SONDAGGIO: e se… esistesse una Bonelli “alternativa”?

un'eccezionale Dylan Dog proveniente da un universo alternativo, disegnato dalla sua autrice Belinda Bertolo

un’eccezionale Dylan Dog proveniente da un universo alternativo, disegnato dalla sua autrice Belinda Bertolo

Un (bel) pò di tempo fa, mi era saltata in mente questa domanda: come sarebbe la Bonelli se al posto del solito staff ci lavorassero i giovani autori che ho recensito in questa mia pagina, e più in generale i nuovi fumettisti italiani, quelli che non lo hanno mai fatto, forse non lo faranno mai e forse non ne sono neppure interessati?

Ho provato dunque a chiederlo proprio a loro, pensando che ne sarebbe potuto uscire qualcosa di interessante; e le mie domande sono state due: se Bonelli ti chiamasse per creare un nuovo fumetto, che tipo di serie proporresti?… E se ti chiamasse a rilanciare Dylan Dog?

L’idea è piaciuta: ho ricevuto molte risposte, che trovate tutte qui sotto.

Siate dunque pronti a entrare in un vero e proprio “universo alternativo”, nel quale la Bonelli pubblica fumetti romantici per ragazze, graphic novel di vita quotidiana o miniserie di fantascienza italiana; nel quale Dylan Dog uccide, diventa pazzo, perde un occhio e viene torturato, e dove tutto – ma proprio TUTTO – può accadere.

La cover di Eva Chan 1

La cover di Eva Chan 1

Iniziamo l’articolo con Belinda Bertolo, l’autrice dell’immagine di apertura, nonchè creatrice dell’ironico e surreale manga tutto italiano Eva Chan, la cui eroina è una ladra d’identità che ha un solo scopo: diventare la protagonista di un manga di successo! (e del quale ho parlato QUI)

1-se domani ti chiamassero dalla Bonelli e ti dicessero di progettare per loro una serie a fumetti, cosa progetteresti? Che genere di fumetto? Azione/ romantico

In che formato?Bonelliano, restiamo nella tradizione che è tanto cara al pubblico italiano

Con quali temi? Spionaggio industriale, ecologia, manipolazione delle masse.

Quale stile? Una sorta di Manara incrociato con il manga

Una serie tutta tua, nella quale puoi ricoprire qualsiasi ruolo, da solo o in gruppo. Assolutamente in gruppo! Sono sempre stata a favore del lavoro di squadra, più persone che lavorano allo stesso progetto lo rendono più ricco.

Cosa vorresti vedere pubblicato? Un fumetto con protagonista una ragazza di oggi pensante e parlante con cognizione di causa, ma che abbia i principi morali di ieri (mi basta di 30 anni fa, senza andare troppo indietro).

2- E seconda domanda: se ti avessero chiesto invece di rinnovare Dylan Dog cosa avresti fatto? Come lo avresti modificato? Non lo avrei rinnovato, lo avrei chiuso. Ma non ora, bensì parecchi anni fa. Per consegnarlo al mito invece di mercificarlo alla morale comune.Lo avrei chiuso al numero 100.

Nei primi 100 numeri, ci sono quelle storie che coinvolgevano, rapivano, stupivano pur terrorizzandoti, e se ne infischiavano dei facili moralismi.C’era quel Dylan che non si preoccupava dell’imbarazzo dei benpensanti e dei genitori in apprensione perchè i loro pargoli leggevano un fumetto “diverso” e non rassicurante e politically correct. Un fumetto che li faceva emozionare e pensare. Sì, perchè con le sue storie ruvide, non potevi non farti delle domande e cercare delle risposte, visto che lui, Dylan, non dava risposte. Creava quesiti, dubbi… incoraggiando così i giovani lettori a usare la testa, anche solo per chiedersi se era giusto quello che accadeva nella storia, e incentivando così lo spirito critico fondamentale per crearsi una propria opinione.

