Pillola sedici: “Undead Trinity – Pater”, di Ferrari & Farina.

La cover di Undead Trinity volume 1
La cover di Undead Trinity volume 1

Sono reduce dalla lettura del primo volume di Undead Trinity, interessantissimo fumetto a tema zombie (ma non solo) ad opera di Angelo Ferrari(testi) & Riccardo Farina (disegni). Iniziato – come spesso succede – come web comic, ora Undead è stato anche pubblicato in un bel volumetto edito da Shockdom, che raccoglie la prima delle previste tre saghe per un totale di 160 pagine tra storia, sketch, disegni e omaggi vari.

Come al solito ben curate la confezione, l’impaginazione e la grafica. Non c’è che dire: quando si vedono i volumi di questi autori definiti “giovani”,“amatoriali”, “esordienti”, tutto si può dire tranne che siano prodotti dozzinali, ingenui o scalcinati. Anzi, per certi versi sono molto superiori a fumetti ben più conosciuti. L’amatorialità come la si intendeva un tempo – cioè prodotti disegnati maluccio, scritti maluccio, che raccontavano maluccio avventure spesso ingenue o derivative – credo sia scomparsa, o quantomeno si sia creata una sorta di “serie A della serie B”. Se esordienti di scarso talento continuano a comparire, sopra di loro c’è una più che discreta fascia di scrittori e disegnatori che non hanno nulla da invidiare ai professionisti.

Questo Undead ne è un esempio lampante, in quanto il primo volume ha tutte (o quasi) le carte in regola per competere con prodotti più blasonati: la storia è interessante, scritta bene e ben dialogata, e i disegni di ispirazione Mignoliana sono davvero molto buoni. Sinceramente, da un prodotto del genere, dietro al quale non c’è una task force, un sagace direttore editoriale o la potenza di una casa editrice ma solo l’iniziativa e il talento di due persone, non si può proprio pretendere di più. Anzi, direi che è qualcosa dal quale prendere esempio.

Di cosa parla Undead Trinity? Beh, a prima vista sembrerebbe una storia di zombie dall’ambientazione italiana, anche se alcuni elementi della trama mi fanno pensare che non si tratti soltanto di questo. In ogni caso di morti viventi ce ne sono eccome, e va detto che le scene di sangue non sono risparmiate. La matrice horror di Undead è più che evidente, e arti mozzati, denti scoperti, budella, sangue e frattaglie miste abbondano tra una pagina e l’altra, rendendo il fumetto adatto quasi esclusivamente ai fan dell’horror.

La storia a grandissime linee: Arnaldo e Gabriele, due operai, iniziano la loro giornata. Lavorano nello stesso magazzino, ma non potrebbero essere più diversi: Arnaldo fa quel lavoro da una vita, sa quello che fa, ci sa fare, ma ha poca pazienza, è rissoso e irascibile e non ama essere contraddetto. Mentre Gabriele è al suo primo giorno in magazzino, è molto giovane, apparentemente inadatto a trovarsi lì, incapace, ed è finito a lavorare lì non perché lo desideri ma soltanto perché costretto dal padre (il padrone del magazzino) come punizione per la sua pessima condotta.

I due protagonisti in una bella pagina carica di ombre
I due protagonisti in una bella pagina carica di ombre

Tra Arnaldo e Gabriele scoccano subito scintille. Il primo ha poco o nullo rispetto per quale ragazzetto, che oltretutto pare nascondere un segreto di droghe, e la sua rabbia è esacerbata dal fatto che Gabriele non è una persona accomodante, ma è immaturo e a tratti spocchioso, per nulla contento di essere insieme a quella gente che considera “ignorante” e priva di valori, e oltretutto del lavoro non capisce quasi nulla.

Ma quando sembra che le cose non potrebbero peggiorare ulteriormente… accade qualcosa di misterioso. Dapprima una strana nuvola in cielo, poi l’arrivo di un pazzo violento, e infine una vera e propria invasione: morti viventi affamati di carne umana. E anche se la loro origine non è stata ancora svelata (e potrebbe comportare qualche sorpresa) i loro obiettivi sono chiari: uccidere, distruggere, divorare.

Arnaldo e Gabriele, resi nemici dalle circostanze, dovranno diventare alleati, in quello che è forse l’unico modo che resta loro per riuscire a salvarsi la vita.

Aggiungo solo che il volume termina con un finale a sorpresa davvero inaspettato e molto promettente, che rimette in discussione tutto quello che pensavamo di sapere, dopodiché mi fermo: come dico spesso, preferisco che i lettori scoprano la storia leggendo l’albo, e non facendosela raccontare da me. Leggere senza troppi preconcetti a volte può servire a godersi un fumetto molto di più.

