Pillola ventinove: “My Zoo” di Elena Vasta

La cover di MyZoo 1

La cover di MyZoo 1

My Zoo“, scritto, disegnato, diretto e interpretato da Elena Vasta, è un fumetto che parla d’amore, di musica e di morte, e lo fa in modo personale, affascinante e coinvolgente. Questo grazie al lavoro di un’autrice che non posso dire sia ancora “perfetta”, o pienamente matura, ma che se fossi un editore terrei d’occhio, facendo in modo di tenermela vicina.

Di My Zoo esistono 2 volumi in edizione cartacea, più un numero “due e mezzo” che oltre a una breve storia (abbastanza ininfluente, però) contiene sketch, illustrazioni varie e una presentazione di personaggi passati e futuri. Ma da qualche tempo il fumetto ha ricominciato la sua corsa come webcomic all’interno della piattaforma online che Shockdom ha dedicato ai nuovi autori, e dove potete leggere gratuitamente tutti i capitoli.

Di cosa parla My Zoo? Di un giovane musicista che ha tentato il suicidio, e – attraverso un lungo flashback –  della sua vita, dei suoi problemi, dei motivi che lo porteranno a quella scelta, ma anche del gruppo di ragazze (inteso come gruppo di amiche, ma anche gruppo musicale) che egli incontra per caso e con le quali finisce per fare amicizia… e forse anche qualcosa in più.

A questo gruppetto bene assortito vanno aggiunti gli amici e i colleghi del nostro musicista – Mordred LeFay è il suo nome – che però al momento non suona ma guida autobus ,nonché il nutrito gruppo di animali (cani, gatti, criceti, canarini, tartarughe…) che Mordred tiene in casa, e che in alcuni casi ha raccattato dalla strada, da convinto animalista qual’è.

L’incontro tra Mordred e le ragazze porterà a risultati imprevisti, e (forse) anche all’amore. Ma sembra che neanche questo impedirà alla storia di evolversi verso la tragedia; anche perché il suo protagonista sembra nascondere diversi segreti.

Mordred

Mordred

My Zoo colpisce per più di un motivo. Per il tema, la trama, lo stile narrativo, la validità dei personaggi e il tipo di disegno. Qualcuno di questi punti presenta contemporaneamente degli alti e dei bassi (molto più i primi che i secondi), ma già il loro numero è indizio di un’opera interessante. Per cui, andrò a descriverli uno alla volta,  in rigoroso ordine caotico.

STILE DI DISEGNO: A guardarlo distrattamente per la prima volta, My Zoo pare rientrare a pieno titolo nel bel mondo dei “manga italiani”. Sarà il bianco e nero, saranno i retini grigi, saranno certe scelte grafiche che rimandano palesemente al filone del fumetto giapponese più “realistico”, “adulto” o “autoriale”. Ma esaminando meglio le tavole è facile vedere dietro le influenze orientali anche un tratto molto più personale e “europeo”, che ha di buono un segno stilizzato, nervoso, che si fa sempre più singolare con il passare delle pagine e che credo ci darà molte soddisfazioni in futuro.

Certi corpi maschili lunghi e spigolosi, certe pose, certe espressioni particolarmente azzeccate, sono sicuramente il punto forte di uno stile grafico come questo. E, parlando in senso più generale, lo sono anche le linee nervose, le ombreggiature gettate di fretta sul foglio, i tratti agili e spezzati, le composizioni volutamente sgraziate. e’ un segno pulito ma “sporco”, quasi punk, quasi anarchico, che riesce nel trasmettere un’impressione (non so quanto voluta) di immediatezza, come se dietro di esso – così come per le vite dei protagonisti – non ci fosse nessuna particolare ricerca stilistica. Si vive, e si disegna, così come viene. Molto azzeccato, e in tema con la trama. Vagamente inquietante, sfuggente, molto Joy Division.

L’altra faccia della medaglia si vede, però, lì dove il controllo del segno sfugge, dove alcune pose passano da sgraziate a confuse e incerte. Dove i volti si schiacciano, i particolari si deformano e gli sfondi diventano confusi e appena abbozzati.

Parte di queste insicurezze credo derivino da alcune incertezze in fase di inchiostratura. Ne sono la riprova le illustrazioni a matita in appendice agli albi, alcune davvero – davvero! – riuscitissime e naturali. Nel passaggio dalla matita alla china, però, quando tra le tante linee possibili che formano uno sketch bisogna privilegiarne una sola, ecco che a volte viene fatta la scelta sbagliata.

Ma lo specifico subito: non dico questo come critica, bensì come semplice constatazione, e senza rimangiarmi tutte le cose positive che ho citato qui sopra. Non sono qui a dire “Arrenditi, non c’è la farai”, ma solo per cercare di evidenziare come mai un segno che trovo molto apprezzabile e di valore non stia ancora dando quel meglio di sé, cosa che sono sicuro farà. La presenza delle incertezze – aggiungo – non mi spaventa affatto; così come, nel caso, non dovrebbe spaventare la sua autrice. Il suo stile è come una piccola piantina dal gambo lungo e le foglie piccole, che potrebbe certamente essere abbandonata a morire; ma che se curata come si deve potrebbe dar vita a una bellissima orchidea (troppo melensa come metafora? Sarei curioso di sapere come l’autrice stessa definirebbe il suo stile. Facciamo che se me lo dice lo aggiungo qui sotto?)

