Pillola quarantuno: “I am Spank”, di Chemello, Furini, Massaggia

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Poco cazzeggio e tanti fatti: I AM SPANK, opera dei talentuosi fumettisti che si celano dietro il nome di DayJob Studio, è una graphic novel che sta venendo serializzata in questo periodo in rete, al ritmo di una pagina a settimana, e che a quanto pare ha già superato la sua prima metà.

Spank ha una trama semplice ma interessante, per molti versi ancora in divenire, ma che incuriosisce, appassiona, pare promettere molto bene e che potrebbe risolversi in maniere molto valide, risultando il lavoro professionale e coerente che già appare fin d’ora. Professionale al punto che ho deciso di recensirlo in anticipo, senza aspettarne il finale, con la speranza di non rimanerne deluso.

Ma di cosa parla I Am Spank? Di un tizio qualunque che fa un mestiere qualunque, un uomo in fuga dal proprio passato, da una vita da sfigato, da un’identità priva di prospettive, e che ha sperato di rinascere a nuova vita dopo essersi trasferito in una nuova città. Questo, a quanto pare, non gli è riuscito, e come era logico aspettarsi il nostro eroe ha portato con sé tutti i problemi che aveva (e che dunque sono forse più suoi, frutto delle sue scelte e del suo modo di essere, piuttosto che causati da altri), ricreando in quella città nuova una replica della sua vecchia vita.

Niente di nuovo in questo: chi ha un minimo di maturità certe cose le sa, al proprio destino non si può sfuggire se non in rari casi e facendo un enorme sforzo di volontà, quando noi siamo la causa dei nostri guai è inutile cambiare casa o amici o città, perché continueremo a comportarci in modo autodistruttivo… soprattutto se il luogo in cui finiamo non è un posto a portata di essere umano, ma la solita città tentacolare e corrotta, dove chi ci vive è solo un ingranaggio di un sistema stanco e disumanizzante. Ma tant’è: il nostro protagonista ora vive facendo l’ “Uomo Topo” in un grande magazzino, a uso e consumo di tanti maledettissimi bambini, che piuttosto che essere allegri angioletti sembrano tirare fuori il peggio di lui.

Le cose però peggiorano ulteriormente quando il nostro eroe incappa in una banda di spacciatori e delinquenti, capeggiati da un ricco figlio di papà dalla mente perversa, il quale decide che… avere un Uomo Topo al proprio servizio può essere una bella comodità. Soprattutto se questo Topo può essere spinto a dimenticare il proprio passato, la propria identità e il proprio nome a furia di droghe e di lavaggi del cervello.

Ma qual’è lo scopo del malvagio Roman, lo spacciatore? Per saperlo, dovete leggere I Am Spank.

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Durante la stesura della trama di Spank, ho usato per due volte una particolare parola: identità. E proprio la questione dell’identità pare essere il fulcro intorno al quale ruota tutto il fumetto, il suo senso e il suo significato. Dirò di più: è stata proprio questo a convincermi a scriverne una recensione/segnalazione (che, come ripeto, si basa su una storia non ancora terminata e quindi per certe cose è ancora “sulla fiducia”) che ha lo scopo di mettere in luce un fumetto che mi sembra molto promettente, di quelli che si distaccano dal semplice intrattenimento (a volte infantile) di certi fumetti per provare a puntare un po’ più in alto. Potrei essere smentito nel finale, trovandomi davanti a un semplice (ma perchè semplice, poi?) noir metropolitano ad alte dosi di violenza… eppure quel poco che ho visto mi è sembrato più che positivo, e meritevole di menzione. Credo quindi che non rimarrò deluso, anche perché la storia sembra essere molto “sentita” dai suoi autori, il che di solito è garanzia di qualità.

Ma torniamo al concetto di identità: Adam, il protagonista del fumetto, è proprio una persona in fuga dalla propria identità, da un passato tormentoso e noioso, che ha deciso di crearsi una nuova vita in una città diversa, seguendo quindi il sogno di crearsi una nuova identità. Quello che è riuscito a fare, invece, è rimanere intrappolato in quella nuova identità… fino al momento in cui qualcun altro viene a complicare le cose, creando per lui un’identità ancora più folle e improbabile, che potrebbe portare alla rovina e al crollo definitivo. 

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La fuga del nostro eroe, quindi, non diventa altro che un percorso a ostacoli, che si complica all’infinito e devia in direzioni pericolose e devastanti, a dimostrazione forse del fatto che è difficile, quasi impossibile, fuggire da se stessi… ma anche che non tutto quello che siamo è sotto il nostro esclusivo controllo. Certo, la storia di Adam è esageratamente grottesca, eppure è interessante vedere come egli, nel tentativo di liberarsi dalle proprie catene, si sia infilato mano a mano in un tunnel senza ritorno, nel quale era convinto di poter mantenere una capacità di decisione, ma che invece si è rivelato un senso unico, e poi un percorso obbligato.

Nel desiderio di abbandonare se stesso, Adam si è trovato NON ad assumere un’identità sua, vincente, positiva, bensì a farsi carico di un ruolo imposto dagli altri, fino a che – in maniera grottesca, ripetiamolo – tale imposizione ha raggiunto livelli assoluti.  Ed ecco, credo che tutto il senso di questo fumetto, il motivo principale per cui credo vada letto, e per il quale credo ci si debba aspettare molto dall’opera, sia racchiuso in questo semplice concetto, con tutto quello che ne deriverà.