Inizio, invece, un’analisi un po’ più accurata del volume, nella quale rileverò le cose positive e anche qualche dubbio che ho avuto riguardo alla storia e al modo col quale è stata portata avanti. Questo, ovviamente, non per criticare ma sperando di essere utile.

Dunque: innanzitutto ottimi i disegni, e qui davvero non c’è altro da aggiungere. L’influenza di Mignola – ma forse anche di Troy Nixey, Fegredo, Guy Davis, Luca Rossi e molti altri che non sto a citare – è palese, ma per niente esagerata o oppressiva. Semplicemente, Farina sa fare il suo lavoro, è professionale, funzionale alla storia e in alcuni punti – lì dove la trama lo concede – davvero geniale in quanto a trovate grafiche. Un disegnatore più che adatto, che è riuscito a portare avanti le sue 145 pagine con onestà e serietà, senza alcun cedimento e oltretutto affinando man mano il suo stile.

Il misterioso "seminatore di morte" (il nome è mio), bellissimo personaggio, che ci fa capire che forse questa non è una storia di "semplici" zombie...
Il misterioso “seminatore di morte” (il nome è mio), bellissimo personaggio, che ci fa capire che forse questa non è una storia di “semplici” zombie…

Riguardo alla storia devo dire che ha un inizio originale e inquietante, è molto ben condotta, ha il pregio di una bella ambientazione italiana, riesce a essere rapida e incisiva, a creare tensione e aspettativa, a instillare dubbi nella mente del lettore e capace di tenere desta l’attenzione. Ottimo il prologo al caos, e molto interessante il finale, coerente con il narrato. Avrei tuttavia alcuni dubbi sulla parte centrale, che esporrò qui insieme alle parti positive, cercando di non fare spoiler per non rovinare una storia che comunque rimane molto bella e piacevole da leggere.

Chi legge questa recensione non si faccia fuorviare: certi elementi “negativi” che citerò insieme a quelli positivi sono solamente finezze tecniche, non sto parlando di parti illogiche, di errori grossolani, di stupidaggini o che altro. Undead è un bel fumetto, e se cito alcune cose che io ho trovato traballanti è solo per fornire un servizio dedicato più agli autori che al pubblico. Chi legge potrà sicuramente godersi la trama senza doversene stare a preoccupare.

Allora, veniamo a noi

1) Ottima l’idea dell’ambientazione italiana ristretta in un magazzino, che viene a rappresentare un piccolo microcosmo nel quale si incontrano/scontrano diverse realtà. C’è il capo burbero ma capace, il personaggio con dei segreti o un passato burrascoso, ci sono i lavoratori in nero, ci sono i soliti stranieri che si vedono sempre nei cantieri e nessuno sopporta, ci sono i buoni e i cattivi, i ricchi e i poveri, i fortunati e gli sfortunati, i giovani e i vecchi. Persone che non hanno più niente da perdere e altre che non sono disposte ad arrendersi. Idea valida e molto ben fatta. Peccato che non ci sia stato lo spazio per sviluppare meglio il tutto. Ma del resto è chiaro, questo è un fumetto con gli zombie, e non un trattato di critica sociale. Ugualmente, però, il concetto che alla base di Undead è interessante, e molto valido.

2) Buona tutta la parte iniziale e la pre-invasione. Dopo l’arrivo dei morti i tentativi di fuga sono ben fatti, e utili per approfondire i personaggi. E c’è anche la classica suspense data dal chiedersi chi morirà è chi invece si salverà, nello stile delle classiche invasioni zombi che si vedono al cinema, con i protagonisti asserragliati e assediati. Tutto ok.

Cito solo – per completezza – il  fatto che, a un certo punto, mi è sembrato di percepire un po’ di stanca nella storia, un attimo di ripetitività, come se i protagonisti “dovessero” per forza di cose rimanere bloccati nel magazzino soltanto perché necessario al finale, e il vagare degli zombi servisse solo a dare ai protagonisti qualcosa da fare in attesa delle ultime pagine. Gli stessi zombi si ritrovano a tratti a “fare da tappezzeria”: attaccano sempre e costantemente, ma quando è necessaria una scena di dialogo tra i personaggi i morti vengono messi da parte, a vagolare senza arrivare mai, dando tutto il tempo ai protagonisti di concludere il loro discorso. E’ capitato, infatti, di vedere un personaggio che dietro una porta trovava una valanga di morti insuperabile… ma l’attimo dopo ecco spuntare un altro personaggio che ha tutto il tempo di fare le sue cose passando in mezzo ai morti senza essere molestato più di tanto. Comunque lo dico e lo ripeto: la mia è una percezione molto vaga, e si tratta solamente di una mia idea personale, non di una verità oggettiva. La storia rimane comunque MOLTO godibile.

