Pillola quarantadue : “Magnifico”, di Pietro B. Zemelo

La cover di MAGNIFICO n.1

La cover di MAGNIFICO n.1

La vita, si sa, è fatta di percorsi da intraprendere, di esperienze da vivere, di traguardi da raggiungere, di dure lezioni da imparare.

Ben conscio di ciò, anche questo blog ha deciso – ora che ha finalmente raggiunto e superato il traguardo della quarantesima recensione – di lasciarsi una volta per tutte alle spalle la spensieratezza della gioventù e di entrare finalmente nel mondo degli adulti.

Quale occasione migliore, dunque, per recensire MAGNIFICO, un fumetto che parla di università, laurea e del mondo del lavoro?

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MAGNIFICO, frutto del talento dello sceneggiatore Disney Pietro B. Zemelo (qui in veste di autore completo), narra le tragicomiche vicende … sono troppo retorico? Forse sì. Ricomincio.

MAGNIFICO è un bel fumetto. Lo trovi gratis su Facebook, ma ne è stato stampato anche un albo che raccoglie l’intera prima stagione (+ fichissime spillette). Inoltre, il suo autore è appena entrato nel parco fumettisti di Manfont (editore del quale ho già parlato recensendo Agenzia Investigativa Carlo Lorenzini), per cui prevedo per lui consensi e successo. Che, devo dire, si merita in pieno.

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Di cosa parla MAGNIFICO? Che tipo di fumetto è? Un fumetto… diciamo “comico” (nell’attesa di una definizione migliore), allegro e scanzonato, che attraverso strisce classiche a tre/sei vignette (più “vignettoni domenicali” a tutta pagina) racconta in maniera ironica ma realistica la vita di tre ragazzi universitari, un po’ nerd, che rappresentano in un certo senso tre stadi della gioventù, e che già a una prima lettura si rivelano tre personaggi azzeccatissimi sia dal punto di vista “umano” sia da quello più “strettamente tecnico”

C’è ALESSIO, giovane matricola, che racchiude in sé tutti quegli studentelli che hanno appena lasciato il liceo e le gioie della vita protetta e che devono per la prima volta affrontare la vita, l’indipendenza e il futuro.

C’è OSCAR, che la laurea sta per conquistarla, e vive placido e tranquillo in una sorta di comoda “bolla” che esiste in virtù dal fatto che lui l’università l’ha quasi finita (e quindi non ha quasi più nulla da dimostrare o da temere) ma nello stesso tempo ne fa ancora parte, quindi è ancora “esonerato” dal dover decidere cosa fare della sua vita.

E infine c’è LUCA, che la laurea se l’è presa, ed ora lotta indefessamente con un mondo del lavoro spietato e illogico, dove non si entra per i propri meriti e dove le prospettive sono distorte e fragili.

E’ proprio dall’incontro/scontro dei loro modi di essere, e della loro realtà (che hanno come unico punto in comune gli studi) che MAGNIFICO trae i suoi motivi di essere e i suoi spunti migliori, che lo rendono un fumetto davvero piacevole a leggersi, pieno di gag azzeccate, ma non per questo da liquidare facilmente come “comico”. Ciò che viene rappresentata nelle sue battute è infatti la vita vera, e non una sua versione edulcorata e irrealistica. Certo, i temi sono lievi, lieti, e anche delle parti più tragiche viene mostrata la parte più “leggera”. Eppure il tutto viene fatto con affetto, con rispetto, e con una serietà di fondo che è impossibile non riconoscere. Come nella migliore tragicommedia italiana (un genere cinematografico nel quale siamo stati – e forse siamo ancora – i maestri), in MAGNIFICO si sa quando ridere, ma nello stesso tempo si è consci delle grandi verità e dei tumulti interiori che si nascondono dietro alcune battute.

Esaminiamo la cosa più in dettaglio, partendo dai personaggi:

MAGNI3ALESSIO è la matricola, quello che parte per l’università forse con le idee non proprio chiare, con poche sicurezze e tante cose da imparare (fosse anche soltanto come fare il bucato o come cucinare, ora che deve provvedere da sé!). E’ un ragazzo un po’ sfigatello, un po’ timido, che cade ancora nel tranello dell’amore, ed è pronto a infatuarsi della prima ragazza che incontra. Ragazza che, per quelli come lui, rappresenta in un certo senso TUTTO il nuovo mondo fantastico che Alessio sta per incontrare, e che ancora vede da un punto di vista “romantico”.

Ovviamente, seppure divertente e divertito, questo scontro tra aspettative e realtà non va sempre nel migliore dei modi per il nostro Alessio, che un po’ riceve e un po’ perde, che parte in una direzione e si ritrova a correre in un’altra, ma che tuttavia pare non aver rinunciato ancora completamente ai suoi sogni e a una sua certa “ingenuità” di fondo.

