Pillola quarantanove: “Ciao Ciao bambina”, di Sara Colaone

ciaociao“Ciao Ciao bambina”, di Sara Colaone, e’ un altro di quei fumetti conosciuti per caso, girando per negozi alla ricerca di qualcosa di nuovo, possibilmente italiano, possibilmente non “nazional-popolare”, possibilmente di qualità; e racconta una storia che poi è tante storie messe insieme, come nei migliori romanzi. O nei migliori fumetti.

“Ciao ciao bambina” (da qui in avanti CCB) parla di Valeria, ragazza veneta che  – come tante sue coetanee – ad appena 18 anni (“appena” per noi che guardiamo da adesso, non certo per quei tempi) è costretta a lasciare il suo paesetto e andare in Svizzera a lavorare. Tutto qui? Tutto qui.E in effetti no, non c’è nessun mostro in agguato, nessun serial killer, nessun alieno, nessun combattimento a colpi d’arma da fuoco (più o meno futuristica); bensì un piccolo ritratto di un periodo storico (tra gli anni ’50 e i ’60) che vide molti italiani lasciare il nostro paese per cercare fortuna all’estero, il tutto per poter mandare i soldi a casa, alle famiglie costrette alla povertà.

La storia, ovviamente, in questo caso è Storia con la “esse” maiuscola, in quanto CCB rinuncia a ogni velleità avventurosa per raccontare una vita semplice sia nei fatti che nei pensieri, per nulla filosofeggiante, per nulla appesa a riflessioni sui massimi principi o sulla lanugine dell’ombelico. La storia di chi, e sono tanti!, ha lasciato il suo mondo ed è andato a cercar fortuna all’estero; in certi casi trovandola, in altri…

Pacato, solare, fatto di brevi capitoli introdotti da vere fotografie, parzialmente (quanto di preciso non è dato sapere) biografico, curato nel segno e nella ricostruzione grafica di quel periodo, CCB contiene in sé quel mix tra commedia e tragedia che è sempre stato un punto forte della nostra produzione artistica (italiana,intendo, e soprattutto cinematografica), e lo contiene a tal punto che non credo ne perderebbe se trasformato in film, anzi ne guadagnerebbe forse un ulteriore livello, fosse anche semplicemente il fatto di poter sentire cantare “dal vero” le tante canzoni riportate nelle sue pagine.

ciaociao2Le cose che ho più apprezzato? La ricostruzione impeccabile, il ritratto privo di moralismi veri o falsi, il segno grafico adatto, retrò e moderno allo stesso tempo, i colori limpidi, la semplicità, il tentativo di raccontare una parte della nostra storia che pochi citano (così come pochissimi raccontano QUALSIASI parte della nostra storia, se è per quello), il voler mostrare i lati brutti ma anche i lati belli del lasciare il proprio paese e la propria vita (ci si sente privi di punti di riferimento,si viene trattati male e fatti vittima di razzismo, ma nello stesso tempo si hanno delle libertà e delle possibilità che forse a casa non sarebbero mai arrivate), e il finale in un certo senso agrodolce, melanconico, che esiste e nello stesso tempo non esiste, dimostrando che nella vita di veri finali, da romanzo, non ce ne sono, ma semplicemente capita che si finisca per sceglierne uno a caso, seguendo le necessità e le situazioni del momento, per poi magari chiedersi cosa sarebbe accaduto se invece se ne fosse scelto un altro tra i molti possibili.

Altra cosa molto positiva è stata la protagonista, ben descritta, in maniera sfaccettata e tutto sommato originale. Chi si aspettasse infatti una storia strappalacrime, nella quale la povera immigrata è vessata dai suoi cattivi padroni e dai truci colleghi di lavoro, rimarrà forse deluso, in quanto sebbene la storia in sé non sia priva di riferimenti anche duri alla società di quel tempo, alla situazione che si era creata – con gli svizzeri che sopportavano a malapena quegli italiani e li consideravano solo dei perdigiorno disonesti e ignoranti -, nello stesso tempo non è affatto un racconto di infinita perdita o di tragedia, bensì si delinea lungo un percorso molto meno banale e molto più inaspettato.

Valeria, infatti… ma raccontare di più sarebbe fare “spoiler”, e lungi da me la tentazione. Da un lato è un peccato, perché mi priva della possibilità di soffermarmi su alcuni elementi che mi hanno colpito e che credo meritino la riflessione, ma dall’altro che scelta ho? Meglio che anche voi lettori vi godiate la storia.

