Pillola venticinque BIS: Eva Chan, Belinda Bertolo e i “manga italiani”

La cover di Eva Chan 1

Eva Chan, il fumetto di Belinda Bertolo

Bazzicando per i social media, e i gruppi dedicati ai fumetti, mi sono reso conto che c’è un solo genere di autori più bistrattato dal pubblico dopo i fumettisti italiani esordienti: i fumettisti italiani esordienti che disegnano in stile manga.

Tra i loro detrattori, ovviamente, un tempo c’ero anch’io: sebbene non sono mai stato un “odiatore feroce”, questi strani figuri capaci di riprodurre alla perfezione stili e temi tipici del manga mi hanno sempre lasciato perplesso. A che scopo, mi chiedevo infatti, fare fumetti identici a quelli giapponesi da parte di autori italiani?
A questo – forse a mia parziale discolpa – va aggiunto il fatto che io sono stato lettore di fumetti negli anni ’90, durante i quali vari editori tentarono la strada degli “spaghetti manga” e/o degli “spaghetti superheroes”. I risultati non erano dei migliori, e credo che questo sia servito, a me e alla mia generazione, a dar vita a un pregiudizio che dura ancora oggi, e che fa di tutta l’erba un fascio.

Mettendo per un attimo da parte la qualità, penso sia normale domandarsi come mai degli autori abbiano coscientemente deciso di abbandonare le proprie “radici culturali” per trasformarsi in vere e proprie “succursali” europee degli editori giapponesi. Per certi versi una simile mutazione ha il sapore della sconfitta, come se pian piano la nostra cultura stesse cedendo le armi. Ma pensandoci bene, quale alternativa è stata data a questi ragazzi cresciuti col mito del manga? E noi che siamo venuti prima non eravamo forse fanatici dei supereroi?

Questo mi ha fatto venire in mente un altro pensiero: ci sono in effetti molti disegnatori Italiani che disegnano in stile Marvel o DC, e i più bravi tra loro lavorano proprio in America, tra gli applausi e i complimenti dei loro fan italiani.

Dunque, in che modo è diverso quello che sta accadendo ora rispetto a quello che è successo prima?
Beh, in niente direi.

Detto questo, il passo successivo non poteva che essere uno solo: osservare le opere di alcuni di questi autori, constare che esse hanno una loro personalità, che gli stili non sono poi così stereotipati come uno potrebbe credere, e infine rendersi conto che – a prescindere dall tipo di disegno o dal nome dato ai personaggi – tali fumetti sono davvero belli.

Per cui, sono lieto di annunciarvi che nei prossimi articoli di questa pagina vedrete comparire anche opere “manga style”.

L’avvenimento non è poi così epocale, ovviamente, è non avrei neppure nominato la cosa se non fosse stato per le polemiche che via via ho letto in giro. Ed è proprio per rispondere ad esse che ho deciso di introdurre l’argomento scrivendo questo articolo, e di renderlo più obiettivo facendo alcune domande a Belinda Bertolo, una delle prime autrici “moderne” a introdurre questo genere in Italia, e che sarà la protagonista della prima Pillola che si occupa di fumettisti come lei.

Ecco dunque le mie domande:

-1. Mi sembra che esista una certa “resistenza”, una diffidenza dei lettori nei confronti degli autori italiani che disegnano con uno stile chiaramente giapponese. Tu come ti poni riguardo la questione? 

Riguardo la “resistenza” o diffidenza nei confronti dei disegnatori Italiani di fumetti in molte cose identici ai manga, ne sono tutt’ora basita. Potevo comprenderla (ma non condividerla) anni fa, essendo una novità. Sembra quasi una forma di “razzismo” nei confronti di uno stile di disegno perchè viene da una cultura non occidentale e poi, essendo stato sdoganato da noi tramite la tv inizialmente, è come se fosse uno stile-genere “spazzatura”. Inoltre noi italiani siamo dei grandi “conservatori” e “timorosi” di ogni novità. Basti pensare che siamo sempre gli ultimi nel modo su tutto. Quando una cosa all’estero è già vintage, da noi arriva come novità. Infatti, senza andare tanto lontano, in Francia, Germania, Spagna… non c’è tutta questa reticenza e diffidenza verso i manga, tant’è che giovani autori del posto (francesi in Francia, tedeschi in Germania, ecc ecc) producono e pubblicano fumetti in stile manga per editori nazionali da diversi anni (basta farsi un giro nei siti degli editori per verificare). Sono autori che, come qui da noi, sono cresciuti guardando cartoni e leggendo fumetti in stile giapponese e non stupisce quindi che poi disegnino seguendo quello stile. Anche per me è stato un imprinting molto forte.

-2 “Ti senti una autrice che fa i SUOI fumetti così come le viene più naturale o cerchi coscientemente di imitare (detto in senso buono) i manga?”

…riprendendo il finale del punto precedente, mi viene naturale disegnare in stile manga. Sono cresciuta guardando i cartoni giapponesi (anime) e già all’asilo i miei primi disegni riproducevano quello che vedevo alla tv! Quindi non mi sforzo, sono delle armonie che riproduco senza problemi. Inoltre, ho la capacità di riprodurre anche gli stili di diversi autori manga, che ho sfruttato in Eva-chan, potendo così imitare il character di Creamy piuttosto che Lady Oscar e rendere ancora meglio l’idea di Eva che entra letteralmente in un altro fumetto 🙂

-3 “E a riguardo ti poni il problema di cercare tue vie personali di espressione oppure preferisci rimanere sempre fedele a quello stile?”

