Pillola quarantasei: 24 ore Comics

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Si è da poco conclusa la piccola, poco pubblicizzata e forse poco frequentata “maratona casalinga” chiamata 24 ore Comics, amichevole sfida virtuale tra artisti. Lo scopo della manifestazione? Come si evince dal titolo ideare, scrivere, disegnare, letterare e completare un fumetto autoconclusivo di 24 pagine (una ogni ora), possibilmente di senso compiuto.

Numi tutelari della 24HC, tre autori molto conosciuti – Sio, Dado e Bigioaffiancati per l’occasione da vari altri partecipanti, più o meno professionisti, più o meno preparati. Il risultato, devo dire, è stato superiore alle mie aspettative, ed è il motivo per cui ho deciso di dimenticare momentaneamente la mia scaletta di articoli e dedicarne uno a questa maratona. Chiamiamolo un mio piccolo modo per incentivare e ringraziare gli autori coinvolti, o la maniera di ricambiare in qualche modo il loro (spero gradevole) impegno. Ma oltre a questo seguire da distante la 24HC, e soprattutto leggendo le storie realizzate, mi ha fatto venire in mente alcune riflessioni che ora condividerò con voi, mentre parlo dei fumetti che mi sono piaciuti di più. Diciamo che farò una specie di mix, e vediamo quello che viene fuori.

Iniziamo con una riflessione: se c’è UNA cosa che questa 24HC ha dimostrato, è che i professionisti non lo sono per caso, e che professionali non si nasce, ma si diventa. Non credo sia un caso, infatti, che i fumetti più solidi, belli, completi, tecnicamente corretti, interessanti e validi siano stati proprio quelli realizzati dalla “triade” Bigio, Dado e Sio; e penso che questo dovrebbe dirla lunga sia su di loro che su certi detrattori del fumetto italiano che girano in rete.

A parità (credo?) di condizioni tra tutti i concorrenti, infatti (quello che serviva era solo una matita, un cervello e 24 ore libere…a meno che le storie non siano state pensate in precedenza), la “triade” si è elevata a livello di tecniche e di precisione, realizzando storie che rispettavano in tutto e per tutto i requisiti richiesti dalla sfida. E che storie! Non fumetti improvvisati, realizzati alla bell’e meglio e confusi, ma chiari, limpidi, coerenti, solidi, validi e graficamente ineccepibili (senza nulla togliere a quelli degli altri!). Vi pare poco? A me ha dimostrato in modo più che chiaro quello che molta gente (non solo lettori, ma credo anche qualche aspirante autore) non vuol credere, e cioè che se sei famoso, se sei pubblicato, non è semplicemente perché “vai di moda” o “disegni i bamboccini” o perchè sei fortunato, ma perché hai il mestiere, la motivazione e le capacità necessarie per sostenere l’impegno fisico e mentale di essere fumettista. Dite che è logico, visto che loro i fumetti li fanno da tanto tempo e sono veloci? Beh, ma non è un’altro punto a favore del mio discorso?

Ovviamente, dico ciò assolutamente NON per svilire gli altri partecipanti, che hanno dato comunque il massimo e hanno creato dei bei fumetti, e anzi penso che loro stessi potrebbero essere d’accordo con me. Oltretutto, una delle cose belle di questa 24HC – forse la migliore – è stato il fatto che tutti, dal Sio Nazionale al bambino con la mamma, hanno potuto partecipare al progetto con pari dignità, esposizione e “poteri di gestione”. Ottima cosa davvero, che spero si ripeterà. 

Vediamo le storie:

24h comics1Marie, di Sio, è quella che più mi ha dato soddisfazione vedere, perché credo abbia reso palese agli occhi di tutti una verità che io ho sempre sostenuto (non perché io sono più bravo o che altro, ma perché è la cosa più logica di tutte) ma che non tutti sembrano aver recepito, e cioè che Sio è uno scrittore di fumetti, uno che le storie le sa scrivere, e che non sfigurerebbe (fatte le dovute distinguo) se messo davanti a professionisti di altro genere. Sio sa come si fanno i fumetti, è in grado di scrivere dialoghi e trame efficaci, e se si diverte a fare strisce nonsense con omini stecco non è certo perchè non sa fare comics (come dice qualcuno). Pensate forse che la sintesi nasca dalla non conoscenza delle regole? Eh no amici miei, anzi forse è il contrario: dall’ignoranza nascono storie lunghe, pallose, prolisse, piene di spiegoni e di buchi logici; mentre è solo conoscendo le tecniche del fumetto che si riesce a essere stringati e “semplici”.

