Pillola venticinque: “Eva-chan”, di Belinda Bertolo

Ridendo e scherzando siamo arrivati alla pillola 25.

In America, quando un fumetto raggiungeva numeri come questo, di solito l’editore festeggiava (e così per il 50, il 75 e il 100), magari con una cover speciale e una storia più lunga. io ho deciso – almeno per questa volta – di fare lo stesso; non perché mi ritenga geniale o altro, ma semplicemente per il fatto che sono contento di essere arrivato tanto avanti.

Non essendo questo un fumetto non posso mettere “cover speciali”, e neanche scrivere una storia più lunga mi pare sensato (anche perché sono già fin troppo prolisso), per cui mi limiterò a una DOPPIA pillola che contiene da una parte la recensione al fumetto e dall’altra un’intervista alla sua autrice, nella quale toccheremo il tema a volte spinoso degli autori italiani che disegnano in stile Manga. In più, con questo articolo il blog L110P “apre” ufficialmente ai fumetti “manga italiani”, che era un settore che non avevo ancora toccato.

Fine celebrazioni. Grazie a tutti coloro che continuano a seguirmi.

Inizia la recensione. 

La cover di Eva Chan 1
La cover di Eva Chan 1

Parlare di Eva Chan, fumetto scritto e disegnato da Belinda Bertolo, significa raccontare una storia d’amore. Ma non quella che vive la protagonista del fumetto, Eva, bensì quella della sua autrice. È infatti evidente, evidentissimo – e ogni pagina di Eva c’è lo ribadisce continuamente – quanto sia grande l’infatuazione di Belinda per i cartoni animati giapponesi che andavano in onda negli anni ’80, e che per molti giovani hanno rappresentato un vero e proprio shock culturale.
Belinda stessa lo dice chiaramente in appendice a uno di numeri di Eva. Anzi, parla addirittura di imprinting; come i pulcini, che quando aprono gli occhi diventano subito fedelissimi figli del primo essere vivente che si trovano davanti.

Eva, dunque, si può considerare un pò come il “frutto” di questo amore; e in effetti guardando le pagine del fumetto è palese che ogni scelta grafica e stilistica è figlia del Sol Levante: Belinda disegna manga, riuscendo addirittura a riprodurre tecniche e stili degli autori che più l’hanno colpita.

Buono o cattivo questo stile? Giusto o sbagliato da parte di un’autrice che non è giapponese ma italiana? Ne ho già parlato nel post che annunciava questa recensione, e che contiene sia il mio punto di vista che quello di Belinda stessa. Qui mi limiterò soltanto a ribadire due cose:

1) invece di parlare di “giusto” bisognerebbe parlare di Naturale e Inevitabile: a quei cartoni animati, a quei fumetti sono stati esposti i nostri autori, così come è loro mancata la presenza di un altrettanto potente “mercato interno” (che peraltro è sempre stato più che vario riguardo tecniche e stili); è questo è dunque l’unico risultato che era lecito aspettarsi.
2) l’appartenenza a uno stile non ha alcun rapporto con la qualità.

Detto questo, passiamo alla protagonista del fumetto, Eva Chan. Anche perché, visto il suo caratterino, potrebbe offendersi vedendo che non abbiamo ancora iniziato a parlare di lei.
Eva nasce come parodia di Eva Kant, la compagna di Diabolik, e la sua vita editoriale consta fino a questo momento di 5 volumi, uno speciale “romantico” e altre cose ancora. Potete trovare ogni volume (in versione “rimasterizzata”) su Amazon, in formato Kindle; oppure è possibile acquistare la versione cartacea stampata dall’associazione FaMe Comics, della quale ho già parlato quando ho recensito il bel Tempora, volume scritto da Roberto Romani e disegnato da Tiziana DePiero, l’autrice di Fidanzato Vampiro.