Ma dunque, detto tutto ciò, sapendo quale può essere il risultato di tanti sforzi, chi mai sarebbe disposto a rinunciare tanto facilmente?

PERSONAGGI: Sono tanti, tutti credibili, senza fottutissimi superpoteri se non quello di incasinarsi l’esistenza, ciascuno con una loro personalità ben definita e un ruolo preciso. Sono le loro azioni e reazioni, più che la trama stessa o i fatti che accadono, il vero motore della storia; ed essi rappresentano sicuramente il punto forte dell’intera serie.

Parlare troppo di loro equivarrebbe a svelare gran parte della trama, quindi dovrò evitarlo. Ma è molto positivo leggere My Zoo e vedere che ogni personaggio è diverso dagli altri e capace di comportarsi sempre con coerenza, nel rispetto del proprio ruolo. Anche i più marginali tra di essi, anche quelli che al momento sono semplici comparse, non sono mai lasciati al caso, bensì cesellati e descritti con cura. Questo anche grazie a una narrazione incisiva e rapida, sferzante, che in pochissime battute riesce a mostrarceli con grande precisione.

All’inizio abbiamo citato Mordred, ma va detto che egli non è il solo protagonista: anche le tre ragazze nelle quali si imbatte hanno il loro valore all’interno del fumetto. Mizuki, impulsiva e ansiosa, sempre pronta a preoccuparsi o a vedere tutto nero. Angelica, simpatica e dolce, ma forse troppo presa da se stessa per concedersi completamente agli altri. E Thora, androgina, manesca (molto), scettica, pessimista cosmica, ma forse quella più sincera, sicura e appassionata in ciò che fa.

la GRANDE Thora

la GRANDE Thora

Il mio unico dubbio (assolutamente ironico): quale genitore chiamerebbe la propria figlia Thora? È un soprannome, uno pseudonimo, e la ragazza si chiama, tipo, Guendalina, giusto?

TEMA & TRAMA: come ho già accennato, sono i rapporti tra i personaggi, tutti ragazzi giovani, “moderni”, più o meno “normali”, che fanno muovere la storia. Ciò che accade intorno a loro è quel che accade nelle vite di ognuno di noi (ci si incontra per caso, si studia, si va a fare la spesa, si litiga, si esce insieme per una birra e un bacio etc etc), ma la parte davvero interessante è come i vari protagonisti vivono tali esperienze, quello che fanno, come si incontrano e si scontrano, prendendosi e lasciandosi, conoscendosi,  amandosi oppure odiandosi. E – anche se a qualcuno potrà sembrare strano – le vicissitudini dei ragazzi di My Zoo sono coinvolgenti, incuriosenti e importanti come se da esse dipendesse il destino del mondo. Vogliamo sapere se X si sta davvero innamorando di Y, se Y e Z si lasceranno, se tornerà W e in quale veste, e soprattutto quale sarà il segreto è il destino di Mordred, bello, vegetariano e dannato.

Credo che questa impressione, questa idea di efficacia e di bellezza, di immediatezza e di precisione, nasca dal fatto che l’autrice sembra CONOSCERE VERAMENTE ciò di cui sta parlando. Quando nel suo fumetto descrive la realtà, racconta una realtà “vera”, plausibile, realistica (appunto) e matura. Non fa – come accade invece a qualcuno – un ritratto stereotipato e “romantico” di un mondo che pare uscito dritto dritto da un manga, ma invece racconta le cose che conosce, e la cosa si nota.

(NOTA per gli autori: parlare di ciò che si conosce è la PRIMA REGOLA per fare un buon lavoro. Inutile parlare di sesso perverso se hai sedici anni e non hai dato neppure il primo bacio: il pubblico se ne accorge, capisce che stai girando a vuoto, o che stai raccontando “per sentito dire”, saccheggiando ora da questo ora da quel fumetto. Racconta. Quello. Che. Conosci.)

E a proposito di “destino”, sono rimasto più che incuriosito da tre personaggi apparsi sotto forma di illustrazione nei “prossimamente” contenuti nel numero due e mezzo. La misteriosa ragazza tatuata dal viso in ombra, la donna travestita da “morte” e il “Guardiano” in sella alla sua moto sono presenze davvero inattese e interessanti, delle quali non riesco a immaginare il ruolo, apparentemente fuori luogo in una serie come questa, ma che proprio per questo motivo potrebbero rendere il fumetto ancora più imprevedibile e bello.

Spero proprio di poterli vedere in futuro, perché mi hanno fatto un’OTTIMA impressione: sono il tipo di personaggi che potrebbero far evolvere il fumetto in direzioni inaspettate.

zooooSTILE NARRATIVO: (questo in parte l’ho già detto, ma repetita iuvant) maturo, personale, sincopato, in bilico tra un riff di chitarra e un giro di basso (metafore volute viste le molte intellligenti citazioni musicali fatte dall’autrice, che ascolta musica “vera”, altro che le canzonette della radio!). Perfettamente complementare al tipo di disegno, fatto di continui cambi di scena e di stacchi secchi, cesure e inserti “punk”. (blah blah blah, avevo già detto tutto, non leggete.Anzi leggete, che vi fa bene.)

