Pillola trentuno: “From Here to Eternity”, di Francesco Guarnaccia.

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Cioè, non prendiamoci in giro, diciamo le cose come stanno:

Io davanti a un fumetto come From Here to Eternity mi inchino.

E la recensione potrei già chiuderla qui.

Tanto che parlo a fare? Chiunque con un minimo di senno dovrebbe andare sul sito Mammaiuto, ordinarsi l’albo, leggerselo, e poi correre alla prima fiera per farselo autografare. E’ così, non ci son santi.

Ma visto che conosco il pubblico, e il pubblico è pigro e sospettoso (nella maggior parte dei casi), invece di correre a ululare fuori dalla finestra come vorrei effettivamente fare ora, mi ricomporrò, farò tacere l’istinto punk che mi si è appena risvegliato e scalpita prepotente per uscire, e scriverò una recensione come si deve, con tutti i crismi, ammodino.

Contenti?

benvenuti a questa HARDCORE NIGHT!

benvenuti a questa HARDCORE NIGHT!

LA TRAMA: I Punk Arré (ma che parlo a fare? ma non vi basta questo nome per far capire che qui non si sbaglia una virgola, che il fumetto è del tutto azzeccato?) sono un giovane gruppo punk che, a causa di un…diciamo incidente imprevistosi ritrovano privi del cantante (o quantomeno privi di quella parte del cantante che a loro servirebbe di più). Incerti tra il lasciare tutto e il proseguire la loro NON brillante carriera, si gettano nel marasma delle audizioni, rimediando un nuovo leader del tutto inaspettato, Emilio Fugazi, un pensionato con coppola, sciarpetta e bastone, che però nel cuore ha una Vera. Fottuta. Anima. Punk.

Insieme al nuovo vocalist, che ruggisce come un leone, i Punk Arré nascono a nuova vita, rischiando di impattare contro quel successo che hanno sempre… beh, cercato, ma… ma cercare il successo non è punk, quindi non fateci caso!! Diciamo invece che loro il successo… lo hanno sempre ODIATO! A! MORTE! Lo disprezzano, lo detestano! Però,dunque, insomma c’è l’affitto da pagare e magari si rimedia qualche ragazza, ci si diverte e insomma è così.

Non. Chiedete.

Coinvolti in una megabattaglia che deciderà il loro futuro, spronati dal loro anzianissimo cantante, i membri del gruppo si preparano dunque a combattere una sfida che potrebbe cambiare per sempre le loro esistenze. Ma ciò che troveranno alla fine sarà davvero quello che si aspettavano?

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Analizziamo punto per punto il fumetto, partendo dall’inizio.

1) FHTE si presenta bene fin dal primo sguardo. Innanzitutto per il formato, più largo di quello al quale siamo abituati di solito, e che conferisce alle pagine una forma vagamente quadrata che consente uno sviluppo delle tavole non solo verticale ma, una volta tanto, anche orizzontale. Tra l’altro, in un albo stampato benissimo!

2) La seconda cosa che colpisce sono sicuramente i colori, acidi, forti, piattissimi, che sembrano esplodere dalla carta e – coerentemente con l’atmosfera punk che viene evocata – aggrediscono il lettore cambiando in modo vertiginoso, di pagina in pagina, in un arcobaleno psichedelico che pulsa come un suono di basso e avvolge ogni capitolo (a volte mangiandosi qualche disegno, a dire il vero, ma vabbeh). Colori anarchici, ma che hanno il grandissimo pregio di non essere un semplice “artificio” per lettori pigri, un modo per rendere più gradito il disegno, bensì sono un elemento Artistico in tutto e per tutto. I colori, qui come raramente si vede altrove, hanno un loro valore che non è solo quello di “decorare”, ma sono una specie di secondo pennello che aiuta a trasmettere emozioni.