Di cosa parla Eva Chan? Qui comincia la parte interessante: Eva è… un fumetto. Una ragazza che sa di vivere in una storia, ed è disposta a tutto per diventare in futuro la protagonista di una testata di successo.
Per raggiungere tale obiettivo si iscrive al pregiatissimo istituto B&B, che riecheggia le tante scuole allegre o sadiche viste nei manga, ma che in questo caso ha lo scopo di creare i protagonisti di domani, i futuri eroi di nuove serie a fumetti. E già qui l’idea è ben pensata.
C’è però un problema: Eva ha tante ambizioni ma poca voglia di studiare, e forse anche poco talento. Fortunatamente per lei, però, giunge in suo aiuto nientemeno che la sua Autrice. Questa le dona una “magica tutina”, che le dà grande agilità e molti altri poteri, e in più un anello grazie al quale Eva può sostituirsi a chiunque lei voglia, in una sorta di “super cosplay” che diventa reale.

Partono da qui le (DIS)avventure di Eva, che pur con grandi poteri rimane la persona che era: impaziente, sciocchina, ingenua e pronta a infatuarsi di qualsiasi ruolo e persona importante le passi davanti. Eva, in pratica, tenta di usare i suoi poteri come una scorciatoia grazie alla quale assurgere al ruolo di grande protagonista, giungendo anche a rubare le identità ad altri personaggi.

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Eva 2 – la vendetta della Rosa della Senna e del Ciclamino del Tamigi sospesi nelle briciole del tempo.

Premesse interessanti, dunque, e non scontate, che da una parte permettono alla sua autrice di divertirsi a citare le sue opere favorite con la massima libertà, e dall’altra di dar vita a una trama personale e originale, che può aprirsi a ogni tipo di sviluppo e portare molto lontano.

Fine trama e sotto coi commenti.

I 5 numeri di Eva che ho letto sono molto simili gli uni agli altri: come accadeva nei cartoni di una volta, una premessa sempre diversa dà vita a uno svolgimento sempre uguale, che prevede un omaggio/citazione… ma nello stesso tempo anche una divertente parodia… dei personaggi e dei temi di una famosa serie del passato. L’obiettivo principale di Belinda pare dunque essere la citazione, ma nello stesso tempo il suo fumetto destruttura, grondando amore nei confronti dei vecchi eroi dei Cartoni e contemporaneamente mettendone a nudo le parti più assurde. Citazionismo, dunque, ma con quel minimo di distacco che rende l’opera molto più di una semplice “copia”.

Gran parte del merito è dovuto proprio a Eva, che prendendo il posto dei protagonisti manda in malora meccanismi solitamente ben rodati, e che davanti a lei crollano miseramente mettendo a nudo le proprie debolezze. Ma alla radice di tutto c’è ovviamente anche la grande conoscenza di Belinda di quelle stesse strutture che poi piega al suo volere senza alcuna cattiveria (beh, quasi nessuna) ma con tanta voglia di divertirsi e divertire, unita a un sincero affetto per la materia trattata.

Non entro nello specifico dei vari albi, perché facendolo rischierei di rovinare qualche sorpresa ai potenziali lettori, ma all’interno di Eva potete trovare eroi del calibro di Creamy, Licia, Capitan Harlock, Lupin, Lady Oscar e compagnia cantante; più varie comparsate da parte di famosi eroi di Manga e Anime.
Ogni personaggio è ben riprodotto, e con esso il suo mondo. Come Belinda stessa, anche Eva si innamora istantaneamente di eroi tanto fascinosi…

Modalità Freud ON: è come se Eva fosse un “alter-ego” disegnato di Belinda, che vive quelle avventure che la sua autrice, essendo fatta di carne e ossa, non può permettersi di sperimentare. Però, sentendosi “indegna” di tanto favore, Belinda ha immaginato la sua eroina sciocchina e pasticciona; ma nello stesso tempo con quella gran sfacciataggine che le permette di realizzare senza vergogna i suoi desideri.
Modalità Freud OFF.

… e l’immedesimazione è tale che anche lo stile del fumetto cambia di conseguenza, nel segno come nelle atmosfere.

Si cita Leiji Matsumoto? Ecco che le vignette diventano nere, con al centro gli immancabili indicatori rotondi. Si cita Lady Oscar? Ecco che la storia si tinge di impreviste sfumature di romantica tragedia (e con un finale epico e davvero straziante). Chi conosce quelle vecchie serie troverà quindi tantissimi elementi familiari e subiti riconoscibili, e forse proverà le emozioni di un tempo.

