Pillola quindici: “Robotics”, di Iemmola-Polizzo-Pilato-Matruglio

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la copertina di Robotics volume 1

Di Robotics, recentemente, sento parlare molto, e molto bene. Questo non può che farmi piacere, perché questo fumetto, con il suo mix di fantascienza “vecchia e nuova”, è davvero meritevole, non fosse altro per il fatto che non cerca di inserirsi in un particolare filone ma invece va dritto per la sua strada, senza scimmiottare/copiare/citare nessuno, ma avendo i propri personali obiettivi da raggiungere. Francamente, non potevo sperare in qualcosa di meglio, ma del resto l’avevo sospettato fin da subito: erano bastate le poche tavole di anteprima per farmi capire che Robotics aveva dalla sua una solida professionalità e una buona chiarezza di idee.

Di cosa parla Robotics? Di un futuro imprevisato nel quale, per sfuggire a una terribile malattia, gli abitanti della Terra hanno deciso di trasferire le loro coscienze all’interno di corpi robotici, diventando in tutto e per tutto degli automi. O meglio: solo i più ricchi o i più fortunati hanno potuto farlo, mentre gli altri sono rimasti abbandonati a un destino di morte certa.

ll trasferimento della memoria dal cervello a un supporto digitale ha avuto sicuramente i suoi pro (ora che è di ferro, l’uomo è divenuto immune alla pandemia così come alle altre malattie, all’invecchiamento e forse anche alla morte), ma il processo ha avuto anche un tragico effetto collaterale, per alcuni una maledizione e per altri un dono: la perdita quasi totale dei ricordi e dei sentimenti a essi collegati.

La razza umana è divenuta quindi una fredda comunità di macchine prive di paura, di odio, di ansia e di conflitto… ma nello stesso tempo svuotata di ogni sentimento che rendeva la vita degna di essere vissuta, e l’uomo la più fortunata delle creature senzienti. Gli unici che sono in grado di opporsi a tutto questo sono pochi fortunati (o sfortunati?) che hanno, a quanto pare, conservato intatta la propria anima. Tra essi spicca “Dreamer“, sorta di profeta laico che pare avere la possibilità di risvegliare ricordi e sentimenti sopiti nei suoi compagni meccanici, ma che per questo motivo ha pagato un caro prezzo, a causa di chi (per motivi ancora oscuri) desidera che le cose rimangano come sono. E il “chi” è Misprizer, robot dal grande potere e dal dominio tirannico, il quale decide la vita e la morte dei suoi sottoposti, e pare nascondere più di un segreto.

La storia di Robotics parte da qui.

la fine dell'uomo inizia da qui

la fine dell’uomo inizia da qui

Spero che sarete d’accordo con me quando dico che le premesse sono molto promettenti: Robotics è fantascienza vera, reale e realistica. E soprattutto – considerando altri fumetti dello stesso genere – originale e priva di luoghi comuni.

Quando l’ho letto, dopo il mio ritorno da Lucca, devo dire di essere rimasto molto stupito in senso positivo. Era da tempo, infatti, che non mi capitava di trovare un fumetto nel quale la narrazione di un possibile futuro non fosse soltanto un pretesto per raccontare storie di cazzotti spaziali. E questo è sicuramente un esempio più che positivo: abituati come siamo a personaggi statici, che si muovono immutabili lungo binari sempre identici, o a “detective del futuro” che non riescono a staccarsi dalle solite anonime trame poliziesche, noi lettori non possiamo che trarre giovamento da Robotics, opera che si dimentica di serial killer, pistole e  mostri alieni per ridare finalmente alla science-fiction un volto umano con una storia non prevedibile.