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Le scene sorprendenti e ben disegnate si susseguono senza sosta per tutto il volume, in un bell’equilibrio tra storia e disegni.

3) I due protagonisti sono molto interessanti. Mi è piaciuto il contrasto tra i due, tra l’uomo vero e il ragazzetto viziato, e soprattutto ho apprezzato il fatto che il secondo sia in effetti una persona squallida, vigliacca, che si piange addosso senza mai riuscire a trovare il coraggio di cambiare le cose, opportunista e snob. E’ una buona alternativa agli eroi tutti d’un pezzo che davanti a un’invasione sanno sempre cosa fare e come. Ed è bello anche il fatto che il protagonista vero e proprio – il ragazzetto, appunto – riesca a tirare avanti solo grazie al suo capo, che è di fatto il vero eroe. Non approfondisco per non fare spoiler, ma la cosa è valida, molto. L’unico dubbio che ho, in questo caso, è una certa confusione che ho visto crearsi in fase di costruzione dei personaggi. Ci sono momenti nei quali Arnaldo (il magazziniere capo) è la persona burbera ma in fondo buona, e Gabriele è il piagnucoloso viziatello. Poi Arnaldo vien ritratto come un pazzo bastardo, e Gabriele la sua vittima. Poi ancora vediamo Arnaldo a capo della situazione e Gabriele incapace quasi di profferire parola, e nella scena successiva ecco invece Gabriele molto sicuro di sé e Arnaldo che lo segue senza fiatare e quasi ammirato. Arnaldo, soprattutto, a volte sembra un finto cattivo, altre volte un pazzo criminale, altre ancora un vero psicopatico, e altre volte ancora un amico leale.

insomma, ho avuto più volte l’impressione che i personaggi si piegassero alle esigenze della trama diventando eroi o codardi, sprezzanti del pericolo o conigli in fuga, uomini buoni con una missione oppure pazzi scatenati senza rimorsi… unicamente perché il momento lo richiedeva. La cosa è molto evidente in molte scene nelle quali ci sono gli zombi: in alcuni casi è Arnaldo a escogitare modi intelligenti per farli fuori, con Gabriele che segue i suoi ordini piagnucolando. L’attimo dopo ecco Gabriele prendere in mano la situazione e Arnaldo seguirlo senza fiatare. E lo stesso discorso vale per le scene nelle quali Arnaldo “perde la pazienza”, diciamo così. Un attimo vuol salvare il ragazzetto, e l’attimo dopo pare voglia dargli fuoco. Se così stanno le cose, e visto quanto Arnaldo può incazzarsi, viene da chiedersi come mai allora si sforzi tanto di aiutare il suo compagno. Non sarebbe più facile abbandonarlo subito al suo destino, visto che 1) è un peso morto. e 2) Arnaldo lo odia al punto da mettergli le mani addosso in modi anche estremi?

Altra cosa da segnalare è il “problema di droga del protagonista”. Personalmente, ho capito subito di quali droghe si faceva il ragazzetto, e per quale motivo (basta osservare dei semplici indizi che sono molto ben riprodotti, ma che proprio per questo rendono troppo facile capire il mistero). Ma in ogni caso, che la cosa si capisca o meno, stupisce il fatto che di fronte alla violenza di Arnaldo, quanto mai immotivata, Gabriele non spieghi come mai si droga: facendolo si sarebbe risparmiato un bel po’ di botte e umiliazioni. E il fatto che lo sveli solo in seguito non fa che rafforzare l’illogicità del fatto. Perché non lo ha detto subito? Beh, forse solo perché lo sceneggiatore voleva rendere tutto parte di una grande sorpresa finale, ma questo non toglie il fatto che questa tardiva confessione giunga troppo tardi e senza un vero motivo. (Forse qualcuno non avrà capito cosa sto dicendo, ma meglio così: sono stato vago per non fare spoiler. L’importante è che lo capiscano gli autori).

