Pillola nove: “Storie ‘e Merd”, di Ruben Curto

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Quello che avete appena visto è Robbò, detto anche Robottò, uno dei protagonisti di Storie ‘e Merd di Ruben Curto, e a mio parere il personaggio più geniale in assoluto, quello che meglio rappresenta il concetto che sta dietro a questo simpaticissimo fumetto di fanta-sfascio italiano (bisognerà coniare un nuovo nome per questo genere: Fantasfascienza? SfantascienzaSfasciascienza?). Per i più tardi di comprendonio preciso che non mi sto riferendo al tipo con gli occhiali e il naso lungo che si vede nella vignetta, bensì al suo accompagnatore robotico – Robbò, appunto – che sotto un cappottone lungo e le scarpe da ginnastica all’ultima moda nasconde un corpaccione fatto di rottami e una testa composta da pentolame e da una moka gigante.

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Robbò, quando entri in macchina vedi di non rompermi lo sportello!” gli dice il tizio con gli occhiali – che poi è il VERO protagonista – e questo dialogo tra lui e l’automa (che sa rispondere sempre e solo bzzz) è forse dei più belli di Storie ‘e Merd, in quanto riassume ottimamente lo spirito di questa saga sci-fi partenopea dedicata alla vita di periferia, alla disillusione diventata normalità, allo sbando e all’indifferenza più assoluta, alla grettezza e alla noia erette a sistema. Noia, indifferenza o sbando all’interno dei quali i protagonisti delle Storie vivono come meglio possono senza darsi pensieri, e dove anche l’amico robotico non è motivo di gioia, di sorpresa o il pretesto per vivere incredibili aventure, ma è solamente un altro tonto che ti viene dietro. Un tizio come gli altri, solo che è fatto di lamiera.

Io, sinceramente, se fossi la Bonelli, cancellerei immediatamente Nathan Never e tutti i suoi robot filosofi usciti dagli anni ’70 (e lì rimasti) e dedicherei una testata mensile proprio a Robbò, come unico e solo protagonista di una grande saga tutta italiana ambientata nel nostro futuro. E forse sto scherzando, ma forse forse no.

Beh, un po’ sì, dai.

Ma forse no.

E ora sotto coi titoli di testa:

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in un futuro imprecisato, mentre androidi combattono per l’autocoscienza, alieni migrano di galassia in galassia, e eroi mutanti combattono il male…. in provincia di Napoli non succede un cazzo.

Ecco: dopo questa pagina credo che non serva dire altro. Quando l’ho letta ho capito subito che i soldi che avevo speso per comprarmi il fumetto… Ruben Curto se li era già guadagnati. Si può, infatti, esprimere con maggior perfezione – nascosta sotto una metafora  – quello che è il nostro paese e la vita di borgata? Sinceramente, credo proprio di no.

Nel caso non si fosse capito, ho subito voluto bene a questo fumetto, poiché racchiude in se tutti gli elementi positivi che come lettore vorrei trovare nell’opera di un autore italiano. Anzi, guarda un po’, adesso li elenco uno per uno, perché parlarne equivale a citare tutte le cose che rendono SeM un fumetto da leggere, e Curto un autore da tenere d’occhio, poiché sa nascondere dietro una leggerezza apparentemente frivola e cazzona dei significati davvero ottimi. Ma andiamo con l’elenco:

1) L’ambientazione: italiana, italiana al 100%. E dirò di più: non la generica ambientazione nord/ricco/acculturata che spesso vedo nelle graphic novel, e che a volte è sterile e vuota; bensì la strada, quella vera. In SeM abbiamo i bassifondi del nostro paese, abbiamo la gente “viva”, i vicoli, le storie di droga, l’arte di arrangiarsi, il caos e la distruzione che ci circondano e nei quali siamo ormai abituati a vivere. Per restare in ambito fumettistico, mi viene in mente la Rebibbia di ZeroCalcare. Luoghi veri nei quali si muovono personaggi veri che, pur ridendo e scherzando, parlano di noi, e di come siamo messi.

Cioé, male.

2) I personaggi, appunto. Che non si ergono a difensori della cultura o cercano di estrarre dalle loro vite perle di saggezza, bensì si limitano a vivere e a drogarsi un po’. Di comunicare qualcosa se ne fottono altamente… e invece, guarda un po’, comunicano tantissimo. Gli “eroi” di questo fumetto infatti sono semplici ragazzotti (+ Robbò) che passano le giornate girellando, fumando, ficcandosi nei casini, cercando droga, passeggiando nei vicoli senza porsi minimamente il problema. Per loro la realtà è quella, è sempre stata quella, nel bene e nel male, e non ci fanno certo caso. Non cercano a tutti i costi di essere significativi, di fare della lana del proprio ombelico una nuvola d’oro, ma riescono a essere tremendamente comunicativi in quanto incarnano un tipo di esistenza che è quella di tante persone, che è vera, e che trova il suo senso non nel rimandare ad altre cose, ma solamente nel mostrarsi per come è.

Mi è capitato più di una volta, infatti, leggendo quei fumetti conosciuti come Graphic Novel, di trovare autori che si sforzavano di dire qualcosa senza avere argomenti. Persone che – fortunatamente per loro – hanno vissuto una vita di condominio, bella e placida come quella dei gatti d’appartamento, e che quando devono scrivere una storia (e magari vogliono imitare quello che va per la maggiore, o che li ha molto impressionati in senso positivo) pensano subito di dover fare della loro vita una metafora. Ebbene, in casi come questi la sfida è persa in partenza, perché se hai vissuto la tua vita sul divano è difficile che saprai tirarne fuori qualcosa di significativo (attenzione: questa non è una critica, ma un semplice dato di fatto). Quello che riuscirai a fare sarà al massimo citare alcuni tuoi fatti personali che però non rimandano a nulla, che non dicono niente del mondo, e dietro ai quali pare di vedere solo il tentativo dell’autore di risultare profondo.

