Pillola dieci: “Fototessere”, di Sara Menetti

La cover di Fototessere volume 1
La cover di Fototessere volume 1

Quest’anno, a Lucca, ho commesso un errore madornale: sono passato e ripassato davanti allo stand del collettivo Mammaiuto senza capire chi avevo di fronte. E, soprattutto, senza comprare nemmeno uno dei loro fumetti. Pessimo, veramente pessimo.

A mia parziale discolpa posso dire che avevo già degli obiettivi predisposti e poco tempo per fare tutto. Posso dire che ero distratto da altre cose. E posso dire anche che – in effetti – gli stand della Self Area non sono il massimo quando si deve consultare qualche fumetto.

la cover "totale"
la cover “totale”

Avete mai frequentato la Self Area di Lucca? Gli standisti occupano dei piccolissimi spazi, davvero ridotti, e tra loro e il potenziale lettore ci sono solamente un tavolino e pochi centimetri di spazio. Questo, devo ammetterlo, può creare disagio: personalmente vorrei comprare tutto, complimentarmi con tutti… ma ci sono delle cose che non posso permettermi di comprare, e altre che proprio NON mi interessano. Un conto però è consultare con calma i fumetti in mezzo a tante altre persone, con davanti un grande stand, con i commessi che girellano senza fare caso a te. E un altro conto è trovarsi da soli a pochi centimetri dall’autore, lui zitto e tu zitto, ognuno terribilmente consapevole di chi ha davanti.

I cubicolini hanno le dimensioni della cabina di un ascensore, e il paragone in questo caso è davvero azzeccato: arrivare davanti a uno di essi è proprio come trovarsi chiusi in un ascensore con uno sconosciuto. Di solito, quando questo accade, ciascuno dei presenti si mette a fissare il vuoto e raggiunge in tutta fretta l’angolo più lontano rispetto all’altra persona. Negli stand, invece, questo non è possibile: ci si ritrova costretti a porsi proprio di fronte allo sconosciuto, mettendosi poi (metaforicamente) a frugargli nella borsa.

Sarete d’accordo con me che una cosa del genere può mettere in imbarazzo o dissuadere il lettore inconsapevole dall’avvicinarsi. E in quei casi l’unica cosa che tale lettore può fare, se si sente al centro dell’attenzione, è accelerare il passo e procedere allo stand successivo. Ma a volte, nell’accelerazione, si può perdere qualche chicca come è successo a me.

Consiglio ai potenziali fumettisti: quando siete allo stand cercate sempre di mantenere una distanza di sicurezza rispetto al vostro potenziale acquirente. Se lo vedete timoroso fingetevi affaccendati, dategli spazio, fate finta di non vederlo, non statevene con le mani in mano, non assumete l’aria della persona in attesa di qualcuno che compri: potreste metterlo a disagio e farlo fuggire. L’unica altra alternativa è rompere il ghiaccio cercando di dire qualcosa di simpatico, ma anche qui dipende molto da chi avete davanti.

Comunque, scherzi a parte, la realtà dei fatti rimane quella che ho citato all’inizio: sono passato davanti ai Mammaiuto… e non me ne sono reso conto!

L’errore è stato reso ancora più grave dal fatto che conoscevo il loro bellissimo sito, QUESTO, nel quale autori di sicuro talento pubblicano GRATUITAMENTE degli ottimi fumetti a puntate, e che solo in seguito raccolgono in volume (mantenendo comunque gratuita la versione online). Per cui, ritornato a casa, quando finalmente ho capito cosa (non) avevo fatto, sono corso subito ai ripari andando a visitare la loro pagina E, abbagliato dalla bellezza dei loro fumetti, alla fine ho comprato tre volumi. Non avrò l’autografo con dedica in nessuno dei tre; ma va beh, ormai è fatta, mi dovrò accontentare.

Però li recensirò, uno alla volta, tempo permettendo.

Il logo del collettivo
Il logo del collettivo, a mio parere casa di grandi talenti

E partiamo dunque dal primo che ho letto, Fototessere, di Sara Menetti.

Che dire, un fumetto che si può definire “fatto di nulla” (apparentemente), che più che letto va centellinato. Per fare un paragone, Fototessere (e già il titolo dice tutto) è l’equivalente fumettistico di quei piatti che ti vengono serviti nei ristoranti a cinque stelle, quei famosi primi che sono composti da quattro ravioli (mi perdonerà l’autrice se paragono il suo fumetto a un raviolo) e che fanno storcere il naso ai palati meno raffinati. Quelli che li guardi e dici ma come, tutto qui? Certo che ne potevano mettere altri due!

I famosi ( o famigerati, dipende dai punti di vista) ravioli "a cinque stelle"
I famosi ( o famigerati, dipende dai punti di vista) ravioli “a cinque stelle”

Eppure, in quei piatti come in questo fumetto, il segreto, la sostanza, non stanno nella quantità, quanto piuttosto nella qualità. E così come NON si va in un ristorante chic per mangiare fino a scoppiare, così NON si legge questo fumetto per assistere alle avventure di incredibili personaggi vittima di intricati avvenimenti. Quello che conta, in questo caso, è il cuore delle cose, la loro apparente leggerezza, la loro assoluta semplicità e il “sapore” assolutamente perfetto.

