Pillola ventiquattro: “Hadez”, di Catalani & Tidei

La copertina del primo episodio di Hadez (versione cartacea)
La copertina del primo episodio di Hadez (versione cartacea)

Da quando ho aperto questo blog, mi capita spesso di fare metafore che uniscono il fumetto alla cucina. Ad esempio, ho paragonato “Fototessere” di Sara Menetti a un piatto di ravioli; e in alcune altre occasioni ho parlato di fumetti come cibi di un ristorante chic, di quelli che brillano non per la quantità ma per la grande qualità… a voler dire che, anche se si leggono poche pagine, esse valgono come se fossero mille.

Dico questo per un unico motivo, e cioè perché anche leggendo Hadez la prima metafora che mi è venuta in mente è stata culinaria. Hadez, infatti, mi ha fatto pensare a una “ricetta perfetta”, nella quale si trovano molti elementi/ingredienti conosciuti, uniti in un piatto che non si può dire inedito o originalissimo, ma che risulta essere “cucinato” alla perfezione.

Tutti voi fan di Masterchef sapete che la cucina è questione di equilibri, e anche il fumetto – e ogni altra forma d’arte – risponde a questa caratteristica, che in fondo è una delle sue principali necessità: quando si scrive/disegna qualcosa, ci sono cose che non devono mancare mai, altre che devono essere usate con parsimonia, e altre ancora che devono abbondare ( o mancare del tutto). Così come si DEVE fare la carbonara con l’uovo, così si DEVE scrivere un fumetto con dei bei personaggi facili da conoscere, con una storia solida, con dei colpi di scena (se la ricetta lo prevede), un “avversario” (nel senso più vario del termine), un tema, un percorso logico, della coerenza, della comicità (sempre se la ricetta la prevede) etc etc. E, appunto, in Hadez troviamo tutto quello che ho elencato sopra, e anche di più, negli esatti quantitativi necessari.

Il risultato è un fumetto davvero godibile, nel quale ogni elemento – sia a livello di storia che di disegni – si amalgama alla perfezione per creare un prodotto superiore alla somma delle sue parti.

Hadez... un fumetto che colpisce!
Hadez… un fumetto che colpisce!

LA TRAMA: Ike e Kurt sono due comunissimi ragazzi, compagni di scuola e amici nella vita. La loro è un’esistenza tranquilla, fatta di studio, pomeriggi passati insieme, una bella amicizia, qualche problema con la famiglia e all’apparenza poco più. Tutto cambia però quando i due, per un caso fortuito, “risvegliano” dal suo sonno una sorta di… spirito poco accomodante (l’Hadez del titolo), che diventa ben presto parte delle loro vite insieme a Meredith, ragazzina per metà inglese e per metà psicopatica (ma in senso buono). I tre, ora che le loro vite sono cambiate (beh, a essere cambiate sono più che altro le vite dei due ragazzi), dovranno venire a patto con le conseguenze di ciò che hanno fatto, cercare di evitare i fantasmi che li hanno presi di mira (per colpa di Hadez stesso), e nel frattempo tirare avanti come sempre, cercando quanto più possibile di non dare nell’occhio.

Hadez, il grande e possente
Hadez, il grande e possente

Storia semplice, personaggi semplici, dialoghi e sceneggiatura semplice, cattivo semplice. Cosa chiedere di meglio? Niente, perché in questo caso la semplicità è una delle virtù di Hadez. Una bella lettura, insomma, di quelle che divertono e intrattengono in modo perfetto, lasciando però trasparire anche altri elementi positivi dei quali parlerò poi.

Parlavo prima di “ricetta perfetta”. Non è facile, infatti – pur avendo le idee giuste, i personaggi giusti, lo stile di disegno giusto – riuscire ad amalgamare il tutto e trasformarlo in un “piatto” bello da vedere e buono da gustare. Le autrici di Hadez, invece, ci riescono con apparente disinvoltura, riuscendo a lavorare il materiale grezzo a loro disposizione nel migliore dei modi, tanto che il loro fumetto sembra uscito da un manuale di sceneggiatura (e disegno, perché no?). Mi ha davvero stupito trovare tanta bravura in un fumetto “amatoriale”.