Robotics, in fin dei conti, rivela la fantascienza per quello che in realtà è, e cioè un modo di parlare del nostro mondo, della nostra società e del nostro essere “umani” con l’uso di precise metafore. Il che, se permettete, è qualcosa che ha un vero valore. E paradossalmente questo viene fatto ELIMINANDO gli esseri umani – in quanto esseri di carne e ossa – dalla scacchiera, per dare vita a un universo tanto vicino a noi quanto alieno, disturbante, gelido e apocalittico.

L’albo finisce e ti scopri a desiderare di poterne leggere ancora, il che mi sembra ottimo. E sia dal punto di vista della trama che dei disegni tutto fila alla perfezione, tanto che le due cose si compenetrano: le immagini sostengono la storia, e viceversa.

un'elegantissima doppia pagina a colori

un’elegantissima doppia pagina a colori, nella quale il declino del mondo è ben rappresentato con un occhio allo “spettacolo della fine”

Iniziamo infatti la descrizione dei punti di forza parlando dello stile: diversi disegnatori (Iemmola, Pilato, Matruglio, Marra) si sono cimentati (e si stanno cimentando mentre scrivo queste righe) con il mondo di Robotics, ma tutti con uno stile rispettoso dei temi e dell’anima del progetto. Ogni autore ha contribuito a rendere questo fumetto un’opera omogenea, che mostra degli scenari futuribili credibili e affascinanti, dimostrando un rigore interno che è davvero benvenuto. Non abbiamo infatti un’eccessiva diversità di segni, ma nello stesso tempo – cosa più importante – nessun disegnatore ha “sacrificato” il suo stile per sottomettersi all’opera. Ognuno ha mantenuto la propria personalità, e l’ha usata per arricchire il fumetto. Bella scelta, bel team, bel risultato.

Anche la visione del mondo del futuro è davvero buona: non una Terra eroica o “spettacolosa”, da “incredibili avventure strafichissime“, ma un pianeta post-apocalittico, cupo, plumbeo, in rovina, nel quale molte delle cose un tempo utili o indispensabili all’uomo giacciono dimenticate, distrutte, in stato di completo abbandono. Che cosa può farsene un robot, in effetti, di un ospedale o di una palestra? Le lascia marcire, visto che oltretutto ha perso i ricordi e le emozioni che lo legavano a quei luoghi. E prendiamo i robot stessi: girano “nudi”, senza abiti, quando forse la logica avrebbe richiesto che i superstiti avessero tentato quantomeno di imitare la vita che facevano un tempo. Ma no, tutto quello che è passato è divenuto inutile, superfluo. E il mondo viaggia inesorabile verso la rovina.

Ecco, sono elementi come questi che rendono con efficacia l’idea di una società abbandonata a se stessa, arrugginita e stanca, immobile da moltissimi anni.150, per la precisione, ma per quel che interessa ai robot potrebbero essere anche dieci, mille, o un milione.

Molto bello ed efficace anche il design retrò degli automi: sono contento che non siano dei Transformers super pompati e che non puntino solamente ad essere “badass”, cioè fichi e modernamente areodinamici, ma abbiano invece delle loro peculiarità e delle forme “personali”, adatte alla loro “anima” o a quel che ne resta. A tratti sembra quasi di vedere i vecchi robot di Go Nagai, “umanizzati” e resi non più eroici titani dall’enorme potere ma piccoli, insignificanti ingranaggi di un sistema. Robot “smitizzati”, possiamo dire. Eppure stranamente comunicativi.

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il fascino del metallo e del cemento sventrato

