Pillola 3 BIS: “Dog Kane: storie dall’archivio”, di Kuiry & Daniele Giannetti

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Ritorna Dog Kane, il detective esistenzialista ispirato ai classici del noir e della letteratura hard boiled, e lo fa in grande stile, con un albo che mette in luce le caratteristiche migliori del personaggio ma allo stesso tempo l’estrema perizia grafica e artistica del suo creatore.

Avevo già avuto modo di parlare del Detective creato dal Maestro Kuiry nei primi giorni di vita di questo sito, più precisamente nella Pillola Tre, all’interno della quale ne decantavo le numerose doti, e sono più che contento di vederlo riapparire oggi, con un albo del tutto particolare che non rappresenta però un vero e proprio seguito, bensì una sorta di originale e innovativo spin-off della serie principale, se così possiamo dire.

Storie dall’archivio, infatti, si presenta in una veste doppiamente nuova, sia a livello di presentazione che di contenuti: dal punto di vista grafico esordisce in una forma molto diversa da quella del cartonato alla francese con copertina rigida visto in precedenza, optando per un albo 17×25 a colori, con carta lucida e bandelle laterali, più piccolo e agile nella forma ma che non rinuncia all’eleganza che da sempre contraddistingue il progetto, e che è una delle sue doti più ammirevoli. E per quel che riguarda le trame e lo stile, invece, quella contenuta nell’albo non è un’avventura “nuova”, bensì la cronaca di vecchi casi che nella finzione scenica il detective scrive a macchina alla fine di ogni avventura, e conserva in un archivio personale all’interno del quale ognuno di essi è catalogato tramite l’attribuzione del titolo di un film, e corredato di foto e oggetti legati alla vicenda. Le pagine del fumetto, dunque, cercano di far rivivere le atmosfere e gli elementi di un dossier sfuggendo dalla logica della “gabbia”, delle vignette, dei balloon, dei dialoghi e sostituendoli con pagine composte da illustrazioni, foto, collage, disegni e didascalie scritte a macchina.

Il risultato, come era prevedibile, è più che buono (di Kuiry avevamo già notato l’eleganza compositiva), ma oserei dire che in questo caso è stato fatto un ulteriore passo avanti: raramente ho visto in giro fumetti nei quali simili elementi sono integrati con così tanta grazia, al punto che immergersi nella lettura è incredibilmente facile, e mai nel corso delle due storie che compongono l’albo si ha l’idea di star vedendo qualcosa di posticcio o di amatoriale. Davvero un prodotto ammirevole, visivamente vincente, e con dei momenti di grande impatto scenico. Ottimo risultato, lo dico senza piaggeria, e ottimo soprattutto perché vi traspare l’intento di mettersi in gioco da parte dell’autore, che invece di ripetersi ha cercato nuove vie espressive, si è messo a sperimentare, cosa che non è da tutti, e che gli fa davvero onore.

Riguardo alle storie, che sono due, valgono a grandi linee i commenti che ho fatto nella recensione precedente; ma anche in questo caso direi che sono stati fatti dei notevoli passi avanti. Se nel volume 1 di DK c’erano ancora delle incertezze narrative quando si trattava di raccontare una storia in prosa, stavolta esse sono scomparse quasi del tutto, e la lettura – oltre che scorrevole – rievoca molto bene le atmosfere noir che sono sempre state l’elemento principale di questo fumetto.

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La cosa si vede già nella prima storia dell’albo, La Sventola, una storia classicamente Chandleriana scritta da Daniele Giannetti con amore, talento e rispetto sia per il personaggio sia per i suoi “numi tutelari”…

(anche se avrei un dubbio: senza fare spoiler, alla fin fine, il piano del cattivo di turno non è un po’ troppo arzigogolato? Non gli sarebbe stato più semplice mandare i suoi uomini direttamente a domicilio, far caricare la vittima predestinata in un auto e farsela portare a domicilio? Nella storia, invece, l’eroe arriva già coi sensi all’erta e armato, ed ha avuto tutto il tempo di riflettere – o di far riflettere qualcun altro – sull’intera faccenda. Forse può valere come discriminante che il cattivo volesse essere presente di persona, ma avendo certi problemi non gli era possibile apparire in pubblico come la gente comune; eppure non sono del tutto convinto che il metodo migliore per uccidere qualcuno sia farlo venire armato e all’erta al tuo cospetto, dandogli anche il tempo di riconoscerti. Forse il desiderio di dar vita a una sorprendente trama noir – peraltro ben ideata  e scritta – ha fatto mettere da parte la verosimiglianza? O c’è qualcosa che non ho capito?)