Se testo e disegni sono “la storia”, i colori rappresentano una sorta di “colonna sonora” del fumetto

3) Come è giusto che sia – e contrariamente a quella che sembra essere la tendenza oggi – FHTE parte subito, e parte col botto (Autori, prendete nota! -O vi prendo io a sprangate!). Invece di dilungarsi in introduzioni, in spiegoni, in simpatiche atmosfere, in prologhi sterminati, in minimalismo minimale, il fumetto ingrana la marcia e sale subito di giri. Introduce in poche vignette tutto il cast, e lo fa in un modo davvero molto efficace: nel giro di un paio di capitoli abbiamo già TUTTA la storia sottomano; conosciamo il setting, i protagonisti, il contesto, abbiamo una vaga idea di che tipo di storia potremo trovare, siamo a nostro agio, ridiamo e siamo pronti a vedere cosa succederà. Ottimo. Da manuale.

Certo, anche le introduzioni in generale son belle – e in un fumetto con altri obiettivi, con altri ritmi – sarebbero più che necessarie, ma la nonchalance e l’efficacia con il quale l’autore fa partire la trama, oltre che essere perfettamente coerenti col tipo di fumetto che egli vuole narrare, sono davvero valide tecnicamente. Al lettore vengono date subito tutte le informazioni delle quali ha bisogno, dopodiché si parte con le avventure. Semplice, lucido, lampante. Meglio di così si muore.

4) I disegni sono ottimi, improntati a un segno all’apparenza semplice e “comico” ma che è molto di più, un capolavoro di sintesi e irrealismo che pure riesce a essere – oltre che spettacolare – perfettamente adatto anche ad atmosfere più serie. E oltre a questo lo stile è davvero personale e unico, follemente scanzonato ma mai fuori controllo o privo di gusto. Ottimi anche i vari “omaggi sul divano” fatti da numerose guest-star, e – parlando in senso più generale – bello anche il controllo della tavola, con gli stacchi e le ripartenze repentine. Nonché – cosa che ho particolarmente apprezzato – gli inserti, i flashback inseriti nel bel mezzo della narrazione principale, che partono a metà di una tavola, e tutte le altre variazioni di flusso narrativo mai confusionarie o dubbie, ma sempre adattissime allo stile e utili al racconto.

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5) Si ride tanto, si ride di gusto, e si ride davvero. Con poco, perché non di Umorismo Inglese tratta questo fumetto, ma con un candore e una mancanza di cattivo gusto davvero ottime. In questo senso, i primi due capitoli sono fondamentali: le gag si susseguono in maniera così rapida che si passa da una risata all’altra, da una situazione surreale a un’altra ancora più assurda, senza avere neppure il tempo di pensare a quello che è accaduto. Ma attenzione: parlare di Gag, usare questa parola, è riduttivo, perché ogni cosa che accade non è fine a sé stessa, non è un tizio che mentre sta andando a trovare la moglie scivola su una merda, si imbratta i calzoni, si rialza e poi riparte verso la trama della moglie da trovare: ciò che succede è parte integrante della trama, e ci descrive i personaggi facendoci pure divertire. Che chiedere di meglio?

6) La trama pare fin da subito interessante. Si regge su un concetto semplice – niente meganavispaziali che combattono contro i cloni degli antenati dei terrestri che per via di un bucospaziotemporale si sono ritrovati dall’altra parte dell’universo e hanno capito che l’unica speranza di salvare la Terra da un’invasione aliena è quella di etc etc etc – ma che è molto appagante, e che incuriosisce immediatamente: cosa ci fa un pensionato in un gruppo punk? E cosa può scaturire da questo assurdo confronto tra due mondi così diversi?

Capirete da soli che premesse simili bastano già da sole a costruire un buon fumetto. E che il concetto è azzeccatissimo, nel senso che a partire da un’idea del genere si può spaziare praticamente in ogni direzione. Si può calcare la mano sull’assurdità, si può parlare di vecchi e di giovani, di scontro di culture, di passato e presente, di vecchi rompicoglioni e di giovani inetti, di vecchiaia rampante, di musica, di follia, di caos, di logica, di felicità, di tristezza… di TUTTO, insomma! E FHTE, per nostra fortuna, lo fa. Nel senso che sceglie alcuni di questi elementi e li impasta per creare un prodotto fatto col cervello ma anche col cuore, con sentimento ma anche con logica, con passione ma anche con arte. Di nuovo: cosa chiedere di più?