Qui, invece, si ottiene il risultato opposto con la tecnica opposta. Curto fa il pagliaccio, ci fa ridere, eppure nel frattempo descrive, metaforizzando ed estremizzando, la vita che ha vissuto, fuori dai divani e giù per la strada. E così facendo riesce a parlare sia di se stesso ma anche e soprattutto di tutto un mondo, in maniera divertente e divertita, comica e tragica allo stesso tempo. Mi viene in mente, riguardo a questo, il suo ritratto della polizia: a volte seria, a volte corrotta, a volte semplicemente composta da persone che cercano di tenere su meglio che possono uno status quo contro il quale non possono far niente, che li vede scoraggiati e inermi (quando non protagonisti attivi di quel male che dovrebbero invece cacciare). Una polizia composta da persone, e che come tutte le persone ha i suoi lati positivi e quelli negativi, una volta le prende e una volta le da, a volte ci prova e a volte si arrende. Ottimo!

3) La metafora: perché in effetti SeM – incredibile – è un fumetto di fantascienza. Ma una fantascienza di strada pure lei, che invece di mostri spaziali a bordo di astronavi chilometriche che lottano contro Jedi filosofi mostra una ben più modesta “astronave italia” che beccheggia lontana da tutte le guerre, che tra mille anni si arrabatta esattamente come fa oggi, e nella quale l’unico cambiamento possibile è l’ennesimo ritorno di un certo “Berluscyborg”, evidentemente ancora in politica.

4)Le storie: che sono molto brevi, incisive, comiche, ben sceneggiate, significative.  Si vede che sono non basate sul nulla, sulle fantasie dell’autore o su certe sue sue saghe mentali, ma sono una trasposizione della vita di tutti i giorni fatta con brio, con gusto e con conoscenza del mezzo. Cito con particolare piacere“Ciruzzo ‘o topo”, che racconta del catastrofico incontro tra gli eroi di SeM e un particolare trafficante/spacciatore, ed è scritta con grandissimo brio, con dei tempi comici rispettati alla perfezione e dal finale davvero esplosivo. E già che ci sono cito anche “A pranzo da’ Signor”, tratta da un racconto, che abbandona per un attimo le tematiche più grottesche per raccontare uno spaccato di vita partenopea con invidiabile semplicità (peccato però per il finale così secco e quasi anonimo, troppo sbrigativo…)

5) I dialoghi: un italiano sommerso da un vernacolo napoletano bello e espressivo, che ci mostra dei personaggi ancora più veri e calati nel loro contesto. E’ un bene che qualcuno usi il dialetto nei fumetti: in fondo non è una grande parte di quella che è la normalità degli italiani? E qui il risultato riesce bene, benissimo, a rendere ancora più reale questo mondo che fa finta di essere finto. Unica pecca, se così si vuol chiamare, è il fatto che il dialetto è reso in modo così “stretto” che per uno che non è di Napoli diventa necessario rallentare la lettura per decifrare certi punti. E questo a volte interrompe il flusso della narrazione.

Una bella tavola: dialoghi spontanei e imprevista trovata finale.
Una bella tavola: dialoghi spontanei e imprevista trovata finale.

Insomma, di questo Storie ‘e Merd non bisogna buttare niente, perché tutto, ma proprio tutto, risulta degno di lode. A prima vista forse queste storie potrebbero sembrare il semplice parto di un fannullone punkettone che non ha niente da dire, eppure a me sono sembrate molto più “attuali” e “vere” di tanti soggetti pseudo realistici che ci vengono propinati. Anzi, avrei preferito che l’albo avesse più pagine, così da leggere di più.

I miei complimenti dunque a Ruben, che incoraggio a continuare per questa strada proseguendo nel suo essere “cazzone,” ma senza dimenticare mai che sotto ogni storia, anche quella apparentemente più cretina, si può nascondere una perla di verità.

E se voi lettori non foste ancora convinti della bravura del nostro autore, sappiate che nella sua pagina ufficiale su Facebook ha appena postato una storia natalizia davvero ottima, che riassume in pieno TUTTI i suoi pregi,. Potete leggervela QUI.

E buon divertimento.


UN PREGIO: bello e veritiero ritratto della nostra Italia.

UN DIFETTO: il napoletano “stretto” è bellissimo, ma a tratti rallenta la lettura. Deve assolutamente rimanere, ma rendendolo un pelo più comprensibile.

CHI COSA COME: “Storie ‘e merd”, un fumetto scritto e disegnato da Ruben Curto, spillato, un tot di pagine (tipo 48), a colori, a pochissimi euri (5).

PER COMPRARLO, per sapere di cosa parla, e anche per leggere una storia gratis a sbafo (con co-protagonista il mitico Robbò), andate QUI


Se volete sapere il nome dell’artista che ha disegnato l’illustrazione che compare come immagine di apertura di questo blog, potete trovarlo – insieme a quello di TUTTI gli altri autori che hanno partecipato nel passato –  nell’apposita PAGINA dedicata agli omaggi a L110P, così come in apposite pagine potete trovare TUTTE LE RECENSIONI, e le SEGNALAZIONI di fumetti non ancora recensiti ma comunque degni di nota.

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