Vogliamo, nel rispetto dell’autrice, fare un paragone più letterario? Bene: Fototessere assomiglia ai racconti di Raymond Carver, al minimalismo americano (etichetta che peraltro egli mal sopportava), dove i pochi elementi contenuti nelle storie rimandavano a un intero universo di significati.

Ma in conclusione, direte forse voi, di cosa parla questo Fototessere?

Ebbene, Fototessere – come recita il titolo – è composto da fumetti monopagina di 4 vignette ciascuno, all’interno dei quali l’autrice offre un ritratto in quattro vignette (dialoghi compresi) di persone che ha incontrato per strada, sull’autobus, alle poste, per strada, dal medico o in un bar. Persone comuni, come lei e noi, che si trovano a parlare di cose loro, che a volte solo loro possono capire, e che dopo qualche frase breve e lapidaria scompaiono dalla scena per non tornare più.

Ogni pagina, quindi, è l’immagine di una persona colta in un preciso momento, nonché il racconto fedele di ciò che tale persona ha detto (o non ha detto, in qualche caso).

Niente colpi di scena, quindi. Niente trama. Niente finale con gli spiegoni. Niente introduzione. Niente personaggi principali o spalle comiche. Niente unità di tempo, luogo o azione. Niente di niente. Solo persone che dicono due frasi, e poi vanno via.

una fototessera pia
una fototessera pia

Possiamo chiamarlo un esperimento? Va beh, via: chiamiamolo esperimento.

Se è così, però, bisogna aggiungere che è perfettamente riuscito.

Vi sarà forse più chiaro, ora, il mio riferimento ai ravioli chic: Fototessere non è un fumetto che va letto al galoppo, ingozzandosi, riempiendosene fino a scoppiare, stupendosi a ogni colpo di scena e affrettandosi verso il finale. Va invece osservato con infinita calma, meditato con lenta attenzione, gustandosi il sapore e le variazioni di ogni sua pagina, i detti e i non detti, gli accenni, le frasi e i volti (volti che, con altrettanto genio, sono tutti tagliati nell’illustrazione di copertina). Di questo fumetto vanno assorbiti i vapori, e le storie che esso contiene sono infinite nei significati proprio perché brevi, così brevi che è necessario che sia il lettore a riempire i vuoti, ad aggiungere le numerose parti sottintese e mancanti. Quest’ultima è un’operazione bellissima e inquietante, perché in ciascuna delle persone ritratte potremmo riconoscere noi stessi, oppure qualcuno che ci sembra di conoscere. Nei tic, nei discorsi, nei pensieri degli uomini e delle donne riassunti in queste pagine ci pare di intravedere personaggi che potremmo amare, oppure odiare. Che guarderemmo con affetto, con sospetto, con noia, con disprezzo oppure con pena. E i paragoni nascono subito spontanei, in quanto Fototessere evita qualsiasi forma di giudizio, elimina quasi completamente il punto di vista dell’autore, e offre invece al lettore il pieno controllo di ciò che accade.

Tutti i personaggi ritratti fronteggiano direttamente il lettore, che in questo modo si trova ad avere una sorta di “posto in prima fila”. Potremmo essere noi i tizi seduti sull’autobus di fronte alla signora con gli occhiali, o all’ometto col cappello, e così come faremmo se fossimo davvero lì, anche leggendo non possiamo fare a meno di dare il nostro giudizio sulle persone che abbiamo davanti, inquadrandole secondo il nostro punto di vista e cercando di immaginare quali vite si nascondono dietro quelle quattro parole scambiate con noi.

fototessera3

Proprio parlando di questo mi viene alla mente un altro paragone letterario, e cioè quello con “Nei miei occhi”, stupefacente fumetto di Bastien Vivés, nel quale l’unica protagonista femminile si rivolgeva direttamente al lettore, del quale era impossibile leggere i dialoghi ma solo le risposte che lei dava alle parole di lui, con il risultato che l’immedesimazione era totale.

Ecco, con Fototessere siamo più o meno in quella strada. E – anche se devo ammettere che Vivés mi ha conquistato di più (ma sono di parte) – leggere questo fumetto è stata davvero una grande soddisfazione. Ho trovato al suo interno esattamente quello che mi aspettavo, e anche di più, e ho trovato l’idea davvero ottima. L’opera è riuscitissima, oserei dire che non ha alcun difetto, è supportata da un segno piacevolissimo e adattissimo, e sfoggia una semplicità, una laconicità che si adattano perfettamente allo spirito dell’esperimento.

