Pillola diciotto :”Cartoonist in the box”, di Poli & Agni

La cover di CITB volume 1

La cover di CITB volume 1

“Cartoonist in the box” l’ho recuperato a Lucca, e fa parte della lunghissima lista di fumetti autoprodotti che è difficile – quasi impossibile – trovare in giro. E dei quali, se non ci fosse internet, spesso non si saprebbe neppure l’esistenza.

La cosa, si può dire, è logica: solo perché si ha creato un fumetto non si può pretendere di ritrovarsi magicamente in tutte le edicole d’Italia. Ugualmente però, l’ho detto e ripetuto in più di un’occasione, è altrettanto vero che la mancanza di interesse verso i molti nuovi autori di talento fa si che essi talvolta non riescano a raggiungere il loro pubblico. Questo a sua volta fa si che i lettori perdano tante occasioni di acquistare opere diverse dal solito, intelligenti e ben fatte, arrivando a credere che il fumetto si limiti a quei tre o quattro titoli di tendenza, spesso stranieri, mentre in realtà esiste in Italia un vastissimo panorama che varrebbe la pena esplorare.
È un serpente che si morde la coda, dunque. Ma vabbeh, ci rimane sempre il web, accontentiamoci. Una volta era molto, molto peggio.

Iniziamo allora a esaminare il fumetto: di cosa parla CITB?

Di Marko Lankov, un fan dei comics (principalmente, a quanto pare, supereroistici americani). Una persona che vive sola, non ha una vita sociale, e che ha come unico fulcro di tutta la sua esistenza la lettura dei fumetti, divenuta per lui una vera e propria religione.

Marko ha un blog su internet, nel quale sfoga le sue amarezze di lettore frustrato (“Non ci sono più i bei fumetti di una volta! I nuovi autori sono tutti incapaci! Hanno tradito i personaggi! Vogliono fare gli acculturati ma non sanno scrivere!” e via così…), e tra i tanti crucci uno in particolare gli ha reso la vita impossibile: le storie del suo supereroe preferito non sono più quelle di una volta.
Decide quindi di fare un passo estremo: rapire il nuovo scrittore di quella serie e costringerlo a scrivere le trame che lui reputa “giuste”.

Ovviamente mi fermo qui, per non rivelare nulla, ma freno subito chi sta per alzare la mano e dire Ehi! Ma è la trama di “Misery” di Stephen King! Sì: CITB ha le stesse premesse di “Misery”. E’ un “Misery” versione “fumettistica”, dove al posto di una pazza maniaca c’è un fan dei comics. Ma, guarda un po’, la cosa funziona in pieno: in questo caso le premesse servono semplicemente a veicolare il messaggio, che è poi la parte più interessante di CITB. Gli autori non sono dunque alla ricerca di una trama tremendamente originale o sbalorditiva, ma hanno usato un meccanismo rodato per far meglio comprendere le dinamiche interiori del loro personaggio. E in questo direi che sono riusciti in pieno.

L'appassionante vita di un lettore di fumetti

L’appassionante vita di un lettore di fumetti

Marko Lanokv, è un ometto pelato di mezza età, senza nessuna attrattiva, preso in giro anche all’interno della cerchia di nerd della quale fa parte. Un reietto tra i reietti, si potrebbe dire (anche se ormai un certo tipo di “falso nerdismo” è purtroppo diventato di moda); che sfoga le sue frustrazioni nell’acquisto di fumetti solo per poi demolirli a parole. Uno che – come molti fanno senza accorgersene – non si rende conto (ma anche: non vuole rendersi conto) del fatto che il tempo è passato, lui è cresciuto, e le storie di oggi non possono più soddisfarlo come quando era giovane.
Un lettore che non accetta il cambiamento, non vuole ammettere di aver cambiato gusti, e che forse dovrebbe alzare il culo dalla sedia per andare a cercare qualcosa di nuovo (che esiste, solo che a volte i lettori sono troppo pigri, ossessionati e pieni di pregiudizi per ammetterlo).

