Pillola quarantacinque: “To be Continued”, di Lorenzo Ghetti & Carlo Trimarchi

tobeco1Questa sarà una recensione forse breve e stringata.

Il motivo? Beh, To Be Continued, il fumetto di cui parliamo oggi, ha vinto un Premio Micheluzzi al Comicon 2015 come MIGLIOR webcomic – premio che si merita in pieno, direi – per cui credo che sia superfluo aggiungere altro. Chi recensisce, a questo punto, non ha bisogno di “convincere” nessuno della validità del fumetto, ma può (potrebbe) al massimo limitarsi a constatare o  a ribadire l’ovvio, e cioè che ToBeCo è un ottimo esempio di fumetto applicato al digitale. E stop.

ToBeCo si è già presentato da solo, e nel migliore dei modi.

Ma come forse avete visto, nella prima frase ho aggiunto un FORSE.                         Come mai? Perché spesso può accadere anche, quando si fa critica e si ha a che fare con un fumetto acclamato, che si finisca per limitarsi a dire che esso è bello solo in quanto ti arriva davanti sull’onda dell’acclamazione popolare. Certo, lo sanno già tutti che è valido, quindi E’ valido, molto bello, molto bello, davvero bello, complimenti a tutti, scrive allora l’articolista. E stop. Si affronta così l’opera in maniera superficiale, nei casi peggiori dando per scontato il fatto che se è piaciuto a tutti bisogna parlarne bene.

Per cui, direi che la cosa più sensata da fare è dimenticarsi un attimo del premio, e parlare di ToBeCo per quel che vale, e non per quel che si suppone che sia. Okay? Okay.

E iniziamo.

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TO BE CONTINUED parla di supereroi. O meglio, di una scuola per supereroi, nella quale fa il suo ingresso George Tayor, ragazzo dai superpoteri non molto eclatanti, paragonabile a un universitario come tanti, solo con la capacità di materializzare dal nulla dischetti di energia (da lì il suo nome d’arte: BlueRay). George si iscrive alla scuola, passa l’esame di ammissione, frequenta i corsi con più o meno profitto, e pare avviato a una carriera… beh, non troppo gloriosa a dire il vero, e questo per due motivi principali:

  1. con il passare degli anni e delle generazioni i superpoteri si stanno “annacquando”, per cui i supereroi nascono sempre più deboli.
  2. dopo aver combattuto il male per decine di anni, i supereroi lo hanno effettivamente debellato. Per cui, per chi vuole intraprendere la carriera del giustiziere, c’è molto poco da fare. Il lavoro, quindi, bisogna inventarselo, dando vita a false avventure, falsi crossover studiati a tavolino per intrattenere il pubblico, e darsi intanto una parvenza di dignità.

Ovviamente non racconto altro riguardo alla trama, come mia abitudine. Ma non vi sembra quello che ho fatto, poteri a parte, un discorso noto? Non vi richiama alla mente nulla? A me sì, e cioè la situazione di un qualsiasi giovane uomo o donna di oggi, che va all’università senza troppa convinzione e senza troppe doti, si imbarca in un percorso di studi che non ne garantisce l’eccellenza ma nel migliore dei casi cerca di tirare fuori qualcosa di buono da una persona che di “buono” ha poco, e dopo l’università se ne va alla ricerca di un lavoro, e di un senso, che in realtà è difficile da trovare, e anzi è spesso posticcio, artificiale, tenuto in piedi solo “perché si”. Una sorta di realtà “reale ma virtuale”, che si autoalimenta con l’unico scopo di mantenere in piedi se stessa.

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Qualcosa di simile accade in TV, nei Talk Show, dove opinionisti più simili a pupazzi o a pagliacci che a veri esperti vengono chiamati a pontificare su cose di nessuna importanza, cercando di dare a quelle stesse cose un senso e un valore che non hanno. E questo perché? Perché se non si crea la notizia, lo scandalo, allora non serve neppure la persona che di quello scandalo parla, la quale crea a sua volta altri scandali dei quali bisognerà poi parlare in trasmissione… e via così, all’infinito. Insomma, non è più la notizia al centro di tutto, ma le trasmissioni televisive stesse, disposte a inventarsi notizie pretestuose solo per poter continuare a mantenersi in vita.

Che l’elemento di critica sociale sia uno dei cardini di ToBeCo, comunque, ce lo dice l’autore stesso sul suo sito: “To Be Continued non parla di supereroi. E’ un fumetto che racconta di dubbi, frustrazioni, speranze e, a volte, superpoteri.

Supereroismo decadente e disilluso, quindi, usato come metafora della vita di tutti i giorni: questo è l’elemento base di ToBeCo, e una delle due cose che lo rendono un ottimo lavoro.