La storia inizia senza fretta, concedendosi tutto il tempo necessario per presentare nel modo migliore i suoi personaggi, e facendoli conoscere al pubblico in modo perfetto. Ike e Kurt infatti mostrano ciascuno la propria personalità, i propri tic, le proprie piccole manie, ed è facile affezionarsi subito a loro, imparando a capire nello stesso tempo gli “equilibri” che tengono viva la loro amicizia.
E anche i personaggi di contorno come la famiglia di Ike, quella di Kurt, i compagni di scuola… e il cattivo di turno … non sono semplici “macchiette” ma riescono a emergere con chiarezza e coerenza pur nel poco spazio a loro disposizione. Ottimi da questo punto di vista tutto il prologo (con la triste fine del criceto) e la scena del funerale, che mostrano l’abilità delle due autrici nel descrivere ambienti, cose e persone.

Anche il ritrovamento del “libro magico” (non mi dilungo per non spoilerare) e la comparsa del cattivo sono ben orchestrate. Hadez è “chiaro” fin da subito nel suo ruolo di spirito sbruffone e “cattivo con allegria”. Niente di nuovo, direte voi. Ma un “niente di nuovo” che è scritto nel modo giusto, e che quindi non può davvero annoiare. Se a questo aggiungiamo poi le numerose scene comiche, alcune delle quali davvero ben riuscite, possiamo proprio dire che l’inizio è davvero ottimo e promettente. E c’è spazio anche per qualche scena “misteriosa”, che oltre a dare sapore al piatto fa ben sperare per il futuro.

Le cose migliorano ulteriormente con l’entrata in scena del personaggio femminile, Meredith, ragazzina spigliata (forse troppo) con al seguito una famiglia molto allegra (forse troppo), e che pare avere una grandissima dimestichezza e familiarità con spiriti, fantasmi e affini (forse troppo). Meredith rappresenta in un certo senso il “polo positivo” del fumetto, mentre i due ragazzi un po’ timidi, un po’ spaventati, un po’ scettici, un po’ intenti a rispettare il loro ruolo di “maschi della situazione”, sono invece il “polo negativo”. E dal loro incontro si formano le scintille che danno nuova vita a un fumetto già partito bene, e che con l’introduzione del terzo protagonista acquista un’ulteriore marcia in più.

Meredith, personaggio decisamente riuscito!
Meredith, personaggio decisamente riuscito!

Ovviamente, l’ho già detto, senza equilibrio non si va da nessuna parte. Oppure, come diceva una vecchia pubblicità di pneumatici, “la potenza è nulla senza controllo”. E infatti anche qui è la tecnica delle due autrici a farla da padrone: è proprio grazie a questa che Meredith diventa un personaggio non abbozzato, non inverosimile, non assurdo o troppo stravagante, bensì una simpaticissima spalla dei due eroi, con un ruolo davvero importante nell’economia della storia.

Lo ammetto senza riserve: Meredith è il personaggio che mi è piaciuto di più. Non perché gli altri siano peggiori di lei, ma per il fatto che – oltre a destare subito simpatia e stupire con le sue follie – la ragazzina che vede i fantasmi riesce a prendere in mano la situazione interagendo con Ike e Kurt in modo da farli risaltare ancora di più, e nello stesso tempo è in grado di muoversi con cognizione di causa all’interno della trama, risultando da subito una protagonista “utile”, di quelle che non subiscono i fatti, ma li rendono possibili proprio grazie alla loro presenza. La ragazza non è assolutamente un personaggio inverosimile o scritto alla come viene viene. Ha invece una sua personalità ben precisa, che la rende unica e verosimile.

Insomma: senza Meredith, Hadez non avrebbe l’effetto che ha.

