Pillola ventisei: “Ambassador”, di Palmerini, Mazziotta & Mallia.

La cover del primo capitolo di Ambassador

La cover del primo capitolo di Ambassador

Ambassador, manga italiano ambientato in una Venezia sospesa tra lo steampunk e il fantasy, si può riassumere in una sola parola, che racchiude le varie anime del progetto (nel bene e nel male). E questa parola è: FICO.

Ora, comprenderete che “fico” vuol dire tutto e niente; per cui sarà il caso di spiegarmi meglio. E iniziamo da qui:

AMBASSADOR, come si evince dal titolo, parla di una particolare categoria di “Ambasciatori”, rappresentanti di paesi e città, ciascuno di essi dotati di strani poteri, che per varie ragioni si trovano riuniti in una Venezia “alternativa” e sognante, nella quale le gondole sono in realtà tartarughe giganti, i lampioni vanno “a miele”, fatine a forma di palletta svolazzano per le strade, la polizia ha speciali proiettili che si mutano in api, e dove il quotidiano e il surreale si confondono e si mischiano in continuazione.

Proprio a Venezia fa il suo arrivo Gedeon J. Boulevard, ambasciatore della città di Firenze. Gedeon ha origini inglesi, sviene spesso, ha più di un segreto nascosto (tra il quale quello che….ehm… dovrebbe essere morto) e un “fido assistente” rappresentato da Ollantern, una piccola zucca stile halloween e “vivente e parlante”, che normalmente Gedeon porta come ornamento appesa a un ciuffo di capelli ma che in realtà ha enormi poteri e una spiccata personalità.

Inviato in quella città per recuperare dei misteriosi progetti, egli viene presto coinvolto in svariate avventure che coinvolgono altri ambasciatori, misteriosi spaventapasseri, banditi senza scrupoli, zombie, poliziotti, colleghi, passacarte e molti altri personaggi il cui ruolo non è stato ancora del tutto spiegato.

Gedeon si ritrova ben presto invischiato in un’avventura sempre più complessa, in cui tutto è misterioso, e in cui il pericolo può arrivare da ogni angolo, anche da quelli più inaspettati. Molte persone sono alla ricerca dei piani, e sono disposte a tutto pur di ottenerli. Inoltre, tra queste persone ci sono anche dei traditori, e degli ambigui personaggi che sembrano legati al passato del nostro Ambasciatore, e ai misteri che lo accompagnano.

E fine trama.

il nostro protagonista

il nostro protagonista

Parlare di AMBASSADOR è davvero complesso, visto che gli argomenti sui quali ci si può soffermare sono davvero tanti. Credo dunque che sarà necessario andare per punti, cercando di riassumere un po’.

Si comincia.

1) AMBASSADOR è un “manga italiano”, e l’abbiamo già accennato. Ma forse non abbiamo ancora detto che – come manga – è assolutamente perfetto. L’adesione agli stili artistici e letterari giapponesi è così totale, così assoluta, che i suoi autori hanno deciso addirittura di pubblicarlo con lettura da destra a sinistra, proprio come in uso in Giappone. Operazione quantomeno peculiare (a quanto ricordo siamo ancora in Italia, e qualcuno ahimè potrebbe non gradire), ma forse – in un certo senso – necessaria: non so infatti quali siano i trascorsi degli autori, ma ho idea che il loro modello, le letture che li hanno “formati”, siano state solamente i manga, a tal punto che nel momento di dare sfogo alla loro creatività essi non hanno avuto “altra scelta” che diventare in tutto e per tutto “mangaka”.

Beh, se visto da questo punto di vista il tentativo direi che è perfettamente riuscito: la mimesi – a parte qualche sciocchezzuola – è completamente azzeccata. Con buona pace dei lettori di fumetti Bonelli, dei fan dei supereroi e di tutto il resto della truppa. Ambassador E’ un manga. Punto.

Per cui, lo giudicheremo così.