Agli adolescenti di oggi non viene chiesto di pensare, c’è qualcun’altro che lo fa per loro e gli dà le risposte preconfezionate. Quello che è successo a Dylan Dog, è successo anche ad altri fumetti: la censura ha fatto calare la sua mannaia, cancellando per sempre delle opere d’arte. Un’opera d’arte è scomoda: ti fa pensare, non ti dà risposte. Le risposte se le dà il pubblico, ognuno con il suo vissuto, il suo carattere… e qualcuno disse “Cogito ergo sum” ovvero: “Penso quindi sono”.A voi la conclusione!

Drizzit, il fumetto di Bigio

Drizzit, il fumetto di Bigio

Luigi “Bigio” Cecchi, autore del fumetto fantasy Drizzit pubblicato dalla Shockdom e giunto ormai al sesto volume, non ha certo bisogno di presentazioni. Fa parte di un gruppo di autori “guest star” che ho tentato di coinvolgere in questo sondaggio, ed ha accettato molto gentilmente di partecipare anche se non credo abbia mai sentito parlare di me, anche se non l’ho mai recensito (ma non penso che abbia bisogno della mia “parola” per confermare un talento già noto a tanti), e in un certo senso “fidandosi” delle mie buone intenzioni. Lo ringrazio molto della sua cortesia, ed ecco le sue risposte: 

–Se domani ti chiamassero dalla Bonelli e ti dicessero di progettare e realizzare una serie tutta tua, che cosa inventeresti? Che tipo di personaggio? Che genere di storie? Con quale stile e obiettivi? Non credo che accetterei! La base fondamentale su cui poggia tutto il mio lavoro è che sono libero di fare quello che voglio, come voglio, quando voglio. Lo stesso formato delle storie Bonelli mi crea problemi. Ho sperimentato un fumetto di tipo narrativo, uscendo dagli schemi delle comic strip che sono il mio mezzo privilegiato (sto parlando di Talia, uno spin-off di The Author), ma non credo di esserci portato e comunque anche in quel caso ho sentito l’esigenza di tagliare la pagina in maniera assolutamente istintiva, di usare i colori, si adottare uno stile di disegno personale… tutte scelte che mal si adattano alla proposta editoriale Bonelli, e che dubito che andrebbero a genio all’editore anche se decidesse di dare una svolta incredibile alla sua produzione. Bonelli ha un suo formato che è quasi una tradizione, un marchio di fabbrica, una sua caratteristica riconoscibile e ormai famosa, quando parlano di una svolta parlano di “modifiche” a questo formato, non di stravolgimenti epocali. Ed è giusto così, in fondo. Non pretendo che Topolino sia disegnato da Corrado Roi, né che Rumiko Takahashi prenda le redini di Spider-man, quindi non darei mai a me stesso quelle di Dylan Dog e nemmeno di una nuova serie Bonelli.

–E se per caso ti avessero chiamato a rinnovare Dylan Dog cosa avresti fatto? Cosa avresti cambiato o conservato di questa serie? Secondo me il lavoro di “rinnovamento” di Dylan Dog è stato minimo, ma è stato anche giusto. Quando rinnovarono Paperinik per farne PK fu un successone, ma il personaggio era sempre lui. Dylan Dog è un’icona, possiamo fargli vendere il maggiolone, cambiare casa, alzare la tariffa giornaliera, farlo diventare allergico alla pizza o fargli improvvisamente finire il galeone, ma si tratta sempre di ritocchi a un’icona del genere, e vanno progettati con rispetto per quello che è stato e che sarà per sempre nell’immaginario comune. In definitiva credo che abbiano fatto un buon lavoro, anche se non seguo Dylan Dog (lo leggo a scrocco, ho smesso di comprarlo un sacco di tempo fa). Come ti ho risposto sopra, se lo avessero dato a me, avrei rifiutato e avrei lasciato fare a chi è molto più bravo di me.

