Pillola dodici: “Un lungo Cammino”, di Daveti & Palloni/Rossi

La copertina di "Un lungo cammino"
La belissima copertina di “Un lungo cammino”

Quando mi ritrovo a leggere fumetti di qualità come “Un lungo cammino”, ho sempre più spesso l’impressione di risvegliarmi da un sonno. Sonno che non è mio, nel quale non sono entrato coscientemente, ma nel quale invece mi ritrovo solo perché convinto (dalla mia testa, o dalla testa degli altri) che non ci fossero veri motivi per i quali stare svegli. Direi dunque che opere come questa sono più che benvenute, in quanto riescono a strapparmi dal torpore nel quale troppo frequentemente continuo a cadere.

Un Lungo Cammino (ULC), oltre alla storia stessa, racconta infatti una grande verità: che il fumetto italiano esiste, è vivo, non ha nulla da invidiare a quelli stranieri, e in qualche caso è nettamente migliore. Ci fa capire anche che un altro mondo è possibile, e che quello che ci è offerto come “il meglio”… ahimè, a volte non lo è. Ma se tutto il “meglio” è fatto allo stesso modo, e i fumetti veramente interessanti non li conosce nessuno, come fa il pubblico a capire la differenza?

Semplice, non può.

Scrivendo questa recensione non so davvero da che parte iniziare, perché ULC mi ha suscitato tante di quelle emozioni, e tante di quelle riflessioni, che trovo qualche difficoltà a mettere in fila i pensieri. Cercherò di farlo meglio che posso, andando in fila, e soprattutto cercando di non farmi troppo trasportare.

Iniziamo dalla trama: ULC si svolge in un prossimo futuro, nel quale – per affrontare un’enorme crisi – i governi hanno creato delle “città stato” di impianto medioevale, nelle quali solo dei privilegiati possono entrare. Tutto il resto della popolazione deve rimanere fuori, facendo tesoro delle poche risorse, e tirando avanti meglio che può, in modi più o meno onesti. Capita però che un abitante di queste città ricche, un ragazzino, si ritrovi nel mondo dei “reietti”, e debba riuscire a tornare a casa contando solo sull’aiuto di un abitante del luogo. Ce la farà? Non ce la farà? Chissà.

Una cosa da dire subito: avevo scambiato ULC per il solito fumetto “post-atomico” nel quale dei sopravvissuti devono muoversi all’interno di un generico scenario apocalittico. Sono stato aiutato in questo da alcuni luoghi comuni che ho nella testa (ad es. The Walking Dead, The Road libro e film – peraltro citati nella postfazione), a dimostrazione di come le nostre aspettative siano ormai “contaminate” dai prodotti che ci vengono offerti con più frequenza. Ma leggendo ULC ho trovato molto di più, sia a livello di trama che di contenuti che (con mia grande gioia) di ambientazione. Proverò dunque ad esaminare tutti questi elementi nelle righe che seguono.

una tavola: tutto funziona perfettamente
una tavola: tutto funziona perfettamente

TRAMA: ricca, piena di svolte narrative, piena di colpi di scena, mai completamente prevedibile sebbene si muova all’interno di canoni ben conosciuti, interessante, ritmata, potente, e chi più ne ha più ne metta. ULC coinvolge, non spezza mai la tensione, tiene costantemente sospeso il pubblico, lo solletica mostrandogli cose interessanti e oltretutto  gli offre molto più di quello che il lettore si aspetterebbe, affondando il pedale quando ci si immaginerebbe una frenata.

Quest’ultima è davvero una cosa ottima, che il “normale” e blasonato fumetto di genere non ci offre quasi mai: ogni qual volta sembra di intravedere in quelle storie una zampata di coraggio, ecco che esse tornano uggiolando nei binari della normalità. ULC invece quel passo avanti lo fa, e sempre. Concede in ogni occasione quello che ha promesso, senza tirarsi indietro. Ogni volta. Basterebbe solo questo per far capire quanto valore abbia. Ma, fortunatamente, ci sono molte altre cose di cui parlare.