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Uno dei capitoli più originali: le vignette appaiono sullo schermo una alla volta, in posizioni apparentemente casuali, non una di fianco all’altra ma sparse, fino a creare però il logo di ToBeCo.

La seconda cosa, ovviamente, è il COME ToBeCo è stato creato. Ma per illustrare questo, nel caso che non lo sappiate già, sarebbe molto più semplice invitarvi a visitare direttamente il suo sito, perché in questo caso un’immagine – o una schermata – vale davvero più di mille parole.

Ci provo, in ogni caso: ToBeCo nasce come fumetto concepito per essere letto in rete, sullo schermo di un computer, e – seguendo le idee di alcuni fumettisti principalmente provenienti dall’America, come Scott McLoud – per fare ciò abbandona totalmente l’idea di pagina e di vignette, dando vita a un’opera che si estende in ogni direzione possibile e immaginabile, dentro e fuori lo schermo, e che va letta seguendo i balloon e le immagini all’interno di un percorso virtuale sempre diverso.

La storia, in questo modo, viene ad essere libera da qualsiasi vincolo, e assume modi e tempi di lettura sempre decisi dal lettore, ma del tutto nuovi e per certi versi inediti nel nostro paese.

Ci sono capitoli nei quali i personaggi salgono, scendono, si spostano a sinistra e a destra muovendosi all’interno dello spazio narrativo ma anche del tempo (che viene rappresentato da ogni scorrimento del mouse o da ogni click), ma anche capitoli nei quali la storia è un puzzle che si costruisce di volta in volta davanti ai nostri occhi, oppure un video animato, oppure una finta pagina Facebook con relativa chat, oppure ancora una vera e propria partita di carte, nella quale ogni carta giocata rappresenta un personaggio e una sua linea di dialogo.

Il tutto, ovviamente, in modo sempre chiaro, comprensibile e utilizzabile da tutti senza difficoltà, anche grazie a uno stile di disegno semplice, più iconico che descrittivo, e che accompagnato da colori piatti e carichi rende sempre facile individuare personaggi, ambientazione, svolgimento della trama.

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Sulla validità di questa operazione, sul suo coraggio, sulle novità che porta, direi che c’è poco da dire che non sia già stato detto o che non sia immediatamente percepibile da chi guarda ToBeCo per la prima volta. ToBeCo scardina le regole della narrazione per crearne di nuove, funamboliche e originali, parti integranti della personalità e della bellezza dell’opera (ToBeCo senza i suoi capitoli imprevedibili non sarebbe più lo stesso), inserendosi a pieno titolo nella discussione che da qualche anno sta avvenendo in America (in Italia non molto, quasi per nulla a dire il vero) riguardo i rapporti tra il fumetto e la tecnologia, e sulle possibili modificazioni che il media potrebbe subire venendone in contatto. Modificazioni sensate, insensate, utili, inutili, chissà… ma che comunque rappresentano una sfida che ToBeCo vince in pieno, ponendosi come esploratore di nuovi modi di narrare. Saranno poi questi modi usati in futuro, avranno presa, rappresenteranno l’inizio di modificazioni profonde o rimarranno solo dei semplici “giochi” privi di seguito? Questo è impossibile da sapere. Ma che importa, in fondo? Il fatto che esista la possibilità di fare esperimenti è già di per sé motivo per farli.

Discorso ITALIA: per quanto la presenza di webcomic nel nostro paese sia molto ampia, con autori anche molto validi, in realtà sono ben pochi quelli che hanno deciso ANCHE (non è obbligatorio, eh!) di sperimentare con il concetto di pagina. L’unico altro fumetto simile a ToBeCo che mi è capitato di leggere è VOID, da me recensito QUI, che sta tentando di ibridare il fumetto con gli elementi tipici dell’animazione, dando vita a un’opera che si può leggere ma anche ascoltare, e guardare muoversi davanti ai nostri occhi in stile motion comics (ma più comics che motion). Per il resto, quasi tutti gli altri si limitano a riproporre la classica tavola con le classiche vignette, quella che ben si presta a una pubblicazione, e che rimane comunque nei canoni del fumetto più tradizionale. L’unica differenza è che il prodotto si legge su un computer, o su un tablet. Ripeto: sperimentare non è obbligatorio, ma in questo caso ciò che ne risulta è che ToBeCo spicca tra la massa proprio per questa sua attitudine.

