Pillola ventotto: “Inferno” di Raule & Rossi

la cover di Inferno

la cover di Inferno v1

Così tante cose da dire è così poco tempo per farlo!

Recentemente, per puro caso – a quanto pare una costante nella mia vita: ho trovato anche una moglie facendo così –  ho scoperto l’esistenza di un negozio di fumetti che non conoscevo. E, come faccio sempre in questi casi, ho voluto “dare una mano” comprando qualcosa. Chiamatela “forma di sostegno ai piccoli imprenditori, che se lo meritano!” oppure “solo un’altra stupida scusa per comprare fumetti“, come preferite. Fatto sta che per il mio contributo ho scelto un volume che avevo già notato a Lucca, che mi pareva MOLTO valido visti i suoi autori, ma che ai tempi non avevo preso a causa di una certa carenza di fondi che, non so come mai, mi colpisce sempre quando mi trovo in quella città e sono circa le quattro/cinque del pomeriggio. Mah, sarà il clima.

Il volume era proprio “Inferno”, scritto da Susanna Raule e disegnato da Armando Rossi, pubblicato in Francia da Casterman e ora meritevolmente (ri)portato in italia all’interno dell’ etichetta Lineachiara della RW; e ora che l’ho letto sono contento di dire non mi ero sbagliato a pensare che fosse interessante, in quanto ha soddisfatto tutte le mie aspettative… e anche qualcuna in più.

(NOTA: il duo Raule & Rossi è davvero garanzia di qualità: io li “conosco” dai tempi di “Ford Ravenstock, specialista in suicidi“, fumetto che vinse il premio Lucca Project Contest, e che nonostante questo era davvero carino.)

LA TRAMA: Sarah, giovane ragazza amante della natura e della stregoneria Wicca più “borghese”, finisce per sbaglio all’Inferno, che scopre essere un posto solo leggermente diverso da una metropoli terrestre, diciamo una Milano con più gente con le ali da pipistrello. A quanto pare, laggiù si lavora anche allo stesso modo: tramite società, megaditte, dipartimenti, corsi di formazione, gruppi di lavoro e via dicendo.

Sarah, erroneamente scambiata per qualcuno che – forse stanco della Milano “vera” – ha fatto richiesta di andare nell’Ade per fare uno stage, viene spedita a lavorare nella ditta presieduta da Andras, potente demone che opera in grande stile, cercando di “indurre in tentazione” e piegare ai suoi scopi l’intera umanità.

Sarah arriva lì, tituba fortemente, conosce gente, inizia ad ambientarsi, mangia vegetariano, si trova ad essere apprezzata in ambito lavorativo… Insomma, tutto sommato scopre che all’inferno troppo male non si sta. Ma – mentre angeli privi di cuore spìano dall’alto dei cieli – Andras sembra nascondere più di un segreto.

Possibile che stia davvero organizzando la TOTALE DISTRUZIONE del mondo??

FINE TRAMA! E passiamo invece all’analisi.

(Nota per alcuni recensori di fumetti: se una recensione racconta per filo e per segno la trama di un fumetto, che recensione è?  Ve lo dico io: pessima. Della trama va detto il meno possibile, possibilmente solo quello che serve a incuriosire il lettore; è il resto deve essere ANALISI del testo, cioè indicare i motivi per i quali un fumetto è bello oppure no. Beh, lo dico perché non tutti sembrano averlo chiaro in testa.)

Inferno: il diabolico frontespizio!

Inferno: il perverso frontespizio!

Pensando a Inferno, due cose saltano subito in testa: la Vertigo e Caravaggio.

(VERTIGO: branca della DC Comics che pubblica fumetti “più maturi”, surreali, d’autore. Ad es. SANDMAN, SWAMP THING, HELLBLAZER etc. Più quel patetico “Avventure della Brigata Fucilieri”, ma meglio non pensarci. Brrr.)