(Nota per la critica: OVVIAMENTE Ambassador va valutato così. Non si può pretendere di trovare i lati positivi o negativi di un fumetto paragonandolo con opere con le quali non condivide assolutamente nulla; nel confronto ne uscirebbe perdente. Ma non per un motivo di qualità, quanto per il fatto che con le opere di riferimento di chi critica non ha nulla in comune. E’ un manga, trattiamolo da manga. Quello che dobbiamo chiederci non è se sia migliore o peggiore di Dylan Dog, ma se paragonato ad altri fumetti simili a lui faccia o meno un buon lavoro. Fine nota.)

il secondo protagonista: la zucca Ollantern

il secondo protagonista: la zucca Ollantern

2) Dei manga, Ambassador riassume, rievoca e ripropone moltissimi stilemi, e lo fa in maniera sensata, precisa, personale e interessante. Va dato atto ai suoi autori che hanno imparato la lezione alla perfezione, tanto che non sfigurerebbero di sicuro se messi a confronto a dei “veri” manga.
Certo, va anche detto che la struttura di Ambassador è talmente derivativa che perde un pò in personalità (un rischio del quale parlerò tra poco). Essa si può racchiudere infatti in quella branca di fumetti nipponici (credo abbia un nome ma non ricordo quale), nei quali – all’interno di un’ambientazione reale ma non realistica, romanticizzata ed epicizzata – personaggi riconducibili a una precisa categoria (in questo caso gli Ambasciatori) lottano tra loro avendo ciascuno la propria particolare personalità, poteri peculiari, un’immagine “fica” e grandi capacità di combattimento.

Anche in questo, comunque, e “rischi” a parte, direi che Ambassador centra il bersaglio: la sua Venezia (oltre che essere un gradito omaggio alla patria dei suoi autori) è ben ricreata, ben modificata, e ben sfruttata. Gondole testuggini, fate, canali, trappole misteriose, ambasciate sospese in aria grazie alla magia, personaggi “carnascialeschi” negli abiti, e soprattutto una tecnologia pseudo ottocentesca che mette al centro di tutto delle ruote (pistole con ruote centrali, treni con ruote giganti, e anche carrozze) riescono a dare un immagine della città che è coerente, personale e studiata alla perfezione. Il controllo degli autori si vede, appare chiaro che essi hanno bene in mente come è strutturato il mondo nel quale si muovono i loro personaggi, e la cosa funziona, è sicuramente un punto a loro favore. Ogni setting, ogni ambientazione, va sempre studiata e arricchita in modo coerente, e mai lasciata al caso, se si vogliono ottenere buoni risultati. Ed è proprio quello che accade in questo fumetto.

...anche se però mi dovete spiegare come può funzionare una carrozza quasi tagliata in due da un ruotone così grande!!

…però mi dovete spiegare come può funzionare una carrozza quasi tagliata in due da un ruotone così grande!!

3) Lo stesso discorso si può fare riguardo ai personaggi: Gedeon è un “eroe” che funziona, Ollantern è una spalla che nonostante all’inizio può suscitare qualche dubbio (cioè, stiamo parlando di una piccola zucca di Halloween parlante e grande all’incirca come una palla da golf!) ha una personalità molto valida, ha un suo peso nello svolgimento della storia, funziona bene come spalla comica e come “aiutante” nei momenti più tragici, ed è adoperata con semplicità e bravura. Anche questo è ben fatto: non è da tutti creare materiale valido usando personaggi così peculiari.

E ampliando il discorso, vanno sicuramente citati i nuovi Ambasciatori dei vari paesi del mondo che vengono introdotti nella “seconda stagione” di Ambassador. E anche in questo caso è necessario ripetere i complimenti fatti in precedenza per Ollantern: ognuno dei nuovi personaggi ha una sua personalità, dei poteri peculiari, una certa “ficosità”, una presenza scenica d’impatto… sono insomma tutti protagonisti azzeccati, che di certo riusciranno a rendere la serie ancora più ricca, intricata e avvincente. Buona cosa non introdurli tutti subito ma aspettare che il pubblico si sia ambientato.