Anche perché, ci chiediamo, cosa può accadere a un uomo quando la sua identità gli viene strappata via e sostituita con un’altra molto più folle?

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Ovviamente, però, così come diceva quella vecchia pubblicità, “la potenza è nulla senza controllo“, e Spank non avrebbe avuto la possibilità di attirare il mio interesse se oltre a un concetto potenzialmente interessante non avesse avuto dalla sua anche una valida narrazione e un bello stile grafico. Ma fortunatamente non è questo il caso, in quanto il fumetto balza subito agli occhi sia per la perizia con il quale è scritto e sia per la qualità dello stile, ottimi entrambi. 

Riguardo la narrazione, i dialoghi sono fluenti, e la scansione delle scene è rispettata alla perfezione, dando vita a pagine immediatamente comprensibili, chiare e concise, con un uso delle didascalie mai oppressivo e sempre azzeccato. Stile vagamente americano, nell’impostazione delle pagine, degli sfondi e dei temi, ma con quel tocco di personalità che non guasta – anzi è necessaria, direi – e che rende Spank un fumetto che si legge con grande facilità, senza risultare prolisso o eccessivamente “artistico”. Limpidezza narrativa, chiarezza di intenti, storia portata avanti con coerenza e tecnica, nessun particolare fuori posto, buone strategie della tensione, presupposti subito chiari, presenza di un misteriosi sottintesi che fanno salire la curiosità… insomma, c’è tutto. 

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E riguardo al segno è tanto chiaro nella comunicatività quanto lo è la storia, professionale, sempre azzeccato e mai esagerato o fuori tono. Ammirevole anche la disinvoltura con la quale è in grado di passare a scene grottesche o cupe ad altre comiche o surreali, senza perdere assolutamente in credibilità; e da far notare anche l’ottimo uso del colore blu che buca letteralmente la pagina, la rende luminosa e oppressiva allo stesso tempo (dunque adatta alla storia), molto piacevole da guardare e molto ricca. Molto ben gestita anche la tavola a quattro strisce, all’americana, costruita in modo da essere sempre funzionale alla trama, mai artificiosa e mai dispersa in tentativi di virtuosismi grafici fini a loro stessi. No no, qui tutto quello che si vede è bello ed elegante, e in perfetta simbiosi con il racconto.

Nel mercato USA, un fumetto del genere penso verrebbe apprezzato e pubblicato, in quanto ha tutte le carte in regola per definirsi opera professionale.

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IN DEFINITIVA, Spank è bello da vedere e bello da leggere, cupo quanto basta ma con qualche momento di ironia che alleggerisce per un attimo la crudezza del racconto (vedi pecora qui sopra). E’ un noir interessante, che si distacca dagli stereotipi, dalle mode del momento e dal fumetto mainstream per tentare di proporre qualcosa di personale, meno immediato e (si spera) più meditato. Tutti elementi che gli fanno onore: nella miriade di fumetti e webcomics sempre uguali che si vedono in giro – a prescindere dalla qualità degli stessi – è bello vedere di tanto in tanto qualche autore che cerca di esprimere se stesso nei modi che trova più consoni; per quel che mi riguarda è come vedere brillare un diamante.

Ora, come ripeto per l’ennesima volta: bisogna vedere come andrà a finire. Ma per il momento sono più che soddisfatto di quel che vedo, e sarò contento di proseguire la lettura fino alla fine.

EDIT: alla fine come va a finire Spank l’ho scoperto, e devo dire di non esserne rimasto affatto deluso. Spank fa quello che molti fumetti, soprattutto le famose GN, dovrebbero fare, cioè rimane coerente con sé stesso e arriva al punto senza sbavature o perdite di tempo, risultando completo e interessante. Ovviamente non posso spoilerare il finale, sarebbe un delitto, ma posso dire senza ombra di dubbio che è uno di quelli che accontenta, fa riflettere, non è banale o scontato, ma soprattutto è forte e dal significato tanto ambiguo quanto acuto, che si riallaccia perfettamente al concetto di “identità” al quale avevo accennato all’inizio.
Invece di perdersi in elucubrazioni o svolazzi narrativi Spank arriva dritto alla meta, scegliendo NON la via più facile ma quella più interessante. Ottimo prodotto, che è disponibile alla vendita a prezzo più che popolare e in un’ottima versione cartacea.
Spero che darete fiducia sia a lui che ai suoi autori, perché se lo meritano.

Bravi gli autori! (per la seconda volta!)


UN PREGIO: il tema

UN DIFETTO: solo alla fine sapremo se ce ne sono.

CHI COSA COME: “I am Spank“, un fumetto scritto da Maurizio Furini + Federico Chemello e disegnato da Alberto Massaggia, disponibile per la lettura online sulla pagina Facebook del Dayjob Studiooppure sul loro SITO UFFICIALE.


Se volete sapere il nome dell’artista che ha disegnato l’illustrazione che compare come immagine di apertura di questo blog, potete trovarlo – insieme a quello di TUTTI gli altri autori che hanno partecipato nel passato –  nell’apposita PAGINA dedicata agli omaggi a L110P, così come in apposite pagine potete trovare TUTTE LE RECENSIONI, e le SEGNALAZIONI di fumetti non ancora recensiti ma comunque degni di nota.

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