Discorso CORAGGIO: perché in precedenza ho detto che ToBeCo è un prodotto coraggioso? Anche questo è facile a capirsi: perché essendo fin troppo personale, non familiare al grande pubblico, “strano” e “diverso” da quello a cui i lettori sono abituati, e soprattutto non essendo trasformabile in prodotto cartaceo le sue possibilità di procurare guadagno al suo autore sono praticamente nulle. O almeno sarebbero nulle solo se il suo creatore avesse pensato al fumetto solo in quella maniera, cioè come modo per giungere a una pubblicazione con un editore. Invece, in questo caso le cose sono del tutto diverse, i fini per i quali ToBeCo esiste sembrano del tutto opposti a quelli soliti, e a ben guardare questo “coraggio” sta già iniziando a pagare: ToBeCo ha vinto un premio a una fiera prestigiosa, sta facendo parlare di sé, è conosciuto e considerato valido da lettori e addetti ai lavori… cosa che sul lungo termine potrebbe procurare al suo autore molti più vantaggi che non l’aver ideato e disegnato l’ennesimo fumetto con tavole a sei vignette che parla di mostri o di amori impossibili o di tornei di arti marziali o di indagatori dell’incubo nel classico formato americano. Aspiranti autori, fermo restando che ciascuno deve fare ciò che ama di più, fossi in voi rifletterei su questa cosa e sui suoi significati. 

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 A questo punto cosa resta  da dire su ToBeCo?

Che la trama si rifà a un modo di trattare i supereroi molto in voga in questi anni, cioè quello di descriverli con un po’ di ironia (anche autoironia), cercando di smitizzarli (seppure con affetto) e tentando di prendere le distanze dal luogo comune dell’eroe senza macchia e senza paura per riportare le storie a dimensioni più umane, meno epiche, più consapevoli. ToBeCo fa quello che molti autori USA hanno fatto, cioè gioca con gli stereotipi dei supereroi usandoli più per quello che rappresentano (o che possono rappresentare) piuttosto che per quello che sono. Il concetto, in sé, non è nuovo, e ampiamente sfruttato in modi più o meno efficaci da molti scrittori, ormai. In alcuni casi, devo dire, ci sono state rappresentazioni anche migliori di quella di ToBeCo (mi viene in mente la tremendamente anarchica Authority, il cattivissimo The Boys, o il geniale e poco conosciuto A God Somewhere, ma c’è ne sono molti altri ugualmente validi)… ma qui la differenza sta nel fatto che quelle opere discutono del concetto di Supereroismo in quanto tale, e mettono in discussione principalmente i fumetti che appartengono a quel preciso genere, mentre ToBeCo fa pochi rimandi ai fumetti ma preferisce usare i Superpoteri come metafora d’altro, della vita reale. Usarli per parlare d’altro, invece di limitarsi all’autoreferenzialità.

Diciamo due parole anche riguardo al disegno, che nonostante sia improntato a una quasi assoluta semplicità, tendente quasi all’iconico, si sta facendo via via sempre più potente e stilizzato, geometrico e affascinante, e che si sposa benissimo con i colori. Segno semplice ma molto comunicativo, adatto a ciò che rappresenta.

IN DEFINITIVA, To Be Continued è un ottimo fumetto, incentrato su dei gran bei personaggi, ma che non si dimentica di proporre una storia acuta e interessante, che strizza l’occhio ai fan dei supereroi meno oltranzisti ma sfrutta la storia per andare in molte direzioni diverse. ToBeCo intrattiene e diverte, ma trova il suo vero punto di forza nella rappresentazione grafica e narrativa che dimentica TUTTE le classiche regole della narrazione per inventarsene di nuove, aggiungendo una nuova dimensione all’esperienza della lettura. Molto spesso geniale da questo punto di vista, originale e in costante evoluzione, nobilitato dal fatto di non affidarsi solo alle prodezze visive ma di tenere sempre in primo piano la storia e le sue esigenze, ToBeCo è un webcomic che si merita i riconoscimenti ricevuti, e che si presenta come una delle più solide e convincenti applicazioni delle teorie riguardo i possibili sviluppi del media fumetto. Gran bella prova, che merita di essere seguita e apprezzata per quel che vale.

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UN PREGIO: c’è bisogno di dirlo?
UN DIFETTO: non pervenuto.
CHI COSA COME: “To be Continued“, webcomic scritto e disegnato da Lorenzo Ghetti e tradotto in versione web da Carlo Trimarchi. Disponibile per la lettura ONLINE QUI


Se volete sapere il nome dell’artista che ha disegnato l’illustrazione che compare come immagine di apertura di questo blog, potete trovarlo – insieme a quello di TUTTI gli altri autori che hanno partecipato nel passato –  nell’apposita PAGINA dedicata agli omaggi a L110P, così come in apposite pagine potete trovare TUTTE LE RECENSIONI, e le SEGNALAZIONI di fumetti non ancora recensiti ma comunque degni di nota.

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