(Nota autoreferenziale che parla dei rischi ai quali accennavo prima: io i complimenti li faccio, perché la serie li merita, ma pure ho qualche perplessità, perché non so bene se devo farli solo agli autori di questo webcomic o anche a quei giapponesi che per primi hanno creato il particolare “genere” che Ambassador sembra ricalcare alla perfezione. Di certo il mio voto sarebbe sicuramente più positivo se vedessi una maggiore originalità e personalità dei suoi autori; ma in realtà quello che essi fanno – pur con enorme disinvoltura e tecnica – è ricalcare un copione già scritto innumerevoli volte e con gli stessi identici elementi. E parlo non tanto di trama quanto di stile di disegno, di tecnica narrativa (ad es. con i dialoghi sospesi da un balloon all’altro per creare maggiore impatto), di scelte dei personaggi (che hanno ad es. tutti quei nomi “finto inglese epico” tipici dei manga come questo), di svolte dell’avventura etc  etc. Insomma, autori, sappiate che vi considero bravi, perché un conto è usare una struttura e un conto è saperla usare BENE, ma pure ogni tanto qualche dubbio mi viene, perchè a volte non riesco a “vedervi”, tanto siete uguali ai vostri colleghi giapponesi. E mi sorge il dubbio che corriate il rischio di essere apprezzati non perché “voi siete voi”, ma bensì perché scrivete storie così come piacciono al pubblico. Un po’ come accade qui in Italia – questa non è una questione di “manga”, infatti – dove i lettori non conoscono i nomi degli sceneggiatori dei fumetti che leggono e neppure se ne interessano, perché l’unica cosa che vogliono è che le avventure siano sempre uguali a quelle che a loro piacciono.

Ecco: quando vedo manga così “manga” il sospetto che mi viene è sempre questo. Comunque, autori – ripeto – questo non vuol dire che fate male a fare quello che fate, anzi! Quello che ho citato io è solo un rischio che potreste correre, e a voi potrebbe interessare proprio questo. Comunque, vi siete già parzialmente salvati sia con la vostra personale interpretazione del genere e sia facendo svolgere la storia a Venezia, con le sue calli e i suoi canali, in più citando Firenze, l’Europa e via dicendo. Fine nota.)

Comunque, tornando agli ambasciatori stranieri, a loro va tutto il mio sostegno: mi piacciono, mi piace molto il modo nel quale sono stati introdotti, li considero dei bei personaggi, hanno reso fin da subito la seconda stagione interessante e coinvolgente, e credo saranno utilissimi per rendere sempre varia la serie.

i fichissimi Ambasciatori

i fichissimi Ambasciatori

4) Riguardo alla trama ci sono cose che ho molto apprezzato. Ad esempio il fatto che la storia sia un continuo “work in progress”, sia in continuo sviluppo. Ogni personaggio che viene introdotto rimane stabilmente nel cast, ha una sua importanza, e non serve solo “a far spettacolo” per poi essere dimenticato. Parlo ad esempio dello Sciacallo (che continua a tornare), del bellissimo Spaventapasseri (misteriosissimo, ambiguo e molto affascinante), dell’ambasciatrice Alessandra, dei colleghi di Gedeon, del suo capo, del poliziotto… Insomma, non c’è personaggio che non abbia un suo significato, e ciascuno di essi non devia la trama ma si aggiunge ad essa rendendola ancora più intricata. Ottima cosa, di certo uno dei più grandi pregi di Ambassador.

Uno dei personaggi misteriosi che hanno a che fare col passato del nostro protagonista. qual'è il suo ruolo? Ancora non si sa...

Uno dei personaggi misteriosi che hanno a che fare col passato del nostro protagonista. qual’è il suo ruolo? Ancora non si sa…

Riguardo la progressione delle avventure, ho notato anche un’altra cosa che mi è piaciuta, e cioè il fatto che la trama non sia lineare, ma che intervenga sempre qualcosa a mischiare le carte in tavola. Alla base di tutto, ovviamente, ci sono i misteriosi “piani” per costruire…(no spoiler), ma il modo nel quale questi piani siano sempre al centro dell’attenzione varia in continuazione, dando vita a un mistero all’interno del quale si aggiungono via via nuove pedine. Ogni pedina/personaggio, come ho detto, ha un proprio obiettivo, ed è collegato nel bene o nel male agli altri, creando un ventaglio di possibilità narrative sempre più vasto. Davvero una buona cosa, che credo CHIUNQUE voglia scrivere fumetti del genere dovrebbe tenere a esempio.

L’unico possibile rischio è che continuando ad aggiungere roba si inizi a creare confusione, o frammentare troppo la trama principale. In questo senso, ho trovato utilissima l’introduzione dei piccoli riassunti in cima a ogni capitolo.

(Autori di manga, ricordate: la gente in rete legge sempre più cose, è sempre più rapida e distratta. Se volete conservare i vostri lettori rendete loro quanto più facile possibile accostarsi alle vostre serie dando loro riassunti o punti d’aggancio. Fate in modo che possano sempre fare il punto della situazione quando esce un nuovo capitolo, altrimenti potrebbero stancarsi di dover rileggere tutto per raccapezzarsi, o smettere di seguirvi.)