La cover di Undead Trinity volume 1

La cover di Undead Trinity volume 1

Angelo Ferrari, sceneggiatore del bel fumetto horror (a base di zombi e altri misteri tenebrosi) Undead Trinity, risponde così:

–BONELLI– Sinceramente non lo so. Nel senso: ho decine e decine di storie (brevi, questa politica delle mini serie è assolutamente gradita: basta storie infinite!) ma non ho una ricetta per l’innovazione! Mi piacerebbe leggere una storia corale, che non ha paura di osare anche su temi scomodi e che sia davvero horror, già la prima serie di ORFANI ha dimostrato la possibilità della casa editrice di uscire un po’ dagli schemi… spero calchino la mano in quel senso. In quanto al formato credo che il formato Bonelli sia perfetto.

–DYLAN DOG – Dylan Dog con al timone Roberto Recchioni sta avendo davvero una nuova vita che, personalmente, a me piace. Svecchiare il personaggio, osare di più sullo stile e cambiare un po’ di comprimari (nonché tutte le nuove collaborazioni artistiche in vista) hanno dato una visibilità che si è rilevata estremamente positiva. Ricordo che DD prima di Recchioni era davvero messo molto molto male...

La sanguinolenta cover di MTZ numero uno

La sanguinolenta cover di MTZ numero uno

Stefano Rapone, il creatore dell’ottimo fumetto comico/satirico Marco Travaglio Zombi (che prospetta un’invasione di morti viventi raccontata dai patetici divi della televisione italiana, presentatori, politici e opinionisti), dice questo:

Escludendo di poter proporre roba che ho già autoprodotto (MTZ e Padre Pio Vampire Hunter), ti direi che avendo l’impressione che lo stile bonelliano sia fisso a dei canoni ben precisi e guai a chi li tocca, mi studierei per filo e per segno tutti gli stilemi grafici e narrativi e le caratteristiche di tutti gli eroi bonelliani per poi esasperarli fino a ribaltarli completamente, giusto per scuotere le fondamenta granitiche su cui si fonda la casa. Un esempio stupido che mi viene in mente è creare un eroe che ogni tanto si cambi d’abito e vedere che i personaggi secondari non riescono a riconoscerlo. O far ritrarre il personaggio da diversi disegnatori nella stessa tavola. Però ecco, non essendo ferratissimo in materia non posso andare troppo in profondità e magari cose simili sono state già fatte.

Riguardo a Dylan Dog il discorso è simile. Ne ho letto diversi numeri sfusi in gioventù, da qualche tempo ho iniziato a leggerli dal primo numero e sono arrivato all’incirca al numero 50, per cui essendo ancora nell'”epoca d’oro” mi sono arrivate solo voci della stagnazione verso cui è andato incontro nel corso degli anni. Quindi anche in questo al momento non me la sento di dare la mia opinione per un rilancio. Quello che ti posso dire però è come scriverei un episodio, sempre seguendo criteri simili a quelli di cui ti parlavo nel punto precedente: farei volutamente la storia più brutta mai scritta per un numero di Dylan Dog. Un volume da dimenticare che chi comprerà non vorrà nemmeno sentir nominare, il più terrificante in tutti i sensi: una storia di vita quotidiana in cui non succede niente. C’è Dylan che fa le cose di tutti i giorni, va a fare la spesa, porta l’auto dal meccanico, parla del tempo per due-tre tavole intere con la sua anziana vicina di casa, rientra e c’è Groucho che sbaglia a dire le battute… Insomma, una storia composta da tutti mini-episodi del genere strutturati però in modo che si dia sempre l’impressione che stia per accadere qualcosa o che ci sia qualcosa di paranormale in atto, creando continuamente una tensione crescente nel lettore, tensione che alla fine si smorzerà puntualmente rivelando che la scintilla di mistero che si era intravista era in realtà una cosa normalissima. Tutto questo per mettere in scena l’incubo peggiore che Dylan incontrerà mai, e che è quello che a differenza degli altri riguarda anche noi: l’Orrore supremo, la banalità della vita quotidiana. Insomma lo tratterei un po’ come la fabbrica di fuochi d’artificio in questo episodio di Grattachecca e Fichetto: https://www.youtube.com/watch?v=L7dAYtKJbEM Anche in questo caso, se non è già stato fatto.