Ma chi non le conosce? Eh, non poter cogliere i riferimenti toglie in parte il gusto della lettura, per cui non so quanto effetto potrebbe fare Eva a un pubblico più giovane. È come se io scrivessi un fumetto che prende simpaticamente in giro Sussi & Biribissi, Provolino o il Signor Bonaventura.
Chi?,
direte voi. E appunto: se non si conoscono i capostipiti non si possono comprendere nemmeno i riferimenti o le prese in giro. Fortunatamente però Eva omaggia certi “generi” oltre che i singoli personaggi, e le sue storie sono sufficientemente carine e chiare da essere piacevoli anche per chi anagraficamente non arriva più indietro di Dragonball.

Sono dunque, quelle di Eva, storie perfette? Beh, non del tutto. Ma di questo parleremo dopo.

EVA3
Eva 3 – Pirata dello Spazio Profondo sospeso nell’amore del tempo dei petali dell’infinito.

Se dovessi citare il mio numero preferito, sarebbe sicuramente il 4, la parodia di Kiss Me Licia. I motivi? Sono diversi. Prima di tutto la storia complessa, più che negli altri numeri, e molto interessante. Poi la “presa in giro” davvero azzeccata e divertente; cattiva, anche. Poi ancora il ruolo di Eva e dei personaggi di contorno, più significativo del solito, con l’aggiunta di nuovi comprimari (che fanno sempre tanto bene a una serie). E infine il momentaneo distacco dai propri luoghi comuni/ motivi ricorrenti, con l’aggiunta di varie sottotrame e una bella riflessione sul senso del progetto.

Su queste ultime 2 cose, in particolare, voglio soffermarmi: se nei primi 3 numeri Belinda pareva aver messo in piedi un meccanismo molto semplice e destinato a durare all’infinito, il quarto episodio rappresenta un inaspettato punto di svolta che proprio non mi aspettavo: nel n.4 ogni elemento ha un suo ruolo, un significato superiore, e pare di intuire un percorso di crescita del personaggio che amerei davvero vedere.

La cosa mi ha davvero stupito in senso positivo, e ha rafforzato in me l’idea che l’autrice stia pian piano prendendo dimestichezza coi suoi personaggi e con le tecniche di narrazione, cosa che l’ha portata (e spero la porterà) a superare velocemente se stessa, a infittire le trame e ad approfondire protagonisti e situazioni. Ottima cosa. Si parte insomma da buone basi, ma il sospetto è che si arriverà oltre. E se esiste un indizio riguardo il talento di Belinda è sicuramente tra quelle pagine, forse tra le più mature che ha prodotto.

E riguardo gli altri numeri, invece?
Buoni, ovviamente. Ma… beh, possiamo dire che Eva Chan ha un grande pregio: la semplicità. Ma Eva Chan ha anche un difetto: la semplicità.
E, ahimè, non è sempre coerente.
Come può la stessa caratteristica essere sia positiva che negativa?, chiederete voi (se non siete ancora troppo impegnati a capire chi sia Provolino). Ebbene, lo spiego qui sotto, quindi andate a capo.

La semplicità “buona” di Eva Chan è l’allegria che avvolge il fumetto, lo stile semplice e funzionale alla trama, i richiami metanarrativi, le avventure rapide e basate su battute e parodie. E poi: l’ambientazione classica nella quale ci si immedesima facilmente, i tormentoni (come la cattiva Antea che “decolla” spesso), i personaggi di contorno e il concetto di base del fumetto, lo stile accattivante ed essenziale, nonché diverse trovate davvero riuscite e molto comiche.

