Pillola quarantaquattro : “Frank Carter, avventure di una spia per caso”, di Coratelli & Latella

la cover di FC volume 1
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Aprendo il primo volume cartaceo di Frank Carter, è facile e immediato capire di che genere di fumetto si tratta, e quali sono i suoi modelli e punti di riferimento. Modelli “classici”, che – come l’ottima introduzione all’albo dice – in questi ultimi anni sono tornati attuali, in quanto molto adatti a una pubblicazione online, su internet e negli altri social media.

Mi riferisco ovviamente alle strisce, un tempo molto in voga nei quotidiani (quando ero piccolo io, negli anni ’80, ricordo che mio padre portava a casa Il Messaggero, che aveva uno spicchio di pagina dedicato ai Peanuts e a non so quali altri personaggi) e che al giorno d’oggi si prestano molto bene a comparire in rete, proprio per le loro doti di fluidità e semplicità narrativa.

Chi lo avrebbe mai detto, eh? Eppure questo è un altro dei “miracoli” resi possibili da internet.

Ma torniamo a parlare di Frank Carter, che riesce nell’intento di unire le classiche strisce americane d’avventura (per la precisione di spionaggio) con uno stile Franco/Belga davvero adatto ed efficace, ottimo nella sua propensione alla linea chiara e al suo essere utile alla storia. Frank è un cittadino comune, che si muove nel mondo degli anni ’50. E’ uno scrittore di gialli, una persona apparentemente come tante ma invece dalle mille risorse, un tipico eroe/non-eroe, che si troverà suo malgrado coinvolto in delle avventure quasi “scanzonate”… ma dal cui esito potrebbe dipendere il destino del mondo. Nella prima, in particolare… ma non voglio svelare troppo, non è mia abitudine, e mi limiterò a dire che – un pò come nei vecchi film di Alfred Hitckock – il nostro comune cittadino con moglie al seguito rimarrà invischiato in un complotto che prevede l’assassinio di una persona importante, e che egli stesso rischierà più volte la vita. Proprio come in quei vecchi film… o in quei fumetti.

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Frank Carter e le sue storie saltano all’occhio per una correttezza formale, una semplicità mai semplicistica e una scorrevolezza davvero invidiabili. Certo, non tutti potrebbero apprezzare dei personaggi apparentemente “semplici” e gioiosi, visto che il fumetto di oggi è fatto molto spesso di eroi tormentati che vivono avventure cupe e introspettive (quando non si limitano a fare l’introspezione del nulla), ma la lettura delle strisce è un’esperienza che oserei definire rilassante, poichè in un certo senso “libera” il lettore dalla necessità di infilarsi in labirinti di sofferenze e rimuginii mentali tipica di tanti personaggi moderni, che spesso sembrano nati per soffrire, votati al sacrificio, destinati alla depressione. Carter, invece, affronta l’avventura a cuor leggero, e coinvolge e convince NON sforzandosi di far soffrire il suo eroe, ma grazie a un ritmo costantemente alto e una sicura conoscenza del mezzo da parte dei due autori.

Chi dice che fare strisce è facile? Beh, in realtà è tutto il contrario, e basta provare a disegnarne una per rendersene conto. Le peggiori in assoluto sono quelle comiche, nelle quali è necessario dosare il ritmo per la gag finale… e soprattutto trovarla, questa gag! Nei casi come Frank Carter il lavoro richiesto è leggermente minore, in quanto le strisce rispettano una continuità, devono limitarsi a far proseguire una storia, e quindi possono permettersi di essere meno autoconclusive. Ciononostante, le capacità necessarie per far filare dritta la storia sono molte: bisogna essere rapidi e incisivi, bisogna essere chiari e asciutti, bisogna avere personaggi immediatamente riconoscibili nel tratto e catalogabili nelle personalità, bisogna dar vita a una trama lineare, bisogna dosare bene i colpi di scena, bisogna far sì che ogni striscia dia l’impressione di essere una minuscola “storia nella storia”, bisogna creare suspance, bisogna fare in modo che la lettura di una singola striscia dia allo spettatore il massimo delle informazioni e lo invogli a proseguire… tutti elementi che in Frank Carter ci sono, e che come ripeto denotano un’ottima conoscenza del mezzo espressivo scelto dai suoi autori. Sia lo sceneggiatore, che sa rispettare i tempi dell’azione, e sia del disegnatore, che dimostra di aver appreso in pieno la lezione dei maestri europei del disegno.

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Frank rispecchia i classici eroi virili e tutti d’un pezzo del fumetto americano di una volta – ma anche di quello Francese, perché no – pronti a gettarsi nella mischia contando sull’appoggio del proprio governo, sulle loro inesauribili doti d’intelligenza e prestanza fisica, sulla loro estrema sicurezza e prontezza, tutte caratteristiche in grado di tirarli fuori dalle situazioni più improbabili. E a questo va aggiunta anche su una moglie carina e fedele, capace di spronarlo e seguirlo con passione.