5) Cosa che ho molto apprezzato, ma che considero altrettanto rischiosa, è la grande disinvoltura con il quale Ambassador è scritto.

Mi spiego meglio: ogni pagina di questo manga è concepita con una grande attenzione nei riguardi del “bello stile”, dell’ “impatto sui lettori” e della “potenza”. I dialoghi sono stringati e possenti, pieni di interruzioni che creano suspance, colmi di improvvise rivelazioni e indizi di segreti celati. E la stessa cosa vale per la composizione della tavola, che spesso presenta flashback, cesure e altri artifici letterari che hanno lo scopo di rendere il tutto più affascinante per chi legge. Il ritmo non cala quasi mai in Ambassador. L’azione, le sorprese, attacchi e contrattacchi si susseguono l’uno all’altro in un continuo rilancio. Si punta all’effettone, allo stupire il lettore, e lo si fa con uno stile che non è né didascalico né lineare, ma che in un certo senso “saltella” da vignetta a vignetta, aggredendo il lettore e costringendolo a stare sempre vigile.

Ambassador: un manga d'IMPATTO!

Ambassador: un manga d’IMPATTO!

Ottima cosa: i dialoghi funzionano, le scene sono ben gestite, i ritmi più o meno ci sono. Ed è davvero bello vedere degli autori così a loro agio con la materia narrativa, come se potessero permettersi tutto, poichè lo fanno con – apparentemente – il minimo sforzo.

MA c’è un MA: a volte la frammentazione diventa TROPPA frammentazione. La ricerca dell’effetto soffoca la trama, e l’uso di dialoghi stringati + disegni iperpompati in alcuni casi crea confusione. Lo spiego meglio qui sotto:

– RIGUARDO I DISEGNI: sono belli e funzionali, ma per certi versi credo manchino ancora di maturità. La cosa non mi preoccupa minimamente, e anzi sarà bello vedere la crescita degli autori; ma al momento accade a volte che – soprattutto nelle scene più concitate – si fatichi a comprendere quello che sta succedendo. E lo stesso quando le vignette sono troppo piccole o le inquadrature troppo lontane. A questo si aggiungono degli sfondi spesso non netti, confusi se paragonati a quelli giapponesi, e troppo “presenti”. Oltretutto essi sono disegnati con la stessa linea con la quale sono creati i personaggi in azione, il che tende ad amalgamare ogni cosa. In quei casi diventa difficile staccare ciò che è in primo piano da ciò che sta dietro, e il risultato è una perdita di chiarezza.

Capisco perfettamente che gli sfondi sono la parte più impegnativa e “noiosa”, ma se non possono essere resi più netti allora devono essere meno “invadenti”e meno tratteggiati, meno “suggeriti” nei punti nei quali non si sa bene cosa metterci. La serie ne trarrebbe giovamento. Del resto non sono proprio i giapponesi i maestri della sintesi, che lavorano sui bianchi, per sottrazione, proprio per rispettare le scadenze?

Comunque, va detto che già nella seconda stagione si vedono dei passi avanti. Per cui, ripeto, la cosa non mi impensierisce per nulla. Si tratta del normalissimo processo di crescita al quale va incontro un disegnatore, che comunque è già dotato di suo. Si parte già bene… non si può che migliorare!

– RIGUARDO LA TRAMA: ammetto che alcune sequenze ho dovuto rileggerle più volte, proprio perché la scena era troppo frammentata. Forse è un problema mio, che non sono… boh, chissà, avvezzo a certi stili. Eppure ho trovato più volte delle difficoltà a gestire gli improvvisi flashback (sì, lo so, per distinguerli c’è lo sfondo della tavola nero!) e gli stacchi repentini (un esempio per tutti: la telefonata misteriosa fatta dal tizio dietro il quadro, e portata avanti a pezzi all’interno di altri due piani narrativi. Ottima e ben condotta, ma che fatica!). Ambassador necessita una lettura attenta (quale lettore è in grado di ricordarsi che il tizio che si toglie la freccia nel capitolo 20 e passa è lo stesso tizio che abbiamo visto all’inizio dell’opera? E rischia di perdersi la sorpresa, o di faticare per ricostruire il tutto, o rinunciare a capire). Ma, in ogni caso, per me lo stile è lodevole e segno di grande padronanza dei suoi autori (pur con qualche pecca che sono certo si aggiusterà).

acc...ma io questo l'ho già visto? ma dove? come?