La semplicità “cattiva”, invece, è fatta di tutti quegli elementi che a volte – con quasi completa esclusione dell’ottimo n.4 – rendono il “semplice”…”semplicistico”. E parlo sia di stile grafico, dove a volte il segno privo di elementi da citare si “spegne” un poco, ma anche di stile narrativo, cosa che rende a volte troppo semplici le trame, prive di tentativi di approfondire la materia trattata e in alcuni casi non troppo comprensibili o logiche.
Inoltre, alcune battute e scene comiche sembrano esistere solo per mostrare “qualcosa di buffo”: mi vengono in mente ad es. le 3 e passa pagine con la fuga del criceto, che – sebbene c’è ne sia una che mi è molto piaciuta per l’assurdità dello stile – danno l’idea di semplici siparietti comici.

Nota per gli autori: se si scrive una storia comica, sarebbe auspicabile che la comicità sia insita nella trama. Se invece non lo è, ma la trama “si ferma” per lasciare spazio alla battuta di turno, allora ne risente la complessità della storia stessa. Ne ho avuto un esempio qualche anno fa in un cortometraggio horror/comico con protagonisti un duo di simpatici mattacchioni alle prese con gli zombi. Di tanto in tanto, con i morti viventi a un passo da loro, i due si fermavano e si mettevano a scambiarsi dialoghi divertenti, a strillare o litigare in modo surreale. E gli zombi, intanto? Spariti, come se durante le gag si fossero fermati. In pratica la storia si era stoppata per lasciar spazio ai mattacchioni, lasciando il pubblico ad attendere che la trama principale si rimettesse in moto. Funziona lo stesso, ma il vostro racconto ne risente, diventando una semplicistica raccolta di barzellette legate da una trama filiforme. Fine nota.

Non credo che questa eccessiva semplicità dia fastidio ai lettori (perlomeno finché non rende la storia poco logica o con troppi sottintesi). Anzi sarà da molti ben vista e considerata un punto a favore. Niente di strano: io stesso ho detto che è anche un pregio. Ma a me, “vecchio” lettore, qualche dubbio lo ha dato.
Non tutte le gag sono ben riuscite, e il fatto che la trama sembra reggersi quasi sempre su di esse e sulla parodia, a volte glissando sul resto, rende Eva un prodotto divertente ma un pò fine a se stesso. Lo leggi, ti piace, ti fai due risate, e non ci pensi più. Anche se magari vorresti.

C’è qualcosa di male in questo? No. Anzi, può essere proprio l’obiettivo che la sua autrice si pone, e rimane comunque un ottimo punto di partenza. E lungi da me dire all’autrice cosa “deve” o “non deve” fare: è brava, si diverte, al pubblico piace, discorso chiuso. Ma nel caso gli obiettivi della serie siano altri, più significativi – e viste le doti di Belinda POSSONO esserlo…e per quel che mi riguarda sono auspicabili – allora Eva ha ancora un pò di strada da fare. Altrimenti, sebbene il pubblico la potrà comunque apprezzare, difficilmente diventerà un’opera memorabile.

Va comunque detto che una parte di questa strada è già stata percorsa nel… arieccolo, scusate… numero 4, il quale ha dimostrato che Belinda ha MOLTE capacità, forse più di quanto lei stessa creda, e che potranno portarla a ben altri livelli se e quando riuscirà (e vorrà) svilupparle totalmente.
Ecco: se tutte le Eve fossero come la quarta, dove ogni elemento contribuisce a dar vita a una storia complessa, il fumetto farebbe un bel passo avanti.

EVA4
Eva 4: THE BEST.

Mamma mia, ho parlato troppo. Finiamo con un sunto di altri argomenti che vorrei toccare.

1) Buono lo stile grafico, molto piacevole, a volte troppo semplice – ad esempio nel deformed o in alcuni sfondi – ma con indizi di continuo miglioramento in atto: alcune vignette sono di una semplicità ammirevole, e vedendo il quinto numero pare di capire che esso si stia evolvendo verso una linea chiara sempre più morbida e “tondeggiante”. Altre cose che ho potuto vedere, inoltre, mi hanno reso sempre più piacevole questo segno giocato sui bianchi, sulla “sottrazione” (come nella migliore tradizione nipponica), e sono certo che ci sia ancora molto da vedere in proposito. Ben fatte anche le citazioni degli altri artisti (ad esempio ottime le tavole alla Matsumoto) e molto adatto l’uso del colore. In particolare ho molto apprezzato il fatto che proprio il colore riappaia di tanto in tanto nelle pagine interne per dare più peso a momenti “importanti”. La cosa mi piace molto, la trovo originale e interessante: in questo modo il colore non è semplicemente una patina stesa su ogni cosa, ma appare con un motivo ben preciso. Diventa, in pratica, una sorta di “colonna sonora” del fumetto, entrando in scena nei momenti giusti proprio come fa la musica in un film. Molto ben fatto! 10+!

