Pillola cinquanta bis: FolkFools!

folkfools

Allora: questa non è propriamente una pillola, perché non c’è alcuna storia da recensire. Ma c’è, invece, una storia da raccontare, che come nelle migliori tradizioni ne contiene altre. Ho pensato quindi che – insieme alla “normale” pillola 50 – fosse il modo migliore per festeggiare il raggiungimento del cinquantesimo articolo di questo blog, che nelle storie e grazie alle storie (a fumetti) è nato, e proprio di esse si è nutrito fin dal giorno della sua creazione.
Certo, direte voi, la “festa” è fittizia, perché questa pagina NON si chiama le CENTO pillole, ma le CENTODIECI. Ma chissenefrega?
E chiusa lì.

Folksfool non è dunque un fumetto, ma un Artbook, ideato dalle fondatrici del Rêverie Studio Elisa Serio, Connie Daione e Marta Zaccarini. E la prima storia è appunto quella di tale studio, che le sue creatrici definiscono così:

L’idea comune dello Studio è quella di creare artbook originali e autoprodotti, con la partecipazione di altri artisti emergenti. Alcuni dei nostri progetti sono a scopo di beneficenza, come il nostro primo artbook, “FolkFools”. Questo significa che il ricavato di tali progetti va devoluto completamente in beneficenza alle associazioni che decideremo di volta in volta.

Progetti autoprodotti, dunque, che decidono di non essere al centro dell’attenzione, di non essere solo “obiettivo di loro stessi”, ma di porsi in un certo senso in secondo piano non raccontandosi soltanto, bensì diventando strumento da usare per una giusta causa, rimandando il pensiero della gente a qualcosa di esterno all’artbook stesso, e anche al concetto stesso di fumetto. Iniziativa nobile, no? Che poi è un po’ quello che fanno i religiosi: fare del proprio corpo, della propria vita, non un mezzo per divertirsi, guadagnare e vivere incredibili avventure, ma uno strumento da usare per il bene del prossimo, di chi ci sta vicino.
Ecco: il vero senso dell’essere religiosi è appunto questo, sacrificare noi stessi per il bene degli altri, toglierci dal centro dell’attenzione scegliendo di sistemarci invece altre persone, utilizzare questo “strumento” che ci è stato donato (il corpo, la vita) per metterlo al servizio di qualcun’altro. E se forse ad alcuni questo paragone sembrerà molto azzardato, e per certi versi ovviamente lo è, è la stessa cosa che nel suo piccolo il Reverie Studio – pur con tutti i distinguo del caso – si propone di fare. Prendersi un po’ di tempo per pensare anche ad altri da noi, a situazioni e problemi anche estranei al mondo del fumetto, usare lo strumento dell’arte non solo per farsi amare e per costruirsi una carriera e uno stuolo di fans adoranti, ma anche per metterlo a disposizione di qualcuno che può trarne vantaggio.

Ho esagerato?  Ma in fin dei conti fare VERA “beneficenza” significa questo, e questo è ciò che bisognerebbe avere in mente quando la si fa. Così come è altrettanto vero che non bisogna “fare del bene” con leggerezza, solo per moda o per sport, perché sembra una buona idea o perché fa tendenza, perché si viene ammirati o considerati saggi. Anzi, a mio parere fare del bene solo per partito preso a volte da’ risultati peggiori che fare del male.
Il Reverie Studio e le sue autrici vanno dunque apprezzate e sostenute, perché hanno deciso – insieme a tutti gli altri autori – di donare parte del loro tempo e del loro impegno non per profitto personale ma per dare supporto ad altri. Non è da tutti farlo, anzi il concetto stesso è spesso sottovalutato, ma è qualcosa che se fatto nel modo giusto può dare molto sia a chi lo da’ che a chi lo riceve.
Amen, fratelli.

Ovviamente, la seconda storia è quella dell’artbook in questione, il progetto FolkFools, che è una raccolta di illustrazioni donate da 45 autori diversi e che ha come tema i miti, il folklore e le leggende del mondo. Il volume uscirà in concomitanza della fiera di Lucca Comics di quest’anno (quindi tra poco), e il suo ricavato andrà interamente devoluto a un centro per la salvaguardia delle tartarughe marine.
L’albo è un brossurato di 64 pagine in formato A4, con 45 illustrazioni a colori, in vendita a 10 euro. Da quel che ho capito sarà possibile acquistare il volume presentandosi alla Self Area di Lucca, per chi ci sarà, oppure richiederlo direttamente alle sue creatrici, che provvederanno a spedirlo in un secondo momento.