“acc… ma io questo l’ho già visto? ma dove? come?”

In questo caso credo giochi un suo ruolo anche il fatto che il fumetto viene letto online: il lettore NON ha in mano un volumetto che può sfogliare avanti e indietro a suo piacimento, andando a riguardare le vecchie pagine quando qualcosa non lo convince, ma deve ricaricare i vari capitoli sperando di azzeccare quello giusto, perdendo tempo e distraendosi. Ecco perchè consigliavo prima, e lo faccio anche adesso, i riassunti, ma anche un maggiore “didascalismo buono” dei personaggi, che con qualche escamotage narrativo si raccontino al lettore, gli ricordino chi essi sono e dove erano stati visti. Credo che sarebbe molto utile a una trama così complessa.

(Didascalismo buono: quello che da al lettore informazioni essenziali, che egli DEVE conoscere. Serve a evitare il rischio che lo scrittore dimentichi di far sapere anche al lettore degli elementi che lui invece ha chiari in testa, tanto da darli per scontati. Il DB aiuta chi legge a capire cosa sta accadendo e perchè, e deve essere creato in modo da non essere invadente ma utile.

Didascalismo cattivo: quello che in letteratura si chiama “infodump”, cioè un rovesciare addosso a chi legge TROPPE informazioni, per di più con tono da presentatore di documentari. Sempre sbagliato, in quanto poco credibile.)

Ma a parte tutto confermo i complimenti anche in questo caso.

6) Dialoghi molto buoni, ma l’ho già detto.

7) Tanti misteri in sospeso, sia riguardo il passato del protagonista sia le persone che lo circondano. Ottima cosa. Spero solo che gli autori saranno in grado di gestire tutto con metodo. Ma credo proprio di sì.

8) Abilità nel tratteggiare i personaggi. Ottima cosa: poche righe, poche vignette, fatto il lavoro. Davvero ben fatto.

Gedeon, un morto che continua a morire.

Gedeon, un morto che continua a morire.

In definitiva, Ambassador è un manga che funziona. Si rifà a un genere ben preciso ma non manca di punti di forza personali. Presenta uno scenario originale e ben ideato, nonché personaggi facilmente riconoscibili e coi quali è facile creare empatia. Ha una trama lineare ma molto sorprendente,con continui cambi di scena e sorprese. Un ritmo sempre elevato e privo di cedimenti, tanti misteri e segreti che (ottima cosa) contribuiscono a rendere sempre più intricata, imprevedibile e complessa la trama principale. Offre numerosi buoni spunti, sfoggia idee curiose e nuove, ha un bel cast, riesce a utilizzare al meglio tutto ciò che viene inserito nella trama, ha un appeal grafico accattivante, e pur non essendo ancora perfetto ha tutte le carte in regola per essere apprezzato dai fans del genere.

Non so se sia un’opera prima, ma sicuramente riesce a dimostrare il valore degli autori coinvolti, che credo non avranno difficoltà a farsi apprezzare dal pubblico, e che già da ora hanno dimostrato di saper riprodurre alla perfezione il materiale con il quale hanno deciso di lavorare. C’è ancora qualcosa da migliorare riguardo il comparto grafico, (tirare via di meno le parti “noiose”, e rendere più accessibile e leggibile il tutto) e narrativo, ma quello che si vede è già estremamente promettente.

Ai tre autori va dunque tutto il mio affetto e il mio sostegno. Mi auguro che Ambassador continui la sua corsa, diventando sempre più bello e personale.Di più non si può proprio chiedere.

Complimenti a tutti!


UN PREGIO: grande solidità del progetto e buona disinvoltura nello svolgimento.

UN DIFETTO: sfondi da definire meglio, disegni da rendere più chiari e attenzione alla trama troppo frammentata.

CHI COSA COME: “Ambassador”, uno web comic di Francesco Mazziotta (disegnatore) Emilio Palmerini (sceneggiatore) Marco Mallia (assistente). Potete trovarlo in versione totalmente gratuita QUI.


l’immagine di apertura di questo blog è stata disegnata appositamente per L110P dagli autori del bel fumetto Agenzia Investigativa Carlo Lorenzini, la risposta italiana a Fables e Grimm, che ho recensito QUI e che consiglio a tutti.

 

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