Fototessere si legge così come si guarda un’opera d’arte, non facendosi travolgere dagli avvenimenti ma soffermandosi sui piccoli particolari che traspaiono dalla tela. I personaggi si fanno riconoscere con pochi semplici accenni – anche se qualcuno rimane per forza di cose inconoscibile – e tutti loro rappresentano… mah, chissà. Mi verrebbe da dire parole come “microcosmo” “spaccato”, ma pensandoci sopra non mi sembrano adatte. Immagino infatti che i vari personaggi siano stati in un certo qual modo “filtrati” dall’autrice, che – anche se in minimo grado – li ha scelti seguendo il proprio interesse e la propria sensibilità, che di tanto in tanto traspare anch’essa tra le righe del non-racconto. Quello che abbiamo quindi è un ritratto di un certo tipo d’italia, di gente, di persone, che magicamente diventano un ritratto anche nostro, della nostra mente, e di Sara Menetti stessa (la quale, tra l’altro, ha ritratto più di una persona vista in attesa dal medico o al pronto soccorso, facendomi preoccupare per la sua salute, ahahahaha!).

Dunque ecco: nonostante sia tutto nascosto, nonostante le storie siano brevissime e semplicissime, non contengono un briciolo di interesse in meno, o di saggezza, o di bellezza, o di verità, rispetto a una “Guerra e Pace” o a un “Promessi Sposi”. Il che, mi pare, è prerogativa delle storie più belle.

fototessera2

In definitiva, Fototessere è un’opera davvero interessante che ovviamente NON mi sento di poter consigliare a tutti, ma che sarei davvero contento se voi leggeste. Francamente credo che se lo meriti, non fosse altro per il fatto che fugge da ogni tentativo di “normalità” per dar vita a un discorso del tutto diverso da quelli che solitamente conosciamo. Nelle sue pagine non incroceremo nessun Indagatore dell’Incubo, nessun Uomo Ragno di quartiere, nessun Pirata con la sua ciurma, ma solamente il mondo che ci circonda. Il quale, ovviamente, non è mai lineare e comprensibile come noi vorremmo che fosse, ma offre di sé solamente dei piccoli indizi in mezzo ai quali noi dobbiamo districarci.

Fototessere, ritratto fotografico del mondo e della nostra realtà, ci offre quasi per magia lo stesso punto di vista (infinito), le stesse certezze (quasi nessuna, a parte quelle decise da noi), la stessa logica (scarsa), nessun finale consolatorio, nessuna predestinazione e nessun percorso consequenziale. Ogni conclusione è lasciata al nostro giudizio; ogni possibile sentimento è soltanto frutto del nostro animo, e quasi mai ci viene offerto già pronto.

Sara Manetti, disegnatrice davvero interessante
Sara Menetti, disegnatrice davvero interessante

Due parole anche riguardo il disegno… ma l’ho già detto: ottimo, di quelli che fanno venir voglia di vederne ancora, stilizzato, semplice eppure deciso ed estremamente comunicativo, concettualmente e tecnicamente perfetto, di quelli che non si può non amare perdutamente… e la confezione grafica, che è altrettanto ottima. Così come il contenuto stesso, anche l’albo è semplice e rigoroso, con il bianco a farla da padrone e pochi schizzi di colore a rivelarci le varie tonalità del mondo che vi è ritratto. Un prodotto assolutamente professionale, bello da leggere, da sfogliare ma anche solo da tenere in mano.

Semmai ci fosse bisogno di far sapere al mondo che il fumetto italiano offre molti autori poco visibili ma con tanto talento e tantissima bravura, Fototessere è il fumetto adatto a questo scopo.

Da leggere, rileggere, sfogliare alla rinfusa senza annoiarsi mai.

Vivi complimenti all’autrice e al collettivo Mammaiuto, che non posso non raccomandare a chiunque legga questa recensione e questo blog. Alcune tra le voci più vere, originali, moderne e spigliate del fumetto italiano attuale non le trovate in edicola, ma lì dentro.


UN PREGIO: l’essere fuori dagli schemi di narrazione “classici” senza perdere alcun elemento che li contraddistingue.

UN DIFETTO: nessunissimo. Il difettoso semmai sono io, che non l’ho comprato a Lucca.

CHI COSA COME: “Fototessere”, volume unico scritto e disegnato da Sara Menetti. Formato direi Bonelliano, brossurato, colore, tante pagine a un prezzo bassissimo vista la qualità (12 euri).

Per leggere gratis o acquistare Fototessere andate QUI. Il link per lo shop è in fondo alla pagina. Come ho detto sopra, Fototessere e tutti gli altri fumetti sono totalmente GRATUITI, ma se volete un mio consiglio permettetevi il lusso di comprare almeno uno dei volumi disponibili. Farete un favore a loro ma anche a voi stessi, e potreste addirittura scoprire che esistono in giro fumetti italiani dei quali non sospettavate neppure l’esistenza, che invece di stare lì dovrebbero essere in vendita nelle librerie, e che potrebbero cambiare per sempre la vostra concezione di “cos’è il fumetto”.

Crescete come lettori, sostenete Mammaiuto.


Se volete sapere il nome dell’artista che ha disegnato l’illustrazione che compare come immagine di apertura di questo blog, potete trovarlo – insieme a quello di TUTTI gli altri autori che hanno partecipato nel passato –  nell’apposita PAGINA dedicata agli omaggi a L110P, così come in apposite pagine potete trovare TUTTE LE RECENSIONI, e le SEGNALAZIONI di fumetti non ancora recensiti ma comunque degni di nota.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...