Pillola cinquanta: “I fuochi della sera”, di Giopota

fuochisera1

Leggere “I fuochi della sera”, piccola antologia a fumetti scritta e illustrata dal promettente Giopota e pubblicata da RenBooks, è stata un’esperienza breve ma intensa (come dicono nelle pubblicità), di quelle capaci di suscitare riflessioni che in alcuni casi hanno travalicato i contenuti dell’albo stesso, facendomi venire in mente idee e spunti che avevo in testa da un po’, e che coglierò l’occasione per riordinare in questo post. Ovviamente, perché siate subito avvertiti e quindi in grado di fuggire via urlando se siete persone intolleranti, il tema principale di tali riflessioni sarà l’omosessualità nei fumetti, o meglio in che maniera (e soprattutto SE) sono considerati qui da noi i fumetti a tematica gay (che per la cronaca non sono quelli dove lesbicone con la quinta di reggiseno e corpi da favola si sottomettono a contorsioni varie per il gusto del pubblico maschile che guarda e si masturba, bensì quelli che parlano d’amore, di sentimenti, di vita vissuta e a volte di quanto è difficile esprimerli quando oltretutto non concordano con il concetto diffuso di morale. Che poi dovete dirmi che differenza c’è rispetto a quelli nei quali i protagonisti sono un uomo e una donna, ma vabbeh).

Andiamo con ordine, però, perché il protagonista principale di questa recensione è “FDS” (fuochi della sera), ed è prima di tutto di lui che voglio parlare.

Allora: come detto, FDS è composto da 4 storie brevi, realizzate dal fumettista Giopota in un arco di tempo – se non sbaglio – che va dal 2013 alla fine del 2014, e realizzate con tecniche, stili e intenti diversi.

fuochisera3Elio nel buio è un racconto di stampo apparentemente classico, che fa venire in mente i tanti film del terrore ambientati in tetri collegi, e che vede protagonista un ragazzo in grado di vedere/percepire ombre oscure dagli intenti (forse) malvagi. La storia è in toni di grigio come l’ambientazione richiede, disegnata con tratto sicuro, e – credo – sotto una cornice apparentemente innocua e “fantasy” pare nascondere diversi significati. Le ombre che Elio vede (Elio come Helios, il sole?), infatti, e che si fanno ogni giorno più forti, onnipresenti e sicure, a mio parere potrebbero rappresentare anche – oltre ai “soliti” mostri – la presa di coscienza che viene con il diventare adulti, o meglio l’iniziale terrore che chiunque di noi può provare quando un qualsiasi “ignoto” ci si manifesta intorno – ma più spesso dentro di noi – e la successiva realizzazione che solo accettando tale ignoto, dandogli un nome, affrontandolo, si può arrivare a comprenderlo e quindi non averne più paura. Ma chissà, magari l’intento di Giopota era semplicemente quello di disegnare una storia di fantasmi, e tutto il resto me lo sono inventato io.

In ogni caso credo che male non faccia immaginare significati diversi, arricchendo la storia con la propria sensibilità di lettore. Storia che comunque, pur se breve e priva di spiegazioni finali chiarificatrici, rimane ben realizzata e godibile.

fuochisera4

Marino, racconto precedente in senso temporale, è invece una piccola avventura più metaforica che reale, la storia di un marinaio rapito dal mare e da una creatura che vive nelle sue profondità (una sirena… anzi un sireno con la barba), la quale lascia una traccia indelebile nella sua mente e nel suo cuore. E qui credo proprio che non ci sia proprio altro da aggiungere, visto che a molti di noi – ciascuno a suo modo – è capitato di essere “rapiti” più o meno metaforicamente da qualcuno, e perdersi negli abissi di una passione per poi uscirne cambiati. Ma una cosa la aggiungo lo stesso, e cioè che il racconto è a colori, e così come il precedente mostra un’ottima coscienza della pagina, e una bella capacità di usare inquadrature, colori, atmosfere e testi. Tra tutti i racconti forse è il migliore, per quel che mi riguarda, in quanto l’alchimia tra storia, disegni e chiarezza narrativa è praticamente perfetta.