2) Eva va giudicata col cuore, e non col cervello, ma date le premesse del fumetto – che ho elencato tipo un milione di righe più in alto – devo chiedermi:
A. Eva va a una scuola per diventare protagonista di un fumetto. Ma è già protagonista di un fumetto. Quindi perché va a scuola? Ipotesi: vuol diventare protagonista di un fumetto più famoso? E quindi Eva Chan va considerato un “clone” come quelli che si vedevano una volta (tipo Dick Drago per Dylan Dog), ma che ha coscienza di esserlo?
B. Visto che l’autrice di Eva Chan vuole aiutarla, come mai le dona i poteri e la fa agire da sola invece di limitarsi a disegnarla protagonista? Sembra Dio che concede il libero arbitrio all’uomo; ma se è l’Autrice a creare Eva disegnandola come può contemporaneamente non avere controllo su di lei? E perché aiuta Eva ad assumere un “ruolo migliore”? Essendo lei la sua autrice dovrebbe “offendersi” del fatto che il suo personaggio aneli un ruolo diverso rispetto a quello che lei gli ha dato.
Penso che in questo caso il rapporto tra personaggio/autore non sia stato per nulla meditato, ma usato semplicemente come escamotage narrativo. Un pò così, alla buona. O sono io che non l’ho capito?
Personalmente avrei fatto in modo che Eva assumesse i suoi poteri “di nascosto” dall’autrice, quasi costringendola a disegnarla in modo diverso, e alla fine attirasse la sua attenzione provocando la sua ira.
C. Se l’istituto B&B serve a formare protagonisti, come mai tra i molti allievi si vedono appunto personaggi che sono già protagonisti di una serie? Dovrebbero già essere andati tutti via come Harlock, che in effetti nel numero che lo vede protagonista dichiara di essere tornato alla scuola dopo molti anni.
D. (Questo fa parte delle “semplificazioni” alle quali ho accennato prima). Come funzionano esattamente i poteri di Eva? La tutina le dà i poteri di mettere fuori gioco i suoi avversari, e l’anello di vestire i loro panni prendendone il posto. Ma come mai Eva non si presenta quasi mai come il personaggio che sostituisce, bensi appare diversa e lo dichiara senza porsi problemi? Peraltro, anche gli altri personaggi sembrano capire che lei non è il loro eroe, eppure stranamente ne accettano l’autorità senza farsi troppe domande.
A tratti Eva sembra del tutto diversa da se stessa. A tratti è lei con un abito diverso. A tratti pare avere assunto le caratteristiche di chi ha sostituito (come il fascino della Stella della Senna). A tratti viene riconosciuta per chi non è (Licia). A tratti dichiara di sostituire Tizio o Caio essendo quindi una persona diversa con nome diverso (Creamy o Oscar). A tratti finge di essere Tizio o Caio (Sempre Licia, dove Eva alla fine non sa più chi è). A tratti sembra essere costretta a fare le stesse cose che stava facendo colei che ha sostituito (Fujiko).
E poi: se ad esempio Eva si dichiara sostituta della Stella della Senna, come mai tutti le concedono di comportarsi come lei offrendo la sua rosa e accettano che sia il nuovo capitano delle Guardie Reali? E se Eva è una sostituta come mai nessuno la riconosce quando ad es. diventa Licia?

