Pillole per la memoria: come eravamo (5)

Pensavo di poter scrivere solo due o tre puntate rievocative, ma più sono andato avanti più mi sono accorto di aver altri fumetti da citare. La cosa è buffa, perché si è sempre sentito parlare di crisi dei fumetti, eppure negli anni ’90 le edicole erano piene. C’erano proposte per tutti i gusti, a volte fatte con criterio e altre volte amatoriali; ma di roba ce n’era, e tanta.

Ma nel frattempo, sotto con altri dieci fumetti:

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1) Mi pare fosse disegnato da Caracuzzo, purtroppo ormai da anni quasi assente nel mercato italiano. Era una serie comica/horror, già il titolo dice tutto, e ne lessi un paio di numeri. Era simpatica, sì, ma un po’ all’acqua di rose. Un po’ di battute simpatiche e la presa in giro dei luoghi comuni dell’horror non bastano per tenere in piedi un fumetto.

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2) Negli anni ’90, almeno nel mio caso, non si faceva tanta attenzione agli editori. Non era come ora, dove l’editore è divenuto egli stesso un componente del mondo del fumetto alla pari degli autori, e dove si parla con la stessa importanza di “Tiziano Sclavi”, di “Corrado Roi” e della “Panini”. Ecco perché capitava che in edicola si finisse per comprare dei “cloni” dei fumetti più in voga, che differivano da quelli più conosciuti solamente per il fatto che avevano un titolo diverso ed erano pubblicati da altri. Ma – titolo a parte – chi faceva caso a queste cose? E’ stato grazie a questo che fumetti come GORE SCANNERS e BLOOB, copie carbone di SPLATTER, potevano avere un momentaneo successo. Poi però finiva che il lettore li apriva, vedeva che i contenuti erano molto inferiori, e li mollava. Ma nel frattempo l’editore due soldi li tirava su, e ci poteva anche essere chi riusciva a tirare avanti. I due fumetti che ho citato rientrano appunto in questa categoria. Mi capitarono in mano per caso, ma non ero affezionato agli “originali”, figuriamoci alle copie.

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3) KILL KILLER meriterebbe un post a parte. Trattasi infatti del fumetto forse più brutto di tutta la storia del fumetto italiano. Era autoprodotto da un tizio che si occupava di qualsiasi cosa, dall’impaginazione, alla scrittura, al disegno, alla grafica, era “direttore”, “editore”, “redattore” e chi più ne ha più ne metta, e uscì sul finire degli anni ’90.

Che dire? Disegni da asilo infantile, trame da asilo infantile, idee da asilo infantile per deviati mentali. Kill Killer era un tizio che ammazzava la gente, e che odiava indistintamente i delinquenti, i pedofili, la gente di colore, gli ebrei, gli stranieri, gli omosessuali, in una bella dimostrazione di coerenza. C’era, mi pare, la solita amante lesbica (gay no, lesbo sì), violenza a gogo, un mucchio di asinate. L’autore, sentendosi avanti, a un certo punto abbandonò anche la carta per passare alla stampa “digitale”, su CD ROM.

Nello scombinatissimo primo numero c’era anche un’ auto-intervista che l’autore faceva a se stesso, nella quale tesseva le proprie lodi come fosse un santo. Signore proteggici.

Credo che con Kill Killer il fumetto abbia raggiungo il punto più basso di tutta la sua carriera, così come Johnny Depp ha raggiunto il suo ballando la “deliranza” nell’Alice di Tim Burton.

Da dimenticare.

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4) GOCCIANERA e MORGAN uscirono quasi in contemporanea, mi pare. come tutti i prodotti Star si distinguevano per la discreta cura editoriale, i disegnatori buoni, le storie passabili e anche originali (Goccianera era scritto da non so chi, un tizio che lavorava a Italia 1, mentre Morgan era di Capone e Leo Ortolani, che già allora i fumetti li sapeva scrivere). Li lessi, il secondo mi piacque di più, ma non ho altro da dire. Prodotti carini, professionali al punto giusto. Non indimenticabili, ma se non altro qualcosa di nuovo. Forse il loro vero limite era il voler non essere Bonelliani e nello stesso tempo esserlo. Il mix tra il desiderio di libertà e quello di appartenere a un genere rodato finiva per creare prodotti validi, ma privi di idee forti, riconducibili a generi già usati e abusati, che lasciava poco spazio a opere che fossero meno che geniali.

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5) I fumetti della RENZO BARBIERI EDITORE li cito perché mi sono capitati sottomano, ma in realtà non li ho mai letti. Le copertine mi ricordavano troppo quei fumettacci pecorecci e sexy che si trovavano un tempo in edicola, capolavori di aria fritta e tettone al vento; dunque non me ne sono mai interessato. Non saprei dire come fossero e cosa ci fosse dentro. Avrò sbagliato a non leggerli? Mah, non credo.