fuochisera5Il terzo racconto – I mostri – è altrettanto breve ma duro, spietato, crudo e nero. Parla di pedofilia, possiamo dire, ma più che altro di una persona che diventa mostro “per colpa dei mostri degli altri”; una persona che si ritrova in una situazione senza scampo, dove ogni alternativa possibile è peggiore dell’altra, e dove la paura di essere giudicati, il terrore di essere derisi o peggio puniti per un “difetto” condannato dalla società, può portare a diventare davvero “difettosi”. Storia difficile, tratta se non erro da un fatto di cronaca, che in pochissime pagine mette in scena fatti e idee difficili da mandare giù, di certo impopolari, che ognuno può interpretare nel modo che preferisce, ma non per questo inesistenti. Tra tutti, il racconto più coraggioso, forse controverso, di certo difficile da mandare giù.

fuochisera6E infine abbiamo Le stelle dentro, storia poetica (strano ma vero) di un attacco di panico, di una tristezza e un dolore che non riescono a stare chiusi dentro a un corpo ma escono fragorosamente, e di uno dei possibili rimedi a tale sofferenza. Storia molto bella anche questa, disegnata in modo magistrale, e con gli stessi pregi che avevo visto in Marino.

Arricchiscono l’albo anche alcune illustrazioni a tema notturno, credo pensate per l’occasione del volume, e che mostrano come lo stile dell’autore sia sempre carico di emotività e in continuo rinnovamento ed evoluzione. Molto belle, davvero comunicative, anche qui in perfetto equilibrio tra “necessità artistiche” e “necessità narrative”; nel senso che – lungi dall’essere solo crudi esercizi di stile – esse comunicano, sono “calde”, “accoglienti”, spesso in toni di azzurro, blu e marrone, e con soggetti pacifici, addormentati o placidi, che oltre a essere ovviamente un riferimento al titolo dell’opera rappresentano una piacevole alternativa a tante illustrazioni “macho”, nelle quali la tragedia (o la superallegria) è sempre in agguato, e  personaggi e autori mostrano i loro migliori muscoli per farsi belli.

Breve, conciso, molto vario nei contenuti e negli stili, FDN è dunque un albo interessante per molti motivi, che ci mostra un autore già maturo ed evidentemente capace di raccontare in modi diversi storie di certo personali e non banali, piacevole sia da leggere che da guardare, perfetto connubio tra parola scritta, storia, testo, e disegno, colore, illustrazione. Un volume “autoriale”, non “mainstream” e non modaiolo, che offre con precisione l’immagine della persona che lo ha realizzato, della sua vita, le sue passioni e i suoi pensieri. Un albo breve, forse troppo, ahimè, come spesso accade, ma che offre un bello spaccato di fumetto, che mostra sincerità e passione negli intenti, e fa ben sperare per il futuro del suo creatore, artista tutto italiano che a dire il vero non conoscevo minimamente.

MA – ed ecco la riflessione alla quale accennavo prima – perché non lo conoscevo? Credo sia semplicemente perché Giopota è uno dei tantissimi giovani autori italiani, forse anche da poco “sulla piazza”, e perché spesso i progetti dei piccoli fumettisti non sono molto pubblicizzati o rischiano di passare inosservati tra i ben più famosi Supereroi o Bonelliani…. ma questa mia non-conoscenza, unita al fatto che FDN è uscito per la Ren Books e fa dei riferimenti ad amori omosessuali, mi ha fatto venire in mente gli spunti dei quali ho parlato a inizio articolo, e che ora riferirò.

(NOTA: mi scuserà l’autore se uso il suo albo per parlare di altre cose, anche perché il fatto che di tanto in tanto nelle sue storie appaiano uomini innamorati è solamente UNO dei tanti elementi che compongono la sua opera, e non certo il principale o più importante. FINE NOTA.)

