Pillola ventidue: “Urlo”, di Luca Conca

Urlo: la cover.
Urlo: la cover.

Spinto da alcune anteprime viste in rete, e dopo averne sentito parlare molto bene nientemeno che da Gipi in persona, ho approfittato della Lucca Comics 2014 per comprare “URLO”, fumetto scritto e disegnato dal “pittore prestato ai comic book” Luca Conca.
Di Conca, da quel poco che ho potuto capire standogli a fianco in attesa di un disegno, posso dire che mi è parsa una persona di grande gentilezza e intelligenza. E non lo dico solamente perché si è preso tutto il tempo necessario per disegnarmi una bellissima dedica (nonostante fossero ormai le sette di sera e gli addetti ai padiglioni stessero già sbraitando per far uscire la gente), ma anche per altre cose che non citerò, perché riguardano altre persone, ma che mi hanno davvero impressionato in positivo.
E qui chiudo e passo alla storia.

Ah, ma prima, però, devo darvi la “brutta notizia”: URLO è un albo di 48 pagine, costa 10 euro (8 se c’è lo sconto), e si legge in meno di tre minuti (cinque se vi fermate a guardare i disegni). Sappiatelo, perché non vorrei che poi veniste a lamentarvi con me perché “finisce subito”. Eppure è così, non c’è niente da fare, questa è la realtà. E non solo: l’albo termina con un bel “CONTINUA” che lascia in sospeso la storia. In aggiunta a questo c’è il fatto che non sono nemmeno certo che l’albo successivo – che pure si svolge nello stesso setting di questo – ne rappresenti un seguito diretto.
Ecco: ora che lo sapete posso iniziare a descriverlo come merita. Poi deciderete voi se vale la pena “rischiare”.

Di cosa parla URLO? Di quanto più semplice, chiaro, lineare e incisivo si possa sperare di trovare: di un uomo in fuga e di un mostro che gli da la caccia. Il mostro è figlio illegittimo di quello che appariva in un film orientale di qualche tempo fa (molto carino, anche!) e cioè THE HOST; l’uomo è un tizio qualunque, tanto che potrebbe essere uno di noi.

Ma c’è un altro protagonista oltre a questi due, e cioè il mondo che li circonda, rappresentato prima come un folto bosco disegnato con ossessionante perfezione, davvero di grandissimo impatto, e poi come un’Italia morta, desertica, abbandonata, un po’ da fine dei tempi. Se dovessi fare un paragone, forse ingeneroso o forse azzeccato, parlerei del Verghereto, con quegli infiniti cavalcavia sconquassati, le gallerie e i paesini che incombono dall’alto o ti spìano nascosti dietro una curva, senza neppure una persona in vista. Un’Italia ridotta al lumicino, con i suoi fiumi in secca, i suoi asfalti sbrecciati, le case di cemento e la gente che…. beh, che è meglio non incontrare.

M
Mostro orribile + paesaggio ossessionante. E’ la fine.

E’ facile capire come il paesaggio abbia un grande ruolo in questo fumetto: è sufficiente fermarsi a osservare le tavole dal grande formato, i segni nervosi di penna, le foglie disegnate… anzi: suggerite… una a una, e vedere il protagonista della storia perso in mezzo a spazi enormi, infiniti, che quasi danno un senso di vertigine. E’ la stessa vertigine che credo debba provare la gazzella quando si rende conto che la notte sta calando, i leoni stanno per uscire, e che intorno a lei non c’è un masso, non c’è un albero, non c’è un minimo rifugio nel quale nascondersi, bensì solo chilometri e chilometri di savana nuda. Neanche un cespuglio dietro il quale acquattarsi per la povera gazzella. E per il nostro  protagonista, invece? Chissà.

Qualcuno ha detto che URLO terrorizza, che è molto spaventoso, che inquieta e agghiaccia (anche Leo Ortolani ha riportato simili sensazioni in una bella recensione al fumetto fatta sul suo blog). Mah, se devo essere sincero a me URLO non ha provocato troppo terrore, ma devo ammettere di averlo trovato sicuramente molto inquietante e coinvolgente.
La storia, infatti, apparentemente nulla più che una fuga da un nemico mostruoso e misterioso, identica a quelle che siamo ormai abituati a vedere in moltissimi film, o fumetti, a una seconda lettura si presenta molto più significativa.