Qual’è dunque la verità? Ed esiste una verità univoca? E se in fin dei conti Eva sostituisce un personaggio ma non DIVENTA quel personaggio, prendendone improvvisamente il posto con il surreale beneplacito di tutti gli altri personaggi, dov’è il suo vantaggio? Ne esiste uno? Un conto è se io mi ritrovo nel corpo di Tom Cruise, un altro conto è se arrivo e dico di essere Tommy Cruiser, il suo sostituto. O no? E i fan di Cruise come mai accettano e festeggiano Cruiser?

Sospetto che una spiegazione ci sia. Forse quello che Eva fa è creare un “What If”, un mondo parallelo nel quale l’eroina di questa o quella storia è sempre stata lei… ma boh, in effetti la cosa non mi quadra. E sebbene ripeto che Eva va giudicata col cuore senza pretendere troppa logica, queste incoerenze di trama mi hanno lasciato un pò confuso, e credo siano gli elementi sui quali l’autrice debba lavorare di più….o spiegare meglio.

3) Nonostante il punto di svolta nel numero precedente, per molti versi il numero 5 riprende le vecchie situazioni come se (quasi) niente fosse accaduto. Bel numero, con anche qualche sperimentazione grafica e un gran bel finale surreale. Lodevole sfoprattutto che continuino a comparire i nuovi personaggi secondari, utilissimi e azzeccatissimi. Ma il futuro di Eva quale sarà? Non si sa.

4) Dialoghi buoni, a volte troppo sbrigativi ma spontanei, vivaci e azzeccati. Atmosfere create nel modo giusto, ritmo narrativo buono, a tratti ottimo. Doti innegabili dell’autrice, ma di tanto in tanto anche errori di ortografia. Il peggiore – da eliminare!! – è ” ‘sta sera ” al posto di “stasera“. E il fatto che nessuno – l’editore, i fans, o i detrattori – abbia mai pensato di farlo notare non depone a favore di nessuno di essi.

Ok, chiudo. Vorrei proprio sapere se esiste (non credo) qualche lettore che sia riuscito ad arrivare fin qui (a parte l’autrice di Eva Chan, ciao Belinda!), ma se c’è sappia che ha tutta la mia stima.

Consiglio la lettura di Eva Chan? Sicuramente sì, perché credo che la sua autrice abbia le doti giuste e che in futuro potrà sorprenderci, e perché Eva è un fumetto simpatico, divertente, a volte sorprendente, gioioso, pieno di citazioni e di avventure allegre e surreali.
Ma proprio per queste caratteristiche lo consiglio soprattutto a chi in un fumetto cerca divertimento e non tragedie, disimpegno e non complessità, ambientazioni semplici e non capolavori di realismo. A chi ama lo stile manga e i suoi personaggi. A chi vuole passare un pò di tempo in allegria senza pensarci troppo su. A chi, insomma, considera questi elementi un pregio e non un difetto; o a chi è disposto di tanto in tanto a passare un pò del suo tempo divertendosi.

E con questo chiudo davvero. Brava Belinda. Brava Eva Chan.

EVA5
EVA 5: La ladra gentiluoma o gentildonna con i criceti anche loro sospesi nei petali dell’amore del tempo della gioventù.

UN PREGIO: allegria e comicità, metanarrazione e il n.4

UN DIFETTO: semplificazioni eccessive che a volte vanno a discapito della coerenza, come nel caso dei poteri di Eva.

CHI COSA COME: “Eva Chan – ladra d’identità”, un fumetto di Belinda Bertolo. 5 numeri, bianco e nero & bei colori, una cinquantina di pagine per ogni storia, disponibili online su Amazon o in formato cartaceo sulla pagina di FaMe Comics. Se leggete il primo, e vi piace – ma anche se non vi convince del tutto – arrivate perlomeno fino (aehm, ultima volta che lo cito, giuro) al numero 4, che dà senso e arricchisce tutta la storia.

QUI la pagina di FaMe Comics dove potete trovare una bella presentazione di tutti i numeri usciti.

QUI la pagina FaceBook di Eva Chan.

QUI la pagina Amazon per gli acquisti.


La bellissima illustrazione che apre questo blog è stata  disegnata appositamente per noi da Tiziana DePiero l’ottima autrice del fumetto Fidanzato Vampiro quale ho parlato diffusamente QUI

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