In realtà tutto nasce da un post che ho letto non so più quanto tempo fa e non so più dove, nel quale non so più chi (se questa persona si riconoscesse leggendo queste righe me lo venga pure a dire, così la cito chiaramente!) si lamentava del fatto che tanti bravi autori italiani che fanno fumetti con tematiche omosessuali non sono per nulla conosciuti e considerati nel nostro paese. Non vengono intervistati e pubblicizzati pur se ottimi,  sebbene all’estero loro e le case editrici per le quali lavorano sono più che famosi. Ovviamente, l’autore del post dava la colpa di tutto al bigottismo degli italiani, siano essi organizzatori di manifestazioni, critici, esperti del settore, semplici appassionati o lettori, assolutamente non disposti a concedere spazi ad autori e fumetti gay, sia in rete che nelle manifestazioni dedicate al fumetto.

E’ vera questa cosa? E’ falsa? Francamente non saprei. Per quel che mi riguarda posso dire di conoscere pochissimi fumetti gay e i loro autori…

(NOTA: oggi, al posto di “gay”, viene citata la sigla LGBT, che sta per Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transessuali, con la quale descrivere un intero genere. Fumetti LGBT, andrebbe dunque detto, e quindi io non uniformandomi faccio forse brutta figura e dimostro un’ignoranza delle “regole” della quale mi scuso. Magari l’uso di LGBT ha un senso e un obiettivo che io ignoro, ma il fatto è che a me questa etichetta pare bruttina, come tutte le etichette del resto, soprattutto quelle che sembrano nascondere una parola con un’altra meno “compromettente”, ergo non mi va molto di adoperarla. Perché non si possono semplicemente chiamare le cose con il loro nome? A me già chiamare i fumetti Graphic Novel piace poco, figuriamo cose importanti come questa. Ma forse sono io che non capisco, scusate tanto. FINE NOTA).

…ma non conosco questi fumetti, dicevo, per la stessa ragione per la quale non conosco autrici di romanzi d’amore, scrittori di saggi sull’ermeneutica o disegnatori di storie sul Baseball: non essendo io interessato a quei temi, o essendo essi rivolti a una cerchia ristretta di appassionati, semplicemente non compro fumetti che li trattano.Così come, passando davanti a un negozio di taglio e cucito, non mi fermo neppure a guardare la vetrina. E oltretutto, siccome spesso e volentieri tali opere e i loro autori sono pubblicizzati solo su siti dedicati all’argomento, ideati proprio per una specifica fetta di fans, non visitandoli non ho idea di chi venga citato al loro interno.
Questo, in ogni caso, non implica che io abbia qualcosa contro tali autori. L’ho già detto da qualche altra parte, per me esistono solo 2 categorie di fumetti: quelli BELLI e quelli BRUTTI. 

Ma in questo caso, questa mia mancata conoscenza è davvero una pura coincidenza o qualcosa o qualcuno mi sta indirizzando in questa scelta inconscia? Non trovo fumetti del genere solo perché non ne sono interessato o perché esiste una sorta di invisibile censura preventiva, di scarso interesse, di imbarazzo (ATTENZIONE: imbarazzo che può venire da fuori o anche da DENTRO di me), che passa tutto sotto silenzio e li relega lontano dalla mia attenzione, dove è meno probabile che io li trovi?
E soprattutto, anche il resto del mondo la pensa come me?

Spererei che la risposta sia no per le prime 2 domande, e per la terza, in quanto mi pare davvero poco sensato e poco opportuno, nell’anno del Signore 2015, continuare ancora a discriminare gli altri. C’è gente che dimostra cattiverie e crudeltà inimmaginabili, ci sono in giro disastri e tragedie di ogni tipo che vanno avanti da anni, e noi stiamo ancora qui a discutere delle inclinazioni sessuali (ma soprattutto amorose, amorose!) degli altri? Ma se la mia speranza è che i sospetti dell’autore dell’articolo che ho citato prima siano esagerati, forse frutto di una diffidenza che vede in ogni cosa, anche dove non c’è, un’offesa e un complotto, e in ogni semplice mancanza di attenzione un attacco diretto…

(NOTA: così come non amo chi è intollerante, non amo neppure chi sbandiera in maniera ostentata e in ogni occasione la sua “diversità”, sia esso complottista, gay, vegano o animalista, e non perde occasione di accusare gli altri di odiarlo/snobbarlo/disprezzarlo, anche se questi “altri” stanno semplicemente passando per strada e a loro non pensano minimamente. Avete mai visto su FB quei vegetariani che chiamano chi mangia carne “mangiacadaveri”?  O letto di quel tizio che diceva che piuttosto di donare il sangue a un macellaio lo avrebbe gettato in un tombino davanti a un pronto soccorso? Ecco, mi sto riferendo a persone simili. FINE NOTA. Spezzo troppo le frasi, lo so.) 