La Vertigo perché? Perché sia come stile, come tecnica, come segno grafico… (incidentalmente, Rossi ha addirittura un segno molto simile a quello di Teddy Christiansen, che da molti anni disegna proprio per loro)… come temi, come personaggi, Inferno ricorda molto gli ottimi fumetti pubblicati sotto quel marchio; ma dimostrandosene NON una brutta copia ma un degnissimo epigono.

E Caravaggio perché? Perché uno dei pregi più grandi di questo pittore era quello di riprodurre (nelle sue tele a tema sacro) la realtà delle cose, disegnando ad esempio un soldato coi piedi sporchi, un Santo così vecchio e malandato che non gli avresti dato dieci centesimi di sesterzio fuori dal Lidl, o un discepolo vestito come un guitto di bottega, con le unghie sporche e la giacchetta scucita.

Caravaggio non permetteva che la sacralità ingentilisse o rendesse perfetta la realtà; non rendeva per nulla epici (e dunque improbabili nella loro perfezione assoluta o assoluta cattiveria) i personaggi, ma riproduceva la fisicità, la normalità delle cose “anormali”, l’umanità del mondo anche nel momento in cui esso tocca l’infinito. E questa è la stessa cosa che fa Inferno, è l’elemento che lo rende forte e “nostro”, italiano, e che credo sia uno di quelli che più ho apprezzato.

Mi spiego meglio: in una serie Vertigo, o comunque di taglio Americano, accade a volte di trovare personaggi epicizzati, che vivono le loro avventure e declamano i loro discorsi come se fossero attori sul palcoscenico di una vita altamente significativa e tragicamente bella (mi viene in mente la pur bella serie Lucifer) o sono resi così grotteschi da diventare macchiette (Preacher, pur bello anche lui). E nonostante il preteso realismo ci sono temi o argomenti umani che non vengono MAI toccati.

Ebbene: in Inferno questo non accade mai, ma anzi – Caravaggescamente parlando – tutti i personaggi sono umani e lo restano, hanno i piedi sporchi e non lo nascondono. Oppure – come accade veramente nel fumetto – succede che uno di essi si presenti a casa di due importanti Angeli, si faccia annunciare, sparisca (!!!) inspiegabilmente… e alla fine faccia capolino dalla porta del bagno, perché era un pezzo che tratteneva la pipì e – angeli o non angeli – proprio non ce la faceva più. E per fortuna che, evidentemente, le ville Angeliche – comodamente raggiungibili con l’autobus – contengono anche delle alquanto prosaiche toilette.

Comunque, il risultato è che per tutta la durata dell’opera abbiamo eroi e malvagi che non dimenticano di essere (o di essere stati) umani, e si comportano, e parlano, e pensano, di conseguenza. E se anche succede qualcosa di epico, l’evento viene inteso sempre nell’accezione più “umana” del termine. L’eccezionale, lo straordinario, non trasformano l’uomo, non lo rendono epico simbolo, ma lo lasciano tale. L’epico è un colpo di vento che ti spalanca la finestra mentre stai pranzando,  e che ti scombussola l’esistenza, ma non rende d’oro il polpettone che ti stai mangiando, né fa diventare la tua fidanzata una pin-up (metafora sconquassata ma che spero renda l’idea).

Avete bisogno di un altro esempio?  Pensate ai film western americani degli anni ’60, quelli in cui tutti i cowboy erano dei gran signori dalla camicia ben stirata e i capelli col la piega come se fossero appena usciti dal salone di bellezza… e invece gli western del Maestro Sergio Leone, con i suoi pistoleri sporchi, brutti e cattivi.

Non posso essere più esplicito riguardo Inferno, perché rischierei di spoilerare parti di trama. Ma fidatevi: le cose stanno esattamente così.