DIALOGHI: veramente buoni. Senza un cedimento, senza un luogo comune, e soprattutto realistici all’inverosimile. La gente parla, appunto, come “gente”. Come persone vere, fregandosene della sintassi perfetta o dell’uso di sinonimi. Eh no, in ULC quando bisogna dire “cazzo” si dice “cazzo”. E questo provoca la nostra indignazione? No, tutt’altro: ci dimostra solamente come un dialogo realistico sia molto più efficace di tanta prosopopea.

FUMETTO DI GENERE: lo specifico, perché credo che la cosa vada colta. ULC è un fumetto di genere. Una di quelle storie che di solito vediamo al cinema, che lasciamo fare agli Americani, perché ci sembra che solo loro siano capaci di farle. E invece no, ecco qui un fumetto che ci dimostra che anche noi (italiani) ci sappiamo difendere, e del resto lo abbiamo sempre fatto, anche se a oggi cerchiamo troppo spesso di dimenticarcelo o dei “generi” offriamo solo una versione “annacquata” e priva di mordente, priva di contenuti, priva di connessioni con la nostra realtà. ULC non è una graphic novel basata su tristi riflessioni di una generazione disillusa o sulla tragicomica rievocazione di un’infanzia agrodolce, bensì una storia ambientata nel futuro, con i buoni, i cattivi, l’azione, i colpi di scena, i sentimenti, le avventure e il messaggio. Non sappiamo farlo? Certo che sì, invece.

ONESTA’: credo che sia la dote che maggiormente mi ha fatto apprezzare ULC, e che si ricollega al punto precedente. ULC non finge di essere altro, non cerca di darsi una patina di Autorialità o di Intellettualismo, ma semplicemente ci racconta una bella storia nel modo più chiaro e semplice possibile, puntando su azione e sentimento. Non si nasconde dietro a nulla, ma desidera solo raccontare, farci immedesimare con i suoi personaggi, farci stupire, tenerci col fiato sospeso,darci qualche spunto di discussione, qualche riflessione, e forse anche commuoverci. Racconta una storia con un inizio, uno svolgimento e una fine concreta. Null’altro.

AMBIENTAZIONE: i luoghi dell’azione sono rappresentati dall’Italia del futuro, anch’essa divisa in tante pseudo regioni al centro delle quali sta una città stato. Il mondo che conoscevamo è crollato, e cosa hanno fatto i ricchi? Semplicemente hanno buttato fuori i poveri, hanno tagliato i viveri a una buona parte della popolazione, dando vita a un capolavoro di ipocrisia. Abbiamo quindi da una parte i “benestanti”, i quali – cosa ancora più tragica – continuano a vivere la stessa vita di prima, sprecando e spandendo; e dall’altra tutti quelli che sono rimasti fuori, e che hanno dovuto adattarsi alla situazione.

Un’ambientazione tale, così vicina a noi, così realistica, distopica e plausibile, è un vero colpo al cuore, e si dimostra mille, diecimila volte più efficace dei soliti “futuri remoti” o “città straniere qualsiasi” alle quali siamo abituati. Senza nulla togliere a tanti personaggi, devo ammettere che quella di ULC è stata una delle pochissime ambientazioni che mi ha coinvolto, che mi ha interessato al punto da desiderare di saperne di più. Questo è qualcosa di raro, di rarissimo, che rivela come la luce di un faro quanto importanti siano tali ambientazioni, e per “tali” intendo quello che ho detto prima: realistiche, plausibili, e soprattutto molto vicine a noi. Sì, va bene, la lontana New York o la Technoville del futuro sono belle e tutto quello che volete, ma quanto è più significativo ambientare un fumetto nel NOSTRO mondo, quello che conosciamo, mostrandone le innumerevoli facce?