una tavola di SeM

una tavola di SeM

Ruben Curto, autore del bellissimo fumetto di “fantascienza sfasciata napoletana” Storie ‘e Merd (da me recensito QUI), dice invece che...Tanto per rimanere con i piedi per terra preciso che la cosa non potrà mai capitare per il semplice fatto che il mio stile non è affatto “Bonelliano” e di fumetti Bonelli ne ho letti piuttosto pochi. Ho letto “Orfani” e mi è pure piaciuto molto! Il fatto è che secondo me nonostante l’ondata di novità lanciata dalla testata dal mio punto di vista si è fatto ancora poco. Io farei delle storie sì avventurose come la Bonelli ci ha sempre abituati a leggere (magari futuristiche,post apocalittiche, cyberpunk e quant’altro) ma che siano fortemente radicate con la realtà nostra e che siano “plausibili”. Con idee prese meno dagli stereotipi di film, telefilm e videogiochi ma piuttosto prese proprio dalle persone che incontriamo tutti i giorni. Vedere come reagirebbe tua nonna a un invasione aliena piuttosto che l’eroe cazzuto addestrato ad uccidere. Ambienterei quasi sicuramente tutto comunque in Italia pure perchè bhe! La Bonelli è una casa editrice italiana quindi che diamine! A conti fatti e con queste premesse di sicuro mi uscirebbe una roba di genere “distopico”. Orfani un pò lo è stato ma io punterei più sul fattore “tensione psicologica” che sull’ “azione”. Per il resto io ho fatto anche il colorista per fumetti più commerciali quindi se vogliamo rimanere davvero con i piedi per terra, per una roba che dev’essere mainstream mi sentirei forse più a mio agio a coprire quel mio ruolo di “mestierante” piuttosto che di “autore”.Per le robe autoriali mi rimane l’autoproduzione che finchè riesco le porto avanti. Alla fine ogni genere di fumetto ha le sue vie di canalizzazione che non sempre vanno bene per “la massa” ed è anche giusto così. Per il formato non ho niente da ridire perchè quella è una cosa che dipende molto pure dai costi di tipografia e se un prodotto dev’essere stampato su larga tiratura per me il formato bonellide va più che bene. Cambierei piuttosto la gestione delle gabbie all’interno dei fumetti e renderla più libera pure per i disegnatori. Senza che questa prenda il sopravvento sulla narrazione ovviamente.

Riguardo Dylan Dog è un personaggio molto complesso da gestire perchè ha diversi “paletti”: non beve, non si droga, non fuma e ha parecchie fobie.I personaggi secondari hanno dei precisi ruoli e quelli “devono” rimanere sempre! E io (…) darei una spiegazione a tutta questa rigidità: perchè Dylan non beve? Perchè ha la fobia del volo? Perchè odia assumere droghe? Le ha forse provate in passato?

Scaverei questi lati ansiosi di Dylan (perchè la rigidità per me è ansia) e darei una spiegazione anche alla staticità dei personaggi secondari.
Magari con una sorta di mostro che incarna tutte le loro paure, il loro desiderio di non cambiare. Trasformerei i personaggi in patetici burattini inquietanti facendo loro capire che in fondo sono sempre stati tali, ed è questa la cosa che fa più paura. Farei sentire in colpa anche il lettore “Dylaniato” medio per aver costretto i personaggi in un limbo eterno nel quale muoversi inconsapevoli, facendo sempre e solo le stesse cose, con le stesse paure e le stesse caratteristiche per trent’anni. Stravolgerei tutto per poi non stravolgere niente (come solo in una serie così si può fare) per poi far capire che alla fine la staticità forse è giusta così…dandogli dei motivi spirituali plausibili…ma gettando anche i semi per un irrequietezza che volendo può portare al cambiamento!