Per capirlo basta pensare all’eroe, molto diverso dai granitici protagonisti dei fumetti o dei film, molto “normale” nella sua fuga istintiva. L’uomo viene coinvolto casualmente in un incubo privo di senso, al quale risponde come fanno le persone qualsiasi: non combatte, non cerca di trovare un senso in ciò che accade, non indaga sfruttando le sue capacità mentali superiori o il suo sangue freddo, non cerca di svelare significati nascosti o piani perversi dietro i fatti; bensì semplicemente scappa, cercando di guadagnare tempo. In un normale albo d’avventura probabilmente scoprirebbe che il mostro è in realtà… e i bifolchi assassini sono in realtà… e che dietro a tutti si nasconde… e che per sconfiggere il mostro deve…, ma in URLO l’unica cosa che può fare è semplicemente cercare di sopravvivere al delirio nel quale è precipitato. E che forse (è questa la cosa più agghiacciante) NON HA un senso, e non lo ha mai avuto. L’unico senso, semmai, va cercato nel CASO, che ha coinvolto proprio lui.

Anche i cattivi sono più folli che altro, davvero inquietanti, soprattutto in virtù del fatto che con loro è impossibile ragionare: tutta la nostra cultura, la nostra logica, la nostra dialettica, nel confronto con questi nemici ci vengono sottratte, improvvisamente non contano più nulla.
Non si sa se i cattivi siano carnefici o vittime a loro volta, ma sembrano fare il Male solo per il gusto di farlo (come nella migliore tradizione horror italiana ed europea). E il mostro, infine, è enorme, inconoscibile, inarrestabile, l’apoteosi di tutti i mostri, anch’esso rappresentazione di un Male col quale non puoi venire a patti, che non puoi affrontare, col quale non puoi avere alcun tipo di contatto, che non è buffo e a tratti affascinante come nei film Americani, bensì è un portatore di sofferenza e dolore che ti insegue fino a schiacciarti, che ti considera solo come una preda da uccidere. E basta.

Se valutate in tale contesto, anche la brevità e la mancanza di finale sono giustificate, tanto che sbaglieremmo se decidessimo di valutare URLO così come si valuta un Tex, o un Dylan Dog. La forza di URLO, il suo senso, il suo messaggio, non sono nella bellezza della trama o nell’originalità dei colpi di scena o del finale a sorpresa, bensì nel fatto che esso ci parla di quel Male che può assalirci di sorpresa mentre stiamo tornando a casa, e che può essere un Mostro spaventoso con la coda… ma anche una malattia, la perdita di un affetto o di un lavoro, una ruota sgonfia, analisi sbagliate, un uomo che si addormenta al volante mentre tu gli passi davanti, e tutte quelle altre cose che semplicemente accadono nella vita di tutti i giorni, e ti colpiscono senza darti il tempo di replicare.

Anche il titolo del fumetto è pienamente azzeccato: in certi casi, la prima e unica reazione al male, tutto quello che possiamo fare davanti a un Mostro molto più grande di noi, è gridare. Gridare di paura, di dolore, o per la frustrazione di non poter fare niente per cambiare le cose.
E anche il paesaggio, se prendiamo per buoni i significati che ho appena descritto, assume un senso più grande: pare voler rappresentare tutto ciò che ci circonda, che è esterno a noi ma ha influenza sulle nostre esistenze. Simboleggia, credo, tutte quelle parti che non possiamo controllare, e per le quali a volte non esistiamo neppure, ma che indirettamente ci controllano e modificano il nostro cammino, nel bene e nel male, anche senza volerlo.

Il bosco, ad esempio, è inquietante e spaventoso, ci intralcia e ci rallenta. Ma nello stesso tempo è il luogo che ci nasconde dal Mostro, nel quale troviamo acqua da bere e un sentiero per orientarci. È Bene o Male, dunque, il bosco? È Bene o Male, il mondo?