L’unico attimo di terrore l’ho avuto quando ho visto che la storia iniziava a deviare verso le avventure degli pseudo Skiantos e della Megabattaglia; ma fortunatamente l’autore non si è dimenticato dei suoi personaggi, non li ha sacrificati davanti all’altare di una SuperAvventuraDivertente ma ha fatto l’opposto, rendendo cioè la trama funzionale alle storie dei suoi eroi, che in fondo erano l’unica cosa di cui voleva parlare.

Applausi per questa scelta e per questo controllo di trama. Mi è capitato più di una volta, infatti, di leggere dei fumetti nei quali i personaggi diventavano rapidamente dei burattini ai quali far capitare le peggiori disavventure, semplici Tizi Qualunque ai quali far accadere le cose più strane possibili, in un gioco al rilancio che a volte diventava stucchevole. In FHTE questo invece non accade: al centro di tutto, dall’inizio alla fine, ci sono i suoi protagonisti, e ciò che interessa all’autore è far vivere loro un’avventura che li cambierà profondamente. Tutto ciò che accade ruota quindi intorno a loro, non è messo su per fare semplice spettacolo che dura lo spazio di una risata. E questo è davvero ottimo.

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7) Oltre a saper far ridere, a saper far riflettere e a saper disegnare bene, l’autore dà anche l’impressione di sapere di cosa sta parlando. Ottima cosa anche questa, perché è facile vedere autori che parlano in modo vago di cose che non conoscono in prima persona… e in quei casi il “trucco” si nota.

La PRIMA regola, quando si fa Arte, dovrebbe proprio essere quella di PARLARE DI CIO’ CHE SI CONOSCE. Solo in questo modo si possono ottenere i migliori risultati e non dare l’idea di essere degli “impostori”. E se poi qualcuno non riconosce TUTTE le citazioni poco importa. Ciò che importa davvero è che la storia funzioni, e in questo caso lo fa.

8) L’autore sa far ridere, l’ho già detto. Ma sa anche sorprenderci con momenti di grande serietà, che sono i veri “colpi bassi” che via via questo fumetto ci infligge. Chissà, forse il ritmo elevato e lo stile allegro ci rendono più impreparati quando le cose iniziano a farsi serie; ma così come avevo visto tanto talento nel far ridere, ne ho visto altrettanto nel far “pensare”. In FHTE ci sono degli improvvisi, imprevisti, inattesi momenti di serietà che ci colpiscono in pieno. Momenti nei quali i personaggi sono improvvisamente messi a nudo per ciò che sono, senza cazzate, gag o frivolezze, ma invece con una spiazzante sincerità. Momenti nei quali anche noi – come uno dei protagonisti – smettiamo di trastullarci e di fuggire ma veniamo improvvisamente messi di fronte alle “nostre” responsabilità, alle situazioni che la vita ci mette davanti.

E momenti nei quali… beh, non c’è proprio più niente da ridere. E che colpiscono come una bomba lanciata bene.

E’ proprio in quel momento che ci accorgiamo che i personaggi che abbiamo imparato a conoscere non sono più semplici Pupazzi Divertenti, ma persone alle quali ci siamo affezionate, verso le quali abbiamo sviluppato empatia, e la cui sorte ci sta davvero a cuore. E’ una cosa che NON accade spesso nei fumetti, sempre più tesi verso un sempre più grande disimpegno… tanto che a volte mi viene il sospetto che certi nuovi autori i sentimenti veri, la VITA VERA, proprio non sappiano cosa sia, talmente sono  abituati a vivere in un modo di “fantasia”… ma è qualcosa che, quando succede davvero, lascia senza fiato, senza parole.

Non aggiungo altro, perché potrei involontariamente spoilerare che il protagonista parte per l’America in nave (ahahaha, ci avete creduto, eh?), ma aggiungo solo che quando termina la lettura di FHTE rimane l’impressione di aver letto qualcosa di davvero importante e imponente, un fumetto di quelli che stupiscono davvero. E che ti verrebbe voglia di rileggere subito, tutto da capo.