In particolare (e poi chiudo) mi ha stupito (poco) e mi ha divertito (tanto) vedere gente condividere la storia di Sio e scrivere “però! chi lo avrebbe mai detto che Sio potesse fare una storia simile!” Bene, sono contento che finalmente qualcuno se ne sia accorto.

Marie, che parla – in maniera surreale e accattivante – di una storia d’amore “fuori dal tempo”, vince quindi il premio come “miglior rivelazione di un fatto noto ma ugualmente sconosciuto”, e a parte ogni considerazione esterna è bella da leggere, a tratti quasi pacata, solida, fatta con mestiere, divertente e godibile dall’inizio alla fine. In una parola, ottima. 

24h comics2“Senza Titolo”, di Dado, è la storia più colorata, immaginifica, assurda e divertente, ambientata in un universo alternativo nel quale il cibo è senziente e vive una vita placida… senza sospettare però che un orribile caos sta per minacciare la sua esistenza e quella di ogni altra forma di vita.

Parente stretta dell’animazione e dei cartoni animati, ST vince sicuramente il premio per la “storia più animata”, ricca com’è di invenzioni narrative e visive; ma oltre a ciò non dimentica di fornire una trama complessa, con tanto di colpi di scena e rivelazioni finali che neanche un albo della Marvel. Storia davvero ricca, ho già usato questo aggettivo ma lo uso di nuovo, perchè credo sia quello che le si adatta di più. Ottima da vedere e ottima da gustare. Ci sono storie scritte in un mese che non hanno un grammo della freschezza e dei contenuti di questa.

24h comics“Secondo Natura”, di Bigio, è sicuramente la storia più profonda e “dura” delle tre, in quanto innesta su un prologo alquanto leggero e divertente dei contenuti davvero pesanti da mandare giù. E’ il racconto di un’insegnante in una scuola di suore, che per il suo anticonformismo (leggi: il non accettare dogmi assurdi e bufale raccontate ai bambini) viene dapprima guardata con sospetto, poi ostracizzata e infine….

non aggiungo altro, perchè il racconto merita di essere letto. Ciò che posso dire è solo che leggere le pagine finali è stato un vero pugno allo stomaco, e che ho davvero apprezzato tanto coraggio da parte del suo autore. Tanto di cappello, dunque, per SN, che senza tante chiacchiere premio proprio come storia più CORAGGIOSA. E sono davvero ammirato.

Oltre queste 3 storie, però, ce n’è un’altra non altrettanto perfetta, non altrettanto precisa, non altrettanto professionale, non altrettanto ben disegnata, che pure mi sentirei di proclamare la vera vincitrice di questa 24HC, e cioè Morire di Realtà, opera della misteriosa Titania Blesh che a quanto pare è sfuggita alla razzia di nomi d’arte fatta da Facebook, e che per questa maratona ha deciso di parlare – con cognizione di causa, a quanto pare – di un tema serio e importante come la depressione.

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Per fare questo, idea che ho molto apprezzato, ha scelto una via forse “pericolosa”, ma che secondo me si è rivelata davvero ottima, e cioè quella di usare come protagonista del suo racconto non sé stessa o un generico signor Mario Rossi, bensì Killaris, una dei protagonisti del fumetto fantasy Khultagar.

(NOTA: Khultagar è un fumetto fantasy a striscia, comico, scorretto, cazzone e pieno di sbudellamenti, del quale ho parlato QUI, e che non ha alcuna pretesa di serietà o di impegno sociale. FINE NOTA)

Il risultato è il racconto di una malattia, dei suoi sintomi, dei problemi che comporta, del senso di solitudine, dell’oppressione, dell’autolesionismo, raccontati… proprio in chiave fantasy, ma senza che il cambiamento abbia minimamente nociuto alla serietà dell’argomento trattato. Anzi: a mio parere vedere protagonista di un fumetto del genere un personaggio inaspettato e in un certo senso “innocuo” come Killaris è stato un vero colpo di genio che ha reso straordinariamente viva e presente la depressione.

Scoprire Killaris afflitta dal male oscuro è stato come scoprire che un tuo cugino, o quel tuo amico che fa sempre ridere, è malato grave a tua insaputa, e la rivelazione è stata così efficace da lasciarmi davvero stupito e catturato. Onore e gloria dunque a Titania, che dimostrando coraggio e saggezza si è esposta in prima persona in maniera più che efficace. Spero anzi che il suo breve racconto sia condiviso e diffuso il più possibile, perchè lo merita veramente, e invito l’autrice a non lasciarla sparire nelle nebbie eterne di internet (fatte di grosse tette e cagnolini buffi) ma di farne dono a chi lo merita.

Vivi complimenti a Titania.