Riguardo alla trama, la scelta di procedere lentamente, introducendo piano piano il lettore in un cupo mondo futuristico, è molto azzeccata, e portata avanti in maniera molto valida. Tutto è ben spiegato (a parte ciò che DEVE rimanere un mistero), i rapporti tra i personaggi si delineano fin da subito, le possibilità narrative sono molteplici, e se all’inizio è un po’ difficile districarsi tra robot “risvegliati”, “con un’anima”, “privi di anima”, “semplici macchine” eccetera eccetera, con il procedere del volume ogni cosa prende forma in modo più preciso. Gli uomini/robot senza più “cuore”, che hanno barattato la possibilità di provare emozioni e di avere ricordi con la capacità di sopravvivere all’apocalisse, sono tragici, eroici e patetici nello stesso tempo. L’idea di questi simulacri che, essendo privi di tutto ciò che li rendeva umani, hanno dimenticato il mondo e ora vagano eseguendo ordini dei quali non capiscono il senso, cercando di dare uno scopo alla loro esistenza o solamente di sopravvivere, è molto buona, gelida e disperata, una valida metafora di quella che forse è anche la NOSTRA vita. E forse i robot non potranno mai ritornare a essere uomini, e non potranno mai far rinascere il mondo, proprio perché non sono più in grado di ricordarlo con amore.

Ci sono numerosi indizi che sembrano promettere interessanti sviluppi futuri, ma anche gli accenni al passato sono ottimi: invece delle solite lotte a colpi di pistole lasera fanno spazio alla riflessione, ai sentimenti e alla malinconia, e aprono sprazzi imprevisti nella definizione dei personaggi, rendendoli molto più profondi, umani e interessanti. Mi riferisco soprattutto a NEIL, che è quello che forse ho apprezzato più di tutti: il suo “bug” che gli consente di ricordare il passato, e la sua voglia di riscatto, mi hanno davvero interessato e stupito. Ma anche il tiranno Mispizer, il “santo” Dreamer, Neil, la Ladra, sono davvero personaggi non stereotipati, con molte cose  da dire.

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altra doppia pagina di grande impatto

A questo punto direi che comprare il volume 2 è d’obbligo. Spero che si manterrà l’equilibrio tra azione e introspezione, che verrà dato il giusto spazio a questa ex-umanità e al prezzo che ha dovuto pagare in cambio della sua (quasi) immortalità e che verranno approfonditi ancora i personaggi e le loro anime, il vero punto forte di questo fumetto. In ogni caso Robotics ha la sua personalità, si muove su binari personali sospesi tra la classica scif-fi Asimoviana e le contaminazioni moderne, fa sfoggio di una mitologia futura molto accurata e studiata alla perfezione, e ha come ulteriore pregio (credo di averlo ripetuto dieci volte…) il fatto di non essere una semplice storia di “cazzotti dal futuro”, bensì un racconto che non dimentica di lasciare un messaggio, e che è in grado di esplorare, riprodurre e osservare con acuta intelligenza la vita, il significato dell’esistenza, le contraddizioni della società e il senso della condizione umana

Proprio come fanno le migliori storie di fantascienza.


UN PREGIO: approccio originale e personale a tematiche classiche

UN DIFETTO: un po’ di disorientamento iniziale a causa dei troppi elementi sottintesi o non completamente chiariti.

CHI COME COSA : “Robotics” volume 1, pubblicato da Shockdom Editore,brossurato, molte pagine in bianco e nero a pochi euro (8). Ideato da Claudio Claps Iemmola, scritto da IemmolaFrancesco Polizzo, disegnato da Iemmola, Giacomo Pilato e Gaetano Matruglio. Copertina di Christian G. Marra.

Robotics è leggibile online sul sito della Shockdom, e acquistabile QUI

Francamente, credo che chi ami la fantascienza meno spettacolare e più introspettiva dovrebbe tentare di dargli una chance. Anche perchè è ora che il fumetto italiano cominci a “riprendersi” il diritto di pubblicare opere di science-fiction.


Se volete sapere il nome dell’artista che ha disegnato l’illustrazione che compare come immagine di apertura di questo blog, potete trovarlo – insieme a quello di TUTTI gli altri autori che hanno partecipato nel passato –  nell’apposita PAGINA dedicata agli omaggi a L110P, così come in apposite pagine potete trovare TUTTE LE RECENSIONI, e le SEGNALAZIONI di fumetti non ancora recensiti ma comunque degni di nota.

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