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E’ in scene come questa che Meredith offre il meglio di sé

Sì, Hadez è un fumetto che fa ridere, e quando le autrici inventano battute riescono a farlo in modo DAVVERO divertente, con disegni e dialoghi azzeccatissimi. Ma non vorrei che chi legge questa recensione pensasse che i contenuti finiscono lì, con qualche allegro siparietto, due misteri e un mostriciattolo cattivo.

In realtà Hadez, sotto la vernice luccicante nasconde anche dei temi più seri e maturi, che (dopo Meredith) sono la cosa che me lo hanno fatto apprezzare di più.

Ike, ad esempio, ha dei problemi con la madre, che non lo ascolta mai, non gli da retta e forse è eccessivamente severa con lui (anche se il “forse” è più un’idea di Ike stesso). Il ragazzo dà l’impressione di cavarsela bene, ma di essere – sotto sotto – un po’ scontento della sua vita, del suo essere incompreso. Tanto che non si capisce bene se il suo essere sbadato e scontroso sia una causa oppure un effetto: Ike è così o si mostra tale come forma di difesa, per non farsi colpire troppo dai sentimenti negativi che l’adolescenza porta sempre con sé?

Kurt, dal suo lato, ha invece una situazione pesante a casa: i genitori (credo) sono divorziati, suo padre fa il poliziotto e non si vede mai, e quando compare la situazione tra padre e figlio si mostra tesa, come se tra i due si fosse persa ogni capacità di comunicare. Tanto per dirne una, mentre Kurt appare più fantasioso, introspettivo e bisognoso d’affetto (cosa che anche lui, come Ike, nasconde sotto un velo di apparente allegria), suo padre invece è concreto e poco paziente, forse di carattere del tutto opposto rispetto al figlio, che non perde occasione di criticare. Ad esempio, mentre porta Kurt in un centro di recupero per minori (per motivi di lavoro), suo padre gli consiglia poco amorevolmente di legarsi i capelli lunghi, altrimenti verrà scambiato per uno degli ospiti. Battuta gratuita e cattiva che fa capire subito come sia difficile, quasi impossibile per Kurt riallacciare un rapporto con il genitore “perduto”.

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In questo bello scambio di frasi scopriamo come a casa di Kurt, nonostante la sua apparente allegria, non tutto va per il verso giusto

Meredith, poi, ha un problema forse altrettanto grosso: è infatti creduta una iettatrice ed è stata bollata come “strana” dai suoi compagni di classe, che non mancano occasione di farle scherzi di cattivo gusto o renderla vittima di veri e propri episodi di bullismo.

Meredith è gioviale per natura, e forse anche troppo impegnata a vivere con la testa fra le nuvole in un mondo tutto suo; quindi non pare far molto caso al cattivo trattamento riservatole dagli altri scolari (sappiamo tutti quanto possono essere cattivi i ragazzi…). Tanto che in una vignetta la sentiamo dire quella che forse è una delle più belle frasi di tutto il fumetto, quella che forse rende al meglio le due anime di Hadez, i due elementi che lo rendono interessante.

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La frase “perfetta” è qui

Meredith, in quel momento, sta compiendo un’azione che non posso rivelare (pericolo spoiler) per conto di Hadez, e qualcuno le dice che deve stare ferma e non toccare nessuno, perché porta jella. La frase viene detta con cattiveria, ma la ragazza non se la prende. “Finalmente vengo accusata di qualcosa che faccio veramente!”, risponde. E pare felicissima.

Ebbene, mi pare che questa frase riepiloghi alla perfezione il mix tra allegria e quasi impercettibile malinconia che permea questo fumetto e i suoi protagonisti: Meredith è così spesso presa di mira, considerata come la ragazza che fa le “cose strane”, che quando per una volta si comporta DAVVERO in modo strano, i soliti insulti le sembrano quasi “sensati”. O forse è lei che – come gli altri – SA cosa le sta succedendo, ma è in grado di guardare i fatti con il giusto distacco. Comunque, quella delle sue autrici è una scelta di parole azzeccatissima, non c’è che dire, che denota una bella capacità di costruzione dei personaggi.