Descrizione delle autrici? Eccola:

Avete preparato le valigie? Il viaggio intorno al mondo a caccia di miti e leggende sta per cominciare!
45 brillanti artisti si riuniscono in quest’albo per creare una mappa colorata ed unica del fantastico mondo dell’immaginario!
Sia criptozoologia che racconti leggendari, che superstizioni trovano il loro posto fra le pagine di FolkFools!
E voi, siete pazzi per il Folklore? Se la risposta è sì, questo è l’albo che fa per voi. Se la risposta è no… perché non date un’occhiata per ricredervi? Un albo ad edizione limitata da non farvi scappare assolutamente.

La terza storia, a questo punto, è quella di tutti gli artisti che si sono uniti al progetto, donando il contributo di un’illustrazione. Sono tanti, sono professionisti o semplici aspiranti tali (per il momento), e sono accomunati da un grande talento. I 45 rappresentano pienamente i tantissimi fumettisti italiani, giovani e dotati, che sono in attività nel nostro paese, e che producono costantemente opere degne di nota; dimostrazione di quanto fluido, quanto valido, quanto variegato è il mondo del fumetto (indipendente, autoprodotto, amatoriale, professionale, esordiente) italiano. Mi piacerebbe raccontare le storie di ciascuno di loro, ma per forza di cose mi limiterò a citarli tutti. Poi saranno loro, in questo progetto e in tutte le loro opere personali, a far sapere al mondo tutto ciò che li riguarda.
Lista:

0. Antonio DeLuca (copertina)
1.Gianluca Galati
2.Marga Biazzi(LeChatNoire)
3.Paola Cocchetto
4.Melissa Ottonello Ferrati
5.Enrica Eren Angiolini
6.Vittoria Barulli
7.Marta Zaccarini
8.Esther Alba Cristofori
9.Stefano Martinuz
10.Alberto Forlani
11.Valeria Ietti
12.Roman Roland Kuteynikov
13.Simona Fabrizio
14.Pocci Pocetta
15.Giulia Adragna(Giulia Fragole Ciliegie)
16.Greta Traldi
17.Letizia Rizzo(Letizia Luthien Linoermel)
18.Martina Andrea Batelli
19.Elisa Ellie Serio
20.Jessica Marino
21.Benedetta Fiore
22.Davide Dado Caporali
23.Sara Fabrizi
24.Mario del Pennino
25.Ilaria Ticcy Ticino
26.Eleonora Suri Bovo
27.Eleonora Bruni
28.Valeria Tenaga Romanazzi
29.Diana Mercolini
30.Valentina Pinto
31.Ilaria Gelli
32.Davide Fabrizzi
33.Beatrice Zeo Bovo
34.Gabriele Bagnoli
35.Elisa Ferrari
36.Connie Daidone
37.Liana Recchione
38.Silvia Coeleth Rizzo
39.Dorotea Gizzi
40.Carmine Pucci
41.Mauro Delli Bovi
42.Giulia Priori
43.Lonnom Bao
44.Elisa Sanvito
45.Daniele Orlandini

La quarta storia, ovviamente, è quella dell’associazione che riceverà i soldi ricavati dalla vendita dell’Artbook, il Lampedusa Turtle Group, che i suoi fondatori descrivono così:

Il Centro Soccorso annualmente ospita circa cento tartarughe marine: la maggior parte di esse viene accidentalmente catturata con gli ami e con le reti, ed arriva al piccolo ospedale grazie alla preziosa e fondamentale collaborazione dei pescatori di Mazara del Vallo, di qualche operatore a Lampedusa, fra cui fondamentale è il supporto delle Forze dell’Ordine con le vedette a mare della Capitaneria di Porto, dei Carabinieri e della Guardia di Finanza. Molte tartarughe arrivano dalla Sicilia, dove le squadre del WWF, specialmente le guardie della Riserva Naturale di Torre Salsa, Paceco e Capo Rama, affrontano i viaggi di collegamento dalle Capitanerie dove l’animale è stato trasportato al traghetto di Porto Empedocle, con qualsiasi tempo e a qualsiasi orario! Il Centro Soccorso vive grazie all’impegno di volontari, italiani e stranieri, che soprattutto nei mesi estivi coadiuvano il personale presente nelle attività di monitoraggio, recupero, cura e marcatura delle tartarughe marine e nella informazione e sensibilizzazione dei turisti che ogni anno visitano l’isola