FHTE fa quello che certe Graphic Novel tanto sbandierate NON FANNO, e cioè RACCONTA DAVVERO QUALCOSA. Non si limita a girovagare intorno al vuoto cercando di ricavarne un senso, non si perde in pseudo dissertazioni filosofiche su quale sarà il senso della vita, e se c’è, o se non c’è, e chi lo sa, forse sì, forse no, mah, chissà, ma ha una storia da raccontare e la racconta. In modo chiaro, sintetico, onesto, deciso.

C’è bisogno di aggiungere altro? No che non ce n’è bisogno.

riconoscere la citazione qui è d'obbligo

riconoscere la citazione qui è d’obbligo

FHTE è un fumetto di Francesco Guarnaccia, che fa parte del geniale collettivo di Artisti che risponde al nome di Mammaiuto, e che senza tema di essere smentito credo che al momento accolga le voci più originali, professionali, artistiche e solide del web. Ho letto (ancora) poco di loro, ad esempio FOTOTESSERE, o UN LUNGO CAMMINO, ma tutto quello che ho letto mi ha mostrato dei talenti che dire grandi è dire poco, e che credo non dovrebbero mancare nelle librerie di ogni appassionato di fumetti.

FHTE è un fumetto personale, originale e davvero ben realizzato. Disegnato bene, colorato meglio, e scritto molto meglio ancora. In una storia rapida e semplice racchiude per me tutto quello che rende un fumetto degno di essere tale, e che ci racconta una storia che allo stesso tempo ci fa ridere e ci fa riflettere, ci stupisce e ci fa ammutolire, ci diverte e ci commuove, ci coinvolge e ci stravolge, ci sazia e ci strazia…. Insomma, potrei andare avanti tutta la notte, sappiatelo. Ma a che servirebbe? Se non vi siete già convinti siete proprio senza speranza.

Lettori! Correte dunque a comprare FHTE, o se proprio siete dei maledetti tirchi, siete insensibili all’arte, o non siete nemmeno interessati ad avere in casa un pregevole pezzo da collezione… ebbene, leggetevelo gratuitamente nella pagina a lui dedicata all’interno del sito Mammaiuto.

Non perderete assolutamente il vostro tempo, e se siete autori potreste anche imparare qualcosa che vi sarà molto utile.

Vivissimi e punkissimi complimenti a Francesco Guarnaccia, che è riuscito a convincerci in tutto e per tutto di essere un ottimo autore, molto più di certi “nomi famosi”, che in confronto a lui sembrano avere davvero poco da dire.


UN PREGIO: troppi. Uno su tutti? Professionale. Potentissimo. Divertente. (E sono tre).

UN DIFETTO: nella versione stampata a volte qualche colore copre le vignette. Ma è come dire che la Gioconda ha la cornice un po’ rovinatella…

CHI COSA COME: “From Here to Eternity”, un fumetto scritto e disegnato da Francesco Guarnaccia, disponibile per la lettura online in QUESTA pagina ma ordinabile in versione cartacea in QUEST’ALTRA. Costa 16 euro, ha 120 pagine, e tra l’altro, se non l’aveste ancora capito, il volume stampato non ha niente da invidiare a qualsiasi produzione di editori più “famosi”, e anzi è superiore ad alcuni di essi in quanto a originalità, confezione e contenuto. Vedete un po’ voi…


Se volete sapere il nome dell’artista che ha disegnato l’illustrazione che compare come immagine di apertura di questo blog, potete trovarlo – insieme a quello di TUTTI gli altri autori che hanno partecipato nel passato –  nell’apposita PAGINA dedicata agli omaggi a L110P, così come in apposite pagine potete trovare TUTTE LE RECENSIONI, e le SEGNALAZIONI di fumetti non ancora recensiti ma comunque degni di nota.

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4 thoughts on “Pillola trentuno: “From Here to Eternity”, di Francesco Guarnaccia.

  1. Grazie.
    (Il disegno non è proprio il mio genere, ma la storia compensa alla grande. L’ho letto online, ma giuro che prima o poi lo compro.)

    Mi piace

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