ROBO1

La cover di Robotics n1

Giacomo Pilato, uno dei disegnatori dell’ottimo fumetto di fantascienza Robotics (del quale ho parlato QUI e che racconta di un futuro tragico nel quale l’uomo ha consapevolmente abbandonato i propri di carne trasferendo la sua coscienza in robot senza più sentimenti e ricordi) dice che…fermo restando che non leggo Bonelli, a parte qualche albo di Nathan never e 2 o 3 albi di Dylan che mi hanno consigliato… mi piacerebbe vedere in Bonelli un fumetto più incentrato sul sociale, sull’attualità storico/politica. Su fatti ed eventi di questa generazione che sono entrati nella storia. Il punto di vista è quello di un uomo comune, che vive un noiosa vita normalissima (impiegato in banca, alle poste etc etc, ma con uno stile grottesco. Un uomo che sta per perdere il lavoro in un tempo in cui è difficile trovare un lavoro. Un uomo che, perso il lavoro, comincia a guardarsi intorno e li sul punto di suicidarsi accade qualcosa che lo fa tornare “in vita”…un nuovo obbiettivo. Raccontare (anche senza fare nomi specifici per evitare problemi) l’Italia di oggi attraverso questo punto di vista. Un personaggio che diventa un visionario e il mondo che prima gli sembrava scorrere lentamente e noiosamente ( quando era impiegato o quel che è ), perso il lavoro, lo osserva in un ottica completamente diversa, torna lentamente alla vita sfidando i suoi mostri personali mentre in Italia tutto va a rotoli. Riprende il controllo di se stesso. Formato standard Bonelli in bianco e nero.

La cover di CITB volume 1

La cover di CITB volume 1

Andrea “Zio-p” Poli, sceneggiatore (tra le tante altre cose) del fumetto Cartoonist in the Box e membro del collettivo di fumettisti Crossover Gangbang risponde così: cercherei di inserire qualche novità nel classico stile Bonelli. Probabilmente il colore o la continuity… praticamente Orfani! Però non facendo un fumetto di fantascienza, magari qualcosa di più realistico e noir.

Riguardo Dylan Dog farei più o meno quello che si sta facendo di questi tempi, cercando di inserire un po’ di linfa nuova in uno standard scolpito nella pietra. Non avendo nessun limite premerei ancora di più sull’acceleratore, farei in modo di far sentire Dylan in vero pericolo, magari con una dimostrazione tangibile, per esempio facendogli perdere un occhio. A quel punto però i fan un occhio vorrebbero cavarlo a me!

Luigi Galieni è un lettore che conosco e che apprezzavo quando, molto prima di me, si era gettato nella faticosa impresa di essere recensore. Ho deciso di coinvolgere anche lui, per avere una risposta diversa da quella degli autori:
Premessa: non sono un autore. Amo il fumetto ed amo disegnare, ma non potrei mai fare un fumetto mio. Il massimo che sono riuscito a fare sono quattro tavole, due volte nella vita. Detto questo, faccio finta di essere un autore e ti rispondo.

Prima domanda: mi piacerebbe realizzare una graphic novel con uno stile grafico più maturo di quello bonelliano classico e temi di vita vera, crescita personale, maturazione individuale e collettiva. In pratica un volume Coconino. 🙂

Seconda domanda: avrei cercato semplicemente scrittori bravi. Il Dylan Dog che ho conosciuto io era lirico, pur mostrando sangue e mostri. Lirico ed etico.
A me dopo vent’anni è venuto un po’ a noia lo slogan “i veri mostri siamo noi”, però era quella l’anima di DyD: il ribaltamento di ruoli, lo spingere alla riflessione sulle situazioni, alla comprensione ed anche all’empatia con l’altro, per quanto mostruoso possa sembrare.
Degli autori del recente passato, per me si salvava la Barbato, che sapeva comunque essere lirica, anche se per molti era noiosa.

