Pillola cinquantuno: “Racers”, di Elisa L. Cross e Sara Fabrizi.

la cover del primo capitolo di Racers
la cover del primo capitolo di Racers

Racers, fumetto italiano dalle ovvie (ma non scontate) influenze manga, è ideato, scritto e disegnato da due ragazze che si firmano con lo pseudonimo Nyesis, e che si autoproducono una rivista con periodicità annuale, chiamata Ferea, nella quale – oltre a Racers stesso – propongono delle Light Novels.

Il loro metodo di lavoro, a quanto pare, è rigoroso e professionale: Elisa scrive i racconti che sono la base sia dei fumetti che delle Light Novels, mentre Sara si occupa di illustrarli o di “tradurli” in tavole disegnate. Una revisione finale e il prodotto è pronto.

Potrebbe andare meglio di così? Direi di no, e i risultati si vedono. Basta visitare il loro sito per rendersi conto che tutto il loro lavoro è improntato alla massima professionalità possibile: niente è lasciato al caso, tutto è chiaro, semplice, accattivante, ben organizzato, studiato alla perfezione, divertito e divertente. Frutto, insomma, di due artiste che sfruttano al massimo la reciproca collaborazione, riuscendo a gratificare loro stesse e nello stesso tempo il pubblico che le segue – e che spero sia numeroso.

(NOTA per gli AUTORI: questo metodo di lavoro è già un punto a loro favore. Credo infatti sarebbe utile, per alcuni autori, trovare un compagno o una compagna d’arte col quale collaborare. Ci sono in effetti molti disegnatori che si improvvisano sceneggiatori, e viceversa molti sceneggiatori che non hanno idea di come produrre i loro fumetti visto che non sanno disegnare. Ma per quanto sia bello e invitante per tutti dare vita alle PROPRIE storie, trovare un altro fumettista che sia sulla stessa lunghezza d’onda in certi casi non è una cosa negativa, tutt’altro: riuscire a mettere in piedi una collaborazione valida, nel quale ciascuno dei collaboratori dia il meglio di quel che sa fare, darebbe come risultato finale un fumetto meditato, più professionale, all’interno del quale le varie menti coinvolte ricoprirebbero anche la parte di editor, ricontrollando il lavoro dell’altro. Pensateci, se ne sentite la necessità: con la collaborazione di uno sceneggiatore chi ama disegnare vedrebbe sparire il “peso” di dover pensare anche alle storie, e chi scrive potrebbe finalmente veder realizzate le proprie idee. FINE NOTA)

Ciò che deriva da tutto questo è – come ho anticipato prima – una vera e propria rivista, nella quale trovano posto i capitoli di Racers accompagnati dalle Light Novels, che per chi non lo sapesse sono dei racconti illustrati. Di tale rivista, dalla periodicità annuale, sono usciti al momento due numeri, che corrispondono ad altrettanti capitoli di Racers, i quali sono comunque disponibili per la lettura online. Aggiungo solo che le autrici hanno studiato anche dei gadget come spillette, accessori, portachiavi, e il gioco è fatto.

Ma di cosa parla Racers? Eh, qui mi trovo un po’ in difficoltà, perché ogni minimo accenno alla trama risulterebbe come un possibile spoiler, rivelando i tanti spunti interessanti che sono distribuiti lungo i primi due capitoli, e a mio parere credo sia più giusto che il pubblico li scopra durante la lettura stessa piuttosto che leggendoli qui. Mi limiterò a dire solo che l’ambientazione è vagamente Vittoriana (Inglese, comunque), che il protagonista è un bambino, orfano, adottato da un “misterioso detective”, abilissimo e conosciutissimo, il quale è ossessionato da un imprendibile nemico, assassino e ladro senza scrupoli. Ma la realtà è ben più complessa di così, in quanto sia il detective sia il suo acerrimo nemico nascondono più di un segreto, e tali segreti sono davvero incredibili.