E la quinta storia è quella delle tartarughe marine, che vivono da sempre nei nostri mari, e che purtroppo come tante specie animali rischiano oggi l’estinzione. Per parlare di loro, mi appoggerò di nuovo al sito del LCG, lì dove dice:

Le tartarughe marine nuotano nei nostri mari da oltre duecento milioni di anni. Parenti strette delle tartarughe terrestri, hanno solo trasformato i loro arti in pinne e assunto una forma idrodinamica.Tutte le tartarughe marine sono considerate specie in estinzione e quindi protette da leggi nazionali ed internazionali.
Sette sono le specie che popolano i mari, ma di queste solo tre frequentano il Mediterraneo. Una è considerata rarissima, poiché frequenta acque profonde, alimentandosi esclusivamente di meduse: è la tartaruga liuto (Dermochelys coriacea), che raggiunge i 2 metri di lunghezza ed è impossibile confonderla per via del suo carapace carenato, coperto da una pelle molto spessa. Poi c’è la tartaruga verde (Chelonia mydas), vegetariana, ospite regolare in Mediterraneo che può superare il metro di lunghezza, e si riconosce dal colore bruno verdastro del carapace.Infine c’è la tartaruga comune (Caretta caretta), frequente nelle acque di tutto il Mediterraneo. Può arrivare al metro di lunghezza, è onnivora, mangia di  tutto, ed ha un bel carapace colore rosso marrone.
Di Caretta caretta – animale simbolo di Lampedusa – come tutte le tartarughe marine, si sa ancora poco, se non che trascorrono tutta la loro vita in mare. Gli unici ricordi della lontana origine terrestre sono la necessità di tornare in superficie per respirare, e per le femmine adulte tornare a terra per deporre le uova. La dieta è composta da pesci, granchi, molluschi, spugne e soprattutto meduse.
Ma il mistero più grande rimane l’eccezionale capacità che le tartarughe femmine hanno di ritrovare la spiaggia giusta per riprodursi dopo migrazioni in cui percorrono migliaia di chilometri.

Personalmente, il mio unico contatto con le Caretta Caretta l’ho avuto in Grecia: le tartarughe venivano durante la notte a deporre le uova nella spiaggia nella quale mi trovavo, e capitava spesso che alzandosi la mattina ci si trovasse con un piccolo quadratino di sabbia interdetto, segnalato da una piccola capannetta di legno sistemata dai membri di un’associazione inglese, e che aveva lo scopo di segnalare la presenza del nido in modo che i turisti non andassero a pestare le uova.
Proprio per poter dare alle tartarughe la privacy necessaria, e a permettere ai tartarughini di raggiungere il mare in tranquillità, le spiagge erano chiuse ai bagnanti di notte e fino a una certa ora del mattino. Impresa per me degna di nota e di ammirazione, segno di rispetto per tutti quei poveri animali che, seguendo semplicemente il loro istinto, da “padroni” della spiaggia, si sarebbero altrimenti trovati le rive occupate e infestate dal più perfido e crudele parassita che esista a questo mondo: l’uomo.
Noi.

Ben venga dunque un progetto come FolkFools, che oltre a farci vedere all’opera tanti bravi artisti in un certo senso “ripaga” la natura dei danni che noi esseri umani continuiamo a infliggerle, immemori da dove veniamo e incoscienti riguardo a dove finiremo a furia di distruggere tutto per il nostro profitto.
Complimenti dunque alle sue creatrici, e a tutti i fumettisti che hanno voluto generosamente partecipare.

E per chi volesse qualsiasi tipo di informazioni, può trovarle nella pagina ufficiale di FolkFools, QUI


Se volete sapere il nome dell’artista che ha disegnato l’illustrazione che compare come immagine di apertura di questo blog, potete trovarlo – insieme a quello di TUTTI gli altri autori che hanno partecipato nel passato –  nell’apposita PAGINA dedicata agli omaggi a L110P, così come in apposite pagine potete trovare TUTTE LE RECENSIONI, e le SEGNALAZIONI di fumetti non ancora recensiti ma comunque degni di nota.

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