Inoltre il DyD della mia memoria era anche disegnato benissimo: Ambrosini, Dall’Agnol, Roi, Mari, Piccatto, Stano, Roi, Casertano e chissà chi mi sto scordando… io me la ricordo come una serie di rottura, perché gli stili degli autori erano anche molto diversi fra loro, ma tutti molto suggestivi. Quindi punterei anche sulla ricerca di disegnatori con una forte personalità, cercando di lasciarli liberi il più possibile.
Il colore mi pare superfluo. Le storielle fuori serie, anche brevi, anche a colori, anche completamente autoriali (penso agli annunci di Akab e Ausonia, ma anche a quelle già viste di Di Giandomenico), invece mi sembrano una idea simpatica. Non tale da risollevare le sorti di una testata, ovviamente.

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Francesco Polizzo è uno degli sceneggiatori del già citato Robotics, e uno dei due creatori di Ernest Egg, l’esploratore e scopritore di miti che dopo una trionfale campagna di crowdfunding si appresta a diventare il protagonista di un film d’animazione “a passo uno”. Contrariamente ai colleghi fumettisti che lo hanno preceduto in questo sondaggio è un grande fan della Bonelli, che segue fin da giovanissimo. Se potesse scrivere per loro, dice, amerei misurarmi con tematiche adulte, possibilmente con l’ausilio del colore, utilizzando sia il classico formato che anche una versione di pregio e con minore foliazione (48 tavole per esempio) tenendo fede al concetto di serie chiusa, con un inizio, uno svolgimento e una fine in un tot di albi.

Come autore amo misurarmi con il noir (e le sue declinazioni). Se fosse possibile vorrei costruire una nuova serie su di un character molto amato e secondo me molto attuale che risponde al nome di Nick Raider, in verità proprio in tal senso ho una idea piuttosto forte che andrebbe però declinata secondo lo schema della serie tv con trama orizzontale e verticale racchiusa in una stagione che sposta drasticamente in là quanto visto sinora, a cui ne potrebbero seguire altre con eventualmente “momenti di pausa” tra una e l’altra (ma evitando numeri “riempitivo”, che rendono le serie un cimitero di idee) in parte proprio come proposto da Roberto Recchioni su Orfani e Dylan Dog.

E riguardo proprio a Dylan, afferma qualcosa di molto interessantePremesso che non sono un lettore abituale dell’Old Boy, direi che l’idea di Recchioni mi pare lodevole, ma in tutta sincerità io avrei chiuso la serie o ridotto le uscite al minimo incrementando la qualità a livelli altissimi. Questa cosa però non ha senso dal punto di vista strettamente commerciale e di marketing, dato che DD resta il secondo fumetto più venduto in Bonelli, anche se applicando la matrice del Boston Consulting Group il buon Dylan è oramai una CASH COW (ovvero si trova in una situazione di bassa “crescita” ma con quota di mercato “alta” che in sostanza si traduce in un certo sfruttamento commerciale del personaggio proprio come si fa con una mucca da mungere, vedi le varie testate satellite).
Lo so alcuni storceranno il naso, ma credo che questa matrice di stampo economico puro si possa applicare un poco a tutti i grandi character come Batman o l’Uomo Ragno per esempio, e che l’esempio di Skybound o della stessa Image di questi anni mostri invece l’esatto opposto, cercando di creare pubblico su nuove proprietà intellettuali o come capita per le serie tv come True Detective o American Horror Story che rinnovano i cast e i set in ogni stagione.

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Anche Giulia Adragna, la geniale autrice del fumetto romantico in stile Jane Austen Miss Hall (che ho MOLTO lodato QUI) legge Bonelli da una vita e la ama molto, come in generale ama molto i fumetti da edicola. Giulia progetterebbe… una serie per un pubblico prevalentemente femminile, per ragazze / giovani donne. Manterrei il formato Bonelli, cercando di variare un poco la gabbia (come stanno facendo su Dragonero e Orfani), e sicuramente lo farei a colori. Sulla tematica mi manterrei sul fantastico / avventura, cercando però di porre molta più attenzione al romanticismo e alle storie d’amore, in modo determinante per la trama insomma, e non solo come contorno alla storia principale.