 … ma raggiunge il suo culmine in Madame Fatal, racconto lungo, complesso, intrigante, pieno di colpi di scena, e sicuramente il più riuscito di tutti quelli che ho letto finora. Madame Fatal, storia di una donna in crisi che si rivolge a una cartomante per risolvere i suoi problemi, e che rimane invischiata in una storia più grande di lei, è un racconto che convince fin dalle prime righe, portato avanti con grande cognizione di causa, mai semplice, mai semplicistico, con un cattivo degno di rispetto, una trama solida e una pagina finale davvero di grande effetto. Leggerlo è stato davvero un piacere, in quanto – oltre alla storia interessante di per sé – ha mostrato un Kuiry molto a suo agio con i suoi personaggi, sicuramente più maturo dal punto di vista narrativo… cosa che auspico di trovare in OGNI autore che recensisco e che quindi non può che farmi piacere.

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Madame Fatal è davvero un bel passo avanti da questo punto di vista, e anche riguardo la parte grafica è praticamente ineccepibile, considerando le opere precedenti dell’autore (la cosa più buffa? prima di iniziare a leggere continuavo a chiedermi cosa ci fosse di tanto strano rispetto alle altre storie di DK, e mi ci è voluto un po’ per rendermi conto che in questa occasione Kuiry aveva cambiato stile decidendo di disegnare le sue protagoniste femminili come donne vere, realistiche, e non come papere disneyane come ha sempre fatto – e con ottimi risultati, oltretutto, che quasi quasi gli consiglierei di replicare in futuro). Ottima da leggere, ottima da vedere, è davvero da consigliare, ed entra in pieno titolo nelle atmosfere di questa serie.

IN DEFINITIVA, dunque, queste Storie dall’Archivio sono davvero un buon lavoro, in quanto oltre a confermare il talento di un autore già degno di nota, hanno rappresentato un ulteriore passo avanti sia riguardo la qualità sia riguardo la capacità di sperimentare con i generi. Lasciate da parte le atmosfere più frivole, i pastiches letterari, e alcune incertezze e semplificazioni narrative (imposte anche dalla brevità dei racconti precedenti), questo spin-off dimostra una bella presa di coscienza di Kuiry, ancora più a suo agio con i suoi eroi e la materia narrativa. Il concetto cinematografico che sta alla base dell’archivio è interessante, i personaggi hanno una loro consistenza (personaggi principali e secondari come Wong, che nel suo essere la persona più riflessiva e raziocinante del gruppo dimostra una personalità più solida e si offre nello stesso tempo come contraltare del protagonista), e le trame sono più serie, realistiche e complesse. L’albo stesso, infine, è graficamente validissimo e bello da avere.

Come ho detto qualche riga più su, il miglioramento è palpabile, ed è la cosa che maggiormente mi soddisfa: fin da quando ho aperto L110P ho sperato di veder “crescere” gli autori recensiti, a dimostrazione che il fumetto autoprodotto italiano non è composto da idioti e ingenui senza talento, ma da fumettisti in grado di evolversi, migliorare e raggiungere livelli sempre più alti.

Storie dall’Archivio è la prima dimostrazione che quello che ho sperato è possibile. Per cui, al maestro Kuiry e al suo socio Giannetti vanno tutti i miei complimenti.


UN PREGIO: storie migliori, stile grafico ottimo.

UN DIFETTO: maccché difetti!

CHI COME COSA: “Dog Kane: storie dall’archivio”, fumetto scritto e disegnato da Kuiry con la collaborazione ai testi di Daniele Giannetti. 64 pagine a colori, albo in carta lucida con bandelle laterali, euro 12. Per informazioni o acquisti, andate QUI o QUI.


Se volete sapere il nome dell’artista che ha disegnato l’illustrazione che compare come immagine di apertura di questo blog, potete trovarlo – insieme a quello di TUTTI gli altri autori che hanno partecipato nel passato –  nell’apposita PAGINA dedicata agli omaggi a L110P, così come in apposite pagine potete trovare TUTTE LE RECENSIONI, e le SEGNALAZIONI di fumetti non ancora recensiti ma comunque degni di nota.

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One thought on “Pillola 3 BIS: “Dog Kane: storie dall’archivio”, di Kuiry & Daniele Giannetti

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