Disegnare in stile manga mi piace, mi viene spontaneo e quindi è già un mio stile personale. Può sembrare che i manga siano tutti uguali, ma non è così. I due che ho nominato poco fa ad esempio (Creamy e Lady Oscar) dimostrano già quanto siano diversi pur essendo entrambi manga. Quindi il mio stile può assomigliare a qualcuno indubbiamente, e nel corso degli anni si è anche modificato, ma un occhio attento può cogliere i miei tratti distintivi. Ad esempio tra i disegnatori Bonelli ognuno ha un suo stile ma un occhio disattento o non del settore, vede gli albi disegnati tutti uguali. Ho parlato con diverse persone che ad esempio pensano che Topolino, Dylan Dog, Diabolik, Tex siano disegnati sempre da una persona (una per Topolino, una per DD, ecc ecc) perchè…. gli albi sono disegnati tutti uguali!
Comunque ogni tanto cerco di sperimentare stili diversi per poter avere più possibilità di commissioni-lavori.

-4 Gli autori di manga italiani sono in un certo senso “inferiori”, “traditori”, persone che hanno purtroppo dimenticato lo stile italiano e contribuiscono a renderlo sempre meno familiare ai lettori, creando guai ai nostri autori e perdita di personalità del nostro fumetto, oppure sono il futuro, innovatori, moderni e di tendenza?

Innanzitutto, parlare di uno “stile italiano” è difficile… perchè, tanto per nominare alcuni autori che hanno fatto la storia del nostro fumetto (Pazienza, Crepax, Magnus, Manara, Altan…) sono diversissimi tra loro! quindi non capisco cosa significhi tradire il “nostro”stile. L’arte si evolve continuamente di pari passo (anzi è spesso anticipatrice) con la società. Se i giovani di oggi sentono più in linea con la loro emotività il manga, se quello stile riesce più di altri a esprimere i loro pensieri, messaggi, sentimenti… allora perchè demonizzarlo? All’estero, come dicevo, già lo hanno accettato senza per questo aver perso la loro identità artistica/culturale. Se una forma d’espressione non è più idonea a esprimere i nuovi pensieri-emozioni ecc, viene sostituita. Non usiamo più il latino per parlare perchè non è più in grado di esprimere la nostra realtà. I manga hanno una carica espressiva molto forte, fanno mille espressioni con il viso, le inquadrature sono dinamiche e  cinematografiche, le loro tavole non sono imbrigliate in uno struttura fissa (ad esempio Bonelli e Astorina), quindi si adattano molto di più ad esprimere le nuove generazioni.
I supereroi americani hanno saccheggiato i manga negli ultimi decenni, perchè hanno capito la carica espressiva che rimandano ai lettori. Li hanno inglobati creando un “nuovo stile”. Quindi, quella che penso possa essere una strada, è la “contaminazione”. Non solo, ma i nostri manga “duri e crudi”, che a noi sembrano identici ai giapponesi, i giapponesi stessi li riconoscono come “non loro” ma di produzione occidentale! perchè, come dicevo poc’anzi, ognuno ha un suo stile ed un occhio attento lo riconosce.
Perciò stiamo producendo i nostri manga, diversi dai manga francesi, tedeschi, spagnoli e …giapponesi!
L’evoluzione che implica l’estinzione del precedente è un processo inevitabile. La salvezza di alcune forme sta nella contaminazione.
Tutto evolve. Anche Topolino di oggi non è uguale al primo Topolino disegnato. MA il primo Tex è mooolto simile all’attuale, così come Diabolik. Siamo un paese di conservatori come dicevo, e le novità ci spaventano.  (nota di costume: per far accettare il tratto di Palumbo ai lettori di Diabolik, lo hanno dovuto mettere negli Speciali, perchè nella serie regolare non poteva stare…. era troppo diverso e nuovo.)
Quindi, il problema con il manga, lo abbiamo solo noi qui in Italia. Nel resto del mondo è semplicemente un altro stile, Un ALTRO, non uno stile NUOVO, perchè non dimentichiamo che in Giappone disegnano così da quando hanno iniziato a fare fumetti! Ma noi lo abbiamo conosciuto in tempi relativamente recenti grazie ai cartoni animati.
Un altro stile quindi da cui imparare, assimilare o riprodurre.
In tutto questo poi, c’è da aggiungere, che lo stile manga non è tutto uguale (Lupin è diverso da Candy, Evangelion è diverso da Dragonball e… l’elenco è lunghissimo-cito i titoli e non gli autori per una maggiore comprensione immediata), ciò che accomuna il manga nei suoi diversi generi è l’espressività e dinamicità visiva del tratto.

-5 Ci sono tanti disegnatori che disegnano stile Marvel ma nessuno li insulta per quello. Invece con i manga italiani ho notato questa resistenza in più di una occasione. Forse puoi illuminarmi in proposito?

Penso sia riconducibile a quanto appena detto: la conservazione. Noi conosciamo i super-eroi da sempre… i fumetti americani sono sempre sbarcati qui da noi da quando il fumetto ha iniziato a prendere piede come forma d’intrattenimento. Quindi per noi sono una “tradizione”, non è un diverso che è arrivato all’improvviso -raccontando anche storie impegnate e non solo divertenti e sempre a lieto fine. Riprodurli è come riprodurre lo stile Bonelli per intenderci. Fa parte della nostra tradizione. Anche i giovani disegnatori che si rifanno a Disney non vengono demonizzati per lo stesso motivo: Disney è tradizione occidentale. La conosciamo da sempre.

Aggiungo solo che io sono stata “la prima autrice italiana
a distribuire per via ufficiale i manga made in italy” come detto in questa
video-intervista.

Questo è tutto. Grazie a Belinda per la sua cortesia.

Ci vediamo alle prossime recensioni.

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