Pillola cinquantaquattro: BANdiera nera, di Giro

Bandiera1Penso sia chiaro e palese a tutti il fatto che al giorno d’oggi buona parte della nostra vita “mentale” si svolge all’interno dei social media. Per qualcuno è un semplice passatempo, per altri un elemento importantissimo, per altri ancora un vero e proprio lavoro, e c’è anche chi all’interno di pagine e gruppi riversa tutte le proprie debolezze, speranze e paure.

Col passare del tempo la finta realtà dei social media, Facebook primo fra tutti, ha invaso la nostra vita quotidiana: quello che prima era impensabile ora è alla portata di chiunque, le nostre vite hanno smesso di essere private e sono diventate porte aperte nelle quali il primo che passa può infilare la testa per spiare, e (quel che è peggio) commentare e giudicare sulle basi di sue personali opinioni e convinzioni prive di fondamento; e infine le nostre stesse esistenze hanno iniziato a essere modificate in maniera attiva proprio da quello che accade nel mondo “virtuale”.
Immagino che a molti di voi sarà capitato di frugare nelle foto di amici per vedere cosa stanno facendo ora che li avete persi di vista (modo elegante per dire “farsi i cazzi degli altri”), ma a un numero ancora maggiore di voi sarà capitato di litigare con perfetti sconosciuti tramite lunghi scambi di messaggi che non portano a niente se non a un estremizzazione della “lotta”. Per non parlare degli incontri con i truffatori, gli “haters”, gli “spammatori”, i “complottisti”, i “leoni da tastiera”, i creatori di “flames”, i “troll”  e tutti gli altri rappresentanti della variegata fauna che popola quelle terre. Pensate: c’è addirittura qualcuno che crede che quello che succede nei social sia vita vera.
Ben vengano dunque fumetti che trattano questo argomento, quanto mai vicino a noi, e soprattutto facendolo in modo distaccato e critico, e non – come qualcun altro fa – in maniera autoreferenziale e indulgente. Internet è una miniera d’oro, ovvio (per chi sa usarla), ma anche un piccolo mostro dal quale guardarsi, e di fronte al quale bisogna arrivare preparati.

Non sono mai stato un fan del “volemose bene, semo fatti così”, che con la scusa di mettere in luce un elemento delle nostre vite non fa altro che dargli dignità, e sono sempre pronto a considerare un punto di vista critico o negativo. Ecco perché ho apprezzato il tentativo fatto da Girolamo Berto, aka Giro, con il suo “BANdiera nera”, un fumetto autoprodotto che in poche pagine descrive una realtà ben diffusa e le sue conseguenze in modi per nulla comprensivi o accattivanti.

Di cosa parla BAN? Di un ragazzo come tanti – sorta di alter-ego del suo autore – che un bel giorno scopre che la sua pagina Facebook è stata segnalata e chiusa. Il nostro eroe, che tanto eroe non è ma anzi un po’ infantile e ingenuo, precipita subito nel peggiore degli sconforti. Solo l’intervento del suo scimmiesco amico Reeko (che è una sorta di alter-ego dell’alter-ego, un “grillo parlante” punk, scorretto, sboccato e privo di pazienza) sembra aiutarlo a non perdere la testa; ma quando per un caso fortunato (dato dal fatto che nei fumetti TUTTO è possibile: ottima trovata metanarrativa) il nostro protagonista scopre CHI E’ la persona che lo ha denunciato alle autorità Facebookiane, e decide di prendersi la sua vendetta… ecco che le cose prendono una piega inaspettata, trasformandosi in una vittoria che ha il sapore della sconfitta. O una sconfitta apparente che in realtà è una grande vittoria. 

