Messaggio di fine anno

Il buon anno di Sio (che era per il 2013, ma io lo riciclo)

Il buon anno di Sio (che era per il 2013, ma io lo riciclo)

Ieri, per puro caso, mi è capitato di vedere su Youtube il video di un’orrida poetessa che recitava una sua altrettanto orrida poesia scritta in italiano sgangherato, mentre in sovrimpressione passava l’elenco dei “premi” (casalinghi) da lei vinti.

La cosa mi ha fatto riflettere: non è raro, in effetti, vedere autori di mediocri, scarse o scarsissime capacità che promuovono e diffondono le loro opere come se fossero oro (e per loro sicuramente lo sono), contando addirittura su una piccola schiera di fedeli fan. Tutto questo mentre – al contrario – artisti molto dotati sono spesso troppo riservati/ modesti/ timidi/ insicuri (o semplicemente incapaci di valorizzarsi) per osare farsi pubblicità.

Mettiamo, ora, in maniera un po’ paradossale, che io sia un tizio che non ne sa niente di poesia; e che, viaggiando su internet, mi imbatta negli spot di tutte queste poetesse da quattro soldi (le quali, con tutta l’innocenza e il candore del mondo, si scambiano spesso i link e si intervistano a vicenda, sostenendosi – pur con affetto e convinzione – nella loro miseria). Cosa posso pensare? Beh, che sono brave, e che se scrivono dei testi qualcosa di poesia ne capiranno. Inizierò quindi a comprare i loro libri.

In poco tempo potrei dunque iniziare a credere che le loro rime sono davvero valide, arrivando al punto di leggere solo quelle, e creandomi un’idea parziale, incompleta e molto poco realistica di quello che è il mondo della poesia. Potrei, in breve, iniziare ad apprezzare e scegliere per le mie letture solamente i gorgheggi letterari di queste “poetomani”… per l’unico motivo che in prima fila ci sono sempre e solo loro.

Ho una scelta in questo? Beh, in effetti no, o non proprio. Si sa: il pubblico è pigro e abitudinario, e una volta che ha imparato ad apprezzare una cosa pretende sempre e solo quella, e solo raramente mette in discussione le proprie passioni. Ma se, oltretutto, nessuno fa capire a questo pubblico che in giro c’è ben altro, che esiste tutto un mondo fatto di autori bravissimi, il lettore finirà per convincersi che sta già leggendo le cose migliori, e che la poesia è tutta così. Paradossalmente potrebbe persino arrivare un giorno in cui, messo davanti a Neruda o a Wislawa Szymborska (per me una delle migliori poetesse moderne in assoluto), egli li disprezzi dicendo che scrivono robe brutte e incomprensibili, mentre i veri Artisti della Rima sono Concettina Scarabattoli, Giannina Guttaperca o Stanislao Moulins della Checca.

Insomma, a prescindere dai gusti e dalle inclinazioni di ognuno di noi, se nessuno ci “educa al bello”, ci insegna cosa è buono e cosa non lo è, ma soprattutto se nessuno ci svela che esistono tantissime realtà diverse da quelle che conosciamo (e che abbiamo conosciuto e amato forse per l’unico motivo che erano quelle più a portata di mano) come possiamo noi lettori arrivarci da soli, soprattutto se in prima linea troviamo sempre autori non così eccezionali che però “sanno vendersi” o che sono sostenuti e diffusi dai propri editori?

La cosa, ovviamente, vale anche per il mondo del fumetto.

Attenzione, però: con questo non voglio dire che gli autori di comics italiani sono degli incapaci o che sono “amici di” o altre stupidaggini simili. Conosco meno della metà di loro per meno della metà, e nutro per quella metà meno della metà dell’affetto che meritano. Così come non voglio dire che gli autori meno bravi non dovrebbero farsi pubblicità: a prescindere dal loro valore essi giustamente si mettono in gioco, si fanno conoscere, riuscendo alla fine a costruirsi una credibilità che forse artisticamente non gli spetta, ma che tecnicamente parlando non ha meno valore di qualsiasi altra.

Ciò che volevo dire, invece, è che spesso vedo autori bravissimi, i quali però se ne stanno trincerati dietro le loro pagine Facebook, o nei loro blog, o nei loro account DeviantArt, dai quali non escono quasi mai, e che pensano di essere “arrivati” solo perché un centinaio di amici scrivono loro dei calorosi e sinceri apprezzamenti.

Per quanto possa essere bella questa vittoria, è solo una parte di ciò che potrebbero ottenere. E per avere il resto è necessario lasciare la comodità delle proprie pagine e farsi conoscere in giro, cercando di comparire insieme a “quelli bravi”, o perlomeno di avere lo stesso spazio di chi, oggettivamente, non se lo merita. Anche perché, spesso, aspettare che sia qualcun altro a farlo al posto loro è solo una perdita di tempo.

Per cui, il mio consiglio di fine d’anno a tutti gli autori italiani di fumetti – che mi fa sentire un po’ come il Dittatore dello Stato Libero di Bananasè quello di credere in se stessi, farsi pubblicità, promuovere il proprio lavoro e cercare di far capire al pubblico codardo e superstizioso che ci siete anche voi. Farsi apprezzare non solo dagli amici, ma anche e soprattutto dai “nemici”, sfidandoli sul loro terreno, e non sul vostro.

Chissà, forse in giro ci sono dei lettori che sono annoiati dei soliti fumetti, che stanno cercando opere come le vostre ma che ignorano la loro esistenza, e di conseguenza continuano a leggere sempre le stesse cose provando sempre meno piacere, solo perché sono troppo pigri o hanno troppo poco tempo per scoprire altro. Tocca a voi, quindi, far sentire la vostra voce.

Se necessario, unitevi. Sostenetevi a vicenda. Trovate nuove vie per farvi conoscere. Puntate sul vostro talento. Prendete anche voi, insieme a tutti gli altri autori validi e meno validi, lo spazio che meritate. E soprattutto date a chi legge la possibilità di scegliervi.

Non state facendo un favore solo a voi stessi, ma anche al pubblico.

 Buon anno a tutti.


SERATA D’AUTORE

 O Musa, essere un pugile o non essere affatto.

Ci hai lesinato un pubblico in tumulto.

Ci sono dodici persone ad ascoltare,

è tempo ormai di cominciare.

Metà è venuta perché piove,

gli altri sono parenti. O Musa.

*

Le donne sverrebbero liete in questa serata,

non qui però, ma solo a un match di pugilato.

Le scene dantesche sono soltanto lì.

E le ascese in cielo. O Musa.

*

Non essere un pugile, essere un poeta,

avere una condanna ai valéry forzati,

in mancanza di muscoli mostrare al mondo

poesiole da leggersi a scuola – tutt’al più –

o Musa. O Pegaso,

angelo equino.

*

In prima fila un vecchietto dolcemente sogna

che la moglie buonanima, risorta,

gli sta per cuocere la crostata di prugne.

Con calore, ma non troppo, ché il dolce non bruci,

cominciamo a leggere. O Musa.

        Wisława Szymborska (1923-2012)

(da Vista con granello di sabbia, Adelphi, 1998,  trad. Pietro Marchesani)

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...