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6) Per la PHOENIX EDITORE di Daniele Brolli il discorso è nettamente opposto: nella sua breve vita editoriale pubblicò poco, ma tutto di qualità, spaziando tra vari generi, scegliendo con cura gli autori (Palumbo, la Ghermandi, Igort, Mattotti, Stano, Rosenzweig, Pinketts, Fabbri, Nizzoli, Catacchio…) e intervallando opere italiane a materiale americano di indubbio valore (fu la prima a pubblicare Concrete, “The tale of one bad rat” di Talbot, Bratpack di Veitch etc etc). Tentò anche di dare vita a un universo supereroistico tutto italiano, editando fumetti stile americano che però durarono poco, e si trovavano poco. Brolli era uno che ci sapeva fare, o meglio che sapeva cosa pubblicare. Dico un’eresia e sono consapevole di farlo, ma Brolli era forse “troppo intellettuale” per il pubblico italiano, e non riuscì a campare a lungo. Non ricordo se prima o dopo, ma curò anche una serie di libri per la Bompiani “gli Squali”, che sono, è rimangono, l’unica collana che io abbia mai seguito dall’inizio alla fine. Negli “Squali” pubblicò tanti autori eccezionali (Dick, Stanley Ellin, Willeford…) e un capolavoro del fumetto: Città di Vetro, disegnato dall’immenso Mazzucchelli. La mia citazione della Phoenix, quindi, più che a proposito di un fumetto in particolare, è riferita a tutto il suo percorso editoriale, in massima parte meritevole e per certi versi mai più ripetuto.

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7) VIRTUAL HEROES prendeva spunto dalla nuova moda fantascientifica diffusa in italia con Nathan Never, cercava di spingersi oltre dal punto di vista della modernità e della tecnologia (il famoso e famigerato mondo virtuale allora neonato e grande fonte di ispirazione per gli scrittori), ospitava storie spesso slegate (se non sempre, ora non ricordo) e aveva uno strano formato piccolino, spillato invece che brossurato, che rendeva gli albi arrotondati, “ciccioni”. Costava anche poco. Ennesimo tentativo naufragato.

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8) GABRIEL era un fumetto “supereroico” con protagonista una suora con superpoteri. Quando seppi della sua esistenza feci una risata e lasciai perdere, pensando che fosse l’ennesimo copiaticcio degli americani; invece, rileggendolo quando uscì in volume, mi accorsi che non era poi così male. Mi aspettavo una suora superpotente che spaccava i culi alle divinità aliene (il fumetto USA mi aveva abituato così, danneggiandomi irreparabilmente il cervello), ma in realtà Gabriel si poneva traguardi più ambiziosi, parlando di mondi futuri, governi folli, guerra, esperimenti genetici, e soprattutto il dilemma tra la fede e il potere. Suor Maria non svolazzava lieta a dar la caccia ai criminali, ma soffriva per il suo dono, e si arrovellava per capire cosa farne, mentre intorno a lei il caos regnava sovrano. Prodotto imperfetto, un po’ “underground”, ma non sgradevole. Meritava forse di essere conosciuto di più.

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9) KERRY KROSS era una delle “solite” serie di Max Bunker, uno pseudo poliziesco moderno e serioso, con qualche spunto interessante ma la solita protagonista donna che, guarda un po’, è lesbica. Non ho mai capito come mai le protagoniste femminili avessero questo “dovere”, e i prodotti targati Bunker non mi hanno mai interessato, per cui ne ho leggiucchiato un numero senza approfondire. KK è durata per qualche annetto, ha dato via a degli spin off, ha chiuso e riaperto e richiuso e riaperto. Non era nelle mie corde.

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10) Ci perdoneranno i suoi autori, ma tra i miei conoscenti RIVAN RYAN era conosciuto – per un problema di lettura dato da un titolo un po’ nascosto da un’illustrazione – come “Arìvan e arvàn”. Era la storia di un terrorista del futuro che aveva a che fare con non so più quale re o principe o regnante del passato. Iniziò a uscire su Comic Art proprio quando io smisi di comprare la rivista, per cui l’ho seguito poco. Alle matite ricordo il giovane Simone Bianchi, quando ancora era imitatore di Castellini. Di più non so.


Il disegno che apre questo blog è opera dell’eroico trio Tagliasacchi/Chiabotti/Lanza, team artistico de “Agenzia Investigativa Carlo Lorenzini”, ottimo fumetto italiano (avete presente Fables o Grimm?) da me recensito QUI.

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