Quanto a Dylan Dog, forse lo avrei reso a colori (ma è una cosa che farei per tutte le testate) ma non saprei dire molto altro perché non rientra tra le mie letture, quindi non lo conosco abbastanza per poter immaginare modifiche concrete.

Aggiungo solo che mi piacerebbe leggere storie più fresche e moderne, un po’ come Orfani e Gea, sicuramente sono acquisti che farei con molto piacere.

ROBO

Claudio “Claps” Iemmola, un altro dei creatori di Robotics, ci comunica che…Se in Bonelli accettassero un mio progetto, vorrei fosse esclusivamente per una storia di fantascienza con connotazioni fortemente supereroistiche, ma ciò significherebbe un’altra Bonelli, non quella di oggi, seppur “rinnovata”.
Il formato sarebbe quello classico, a colori mi sembra d’obbligo.
Mi piacerebbe fosse una miniserie da 12 e mi ritaglierei un paio di numeri da disegnare io stesso, giusto per soddisfazione personale (ed economica, che non guasta mai nella vita), anche se il ruolo che ricoprirei, essendo un mio progetto, sarebbe di editor, soggettista e sceneggiatore principale.
La tematica principale però non sarebbe la classica “visione del futuro” o del presente, ma del passato. Prenderei un periodo di storia semi-inesplorato e vi infilerei i classici temi supereroistici. Sarebbe un interessante esperimento.

Dylan Dog lo conosco troppo superficialmente per poterne parlare, non sono un amante del genere Horror/ Thriller a fumetti. Per quel che ne so io va bene com’è.
Forse, unica variante che proporrei di tanto in tanto (ma in fondo già c’è), qualche numero affidato a grandi disegnatori internazionali (e non).

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Il logo di IAR

Alessandra Alma Martino non è una fumettista, bensì una dei gestori dell’OTTIMA pagina FB “Italian Artist Revolution” che si propone di promuovere per pura passione il lavoro dei tanti autori di fumetti (ma non solo) attualmente attivi nel nostro paese. Ho pensato a lei, come a Galieni, per avere anche il parere di qualcuno che non fosse il solito “addetto ai lavori”, e questo è quello che mi ha risposto:

Prima risposta: penso che progetterei un fumetto sicuramente atipico per Bonelli, in un MIO stile personale e con trama e sceneggiatura che escono fuori dai soliti canoni Bonelliani, non essendo una grande fan di questa casa editrice mi viene molto difficile fare una storia con il loro stile e con i loro temi. Ammiro molto il modo in cui disegnano, hanno dei disegnatori bravissimi….però preferisco tutt’altro.
Ho varie storie in mente, per la maggior parte fantasy (non alla “Signore degli Anelli”, senza elfi, draghi ecc….però con creature inventate tipo demoni o spiriti). Utilizzerei uno stile simile ad un manga coreano che si chiama March Story, misto allo stile di un’illustratrice russa (credo) di nome Ilya Kuvshinov. Per stile non intendo solo il disegno ma anche la sceneggiatura.

Seconda risposta: non ho mai seguito Dylan Dog ma lo conosco per la sua grande fama. Non saprei precisamente come modificarlo non essendo un mio personaggio…mi viene difficile poiché il genere non fa per me….non è la storia che disegnerei ecco…lo stravolgerei completamente se dovessi disegnarlo in un mio stile…dunque non potrei mai farlo.