Tutto questo lo rende un bel personaggio, nel quale molti forse si riconosceranno, e che TECNICAMENTE PARLANDO assolve la funzione di “quello nuovo”, il personaggio che non conosce niente dell’ambiente nel quale deve trasferirsi (e cioè del fumetto nel quale è entrato) e che deve dunque imparare ogni cosa, facendola imparare nello stesso tempo ai lettori. Alessio è dunque il personaggio che fa da ponte, che permette ai lettori di immedesimarsi in lui e di ambientarsi, di prendere dimestichezza con la serie e le sue dinamiche. E anche in questo – come anticipavo prima – il personaggio funziona perfettamente.

E a migliorare le cose c’è poi il fatto che Alessio non si limita a essere quello che ci introduce nella storia, ma ne diventa subito parte attiva, grazie a numerose “sottotrame” che lo riguardano. Grazie a lui conosciamo MAGNIFICO, ma nello stesso tempo conosciamo Alessio, e ne seguiamo il percorso con empatia e curiosità. Ben fatto.

MAGNI2OSCAR è invece lo studente anziano, quello che tsé, lui l’università e la vita universitaria le tiene nel palmo della mano. Quello che conosce tutti i segreti, che sa come si fa il bucato e come si lavano i piatti, e come si danno gli esami e quanto ci vuole per studiare e quali sono i trucchi per risparmiare tempo per poter giocare di più, e come si corteggiano le ragazze etc etc etc. Peccato che i suoi “trucchi”, le sue “conoscenze”, spesso siano tutte sbagliate, e Oscar sia in realtà la versione “smaliziata” di Alessio, quello che ormai la prende comoda, non ci si incazza più, fa la persona vissuta, quella che fa la superiore, si incazza poco… ma magari, in fondo al cuore (ammazza che romanticismo!) ha gli stessi problemi e gli stessi dubbi di un Alessio, solo mascherati meglio.

Oscar vive sospeso nella sua “Bolla di realtà”, in un microcosmo dentro il quale si muove ormai alla perfezione, si trova a suo agio, e che ormai confonde con la vita vera. Ormai assuefatto – per così dire – al rollio della nave all’interno della quale ha passato così tanti anni, non si accorge neppure che essa è in movimento, ed è convinto che forse rimarrà così per sempre, ferma al porto. Convinzione errata, perché non solo la nave è in moto, ma sta anche per arrivare a destinazione! A un punto di non ritorno del quale Oscar ha quasi dimenticato l’esistenza, e che forse neppure vuole vedere. Certo, è logico: si sta così bene all’interno del percorso di laurea! Nessuno ti obbliga a far nulla, quando sei fortunato non devi neppure provvedere alla tua sussistenza… è facile abituarsi al dondolio di quelle onde.

TECNICAMENTE parlando, Oscar è invece il personaggio (finto) navigato, il creatore di caos, il Primo Motore dei disastri, colui che induce in tentazione, ma anche il comico del quale Alessio è la spalla. Rappresenta l’antitesi di Alessio, per certi versi, e per altri solo l’evoluzione. E’ comunque il personaggio che SA, che conosce, e che ci mostra il mondo universitario “dall’interno”. Senza Oscar, non potrebbe esistere Alessio, e viceversa.

MAGNIIl laureato LUCA, infine, è il punto finale del percorso, rappresenta quello che in un certo senso è già arrivato, ma che contemporaneamente è solo all’inizio di un tragitto nuovo. La laurea l’ha presa, sì, ma per ora fatica a usarla. Il lavoro non c’è, o ce n’è poco, o in maniera provvisoria, e a quanto pare quel poco che c’è non è MAI consono o conforme al titolo di studio che Luca ha raggiunto.

Per tirare avanti, lo vediamo finire a fare il cameriere, sopportando stoicamente le pretese assurde di clienti che non sono poi così diversi dalla realtà (chiunque abbia lavorato a contatto col pubblico sa perfettamente che si incontrano persone davvero di tutti i tipi, anche di quelli più sgradevoli), e nel frattempo continuando a inviare curriculum su curriculum, nell’attesa di una chiamata che tarda ad arrivare.

Luca è ormai “oltre” i problemi e le preoccupazioni dei suoi due compagni di appartamento; ma purtroppo quello che ha trovato, al momento, non sono altro che guai nuovi, preoccupazioni diverse, e per certi versi molto più terribili delle precedenti. Sono proprio queste a rendere Luca il personaggio più maturo e “tragico” del gruppo. Quello che non si è ancora distaccato del tutto dalla vita dello studente, che sente forte il suo richiamo, ma che nello stesso tempo ha fretta di cominciare FINALMENTE un suo percorso di vita che però non riesce a raggiungere nonostante tutti i suoi sforzi.

Davvero un bel personaggio anche questo, e le sue angosce, i momenti di crisi, ce lo rendono se possibile ancora più vicino, e contemporaneamente legato a un’attualità che molte persone conoscono bene.

In Magnifico si ride, sì, ma a volte...