Aspiranti fumettisti che leggete queste recensioni, prestatemi orecchio: quando si crea un personaggio esso deve essere sempre coerente con se stesso, e non può cambiare personalità o tratti caratteriali a seconda delle situazioni nelle quali si trova coinvolto. Se Tizio quando vede uno zombi se la fa addosso, non può – due secondi dopo – ucciderne uno a sangue freddo e in modo “fico”. Soprattutto se poi, nella scena successiva, ritornerà a piangere. Così come un personaggio non può compiere scelte illogiche solo perché questo è utile alla trama. Mantenete una coerenza interna. Sempre.

I personaggi non devono essere girasoli che si girano a seconda di dove voi fate luce, ma dovete essere voi ad adattare la trama alla psicologia del vostro personaggio.

I girasoli, tipici protagonisti di fumetti di tutto il mondo
I girasoli, tipici protagonisti di fumetti di tutto il mondo

4) All’interno di Undead hanno trovato posto anche delle storielline brevi scritte sempre da Ferrari ma disegnate da altri autori. Il bravo (e disneyano) Andrea Strarosti, il tostissimo (nonché genio assoluto del cinema) Federico Sfascia e l’amabile Giacomo Pilato, uno degli autori di un altro bel fumetto: Robotics. Queste storielle hanno il pregio di chiudere certi capitoli e far “rilassare” il lettore raccontando avventure tragicomiche di personaggi che nulla hanno a che fare con i protagonisti di Undead, ma che condividono con loro il problema degli zombi. Tutte e tre le storie sono molto ben disegnate, assurde e sopra le righe, ma danno a volte l’impressione di essere troppo distaccate da quello che è lo stile principale della storia. Questi incipit equivalgono alle storie comiche che di tanto in tanto si vedono comparire nei fumetti di Hellboy, ma con una differenza: in Hellboy tali storielline esasperavano un’ironia grottesca che era spesso presente anche nelle storie più serie, mentre in Undead la trama portante è assolutamente tragica, seria e realistica, per cui appare più difficile pensare che – mentre nel magazzino degli operai lottano per la loro vita precipitando all’inferno – a poca distanza da loro chi sta cercando di salvarli è una supertettona bionda supergenio della scienza e amante dei pompini. In Hellboy le storie comiche rendono più palese ed estremo un concetto che già c’è, mentre in Undead tale concetto non esiste. Nel primo caso ci stiamo vestendo da vampiro con i denti finti e il mantello luccicante durante un caotico e spettacoloso incontro di wrestling, nel secondo caso stiamo raccontando una barzelletta a un funerale. Ottimo l’omaggio Mignoliano, ma pur avendo molto apprezzato le storielle brevi non so dire quanta utilità hanno (se ne hanno una). Prendiamole come “divertissement”.

E qui la finisco.

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Un bellissimo zombie decide di aiutarmi a “finire”

Come ho detto all’inizio, i difetti contano poco, e non scalfiscono più di tanto la professionalità di Undead, un fumetto che sono certo ci riserverà molte altre sorprese. Come alternativa ai classici Walking Dead e via dicendo, Undead è ottimo, oltretutto perché più originale e con una bella ambientazione italiana. Inoltre, ha un altro elemento molto positivo, cioè il fatto che arrivando alla fine di questo primo volume non si ha davvero modo di capire cosa succederà nel secondo, in quanto tutte le premesse che sono state introdotte sono state ribaltate o eliminate. Ottima, ottima cosa. Ora sarà compito degli autori continuare a restare all’altezza della loro storia, altrimenti il pubblico che hanno tanto abilmente incuriosito rimarrà deluso.

Un bravi dunque ai due autori. Spero di rivedervi presto all’opera.


PREGI: ambientazione italiana, ottimi disegni, bel finale e tanti elementi originali.

DIFETTI: personaggi dal comportamento non sempre coerente, o logico.

CHI COSA COME: “Undead Trinity – Pater” è il primo volume di una trilogia scritta da Angelo Ferrari e disegnata da Riccardo Farina (& friends) . Edito da Shockdom, consta di 160 pagine a colori, costa poco ed è molto fico. Per chi è interessato all’acquisto, potete trovare il primo volume QUI. Mentre in QUESTA PAGINA trovare il sito ufficiale e tutte le altre informazioni delle quali potete avere bisogno.


Se volete sapere il nome dell’artista che ha disegnato l’illustrazione che compare come immagine di apertura di questo blog, potete trovarlo – insieme a quello di TUTTI gli altri autori che hanno partecipato nel passato –  nell’apposita PAGINA dedicata agli omaggi a L110P, così come in apposite pagine potete trovare TUTTE LE RECENSIONI, e le SEGNALAZIONI di fumetti non ancora recensiti ma comunque degni di nota.

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