Forse le due autrici non se ne sono accorte, hanno considerato quella frase una battuta come tante altre… o forse no. Ma nel caso lo avessero fatto, sappiano invece che in quella piccola gag hanno inserito dei significati ben più importanti, degni di un ottimo sceneggiatore. La risposta di Meredith è paragonabile al mitico stelo d’erba spezzato che ho trovato nel fumetto Miss Hall – altra bella prova d’autore apparentemente insignificante, della quale ho parlato proprio su queste pagine.

Insomma, sebbene all’apparenza in Hadez si rida molto e ci si diverta, tra fantasmi buffi e allegri spettri dalla forma a budino, sotto sotto viene narrato anche un periodo della vita di ognuno (la benedetta/maledetta adolescenza) che è un mare di sentimenti, emozioni, paure, desideri. Di quelli che nella vita spesso vengono soffocati o nascosti, ma che nonostante tutto ci sono, vivi come non mai, e che è bello ritrovare qui.

Quando Meredith scherza è impossibile non vedere dietro le sue parole un significato ben più triste, che per molti corrisponde alla realtà, e che non tutti sanno affrontare con altrettanta disinvoltura. Questo vale anche per i problemi familiari dei due ragazzi; e lo ripeto: è l’elemento che rende più bello e importante questo fumetto, al di là delle avventure e le risate. Spero anzi che questa cosa non verrà mai dimenticata dalle due autrici, perché rappresenta davvero il loro punto più forte.

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Il giovane Ike nel periodo EmoMetal

Se dovessi paragonare Hadez a qualche fumetto lo paragonerei sicuramente a W.I.T.C.H., fumetto Disney uscito tanti anni fa (chissà se le autrici lo conoscono?) e che raccontava storie di giovani maghette che combattevano il male e nello stesso tempo si trovavano alle prese con i problemi tipici della loro età come le incomprensioni con la famiglia, i primi amori etc etc. Ebbene, Hadez è una sorta di proseguimento delle Witch, e ne conserva in pieno tutti gli elementi positivi. E’ ottimo vedere come la lezione sia stata imparata e riprodotta in questo web comic, che davvero mi sento di consigliare a lettori di tutte le età.

Se c’è una cosa che l’Italia del fumetto ha dimostrato di NON saper fare (tra le tante) è proprio quella di ricordarsi del pubblico più giovane, il quale ha poche possibilità di avvicinarsi a fumetti adatti alla propria età, o quantomeno di averli come elemento familiare della propria crescita. Quello che accade da noi, spesso, è che i comics siano rivolti a un pubblico già cresciuto, o a nerd saccentoni, o comunque ad appassionati di lunga data. Quasi nessuno investe sui lettori “giovani”, o lascia che a farlo siano gli editori che pubblicano fumetti giapponesi, o quelli legati ai film di supereroi. Ma se un potenziale lettore non viene “esposto” al media fumetto quando è giovane, e con prodotti che siano adatti alla sua età, che possono incuriosirlo e catturarlo parlando il suo linguaggio, come potrà egli innamorarsene, e nel futuro diventarne un consumatore?

Il fumetto italiano compie l’errore (un po’ per volontà un po’ per costrizione, ma questo è un discorso lungo…) di lasciare a sé stessi i ragazzini, con la conseguenza che questi vanno a trovare divertimento nelle cose che invece sono più alla loro portata, cioè Playstation, TV e cose del genere. La lamentela di tutti, poi, è che i giovani non leggono, i giovani sono pigri, i giovani preferiscono i videogiochi… ma nessuno si chiede mai cosa egli stesso ha fatto per cambiare questo stato di cose. Sei un bambino? Leggi Topolino. Sei adulto? Leggi Dylan Dog. Ma in tutti gli anni che vanno da Topolino a Dyd, cosa leggi? C’è qualcosa per te?
Discorso simile: e se sei una ragazza? Cosa puoi leggere che si rivolga proprio a te?