Ogni scena, piuttosto che ragionata, sembra trasferita su carta in maniera spontanea, anarchica, come se dietro non ci fosse un piano preciso ma solo il tentativo di catturare un preciso attimo nel modo più realistico possibile.

Il risultato è ottimo, e a mio parere di grande valore. Alle matite pare quasi di vedere la già citata Thora, con quel suo carattere impaziente, dai modi spicci, sfacciati, sbrigativi. Tra noi e i personaggi non ci sono barriere, non ci sono complesse architetture narrative o stilistiche, bensì l’autrice ci mostra di ogni scena la parte che “dobbiamo” vedere e stop, narrando ogni cosa con dialoghi sempre azzeccati e naturali, sempre adatti alla situazione, realistici e ironici quando serve.

(Non dimentichiamo infatti di dire che l’ironia ha un grande spazio all’interno di My Zoo!)

Ovviamente, io ho molto apprezzato. Un’artista che racconta cose anche molto semplici, ma lo fa con uno stile personale, per me vince su (quasi) tutti. Anzi, oserei dire che al giorno d’oggi avere un proprio stile, una maturità di fondo, e applicare il tutto su temi non banali o non semplicistici, è molto più importante di essere “originali” (se mai sia ancora possibile essere tali) o “soprendenti” o “esplosivi”.

Ecco perché, a parità di valore, la mia preferenza andrà sempre a fumetti come questo. Spero anzi che MyZoo possa continuare e migliorare ancora, perché se è vero che di fumetti ce ne sono fin troppi, di bravi autori non c’è ne sono mai abbastanza.

zoo2Due parole anche riguardo il titolo: “My Zoo” sembra far riferimento al fatto che Mordred è un animalista, e ha la casa piena di cani gatti uccelli roditori e rettili vari, che fanno bella mostra di loro stessi anche nella cover del numero uno, per non parlare degli spazi dedicati a loro nel numero “due e mezzo”. Essi, però, sono abbastanza marginali rispetto all’impianto narrativo della storia, tanto che mi sono chiesto come mai abbiano avuto l’onore del titolo (che rimane carino comunque, però).

La mia ipotesi, che credo non abbia valore ma che mi piace abbastanza da decidere di citarla, é che nel “suo zoo” Mordred (e di riflesso anche l’autrice stessa) abbia voluto includere non solo le bestiole, ma anche tutto il cast di amici e conoscenti umani, anch’essi uno diverso dall’altro… proprio come i vari animali che solitamente fanno parte di un giardino zoologico. E che la parola “Zoo” serva a descrivere proprio questa diversità, vista come parte principale e affascinante (ma anche complicata e frustrante) degli esseri umani; ma anche tutta la confusione – triste o allegra che sia – che da tale diversità deriva.

Vera o falsa che sia, la mia ipotesi credo descriva bene il clima che si respira in questo bel fumetto, che consiglio dunque a tutti gli amanti delle belle letture.

IN DEFINITIVA: My Zoo racconta, a voler essere semplicistici, storie d’amore e d’amicizia ambientate nel mondo dei giovani e della musica vissuta come hobby e come passione (anche se non per tutti). Parla di sentimenti, di solitudini, di amore, di desideri e di incomprensioni, tutte cose che abbiamo sperimentato, ma che non ci stanchiamo mai di sentirci ripetere, proprio perché sono parte di noi.

Lo fa con semplicità, personalità e ironia, risultando affascinante e interessante. Non è un fumetto perfetto, un capolavoro o un manuale di sceneggiatura, ma ugualmente – e anche proprio grazie ai suoi piccoli difetti – riesce a essere un esempio davvero positivo, un prodotto piacevole da leggere e del quale si vorrebbero avere a disposizione più pagine.

Spero di poterlo continuare a leggere a lungo, così come spero che la sua autrice metta a frutto le doti che certamente ha, e che potrebbero fare di lei un’artista importante, che merita di essere seguita.

Buona fortuna dunque al suo progetto e a lei: My Zoo ha dimostrato di avere tutte le carte in regola. Ora vediamo cosa succederà.


UN PREGIO: la personalità!!!

UN DIFETTO: di tanto in tanto imperfezioni nel tratto.

CHI COSA COME:My Zoo“, un fumetto di Elena Vasta, in corso d’opera, 2 volumi (e mezzo) già pubblicati, disponibile online QUI.


Se volete sapere il nome dell’artista che ha disegnato l’illustrazione che compare come immagine di apertura di questo blog, potete trovarlo – insieme a quello di TUTTI gli altri autori che hanno partecipato nel passato – nell’apposita PAGINA dedicata agli omaggi a L110P, così come in apposite pagine potete trovare TUTTE LE RECENSIONI, e le SEGNALAZIONI di fumetti non ancora recensiti ma comunque degni di nota.

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