Bene, queste 4 erano senza dubbio le storie migliori. Ad esse ne sono seguite altre, non tutte completate purtroppo, qualcuna lasciata andare troppo presto, e non tutte di altrettanta qualità. Su alcune di esse non mi soffermerò troppo: che senso ha giudicare una storia non conclusa? Si rischierebbe di farla passare per brutta, mentre le cose stanno diversamente! Per cui, anche per non ammorbarvi troppo, citerò quelle che ho apprezzato di più, o sulle quali comunque c’è qualcosa da dire, e che hanno anche loro i propri punti di forza. Ovviamente in ordine sparso, senza nessuna pretesa di merito. Non ho mai amato le classifiche, e non voglio certo iniziare a farle ora.

Dylan Smog, di Serpe, nonostante sia un racconto frammentato, azzardato, non completato, schizzato e buttato giù un pò a casaccio, riesce ad essere davvero divertente, e soprattutto riesce a farlo usando un personaggio “inflazionato” come Dylan Dog, che è già stato oggetto di mille parodie. Bella prova, per quel che mi riguarda.

Stesso discorso per Bread Team, by Paolo, che pur soffrendo di forti carenze sul piano del disegno e di alcune ingenuità riesce a essere altrettanto divertente, con le sue lotte a colpi di macine. Ricavare significati più grandi ed estesi riguardo il suo autore, avendo a disposizione solo questa storia, è impossibile, però bel tentativo!

Incubo sul Terronia Express, di Lowe, ha alti e bassi. E’ una storia autoconclusiva, per cui l’obiettivo è raggiunto, e qui e là si intravedono le doti della sua autrice… peccato che in questo caso la necessità di essere veloce credo abbia giocato contro di lei, non permettendole di esprimere le sue doti al meglio. Questo vale soprattutto per la parte finale, dove mi pare il controllo si perda… ma simpatici gli acquerelli, e simpatici anche i personaggi. La lettura non mi ha lasciato indifferente, di questa autrice vorrei sapere di più. L’unico appunto che farei però è su quel “Terronia”. Capisco che non vi sia dietro alcun intento razzista o polemico (non ci ho pensato nemmeno lontanamente e non lo dico per rimproverare l’autrice bensì per consigliare tutti), ma la parola resta di cattivo gusto a prescindere dall’uso che se ne fa. Come se io scrivessi un fumetto comico che parla della madre di un amico e lo intitolassi “Quella puttana della mamma di Mario”. Magari io a quella persona voglio tanto bene, ma riferirmi così a lei sarebbe comunque un po’indelicato, se non per lei per le altre persone che potrebbero leggere senza sapere.

E oltretutto, se magari durante la ricerca di un lavoro nel mondo dei fumetti  l’autrice capitasse davanti a un editor calabrese ed egli la conoscesse per quel titolo? Non sarebbe un pelino controproducente? Detto ciò, massimo supporto a Lowe.

Diamo fuoco alle danze, di Ehm Autoproduzioni, è piacevole nel segno e nei colori – molto piacevole – ma saltella di palo in frasca cercando di prendere tempo, girando un pò a vuoto, e soprattutto (lo dico con il massimo affetto possibile e senza voler criticare) soffre di un errore che molti fanno, magari con la convinzione di essere originali (l’ho fatto anche io quando ero giovane), e cioè quello di aggirare la mancanza di idee parlando in maniera autoreferenziale del concetto che è alla base del progetto per il quale si sta realizzando la storia. In questo caso: “devo scrivere una storia per il 24HC e non so cosa scrivere? Scrivo di me che devo scrivere una storia per il 24HC e non so cosa scrivere.

Lo stesso difetto, se così si può chiamare, appare anche in altre storie all’interno di 24HC (tipo Disagio  di Lous o 24ORE di Tocci); e in effetti sì: è un difetto, non è una cosa originale da fare, e non è una cosa che fa buona impressione con gli editor. Se io sono un aspirante architetto, e una ditta mi chiede di progettare un palazzo di 6 piani per vedere se sono capace di farlo, e io mi presento con dei modellini monchi che ritraggono me stesso mentre mi dimeno in maniera comica perché non riesco a costruire il palazzo cosa penseranno quelli della ditta? Che sono un bravo architetto? No: che non so costruire un palazzo di 6 piani. Ovviamente nella 24HC nessuno pretendeva niente da nessuno, la mia osservazione è di carattere generale, e di solito nei fumetti non viene mai chiesto di improvvisare ma di portare i lavori migliori e più meditati…. ma  se capita qualcosa del genere (mettiamo un concorso indetto da un editore su un tema preciso. Può accadere, no?meglio buttare giù pagine a cavolo piuttosto che insinuare il sospetto che non abbiate neppure UNA sola idea valida in testa. E anche qui faccio questa osservazione con tutto l’affetto possibile nei confronti degli autori. Affetto che però un editor di fumetti che vi deve giudicare NON può avere, quindi attenzione.