Impagabile, davvero impagabile. E ripeto: questa Italia del futuro, che è riuscita a rimediare alla crisi semplicemente tirando su pareti di cemento, abbandonando al suo destino gran parte della popolazione, e continuando poi a vivere nei modi errati di prima contando solo sul fatto che c’era meno gente a consumare le risorse, credo sia uno degli sfondi futuribili più belli, veri e inquietanti che io abbia mai visto.

Quando c'è bisogno di essere cattivi, ULC non si tira mai indietro
Quando c’è bisogno di essere cattivi, ULC non si tira mai indietro

PERSONAGGI: sono tantissimi, e tutti caratterizzati magistralmente. Parlare troppo di loro vorrebbe dire parlare della trama, e io non sono qui per farvi un riassunto di questo fumetto, ma voglio convincervi a comprarlo. Posso comunque dire che li ho trovati tutti interessanti, unici, affascinanti e realistici. Ogni personaggio di ULC, anche quelli che appaiono solo di sfuggita, contribuiscono a dare uno spaccato del mondo che i suoi protagonisti stanno attraversando, e nessuno di essi dà l’impressione di essere una semplice “spalla” buttata là tanto per fare mucchio. No: ognuno di loro è una tessera di un mosaico, e sono tutti interessanti da vedere, complessi, a volte contraddittori, facili da comprendere e da riconoscere.

DISEGNI: ottimi anch’essi, efficaci, chiari, d’impatto, e soprattutto liberi, mai chiusi in una “gabbia bonelliana” ma liberi di esprimersi nel modo migliore. Le tavole di ULC sono ricche, belle da vedersi, artistiche, ma contemporaneamente restano sempre chiare e lineari. Un perfetto punto d’incontro tra necessità di esprimersi e necessità di narrare.

ULC: un fumetto che non ha paura.
ULC: un fumetto che non ha paura.

Giunto a questo punto, credo proprio che potrei fermarmi. Ho infatti detto tante di quelle cose, e soprattutto fatto tanti di quei complimenti, che si potrebbe pensare che questa recensione sia falsa, o sia un semplice spot pubblicitario. E invece no, è assolutamente sincera, e non avrei potuto scriverla diversamente. ULC è un ottimo fumetto, maturo e potente, che soddisfa in pieno ogni aspettativa, e che candiderei senza dubbio a un posto d’onore.

Anzi, mi stupisce un po’ il fatto che lo abbia trovato gratuitamente in rete, perché nessun editore ha avuto il coraggio di investire su di lui. Non per criticare, ma francamente ho spesso l’impressione che – mentre tutti si lagnano della mancanza di originalità e di carisma dei nostri fumetti – nello stesso tempo pubblico e addetti ai lavori si lascino sfuggire dei prodotti che invece sono più che vitali, più che interessanti, e che potrebbero da soli risvegliare il panorama del nostro fumetto.

ULC, invece, guarda un po’, è stato auto pubblicato dall’Associazione Culturale Mammaiuto, della quale ho recentemente parlato QUI, e che a mio parere si dimostra nuovamente una delle realtà più fertili, efficaci e concrete del mondo del fumetto italiano.

mammaiuto

Sebbene Mammaiuto faccia “fumetto di genere” o “fumetto popolare”, le opere che crea non sono per nulla popolari, o perlomeno non contengono nessun elemento negativo insito nella parola “popolare”. Lo stesso discorso va fatto per le opere invece “autoriali”, che sono concrete, vive e solide anch’esse, per nulla vuote esibizioni d’arte ma prodotti con una logica e un fine comprensibile e validissimo.

Insomma, tagliamo corto, la verità è questa: ho letto DUE fumetti prodotti da Mammaiuto e ne sono stato assolutamente soddisfatto, molto più che leggendo i “soliti e famosi fumetti”. Sarò io che sono “vecchio”, sarò io che sono una testa di cazzo, sarò io che non capisco i fumetti… ma quella che mi pare di vedere nel loro sito mi sembra proprio…com’è che si chiamava? Ah, sì: Arte.