In Magnifico si ride, sì, ma a volte…

La cosa, ovviamente, funziona alla perfezione anche TECNICAMENTE, poiché Luca assume il ruolo del personaggio più “vero”, più realistico, quello al quale sono affidate quasi tutte le preoccupazioni VERE, i dubbi, le paranoie, i problemi esistenziali che pure sono elemento di tutti e tre i protagonisti. All’interno di MAGNIFICO, come nel teatro greco, a Luca è affidata la parte della Tragedia. E questo è appunto l’elemento che nobilita MAGNIFICO, lo rende molto più che un fumetto “sul cazzeggio” o sulle simpatiche avventure di tre pazzi, ma fa di lui un fumetto che si intuisce scritto da un autore “maturo”, sia tecnicamente che anagraficamente.

l'amore nelle sue declinazioni

l’amore nelle sue declinazioni

Mi è successo più volte, in effetti, di leggere fumetti che avevano come protagonisti giovani studenti, o ragazzi alle prese con i problemi della loro età e posti a confronto con il loro mondo. E sebbene in certi casi il materiale trattato era simile a quello di MAGNIFICO, a volte la differenza di maturità era chiaramente percepibile. In alcuni fumetti ho visto infatti personaggi stereotipati o esageratamente macchiettistici, avventure tutto sommato ingenue, gag trapiantate pari pari da manga ma senza alcuna riflessione riguardo il loro motivo di esistere, riflessioni pseudofilosofiche di poco spessore, esagerazioni, o contaminazioni con elementi fantastici che permettono di “tener su la trama” quando l’autore non sa più che dire.

Tutti elementi che NON ho trovato invece in MAGNIFICO, e devo dire che la loro assenza brilla. Non c’è, in effetti, elemento che sia meno che professionale, o parti che si possano criticare o attribuire a scelte sbagliate o a semplificazioni eccessive o scarsa conoscenza del mezzo e del tema. Anzi, il fumetto dimostra continuamente di essere frutto di una persona che sa cosa sta facendo, e qual’è il modo migliore per arrivarci. Non è da tutti.

Insomma, tutto questo per dire che MAGNIFICO è acuto senza essere scontato, intelligente senza essere banale, comico senza essere volgare, lieve senza essere frivolo, ironico senza essere cattivo, profondo senza essere stereotipato, e realistico senza essere impreciso. Tutte doti che ogni scrittore di fumetti dovrebbe perseguire, perché il raggiungerle farebbe delle sue opere un prodotto davvero degno di nota.

Ah, e aggiungiamo il fatto che MAGNIFICO è anche disegnato e colorato davvero bene, in maniera davvero efficace.

(NOTA: mi soffermo poco su questi argomenti, principalmente perché non essendo un disegnatore non posso entrare nello specifico, ma anche perché credo che il bello stile sia percepibile immediatamente, senza bisogno di tante spiegazioni. Una storia per capirla devi leggerla, ma un bel segno lo si nota alla prima occhiata. FINE NOTA)

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come usare in modo intelligente il disegno

IN DEFINITIVA: Magnifico è un fumetto dalle molte doti, che racconta in maniera ironica, acuta e realistica storie di vita “vera” tratte dalle esistenze di 3 studenti universitari e di quelle dei loro compagni; il tutto con uno stile accattivante da vedere, divertente da leggere e mai frivolo o banale bensì spesso veritiero fino all’amarezza. Si ride sempre, ma in alcuni casi dietro le battute, dietro i problemi allegri, vengono rappresentati disagi veri, situazioni tristi e a volte imbarazzanti nelle quali molti di noi si sono trovati, e nelle quali sicuramente potranno riconoscersi.

MAGNIFICO ha quindi da una parte il vantaggio di essere un fumetto comico azzeccato nei protagonisti, negli argomenti, nei tempi “tecnici”, nei “tormentoni” e nella rappresentazione surreale delle vite dei suoi eroi. E dall’altra quello di saper, dietro le gag, raccontare anche una storia importante, e rappresentare in modo efficace quello che è il mondo di molti di noi, mettendone in luce anche elementi non banali, non scontati e non stereotipati.

Per quanto mi riguarda, dunque, e rimanendo in ambito scolastico, direi che MAGNIFICO si merita in pieno la sua laurea a fumetto professionista, e la merita cum laude.

Complimenti al suo autore.


UN PREGIO: comicità mai banale, forzata o stereotipata ma molto “vera” (E forse per questo ancora più divertente ed efficace)

UN DIFETTO: a me piacerebbe vedere anche storie più lunghe e articolate rispetto alle semplici strisce o “monopagina”, ma questo non può proprio definirsi un difetto!

CHI COSA COME: “Magnifico”, un fumetto scritto e disegnato con cuore e cervello da Pietro B. Zemelo. Potete trovarlo QUI, o attendere il volume Manfont, che sono sicuro non deluderà le vostre aspettative. Soprattutto se siete, o siete stati, universitari.


Se volete sapere il nome dell’artista che ha disegnato l’illustrazione che compare come immagine di apertura di questo blog, potete trovarlo – insieme a quello di TUTTI gli altri autori che hanno partecipato nel passato –  nell’apposita PAGINA dedicata agli omaggi a L110P, così come in apposite pagine potete trovare TUTTE LE RECENSIONI, e le SEGNALAZIONI di fumetti non ancora recensiti ma comunque degni di nota.

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