Molto valido è anche il COME la storia è raccontata, sia dal punto di vista visivo (parlavo prima del paesaggio onnipresente, quasi soffocante) che dal punto di vista della narrazione, fluida e dai tempi narrativi pressoché perfetti, ora estremamente rapidi e ora lenti e dilatati. Un’ottima costruzione, che ci aspetteremmo di trovare da parte di uno sceneggiatore esperto, e non da una persona che i fumetti non li fa per professione.

Tutto considerato, il miglior complimento “da lettore viziato” che posso fare a URLO è che – nonostante il prezzo e la brevità – dopo averlo letto vorrei prendere anche il suo seguito. E, parlando invece da “lettore adulto”, direi che, essendo URLO opera significativa, di grande impatto, e perfettamente compiuta in ciò che contiene e svela, l’acquisto è d’obbligo.
Il talento del suo autore si vede chiaramente, il risultato è ottimo, i temi grandiosi, l’esperimento può dirsi riuscito.
Aggiungerei anche che la Passenger fa bene a cercare di riabituare i lettori a ragionare in termini di qualità piuttosto che usando il rapporto prezzo/numero di pagine che spesso finisce per creare proprio quei lettori “viziati” ai quali mi riferivo prima.

A
Il caos regna.

E con questo ho finito. Adesso sapete tutto. Ora decidete da soli se ne vale la pena.

Io aggiungo solo che leggendo in rete ho trovato pochissime recensioni di URLO, e mi è spiaciuto vedere come alcune di queste fossero di poco valore, vaghe, non motivate, oppure fatte ricalcando gli spunti offerti dal – bellissimo – articolo di Leo Ortolani che ho già citato in precedenza. Da ciò si evince forse che in certi casi la critica non è poi così infallibile, pronta, e al massimo delle proprie capacità. Quanti articoli vedo che lodano fumetti mensili americani/giapponesi, o film, o eroi (o amici/divi) del momento con abbondante dovizia di particolari? Ma quando si tratta di autori italiani a volte non si sa proprio cosa dire. Anzi, certe realtà sono praticamente ignorate, più per “pregiudizio” che per mancanza di valore delle stesse.
Per fortuna che comunque ci sono sempre altre pagine e siti di grande serietà, che fanno in maniera ottima il loro lavoro.

Concludo: URLO è un gran bel fumetto. Disegnato benissimo e scritto altrettanto bene. Ha un suo senso superiore, ed essendo il suo autore un pittore si può osare definirlo un “quadro a vignette”, perché del quadro ha il tema forte e d’impatto, e del fumetto la scansione narrativa, che dilata l’unica scena, l’unico senso, in tante immagini ulteriori.
E in fondo, un quadro, pur con tutto il rispetto dovuto, non si può forse definire come un fumetto con una sola vignetta?

URLO appassiona, convince, fa venir voglia di continuare. Ha pagine di grande impatto e una storia che funziona egregiamente.
Per questi motivi non posso che consigliarlo, soprattutto a chi è in grado di apprezzarne pienamente il senso. O sempre che io non abbia sbagliato tutto, e Conca abbia voluto semplicemente porgere un omaggio a un film che lo ha molto divertito. Potrebbe anche essere, visto che il problema di esser critici è che a volte si immaginano grandi significati lì dove non sono mai esistiti.

Nel caso, dunque… mi perdoni, Maestro!

f
“Urlo” e il suo seguito, “Nel Buio”.

UN PREGIO: disegno, temi, scansione narrativa, stile e tempi tecnici perfetti.
UN DIFETTO: finisce subito.
CHI COME COSA: “Urlo”, un fumetto di Luca Conca pubblicato dalla Passenger Press, grande formato, bandelle laterali, 48 pagine in b/n. Potete trovare questo fumetto, gli altri di Conca, nonché tutte le altre pregevoli produzioni Passenger Press QUI


Se volete sapere il nome dell’artista che ha disegnato l’illustrazione che compare come immagine di apertura di questo blog, potete trovarlo – insieme a quello di TUTTI gli altri autori che hanno partecipato nel passato –  nell’apposita PAGINA dedicata agli omaggi a L110P, così come in apposite pagine potete trovare TUTTE LE RECENSIONI, e le SEGNALAZIONI di fumetti non ancora recensiti ma comunque degni di nota.

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