Ho svelato troppo? Spero di no.

i protagonisti di Nyesis in una bella foto di gruppo
i protagonisti di Nyesis in una bella foto di gruppo, in stile “deformed”

Cosa dire riguardo a Racers? Che sicuramente è un prodotto che nasce vincente, in quanto riassume in sé tutte le caratteristiche che rendono un fumetto – un fumetto di quel genere – di qualità. Il soggetto alla base è ben pensato, sorprendente, pieno di misteri e svolte di trama. I dialoghi sono freschi e realistici, privi di infodump o di gorgheggi narrativi. Le tavole sono progettate in maniera molto chiara e comprensibile, in perfetto equilibro tra stile accattivante ed esigenze narrative. E infine il disegno è tecnicamente ineccepibile, sia per quanto riguarda gli sfondi sia riguardo personaggi, retini e scene d’azione.

La trama è immediatamente comprensibile, e – cosa che io reputo molto importante – ogni elemento è messo in gioco fin dalle prime pagine, riuscendo a dare al lettore un quadro completo della situazione ma nello stesso tempo ingolosendolo con l’inserimento di misteri che tengono desta l’attenzione. I personaggi sono immediatamente “incasellabili” all’interno di etichette narrative (il giovane assistente ingenuo ma coraggioso, l’eroe capace ma stravagante, il nemico senza scrupoli…), ma nello stesso tempo contengono quell’elemento in più, non immediatamente percepibile al lettore, che li rende personali, dà loro maggiore tridimensionalità e carattere, e nello stesso tempo li rende misteriosi: Il detective è capace e stravagante, MA… ed è proprio su quel MA che prendono vita le caratteristiche migliori di Racers.

Forse per un “semplice lettore” quelle che sto dicendo sono cose banali e scontate, forse incomprensibili, ma in realtà sono proprio elementi come questi che differenziano un fumetto bello da uno brutto, e un autore amatoriale da un professionista; sono proprio queste cose apparentemente non percepibili che ti fanno terminare la lettura con soddisfazione, in quanto fanno capire – in maniera cosciente o meno – che il materiale a disposizione non è stato messo insieme con ingenuità o in maniera derivativa, bensì con cognizione di causa. Ed è proprio la mancanza di esse a rendere un fumetto, o anche un film, brutto malgrado all’apparenza pareva bellissimo.
Vi è mai capitato di andare al cinema a vedere un kolossal americano pieno di effetti speciali, con attori fichissimi e una trama che pareva geniale… e poi uscire delusi ma senza capire bene perchè? Eppure c’erano un sacco di scene bellissime!, commentate tra voi e voi. Come mai non mi è piaciuto? Ecco, la risposta è questa: il film era banale nella costruzione, mancava di quegli elementi che invece in Racers ci sono, e che anche se non percepiti da chi ne fruisce fanno la differenza.

Il primo elemento che attira, riguardo Racers – e Ferea e le Nyesis di conseguenza – è proprio questa professionale disinvoltura, infatti: niente voli pindarici nel loro fumetto, niente esagerazioni stilistiche o grafiche (che spesso servono a coprire un vuoto di tecniche o di idee), niente citazionismo spinto, nessuna pretesa di essere chissà quali geni dell’arte… bensì una storia nuda e cruda, offerta con modestia e precisione davvero apprezzabili.

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Tratteggiando un protagonista…

Potrei andare avanti ancora, ma forse no, perché in realtà, come sempre accade con i buoni prodotti, c’è poco altro da dire che non sia già palese. Anche perché continuando a fare complimenti si rischia di diventare stucchevoli, o di ripetere sempre le stesse cose. Peraltro, di Racers sono usciti finora solo tre capitoli, quindi non è possibile fare un’analisi approfondita riguardo svolte narrative e sviluppo della trama, ancora  in gran parte inconoscibile. In ogni caso, ciò che si è visto fino a ora è più che sufficiente per valutarne l’effettiva bellezza.

Spenderò due parole, dunque, su altre cose che ho letto nella pagina, e che mi sono sembrate valide sia nell’ideazione che nello sviluppo. Di Racers, infatti, esiste anche un prologo intitolato “J” (come il nome del protagonista principale), che a quanto pare introduce un altro dei personaggi principali, e che si inserisce in un punto imprecisato della linea narrativa principale inserendovi ancora qualche altro piccolo mistero, sempre gradito.

... stile ineccepibilmente elegante anche qui.
… stile ineccepibilmente elegante anche qui.

Ma all’interno del sito delle Nyesis ho trovato anche un altra storia che non ha nulla a che vedere con Racers, e che pure mi ha colpito e interessato. Tale breve fumetto, inoltre, ha in sé un elemento che io amo sempre vedere quando ho a che fare con ragazze che scrivono e disegnano in stile manga, e cioè l’immagine che vedete qui sotto:

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Firenze!