(personaggio, quello della moglie di Frank, tratteggiato con altrettanta finezza, e che rappresenta quelle mogli spigliate e moderne, con il pieno controllo della situazione, non eroine svenevoli ma donne emancipate e pronte a sostenere i propri cari senza dimenticare del tutto la loro femminilità)

Un personaggio del genere forse oggi non riscuoterà grande successo tra il pubblico (per gli stessi motivi descritti in precedenza), che anzi potrebbe vederlo come “vecchio”, ingenuo, stereotipo di un ideale ormai passato, corroso dal tempo e dalla diversa percezione di ciò che è giusto e cosa è sbagliato tipica dei lettori di oggi, molto più smaliziati (sia a torto che a ragione) di quelli di un tempo. E in effetti Frank Carter fa riferimento in ogni sua parte a un modo di fare fumetto che solo chi lo ha vissuto può riconoscere, godendosene i riferimenti.

Ma ciò che ho appena premesso non vieta a nessuno di appassionarsi a lui, così come non esclude la possibilità che i lettori lo riconoscano per quello che invece è, cioè un eroe che vuole essere unicamente un omaggio a quelle storie – e al sentito – di un tempo, e che per una volta (ed era anche ora!) non pretende di significare nient’altro che se stesso, e le avventure nelle quali è coinvolto. Tutto questo – unito certamente alla passione degli autori per quel preciso tipo di fumetto – nel tentativo ammirevole, io credo, di riportare il fumetto al suo lato più gioioso, meno lugubre e pessimista… proprio gli stessi elementi che un autore di enorme talento come Alan Moore ha cercato di riproporre in alcune sue opere recenti, e con le stesse speranze,sentendosi in qualche modo “responsabile” per aver dato il via – con il suo Watchmen – a una schiera di fumetti imitazione nei quali gli eroi erano tristi, tormentati, tragici, e chi più disgrazie ha più ne metta.

Ma esiste anche una terza via per la quale Carter può essere apprezzato: esiste infatti tutto un pubblico giovane – che spesso viene sottovalutato, dimenticato o dato per scontato – il quale non ha idea di quali “omaggi” siano contenuti in Carter, che certe strisce e certi autori non solo non li ha mai letti, ma neppure sa che esistono! Un pubblico, quindi, per il quale i contenuti di questo fumetto rappresentano qualcosa di nuovo e mai visto, magari anche molto originale, e che potrebbe leggere le sue storie senza alcun “pregiudizio”, e apprezzarle proprio per quel che sono. Perché in fondo, quello che davvero conta, a mio parere, è che le storie siano belle. Tutto il resto è argomento tangente a questo.

Scrivi belle storie, disegnale bene, abbi qualcosa da dire, sii personale, non copiare. E se proprio devi copiare, fallo con classe. 

E in ogni caso, va detto che Carter, partito come striscia pubblicata online (ad esempio su Verticalismi o su Webcomics.it) è riuscito ad approdare alla carta stampata grazie a un piccolo progetto di crowdfunding. Dimostrazione del fatto che il pubblico di cui parlavamo prima esiste, e che è disposto a leggere senza farsi troppi problemi.

In questo, in effetti, Carter ha già vinto. 

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Frank Carter dunque è un fumetto d’avventura “pura”, dove i buoni sono buoni e i cattivi sono cattivi, ambientato in un’America “perfetta per l’azione”, e dove “vissero tutti felici e contenti”. Un’opera tutto sommato spensierata, che intrattiene e diverte come i vecchi film di James Bond, e che lo fa accoppiando a una storia davvero ben riuscita, e portata avanti senza mai un cedimento o un errore, con dei disegni davvero efficaci, perfettamente in linea con il narrato.

La parte migliore di questo fumetto? Sicuramente il tentativo di inserire una continuità, rappresentata da un misterioso gruppo criminale ramificato che pare nascondersi dietro ogni complotto. Elemento personale e vincente, che riesce a dare ancora più “succo” alle storie.

La lettura di Frank Carter dunque è assolutamente consigliata, soprattutto adesso che è estate, dato che questo fumetto ha lo stesso effetto di una bibita rinfrescante. Consigliato, ovviamente, sia a chi conosce le vecchie strisce e sia a chi è pronto a innamorarsene per la prima volta.

Complimenti agli autori, che oltre a offrire una storia davvero piacevole hanno dimostrato una capacità tecnica impeccabile.


UN PREGIO: abilità tecnica, storia gradevolissima, sottotrame, tentativo di fare avventura “lieta” e non tragica.

UN DIFETTO: più che altro un dubbio: può essere apprezzato dal pubblico di oggi, che dai fumetti “di moda” si aspetta tristezze e scontri tragici?

CHI COSA COME: “Frank Carter, avventure di una spia per caso”volume 1, scritto da Carlo Coratelli e disegnato da Fortunato Latella. Formato a striscia, 48 pagine a colori, Red Publishing, 9,90 euro, disponibile per l’acquisto QUI. Per altre info, esiste la Pagina Facebook.


Se volete sapere il nome dell’artista che ha disegnato l’illustrazione che compare come immagine di apertura di questo blog, potete trovarlo – insieme a quello di TUTTI gli altri autori che hanno partecipato nel passato –  nell’apposita PAGINA dedicata agli omaggi a L110P, così come in apposite pagine potete trovare TUTTE LE RECENSIONI, e le SEGNALAZIONI di fumetti non ancora recensiti ma comunque degni di nota.

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