forse non le noterà nessuno, ma sono due vignette “da maestro”, che danno indicazione del passare del tempo e dell’animo turbato di Emily come mille parole non sarebbero riuscite a fare. Ecco perché sono contento di citarle qui. Che l’autrice ci creda o no, quelle due vignette semplici e apparentemente marginali sono la punta di diamante del già ottimo Miss Hall.

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Strappare un filo d’erba: una vignetta praticamente perfetta

 

Due parole sui disegni: belli, adatti alla parte, resi ancora migliori da dei gran bei colori. Ottimo il controllo della pagina, la grande chiarezza narrativa e la semplicità dell’approccio grafico. Davvero dei disegni funzionali alla storia, che incuriosiscono al primo sguardo, e che non hanno mai il minimo cedimento.

Se proprio dovessi trovar loro un difetto sarebbe al limite un’impronta un po’ infantile nei visi e nella costruzione dei personaggi di contorno, soprattutto gli uomini: ci sono dei punti dove pare di leggere – visivamente parlando – un fumetto per bambini, perché tutti sono carini, giovani e belli (anche se hanno cent’anni). Questa rappresentazione a tratti “semplificata” potrebbe abbassare un po’ il livello di maturità percepita dal pubblico, e forse provocherà un livellamento verso il basso del target di riferimento (che è ben più alto d’età rispetto ai bambini, ma non li esclude assolutamente). Comunque, anche qui possiamo parlare di una scelta stilistica che forse non accontenterà al 100% i vecchi noiosi come me, ma che – se soddisfa la sua autrice e il suo pubblico –  è del tutto condivisibile. Infatti, in questo caso, non sto riferendo un fatto oggettivo, ma solo esprimendo la mia opinione: penso che la storia avrebbe avuto più “peso”, e sarebbe sembrata più “importante” se avesse mostrato personaggi disegnati con tratti più maturi (come ho visto fare all’autrice nelle prove di Miss Hall spedite in Francia), ma ugualmente l’opera non manca di contenuti seri, che non vengono minimamente scalfiti dallo stile all’apparenza “lieto”.

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La Miss Hall versione francese. Forse migliore, forse peggiore, sicuramente più “adulta”

Bene, con questo mi sembra di aver detto tutto. Sono stato contentissimo di scoprire questo fumetto, che credo abbia innumerevoli pregi. Ben fatto, ben disegnato, intelligente, e soprattutto capace di parlare, una volta tanto!, di sentimenti ed emozioni – e soprattutto farlo dal punto di vista di una donna.

Ho già affrontato questo punto di vista già in passato, parlando con Mirka Andolfo (l’autrice di Sacro/Profano), e ragionandoci su sono giunto alla conclusione che c’è davvero la necessità di autrici di fumetto donne che parlino di donne, di amore, sentimenti, sesso, erotismo, dal loro punto di vista – che poi è l’unico veritiero, in questo caso. Il pubblico ha bisogno di donne che parlino di donne e alle donne, e non di uomini che riproducono personaggi femminili arrivando in qualche caso a pretendere di “espropriare” alle ragazze l’esclusiva sulla femminilità, come se solo loro ne avessero il “copyright”.

Accade infatti che, paradossalmente, una donna che parli di queste cose è accusata da un certo tipo di pubblico di “copiare” gli uomini per interesse, malizia, calcolo o addirittura per assatanamento. Mirka, nella sua pagina internet, ha pubblicato spesso commenti da parte di anonimi lettori che l’accusavano di essere “una donna dai costumi immorali” o una furbona o chissà cos’altro, solo perché disegnava storie in cui si parlava di sesso e dove la protagonista era una bionda popputa. Confesso che anche a me la cosa all’inizio non era del tutto chiara, ma – appunto – ragionandoci, ho capito che Mirka e tutte quelle come lei vanno a coprire un vuoto che non è percepito, ma che ha bisogno di sparire. Per cui ben vengano fumetti come Miss Hall, soprattutto quando sono disegnati e scritti in modo così efficace.

Complimenti a Giulia Adragna, con la speranza che trovi gli spazi e il successo che merita

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Una bellissima tavola di “Miss Hall”

PS: Ho un dubbio che vorrei che Giulia mi risolvesse: il titolo del suo fumetto è MISS HALL, che è il cognome della sua eroina. Ma l’assonanza con l’espressione inglese “to miss all”, cioè (più o meno) PERDERE TUTTO, è casuale o è forse voluta? E’ per caso un accenno a ciò che sarà il tema della sua opera, nel bene e nel male? Grazie.


UN PREGIO: l’amore come tema, e la bravura dell’autrice.

UN DIFETTO: i salti mortali di stile narrativo.

CHI COSA COME: “Miss Hall” è un web comic scritto, disegnato e colorato da Giulia Adragna che potete trovare in lettura gratuita online QUIe in vendita a prezzo più che modico QUI. Sono certo che dopo averlo letto vorrete comprarlo, per cui non ve lo consiglio nemmeno. Io spero di trovare prima o poi l’autrice a qualche fiera, sperando che vorrà concedermi una dedica vittoriana.


Se volete sapere il nome dell’artista che ha disegnato l’illustrazione che compare come immagine di apertura di questo blog, potete trovarlo – insieme a quello di TUTTI gli altri autori che hanno partecipato nel passato –  nell’apposita PAGINA dedicata agli omaggi a L110P, così come in apposite pagine potete trovare TUTTE LE RECENSIONI, e le SEGNALAZIONI di fumetti non ancora recensiti ma comunque degni di nota.

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