Inferno pag.1

Inferno: la diabolica pag.1

In questo credo abbia inciso anche un certo “scetticismo” di fondo da parte della sua autrice, la quale si è appropriata di tutto il carrozzone folkloristico religioso… compresi angeli, diavoli, peccato, tentazioni, apocalissi etc etc…e ne ha tratto una metafora della libertà contro l’immobilismo, della ricerca opposta al dogmatismo, del dolore dato dal cambiamento contro la sterile placidità della fissità.

Ma non basta, perchè in Inferno c’è spazio anche per molti altri temi, come l’importanza della figura paterna (in senso positivo e negativo), il senso del tradimento, la discrepanza tra guadagno personale e bene comune, amore sacro e profano, sesso (profano) e tante altre cose, tutte ben gestite. Un discreto miglioramento rispetto ai soliti angeli con lo spadone che combattono muscolosi demoni sputafuoco, no?

Proprio per questo, per i temi che ho menzionato, mi sentirei addirittura di dire che -nonostante la presenza di Dio, dei suoi angeli, di Satana e dei suoi diavoli – in questo fumetto non ci sia praticamente nulla di religioso. Potrei sbagliami, ovvio, ma a mio parere la metafora più grande del mondo qui viene usata con l’unico obiettivo di descrivere meglio – ora in modo serio e ora faceto – l’unica cosa che al momento possiamo sperare di comprendere, l’unica della quale possiamo parlare con un minimo di cognizione di causa, nonché l’unica sulla quale possiamo sperare di avere una minima influenza: la nostra umanità.

Inerno: pag.2

Inferno: l’eretica pag.2

Tra tutti i personaggi, quella che più mi ha convinto e che ho apprezzato è stata sicuramente Sarah, la protagonista. Non mi azzardo a tentare di vederci un alter ego dell’autrice e blah blah blah, sarei arrogante e insensato; ma devo ammettere che la sua eroina è davvero un personaggio realistico e bello, coerente e sfaccettato. Una donna vera, e non una pin-up “presunta tale”, di quelle che hanno bisogno come minimo di avere una quinta di seno o tendenze lesbiche per non far sentire mortificati i suoi sceneggiatori.

L’impressione positiva nasce fin dalle prime pagine del fumetto: Sarah entra in scena dopo essere finita all’inferno casualmente, proprio mentre stava compiendo un rituale Wicca, che è quel tipo di magia “fai da te” per casalinghe amanti della natura. Ebbene: Sarah arriva nell’aldilà “forte” di tutte le sue certezze, ed esse vengono demolite una per una, in un istante, senza possibilità di appello. Wicca è una cazzata. I riti Wicca non servono a nulla. La Grande Madre Femminile non esiste. E se te lo dice un demone… va bene che di solito mentono, ma… beh, certe cose le sanno! Per cui BUM, una bella mazzata per la povera ragazza.

E a peggiorare (metaforicamente) le cose, ecco che subito noi lettori – e, parrebbe, anche l’autrice – iniziamo a ridere di lei, ahahaha, e  a prenderla anche in giro, lei e le sue cazzate New Age, lei e le sue magie da donnette! Ah, noi non siamo così stupidi, certe cretinate non le facciamo! Che idiota. Ben le sta!

Però poi che succede?

Che ora la ragazza è stata umiliata e derisa in tutti i piani dell’esistenza; ma passano poche pagine ed ecco che la sua autrice cambia tono, non continua a infierire su di lei in modo infantile, come avrebbe forse fatto qualche sceneggiatore meno acuto, bensì la prende sottobraccio (metaforicamente parlando) e comincia a risistemarle la vita. Le dà una spazzolata ai vestiti, una pacca sulle spalle, una sistemata ai capelli, una pulita agli occhiali… e piano piano la rimette in piedi, cercando di tirar fuori dal personaggio le sue parti migliori, e mostrandocelo così, per come esso è. Finché anche noi, bastardi sbruffoni, non smettiamo di prendere per i fondelli la povera ragazza e iniziamo a prenderla sul serio. A fare il tifo per lei.