Ma Marko no, lui non accetta compromessi. Ritiene di essere nel giusto e agisce di conseguenza. Un po’ come (è una storia vera) quel fan che andò da Ron Marz dicendogli che aveva fondato un club i cui soci avevano l’obiettivo di farlo licenziare dalla DC Comics, perché con le sue storie aveva rovinato Lanterna Verde, e poi gli chiese se voleva diventarne socio onorario, porgendogli inoltre copie dei suoi fumetti e chiedendogli un autografo. Marz, ovviamente, rifiutò, ma racconta che il tizio non riuscì proprio a capire come mai.
Ed ecco, Marko è un po’ così: uno di quei fan che concentrano tutta la loro esistenza sui supereroi e a ogni cambiamento si sentono traditi. Uno di quelli (altra storia vera) che sono capaci di mandare minacce di morte a un autore perché ha sostituito Peter Parker, l’Uomo Ragno, con un’altra persona.

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La parte veramente interessante di CITB, come ho già accennato, non è quindi l’eccezionalità della trama o i colpi di scena, bensì il ritratto di un mondo (quello del fumetto “devozionale”) e di una persona (un fan estremista) che emergono dalle pagine. Gli spunti di riflessione sono moltissimi – così come le citazioni – e in effetti CITB è uno di quei fumetti che avrebbero tratto grande giovamento dall’avere più pagine a disposizione.

L’albo infatti è breve, forse davvero troppo, ed è difficile riuscire a decifrare nelle sue poche pagine tutti gli elementi che lo avrebbero reso davvero significativo.
Chissà, forse è meglio così. Se allungata troppo, se troppo infarcita di citazioni, la storia avrebbe potuto finire per diventare autoreferenziale all’ennesima potenza, risultando comprensibile solo a quello stesso pubblico che in parte condanna. Ma credo che in questo caso la brevità abbia impedito a quest’opera di diventare davvero potente e significativa.
A mio parere, la necessità o la scelta di condensare ha reso il tutto più frivolo che profondo, e molti spunti sono rimasti su carta, o solo accennati.
Non credo però che questo sia un errore, una dimenticanza o una mancanza di bravura. Semplicemente, gli autori hanno sfruttato al massimo lo spazio che si erano scelti, pagandone in un certo senso le conseguenze. Hanno puntato su rapidità e velocità… cosa che però costringe sempre a lasciare indietro qualcosa.

Se CITB fosse stato lungo il doppio, il triplo, anche di più, si sarebbero potuti approfondire bene il protagonista e i suoi amici nerd quanto lui (e che pure lo disprezzano per il suo essere ancora più estremo e radicale di loro). E si sarebbe potuto parlare con più accuratezza dei fan del fumetto folli, esaltati e paranoici (cosa che in effetti si vede poco). Sarebbe stato bello vedere il nostro eroe andare in una fiera dei comics a lamentarsi con gli editori, a litigare con i fan, a chiamare autori e lettori “venduti!”, “eretici!”, “traditori!”, a difendere fino alla morte le sue idee contorte pur di non ammettere di essere, in fondo, un povero illuso, vecchio e sciocco. Io lo avrei reso ancora più estremo, creatore di idee inammissibili, di paranoie e teorie del complotto assurde (Stan Lee ha sostituito Gwen Stacy con una rossa perché voleva trasmettere i valori comunisti, stupidaggini del genere), che anche il NON lettore di fumetti avrebbe potuto individuare come folli. Avrei anche inserito i vari litigi e i paradossi che popolano il nostro mondo del fumetto. E, in breve, reso la storia più articolata, realistica e soprattutto più italiana.
Ovviamente però questo è solo un mio parere, CITB funziona anche così, e forse le intenzioni degli autori erano diverse. Spero comunque che prima o poi qualcuno si diverta a creare davvero un fumetto che contenga gli elementi che ho descritto.

Due parole anche riguardo al finale “ermetico”, che in un certo senso racchiude e condensa tutto ciò che ho detto fino a ora riguardo la brevità: è rapido, troppo rapido, al punto di essere quasi inconoscibile.

Comunque, CITB ha il pregio di raccontare in modo estremo a cosa può portare un’ossessione, e ha il merito di ricordarci che i fan dei fumetti spesso non sono degli “illuminati difensori dell’arte e della bellezza”, ma in alcuni casi sono invece dei patetici bastardi che vivono rintanati in casa come topi, che passano la loro esistenza venerando il passato, e usano la lettura come scusa per non uscire e vivere la vita come fa il resto del mondo.