A meno che non siate Pazienza, o Sclavi, o Moebius, davanti a chi vi giudica non cercate la scorciatoia del “parlo di me stesso che non so parlare”. E’ vecchia, abusata, non comunica nulla (quasi mai) e crea sospetti. Un editor può trovarla stantia, e se ha poco tempo disponibile per giudicarvi può basarsi su preconcetti e saltarvi a pié pari. Oltretutto, una simile trama finge solamente di parlare dell’argomento, ma di fatto parla di VOI, ergo nel fantomatico concorso del quale parlavo prima non potreste essere premiati in nessun modo.

Detto ciò, il collettivo Ehm mi ha fatto una buona impressione, lo spirito di Moebius che invia dall’aldilà un file zip col suo talento è una battuta divertente e sagace (è sempre bene apparire sagaci e dimostrare di conoscere il mondo del fumetto!), e la loro storia ha ritmo e colore. Le seguirò!

La nobildonna e il tagliaboschi” di Stefano de Giovanni è un’altra storia carina. Niente di trascendentale, le solite citazioni di giochi di ruolo che fanno tanto felici i fans…

(riflessione in senso generale e non riferita a 24HC: ma quanta gente conosce i giochi di ruolo e le “cose da nerd” nel mondo reale? Non siate sempre settoriali e circoscritti nelle vostre gag, se volete sperare di affascinare il grande pubblico, e soprattutto non scambiate i fan di Facebook per il mondo “vero”)

… ma svolgimento corretto e risultato finale buono. Piacevole da leggere, così come piacevole da leggere, anche se con alti e bassi, 24Ore di Tocci, simpatica nel suo girare a vuoto ma con stile, e con un segno grafico che nonostante la fretta in alcuni punti si rivela molto convincente e vario. Molto positivo!

Infine, meritatissimo premio simpatia a LolloL e a sua mamma, autori di “Il Gatto Bipede ha perso la Francia” e altre storie ugualmente meritevoli. Ottimi titoli, soprattutto: io il fumetto de “Gli unicorni magici conquistano la Russia” lo comprerei subito.

Di Disagio ho apprezzato i tentativi di ariosità in stile Pazienza, ma la storia si interrompe ancora prima di iniziare, e sono ben poche le cose da dire. Peccato, perché il segno prometteva bene.

Riflessione generale: sono anche un pò annoiato ogni volta che leggo una nuova storia a base di disagi e ansie varie dei fumettisti. Checché ne dicano le mode, e Zerocalcare, l’argomento è più che abusato; e spesso – contrariamente alla storia di Titania – basato su riflessioni futili e autoreferenziali, senza il minimo peso. Perché non fare storie di fumettisti felici, una volta tanto?

Starlust… simpatico ma finisce ancora prima di iniziare. 24 Ore Comic di Elisa… simpatico ma finisce prima di iniziare. Effetto Farfalla è bellissimo e spero proprio che continuerà… ma… avete capito. Bladder Chronicles era senza testi… poco da dire, ma impaginazione interessante!

Con questo chiudo la recensione. Come omaggio alle regole di 24HC, è stata scritta non in 24 ore ma in un’unica sessione di scrittura, e viene postata subito dopo, con scarsa o nulla revisione poche immagini e possibili errori. In ogni caso spero sia venuta bene, e prima di terminare ringrazio tutti gli autori che hanno partecipato alla maratona: siete stati tutti bravissimi, ed è stato un piacere leggervi, dal primo all’ultimo. 

Ci si rivede in giro! 

PS: La pagina ufficiale di 24 Ore Comics è QUESTA.


Se volete sapere il nome dell’artista che ha disegnato l’illustrazione che compare come immagine di apertura di questo blog, potete trovarlo – insieme a quello di TUTTI gli altri autori che hanno partecipato nel passato –  nell’apposita PAGINA dedicata agli omaggi a L110P, così come in apposite pagine potete trovare TUTTE LE RECENSIONI, e le SEGNALAZIONI di fumetti non ancora recensiti ma comunque degni di nota.

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3 commenti

  1. Leggo solo ora questa recensione pensando “e l’anno scorso non l’ha fatta?”
    Premettendo che sono dell’idea del “non esistono scuse” quindi accetto le critiche più che costruttive, mi fa ridere che il titolo me l’ha consigliato proprio un calabrese, io insistetti sul fatto che non era molto politically correct ma lui alla fine mi ha convinta a metterlo.
    Comunque il titolo l’ho accettato e messo io quindi mea culpa e cercherò di non rifare l’errore! 😀

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