Sarah, dunque, all’inizio abbassa la testa, sconfitta. Fa quello che le viene detto senza protestare. Ma piano piano inizia una nuova vita, comincia a capire in cosa consiste il suo nuovo lavoro nella metropoli infernale, e insomma si rimette in sesto, in punta di piedi, senza disturbare, senza troppo chiedere e niente pretendere, accettando il suo ruolo nello schema delle cose e fronteggiando il futuro potendo contare unicamente sulle proprie capacità.

Se fosse stata l’eroina di un qualche fumetto Usa, o comunque scritto con meno intelligenza, Sarah molto probabilmente avrebbe tirato fuori incredibili doti, avrebbe dato il via a una ribellione, e piegato il nuovo mondo alle proprie inattaccabili certezze Catto/Patriottiche. Invece, in questo caso, fa l’unica cosa che le è logicamente consentita: trova il suo posto all’interno di quel mondo enorme e spaventoso diventandone una piccola parte, ma nello stesso tempo senza rinunciare alle caratteristiche che nel bene e nel male la rendono ciò che è. E quando alla fine ottiene la sua (apparentemente immancabile) vittoria, quella che pare spetti di diritto a ogni eroe, lo fa in maniera tutt’altro che epica, nel modo forse più vergognoso e doloroso di tutti, a testa bassa, lottando ogni secondo contro se se stessa.

Come non apprezzare un personaggio tale? E un’autrice così efficace, che dietro a una prima impressione “derivativa” rivela invece personalità,  profondità, sagace ironia e piglio sicuro?

Inferno: pag.3

Inferno: la satanica pag.3

Altre cose particolarmente pregevoli e degne di nota:

1) la visione di questo Inferno “democratico”, rivoluzionario, che usa il Male solamente come un (a volte) inevitabile effetto collaterale del cambiamento, e che lo considera solo come l’unica via possibile attraverso la quale ottenere un miglioramento. Un Inferno molto simile alla nostra realtà, in costante fermento, molto umano, che festeggia la caduta di Satana come il “Giorno dell’indipendenza”, e nel quale è possibile fare un bellissimo tour organizzato proprio nel luogo in cui Lucifero si è schiantato, lasciando una comicissima silhouette del suo corpo impressa sul terreno. Ottimo.

2) i dialoghi, davvero realistici, scorrevoli, fluidi, concisi, sempre azzeccati e mai ridondanti o epici.

Così, senza riflettere, mi viene subito in mente la scena in cui Sarah deve preparare i due agenti Flauros e Kyra per una missione sulla Terra, e intanto spettegola con Kyra a proposito del loro capo. Davvero ottima. Ed è solo una delle tante.

Dal punto di vista della scrittura Inferno è davvero ben riuscito, e stupisce per la facilità con la quale ti trascina nell’azione, mantenendoti sempre incollato alla pagina… cosa che forse a qualcuno sembrerà una banalità, ma in effetti corrisponde al vero.

3) Tutti i personaggi di contorno, ciascuno con la sua personalità e la sua importanza all’interno dell’opera, e soprattutto capaci di stupire il lettore rivelandosi più complessi del previsto, nonché capaci di assumere ruoli davvero inattesi. Ad esempio ci si a aspetterebbe che il personaggio X nascondesse inevitabili segreti, ma X  non ha niente da nascondere. Oppure che Y diventi un fiero avversario di Sarah,  ma quando poi Sarah inizia a conoscerlo meglio finisce anche per farci amicizia. E via così. Ben pensato.

4) I disegni, europei nel tratto e americani nello svolgimento. Personali, mai ridondanti, adatti a ogni registro narrativo, sintetici nel tratto ma molto comunicativi, e coadiuvati da colori sempre all’altezza. Adattissimi.

5) Lo svolgimento della storia, con i vari elementi che si intersecano, si sviluppano con chiarezza, e portano a un finale ottimamente costruito, che lascia spazio anche a possibili sviluppi futuri che spero ci saranno.

E con questo direi che abbiamo finito.