Ammetto che “da giovane” anch’ io credevo che chi leggeva fumetti avesse una marcia in più; che fosse più intelligente, più aperto alle novità, più sperimentatore, più acuto, e chi più ne ha più ne metta. Invece, col passare degli anni mi sono reso conto che il più delle volte accade il contrario, e per ogni lettore “illuminato” ce ne sono almeno dieci che sono più ciechi di una talpa, che pretendono di leggere sempre le stesse cose, che si scannano a vicenda in diatribe senza senso, e che dimostrano a volte una chiusura mentale degna del peggior teppista da stadio. Ben venga dunque un fumetto come CITB, che contribuisce a ricordarci che aver letto tutte le storie di John Byrne non fa di noi delle persone migliori delle altre.

Due parole riguardo al disegno: bello e funzionale, personale e molto particolare, di certo non banale o scontato. L’autore, Alex Agni, mi ricorda tantissimo un disegnatore che leggevo una ventina d’anni fa su Comic Art (o era l’Eternauta?), e che mi pare fosse l’autore di una storia pubblicata a puntate che parlava di una sorta di laboratorio dove si facevano esperimenti su cavie umane, e ogni tanto qualcuna di queste fuggiva. Ma è più di un mese che mi scervello e non riesco proprio a farmi tornare in mente il suo nome. Mah… Se qualcuno riesce a capire chi fosse GIURO che gli scrivo un post di lode imperitura.

Belli anche i colori: si mangiano un po’ i neri ma c’è da dire che sono d’effetto, e la composizione delle vignette è talmente curata che quasi non ci si accorge che molti degli sfondi sono in realtà fotografie di ambienti reali ritoccate al computer. A volte operare in questo modo crea un fastidioso effetto posticcio, ma in CITB invece ogni elemento è ben integrato.

Il blog di Marko

L’immagine di apertura del VERO blog di Marko Lankov parla da sola

Un’altra cosa da citare assolutamente è il fatto che Marko, il protagonista, ha un blog chiamato “Metafumetto Vaffancoolo”, i cui post sono usati per dividere i vari mini-capitoli di CITB. Ma il bello è che tale blog esiste davvero, e potete trovarlo a questo indirizzo.

Ho trovato questa scelta molto azzeccata. Sia perché è un bel modo di sfruttare attivamente e in modo originale la tecnologia che ormai è parte integrante del nostro mondo e di quello di tanti fan del fumetto, e sia perché oltre a rendere più vero il personaggio riesce anche a rendere più particolare il fumetto nel quale egli compare. Ottima idea, quindi. Una sorta di “rottura del quarto muro” virtuale, anche se l’espressione in questo caso non è propriamente adatta.

In definitiva, Cartoonist in the Box è un bel fumetto, ben disegnato, ben scritto, appagante e intelligente, che parla di lettori di fumetti in maniera forse estrema e di certo troppo rapida, e per certi versi superficiale, ma azzeccata. Era ora che qualcuno si ponesse con un certo distacco riguardo questi argomenti, e sono contento che questo fumetto sia venuto a collocarsi in questo vuoto. E’ l’ennesima dimostrazione del fatto che in Italia ci sono tante menti fertili, e che esse sono attive nella narrazione di storie molto meno banali e scontate di quanto la nostra pigrizia ci faccia pensare.


UN PREGIO: il tema trattato

UN DIFETTO: poche pagine, che rendono i contenuti spesso solo accennati.

CHI COSA COME: “Cartoonist in the box”, un fumetto scritto da Andrea “Zio-p” Poli e disegnato da Alex Agni. Spillato, 32pagg. a 3 eurini. Fico.

Per informazioni, acquisti e quant’altro, andate QUI


Se volete sapere il nome dell’artista che ha disegnato l’illustrazione che compare come immagine di apertura di questo blog, potete trovarlo – insieme a quello di TUTTI gli altri autori che hanno partecipato nel passato –  nell’apposita PAGINA dedicata agli omaggi a L110P, così come in apposite pagine potete trovare TUTTE LE RECENSIONI, e le SEGNALAZIONI di fumetti non ancora recensiti ma comunque degni di nota.

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