…non posso essere certo che le cose non siano invece, forse anche in minima parte, il contrario. Esiste forse una sorta di censura, un allontanamento, una mancata pubblicità, un silenzio nei confronti di autori di fumetti gay? Non lo so.  Poco tempo fa il fumetto “Il blu è un colore caldo“, storia di un amore tra ragazze, ha fatto molto parlare di sé (anche se credo fosse in parte perché ne era stato tratto un film pieno di scene di sesso). Tra poco verranno ripubblicate le opere del grandissimo Ralf Konig, che mi è sempre piaciuto come autore. E mi pare che nel loro piccolo ci siano diversi fumettisti italiani che trattano argomenti simili, con grande affetto da parte del pubblico (uno lo conosco: è il bravissimo Salvatore Callerami, autore di “Lui e l’orso“), e sinceramente non vedo differenze di trattamenti tra questi autori e gli altri. Posso anche pensare che se non si parla di alcuni fumetti è solo perché a volte si può rischiare di essere fraintesi, o perché parlare di cose che non si conoscono può risultare in inesattezze e stupidaggini (lo penso anch’io di questo mio articolo, e vale per tutti gli argomenti che non conosco).
Ma se le cose fossero invece davvero negative, anche in minima parte, devo dire che mi seccherebbe TREMENDAMENTE. Sapere che opere di grande valore possano passare inosservate solo perché qualcuno non le ritiene adatte o “morali” sarebbe davvero avvilente. Da quel che ricordo io, il medioevo è finito da un pezzo. Ma chissà, magari è tornato – o meglio, non se n’è mai andato – e qualcuno si è dimenticato di avvertirci.

Le mie domande, comunque, finiscono qui, subito, e rimangono volutamente aperte, senza risposta. Ma è quello che volevo: non sono qui con la pretesa di sapere tutto, di attaccare a vanvera, di poter dare spiegazioni o di poter giudicare con esattezza quello che c’è nella testa delle altre persone. Non sono qui per dare soluzioni a buon mercato che forse non esistono, ma piuttosto a sollevare interrogativi sui quali riflettere, e ai quali ognuno potrà rispondere – se vuole – secondo la propria esperienza e la propria coscienza.

E coscienza direi che è proprio la parola giusta. Ricordate quando sopra citavo il fatto che l’imbarazzo può venire da FUORI ma anche da DENTRO? Ecco, magari stiamo solo cercando all’esterno giustificazioni per problemi che invece sono nostri. Qualcosa del tipo “Ehi, io sono un maschione! Non leggo fumetti di checche!“. Questo vi ricorda qualcosa? Credo che tutti, in un modo o nell’altro abbiamo pensato cose come “se leggo fumetti gay forse gli amici mi prenderanno in giro o penseranno che lo sono anch’io!“. E credo dunque che forse è questo problema, questo difetto, la prima cosa che andrebbe cambiata nella percezione delle persone, piuttosto che fare il conto di quanti articoli sono destinati a Tom of Finland e quanti invece all’Uomo Ragno. E per la stessa ragione credo sia inutile gridare al complotto, criticare siti di informazione o case editrici, cercare il cambiamento se noi per primi ce ne teniamo bene alla larga.

Comunque, andiamo avanti. Per quel che mi riguarda vorrei provare (nei limiti del mio tempo già scarso) ad approfondire l’argomento, ma intanto quello che spero è che TUTTI gli autori di fumetti abbiano gli spazi e i lettori che si meritino, e che riescano a guadagnarseli in virtù dell’unica cosa che conta – o che perlomeno DOVREBBE contare – in questo settore come negli altri, e cioè il talento. Pubblicare/ apprezzare/ leggere un autore di poco valore solo per non “offendere” la sua comunità o per dimostrarsi “liberali” è poco sensato…

NOTA: questo mi fa venire in mente i film americani, dove è sempre presente la cosiddetta “quota nera”, cioè dei personaggi di colore anche lì dove non avrebbero senso di esistere, ad esempio ad Asgard nei film di Thor, città che dovrebbe essere popolata di divinità nordeuropee e dove la presenza di un tizio di colore risulta ridicola. In questo modo si pensa forse di poter ripulire una delle coscienze più sporche in assoluto, quella americana? Direi che ci sono modi ben migliori. FINE NOTA.