C’è una cosa che mi piacerebbe fare: far leggere questo fumetto a dei fans dei comics dicendo loro che è la nuova serie Vertigo scritta da Tizio Jones e disegnata da Caio Smith; poi togliere loro il ricordo di averlo fatto e farglielo rileggere di nuovo usano i veri nomi dei lettori e dell’editore. Credo che nel primo caso otterrei grandissimi complimenti, tipo “La Vertigo ne azzecca un’altra! Lei sì che le fa tutte giuste!“; mentre nel secondo caso le reazioni sarebbero forse più tiepide, ci sarebbe poco interesse, e forse qualcuno che parlerebbe di “Italiani che provano senza successo a fare il verso alle serie Vertigo“.

Ovviamente, un esperimento del genere è quasi impossibile da fare, ma i presunti risultati rispecchiano quella che – secondo me – potrebbe essere l’accoglienza dedicata a quest’opera da parte del nostro pubblico, che è sempre stato “esterofilo” nelle sue scelte, e si fa dettare dagli americani le regole del buon fumetto.

Eppure, per i tanti elementi che ho esposto in precedenza, Inferno non ha nulla da invidiare alle serie Vertigo, ma anzi è superiore a molte tra le più moderne.

(E in ogni caso, fosse anche orribile, cosa avrebbe da invidiare alla Vertigo? Non sono mica loro ad avere il monopolio sulle serie con protagonisti angeli & demoni!)

Inferno è un volume ben realizzato, con dei bei contenuti, degli ottimi dialoghi, dei personaggi interessanti e sfaccettati, ha quella mancanza di epicità e quei tratti umani dei quali ho parlato all’inizio, intrattiene e diverte, è ben disegnato, è corposo, è ricco e ben curato. Francamente, è difficile chiedere di più.  E di cosa mai dovremmo “vergognarci” noi italiani? Forse di aver lasciato che siano stati i francesi a pubblicarlo per primi. Ma vabbeh, si sa, il discorso è vecchio e lascia il tempo che trova. Don Chisciotte, i mulini a vento sono da quella parte; prego, mi segua.

Vivissimi complimenti dunque agli autori (che comunque non hanno nessun bisogno di farselo dire da me), per la maturità e contemporaneamente la giocosità con le quali hanno dato vita a quest’opera.

Continuerò sicuramente a seguirli. Con buona pace del mio portafoglio.


UN PREGIO: insegna agli americani a fare il loro lavoro.

UN DIFETTO: lo striminzito sketchbook finale. Forse sarebbe stato meglio usare quelle 4 pagine per presentare meglio il progetto, i suoi autori, e le ragioni per le quali esso è così valido e interessante. Chissà, magari sarebbe stato più utile ai lettori.

CHI COSA COME: “Inferno” (volume uno?), testi di Susanna Raule e disegni di Armando Rossi, 128 pagine a colori a 14,95 euro. Il volume è un brossurato in formato francese 19×25, con bandelle laterali, e fa parte della pregevolissima etichetta “Lineachiara” dell’editore RW, che sta offrendo prodotti davvero degni di nota. Tra parentesi, proprio la Lineachiara sta per dare vita a un’etichetta parallela “tutta italiana” che credo bisognerà proprio seguire, e alla quale auguro tanta fortuna. 

Nel blog dell’autrice potete trovarne una bella PREVIEW di Inferno, nonchè informazioni sui suoi altrettanto pregevoli romanzi. Potete invece acquistare l’albo QUI.


Se volete sapere il nome dell’artista che ha disegnato l’illustrazione che compare come immagine di apertura di questo blog, potete trovarlo – insieme a quello di TUTTI gli altri autori che hanno partecipato nel passato –  nell’apposita PAGINA dedicata agli omaggi a L110P, così come in apposite pagine potete trovare TUTTE LE RECENSIONI, e le SEGNALAZIONI di fumetti non ancora recensiti ma comunque degni di nota.

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