Visto? Ambientazione italiana! 

E’ una piccolezza, direte voi. E’ una cosa di poco conto. Eppure per me è qualcosa di molto valore, che in un certo senso “nobilita” queste autrici nei confronti dei vari detrattori che dicono sempre che i fumettisti italiani che fanno manga sono dei “traditori” o dei “fissati” che conoscono meglio il Giappone che l’Italia. Non dubito che questa cosa possa avere un fondamento, ma il fatto che esistano fumetti del genere mi pare un’ottima risposta riguardo a chi fa di tutta l’erba un fascio, a chi generalizza, e a chi giudica un artista prima ancora di leggerlo.

In fondo, non è “colpa” di nessuno se tante artiste italiane sono cresciute leggendo manga, e ora tentino di riprodurne il segno. Ma il fatto che questo segno venga poi usato per storie NON ambientate nel giappone feudale o a Tokyo 2015, bensì nel nostro paese, nelle nostre città, e soprattutto raccontando la realtà che ci circonda, significa una sola cosa, e cioè che queste artiste stanno semplicemente narrando il LORO mondo, usando lo stile e il segno che ritengono più affine alla loro personalità.

La storia alla quale mi riferisco, intitolata “La finestra sempre aperta”, è un raccontino breve che non ha nulla di particolare, bensì è la semplice trasposizione a fumetti di una leggenda Fiorentina apparentemente spaventosa; ma semplicemente il fatto che esista è per me una nota di merito. Sia perchè il racconto è ben fatto, e conserva in sé tutte le doti positive che ho già avuto modo di descrivere parlando delle due autrici, e sia perchè in pochissime pagine riesce a raccontare una storia concreta e affascinante in modo efficace, e che fa rimpiangere il fatto che – come sempre – finisca troppo in fretta.

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Horror a Firenze? Chissà…

IN DEFINITIVA, Racers, così come gli altri fumetti targati Nyesis, è un prodotto davvero ben realizzato, attento sia ai disegni che alla composizione della tavola, allo sviluppo dei personaggi e alla creazione di una trama interessante. Il webcomic che ne deriva, incontro di due personalità artistiche molto affini l’una all’altra, è davvero interessante, di quelli che sarebbe bello vedere stampati, in quanto promette moltissimo, e che è quasi un peccato vedere diluito nell’arco di mesi e mesi, con capitoli così radi che finiscono per nuocere alla storia. Ma ahimè, c’è poco da lamentarsi: la realtà è questa qui. Io spero solo che le due autrici possano continuare a esprimersi, cosa già difficile di per sé, conservando lo stesso talento e la stessa passione. Augurerei loro di trovare un lavoro nel campo dei fumetti che consenta una libera espressione della loro personalità, ma al momento mi accontento di segnalarle, e di far loro i complimenti per la grande bravura e maturità.

Le Nyesis sono davvero due autrici da tenere d’occhio. Spero di poter continuare a farlo a lungo.
(intanto l’ho fatto a Lucca, dove le ho incontrate e spero di non aver messo loro troppa ansia dicendo che le avevo già recensite.)

Complimenti per il gran lavoro!

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UN PREGIO: la grande professionalità.
UN DIFETTO: “difetto” tra vigolette, perchè immagino non sia facile portare avanti il progetto; ma è un vero peccato che tra un numero e l’altro del fumetto debba passare tanto tempo.
CHI COSA COME:Racers“, fumetto scritto da Elisa L. Cross e disegnato da Sara Fabrizi, disponibile per la lettura online o acquistabile all’interno della rivista autoprodotta Ferea, 3 numeri formato A5, b/n, in vendita sul SITO UFFICIALE.


Se volete sapere il nome dell’artista che ha disegnato l’illustrazione che compare come immagine di apertura di questo blog, potete trovarlo – insieme a quello di TUTTI gli altri autori che hanno partecipato nel passato –  nell’apposita PAGINA dedicata agli omaggi a L110P, così come in apposite pagine potete trovare TUTTE LE RECENSIONI, e le SEGNALAZIONI di fumetti non ancora recensiti ma comunque degni di nota.

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