Concludo dicendo che Un Lungo Cammino si è rivelato un fumetto davvero convincente, con una trama solida, dei personaggi a tutto tondo, una storia che non annoia mai e dei cambi di scena sempre efficaci. Se dovessi per forza trovare un difetto direi che la necessità di pubblicazione online a puntate ha reso inevitabili alcuni sacrifici, ha impedito qualche approfondimento in più, o ha fatto partire in “medias res” alcuni episodi. Mi è anche sembrato un po’ troppo semplice il fatto che alla fine… eh, ma non posso dirlo… così come mi sembra che il personaggio di Phelt abbia purtroppo brillato per la sua assenza. Ma in effetti i difetti sono piccolissimi, e sono compensati ampiamente dalla perfezione del resto.

Immagino che qualcuno potrebbe anche leggere questo fumetto e non trovarlo poi tanto eccezionale. Io credo invece che lo sia, ed è questo il motivo di tutte queste sviolinate. Ma eccezionale non tanto (o non solo) per l’ottima storia, quanto piuttosto per l’esempio che da, per lo sprone che offre, per le possibilità che apre. ULC dimostra quanto possa offrire il fumetto italiano, e come sia a volte illogico cercare sempre e solo all’estero quelle emozioni che anche i nostri autori possono regalarci.

Se ULC fosse stato davvero un fumetto "popolare" come tanti altri, probabilmente sarebbe stato così.
Se ULC fosse stato davvero un fumetto “popolare” come tanti altri, probabilmente sarebbe stato così.

Vivi complimenti a tutti gli autori, e ovviamente all’Associazione Mammaiuto. Continuate così.


UN PREGIO: troppi

UN DIFETTO: nessuno.

CHI COSA COME: “Un lungo cammino”, di Samuel Daveti (soggetto e sceneggiatura), Lorenzo Palloni (disegni, matite e mezzatinta) e Francesco Rossi (disegni e chine), fumetto di 160 pagine, brossurato, mezzatinta, bellissimo, a 12 euro.

Potete acquistare ULC cliccando QUI. Nel sito dal quale ho ricavato questo link è possibile trovare anche la versione GRATUITA del fumetto da leggere online, e che vi consiglio di provare. Se però vi dovesse convincere fin dalle prime pagine, il mio secondo consiglio è di lasciar perdere, per una volta, l’avarizia e comprare l’albo. Gli autori se lo meritano. E anche voi lettori ve lo meritate.


Se volete sapere il nome dell’artista che ha disegnato l’illustrazione che compare come immagine di apertura di questo blog, potete trovarlo – insieme a quello di TUTTI gli altri autori che hanno partecipato nel passato –  nell’apposita PAGINA dedicata agli omaggi a L110P, così come in apposite pagine potete trovare TUTTE LE RECENSIONI, e le SEGNALAZIONI di fumetti non ancora recensiti ma comunque degni di nota.

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2 commenti

  1. Un unica pecca ho trovato nel fumetto… il finale troppo veloce (e lo dico così per non spoilerarlo)… forse è un pregio perchè ognuno potrà immaginarsi la fine che vuole, ma secondo me potevano mettere UNA pagina in più, non di “spiegone” ma un “e dopo questa storia i nostri eroi…”

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    • Non saprei. Io l’ho trovato forse un pò sbrigativo (c’è almeno un personaggio o due che escono di scena troppo velocemente) ma comunque “completo” e soddisfacente. In fondo una pagina in più non avrebbe aggiunto nulla di significativo, e come dici anche tu più che la tappa finale del viaggio quello che era veramente importante in questo fumetto era il viaggio stesso. Del resto lo dice anche il titolo! Un saluto e grazie del commento.

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