…ma sarebbe molto peggio l’ostracizzare fumettisti solo perché gay, evitare ottimi fumetti (non tutti: solo quelli che lo meritano davvero) solo perché non concordano con la morale comune o perché parlarne è “difficile”, privare e privarsi di occasioni di arricchimento e di piacevoli letture solo per seguire dettami intolleranti, luoghi comuni o strane vergogne. Un vero e proprio spreco, condannabile al cento per cento, come lo sarebbe rifiutarsi di pubblicare i fumetti di Alan Moore solo perché pratica la magia e venera un Dio romano a forma di serpente. Chissà, magari in una dimensione parallela è davvero così, Moore non ha mai creato Watchmen e vende hamburger da McDonald’s. Ma fortunatamente nella nostra gli è andata bene, e ha potuto donarci numerosi capolavori.
Mi auguro dunque che a ogni autore venga concessa la stessa possibilità. E in quanto al mondo del fumetto italiano, che non credo capace di tali bassezze, offro tutta la mia fiducia.

Comunque, qui chiudo con le mie riflessioni (di certo mancanti, inutili e poco significative) e torno a FDS, che come tante altre opere lette in questo periodo mi ha confermato per l’ennesima volta che di autori italiani in gamba ce ne sono tanti, tantissimi. Alcuni hanno ancora bisogno di crescere, di qualcuno che li sostenga e si prenda cura di loro; mentre altri, come il qui presente Giopota, sono già in marcia lungo la strada del professionismo.

Scoprire questo autore e leggere i suoi brevi racconti è stata un’esperienza molto positiva. Auguro a lui e ai suoi fumetti lunga vita e prosperità.

ECCEZIONALMENTE, però, non posso evitare di linkarvi GENNAIO, fumetto di 20 pagine, gratuito, disponibile per la lettura online, disegnato sempre dal nostro Giopota e scritta dal bravo Luca Vanzella (lo conoscerete forse come autore di Orfani, e del fumetto BETA, ottimo, che se non sbaglio tra poco verrà ripubblicato con mio grande piacere dalla Cosmo). Il fumetto, breve storia di un amore occasionale che si svolge durante una nevicata MOLTO fuori dall’ordinario, è davvero ottimo, lievemente profondo e profondamente lieve, scritto e disegnato con grande tecnica, e bellissimo in ogni senso possibile. Davvero un piccolo grande racconto che non potevo non citare, e che sono certo saprà conquistare ciascuno di voi. Fatevi un favore e leggetelo, non ne rimarrete delusi.

Se avete un cuore, ovvio.
Sennò non importa. 


UN PREGIO: stile solido, placido ed emozionale, sia narrativo che grafico. Ottime illustrazioni.

UN DIFETTO: albi sempre troppo brevi. Scelta sicuramente obbligata da tanti fattori, ma peccato lo stesso.

CHI COSA COME: “I fuochi della sera” di Giopota, 15×21, spillato, colore, 52 pagine, uscito per RenBooks (potete comprarlo ordinandolo QUI). Per ogni altra info potete andare nel sito di Giopota, dove potete trovare questo e altri suoi ottimi lavori.


Se volete sapere il nome dell’artista che ha disegnato l’illustrazione che compare come immagine di apertura di questo blog, potete trovarlo – insieme a quello di TUTTI gli altri autori che hanno partecipato nel passato –  nell’apposita PAGINA dedicata agli omaggi a L110P, così come in apposite pagine potete trovare TUTTE LE RECENSIONI, e le SEGNALAZIONI di fumetti non ancora recensiti ma comunque degni di nota.

Advertisements

3 thoughts on “Pillola cinquanta: “I fuochi della sera”, di Giopota

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...