Riguardo la questione “personaggi” aggiungerò però che lo stesso effetto positivo non me lo hanno fatto le tante, forse troppe, figure di contorno, che per quanto ben delineate e molto diverse le une dalle altre sono state usate, a mio parere, a volte con troppa leggiadria e poca introduzione, buttate nella mischia come ballerini che entrano in pista (e la metafora è voluta). Forse ci sarebbero volute più pagine, e maggiore attenzione ai vari protagonisti, che invece entrano ed escono di scena a velocità supersonica, stentano un po’ a farsi conoscere, sono privi di background e divengono familiari solo quando la storia purtroppo sta per finire. Ma chissà se questo poi è un difetto. In fondo, la vita è anche questo: passare un periodo in un paese straniero, conoscere gente, vedere ragazzi e ragazze che vanno e vengono, e vederli solo quando si ha tempo, per poi correre a letto e alzarsi presto la mattina dopo per ricominciare il lavoro, sempre di fretta, sempre occupati, settimana dopo settimana, mese dopo mese.

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A cosa mi ha fatto pensare questo fumetto? A Paco Roca e alle sue opere più biografiche. A quanto poco spazio ci sia a volte per il fumetto “nostro”, che parla di noi e non dei mostri di Plutone. A quanto è bello di tanto in tanto leggere qualche argomento “impegnato”, o quantomeno più serio e non di evasione (evadere, evadere sempre… ma perché non provare anche a conoscere la prigione dalla quale vogliamo scappare? Forse poi, imparando a conoscerla bene, potremmo trovare dei modi più intelligenti per sottrarci alle sue trappole). A quante donne fumettiste ci sono in giro oggi, mentre un tempo erano molto rare sia nelle vesti di autrici e sia di lettrici. E infine a quanto sia strano che gli italiani di oggi – chiamati “zingari” e disprezzati dagli Svizzeri – non abbiano imparato la lezione e oggi siano razzisti proprio come loro.

I pregi di CCB sono tanti, e tali che il risultato è un prodotto di grande maturità stilistica e coerenza espressiva, lineare nello svolgimento e nella lettura, placido e ricco di elementi interessanti, valido nel suo voler ricreare un periodo storico e le esistenze dei tanti italiani emigrati. Il tutto sostenuto da un segno lieto ma potente, solido, in bilico tra il realistico e il “grottesco”, Mattottiano, evocativo, ironico quando serve, capace di mutare registro narrativo senza difficoltà, e di saper seguire bene la linearità del soggetto. Privo di fronzoli artistici, adatto a più di una riflessione, CCB è un fumetto che non sfigura tra quelli ben più “famosi”, e che personalmente preferisco rispetto a tante opere autoreferenziali, convolute artisticamente, prive di vero contenuto e fintamente profonde, dedicate a riflessioni sterili sui “massimi sistemi”. Ben venga un fumetto simile, che dietro una facciata di apparente levità racconta invece una pagina molto importante della nostra storia.

Quante storie degne di nota, di ogni genere, potrebbero uscire se si sfruttasse l’argomento degli italiani emigrati? Credo molte, moltissime, e di certo valide (anche perché vere, o quantomeno verosimili). Grazie dunque a Sara Colaone, per averci provato ed esserci riuscita.

Speriamo che altri, in un futuro più o meno prossimo, facciano come lei.


UN PREGIO: la Storia con la “esse” maiuscola, raccontata nel bene e anche nel male

UN DIFETTO: avrei gradito conoscere meglio alcune delle tante figure di contorno

CHI COSA COME: “Ciao Ciao bambina”, fumetto scritto e disegnato da Sara Colaone,pubblicato da Kappa Edizioni, brossura con bandelle laterali, 140 pagine a colori, 16 euro. Acquistabile QUI, o sul solito Amazon.


Se volete sapere il nome dell’artista che ha disegnato l’illustrazione che compare come immagine di apertura di questo blog, potete trovarlo – insieme a quello di TUTTI gli altri autori che hanno partecipato nel passato –  nell’apposita PAGINA dedicata agli omaggi a L110P, così come in apposite pagine potete trovare TUTTE LE RECENSIONI, e le SEGNALAZIONI di fumetti non ancora recensiti ma comunque degni di nota.

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