La cover di THE NOISE n.0

La cover di THE NOISE n.0

Pietro Gandolfi non è un autore di fumetti, bensì un dotato scrittore di romanzi horror di successo, che ha appena iniziato anche a cimentarsi col fumetto grazie a THE NOISE, del quale è appena uscito il numero zero. Pietro dice che per una serie mia potrei anche mantenere il formato bonellide (ma magari una svecchiata non sarebbe male!) per una serie dal taglio Vertigo, in genere. Di mio progetterei un comune mensile introdotto da un personaggio tipo Zio Tibia che presenta una storia horror di 94 pagine, o la serie “alla Vertigo” , ma per questa ci sarebbe da ragionarci su di più. Comunque, in genere, il discorso è lo stesso che vale per Dylan Dog, ovvero: NON serve snaturare il personaggio, fargli utilizzare un cellulare o eliminare dei personaggi. ancora meno utilizzare la formula a stagioni tanto care alle serie tv con blanda continuity.
Dyd ha bisogno solo di una regola: non censura. tornerebbe a essere un fumetto libero, anarchico, poetico e HORROR. stanno spendendo litri di inchiostro, anche solo a parlarne, ma nessuno sembra volersi ricordare le ragioni del suo successo. sangue e poesia surreale.
Pietro racconta di aver anche progettato una sceneggiatura per Dyd, nella quale però si è volutamente “autocensurato” per venire incontro alle esigenze Bonelli. Ma se non lo avesse fatto nella sua storia… Dyd avrebbe commesso un omicidio abbastanza cruento, un atto di necrofilia e forse sarebbe persino morto nel finale.

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Giulio Sciaccaluga, autore dell’oscuro e visionario “manga italiano” Dark Luster, che in futuro potrete forse vedere recensito su questa pagina, risponde così:

Prima domanda : un fumetto per la Bonelli lo farei come il MIO fumetto che ora sto realizzando e pubblicando online (cioè DarkLuster), non scendo a compromessi, disegno quello che voglio e come voglio senza farmi imporre nulla. Io cerco storie personali, con stili più “cartoon” che realistici, ma fatti bene, disegnati come si deve e che abbiano una storia originale e ben strutturata. Le storie della Bonelli non mi hanno mai attirato, come anche la sua politica.

Seconda domanda: ovviamente lo farei nel mio stile ma non sarei per nulla soddisfatto a scrivere storie su un personaggio non mio, dunque non accetterei mai di metterci sopra le mani…tra l’altro non seguendolo molto non saprei come modificarlo.

Void in attesa del salto...

Void in attesa del salto…

Fabio Corrirossi, uno degli autori di Void – progetto multimediale sospeso tra il fumetto del futuro e quello del presente – risponde in senso più generale, decidendo di affrontare solo la prima domanda:
Più che una serie, mia o di altri, di un genere o di temi particolari, vorrei che la Bonelli prendesse meno a cuore le etichette e trattasse più le storie.

Mi spiego: finora, per gran parte della sua gestione, la Bonelli (come moltissime altre case editrici) ha cercato di riempire il mercato. Mancava un fantascientifico? Hanno creato un fantascientifico. Mancava una serie thriller? Hanno creato una serie thriller.
Senza badare alla effettiva bontà delle storie in molti numeri, senza preoccuparsi di consegnare un vero filone narrativo unico, accontentandosi di avere una percentuale di storie decenti per serie il più alta possibile, ma pur sempre non altissima a mio avviso.
È esattamente l’approccio inverso che vorrei vedere in una qualsiasi casa editrice, che invece a mio avviso dovrebbe leggere e cercare ossessivamente la qualità nelle storie, anche a costo di trattare due volte con due personaggi diversi lo stesso argomento, piuttosto che riempire il genere.
Buoni passi avanti sono stati fatti creando quella che secondo me è la migliore collana Bonelli al momento, ovvero Le Storie. Ho visto anche anticipazioni riguardo a mini-serie di 3/4 volumi molto interessanti. Quindi la mia critica non è assoluta, si vede movimento ma per me ancora troppo poco.
Il mio auguro è quindi quello di vedere incrementata questa politica, fino allo stremo.

E con questa ultima risposta abbiamo concluso. Non aggiungo altro, per non rendere ulteriormente lungo un post che (fortunatamente, grazie alle tante adesioni) lo è già di suo.

Mi limito solamente a ringraziare chi ha partecipato, e  chi ha avuto la costanza di arrivare fino in fondo a questo lungo sondaggio.


l’immagine di apertura di questo blog è stata disegnata appositamente per L110P dagli autori del bel fumetto Agenzia Investigativa Carlo Lorenzini, la risposta italiana a Fables e Grimm, che ho recensito QUI e che consiglio a tutti.

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