Ecco: Hadez è un fumetto che, a mio parere, va a coprire questo “vuoto”. E’ un’opera perfettamente fruibile dagli adulti, ma che anche un ragazzino più leggere e che può trovare appassionante. Hadez è lieve, allegro, apparentemente comico, ma con un “cuore caldo” fatto di sentimenti ed emozioni vere. E’ un fumetto che dovrebbe uscire sul mercato, essere stampato e raggiungere quanti più lettori possibile, perché mi pare abbia in sé una professionalità e una freschezza che potrebbe far invidia ad alcuni professionisti del settore.

Visto che siamo in tema di cucina, ecco il "cuore caldo" di Hadez
Visto che siamo in tema di cucina, ecco il “cuore caldo” di Hadez

Hadez è un fumetto di qualità, scritto e disegnato con una tecnica praticamente perfetta e invidiabile. Appassiona, diverte, contiene misteri e segreti, dei personaggi a tutto tondo, una bella trama e delle battute davvero divertenti. Promette benissimo per il futuro, è un’opera matura, è disegnato e colorato davvero bene, non ha un errore che sia uno, stupisce e coinvolge. Allegro, è nello stesso tempo estremamente serio. Dirò di più: forse è ancora più serio e maturo di quanto le loro autrici credono che sia. Care amiche, se non ve ne siete accorte fatelo ora: il vostro fumetto è in crescita, e può portarvi molto avanti; anche lì dove non avreste mai pensato di poter finire.

Ah, ed è ambientato nei Paesi Bassi, chissà come mai… anche se a dire il vero l’ambientazione inusuale non è che si veda molto, rimane un po’ sullo sfondo, assomigliando piuttosto a una qualsiasi realtà americana da film. Ho l’impressione che si sia trattato di un semplice “innamoramento” visivo, e il peso della cosa è così scarso – cioè: il fatto che Hadez sia ambientato proprio lì quasi non si nota – che mi chiedo perché, perso per perso, le autrici non hanno pensato di fare un ulteriore passo avanti e ambientare tutto in Italia. Comunque ripeto: nessun errore in tutto ciò. Non è una cosa grave, e la lettura non ne è danneggiata.

In definitiva non posso non consigliare Hadez a chiunque abbia voglia di leggere del BUON fumetto. La qualità di questo web comic vi stupirà.

Vivissimi complimenti alle autrici. La vostra bravura mi ha davvero stupito, e vi auguro il successo che meritate.


UN PREGIO: bei personaggi e ottimi contenuti realistici che aumentano il valore dell’opera, non rendendola un “semplice” fumetto comico.
UN DIFETTO:  ho qualche dubbio sull’ambientazione, che mi sembra poco sfruttata e quasi gratuita… ma non sono sicuro che questo sia proprio un difetto. In ogni caso la qualità dell’opera non ne risente.
CHI COME COSA: “Hadez” è un fumetto scritto e disegnato da Ilaria Catalani (testi, disegni e illustrazioni varie) e Silvia Tidei (testi, colori e tutto il resto). Lo trovate disponibile gratuitamente online nel LORO SITO, ma potete anche acquistare la bellissima versione cartacea (2 episodi spillato, a colori, di 48 & 60 pagine a 5 euro) e tanti simpatici gadget QUI.

Diciamoci la verità senza menare tanto il can per l’aia: il VERO bel fumetto italiano si fa in pagine web e autoproduzioni come queste, che sono anni luce avanti rispetto a produzioni ben più quotate. Nulla togliendo al lavoro e alla qualità di tanti autori, sto iniziando seriamente a pensare che il “futuro” del fumetto sia già arrivato da un pezzo. Spero solo che come me tanti altri presto finiscano per accorgersene.


La bellissima illustrazione che apre questo blog è stata  disegnata appositamente per noi da Tiziana DePiero l’ottima autrice del fumetto Fidanzato Vampiro quale ho parlato diffusamente QUI


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E tra una lettura e l’altra non dimenticate di sostenere VOID, originalissimo webcomic italiano, QUI

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