Bandiera5Sebbene il “colpo di scena” non sia il primo motore di questo fumetto – interessato a  altro che ai “trucchi” dei comics seriali – dire di più sulla trama equivarrebbe ovviamente a spoilerare, facendo rivelazioni non richieste. Eviterò, quindi; limitandomi a dire che la storia e il suo autore – per quanto io pensi che entrambi sarebbero in grado di dare di più –  mi hanno convinto. E questo su vari livelli.

Bandiera2A livello di confezione del prodotto, un piccolo albo in bianco e nero prodotto con l’aiuto del collettivo di autori chiamato “Abusivi”, e che denota cura nella progettazione, nel formato e nella stampa, tutte cose che lo rendono un albo fisicamente “bello”, azzeccato nel modo di presentarsi, professionale, piacevole da possedere e sfogliare. Graditissime, in questo senso, le pagine iniziali con le varie prefazioni, e le ultime con gli omaggi e le dediche: personalmente amo molto vedere un albo nel quale viene dato giusto peso anche ad altro oltre alla storia. Sarà che sono nato (come lettore) nell’epoca in cui note, presentazioni, articoli di accompagnamento e rubriche erano il pane quotidiano del lettore di fumetti, ma devo dire che la loro presenza mi dà sempre l’impressione che la storia sia più completa. Se non altro, uno straccio di presentazione serve a orientare il lettore, facendolo arrivare alla lettura delle tavole con un minimo di “preparazione”.

Anzi, il mio consiglio è che tutti gli autori riservino qualche pagina a testi del genere: oltre a introdurre nel modo corretto l’albo, creando le giuste aspettative nei lettori, esse servono anche a farvi conoscere, a rendervi “persone” oltre che “fumettisti”, a creare quell’EMPATIA che è poi uno degli argomenti dello stesso BAN.

Il SECONDO LIVELLO è ovviamente quello dei contenuti, e qui direi che ci siamo già espressi in precedenza: storia valida, temi importanti, fine non banale o scontata. Quello che ci vuole per indurre il lettore a riflettere. In questo senso BAN mi ha ricordato un film inglese di qualche tempo fa, intitolato EDEN LAKE, nel quale una coppia di tranquilli fidanzati si recava per un week-end di campeggio sulle rive di un lago, e per colpa di un equivoco iniziava un litigio con alcuni ragazzi di periferia che in poco tempo assumeva proporzioni enormi, apocalittiche. Il film era ottimo, e ho ritrovato tracce del tema anche in questo BAN: cose da nulla che assumono proporzioni devastanti, e che mettono a rischio la nostra umanità.

Il TERZO LIVELLO è quello più propriamente tecnico, cioè disegni e dialoghi. Il disegno è semplice, efficace per quel che narra, al servizio della storia. Non è un segno perfetto, per certi versi è ancora acerbo (soprattutto lì dove bisognerebbe concentrarsi su sfondi e altri elementi decorativi che non siano i protagonisti stessi), pare conservare al suo interno echi di Leo Ortolani, e se vuole puntare in alto deve diventare meno erratico e più concreto nella rappresentazione; ma è un segno che nel poco tempo in cui ho iniziato a seguire Giro ho visto crescere, evolversi e farsi più personale ed efficace, per cui non mi ci soffermerò più di tanto: tempo e possibilità di aumentarne l’efficacia ci sono, e in ogni caso già per come è ora riesce a esser comunicativo quel tanto che basta a far scorrere la trama senza problemi, creando anche un senso di attesa che credo sia la cosa migliore di tutte.
Insomma: leggendo si ha voglia di sapere come andrà a finire la storia, anche grazie alla presenza di dialoghi concisi ed efficaci e scene semplici ma non semplicistiche. E questo è ciò che deve – o perlomeno dovrebbe – restare alla fine, l’elemento che lascia soddisfazione nel lettore.

Bandiera3BANdiera nera non si può dire un prodotto perfetto in tutto, ma chissenefrega: non è questo il punto e nessuno lo pretende. E’ comunque un fumetto che tratta un tema importante, lo fa senza sentirsene succube e senza cercare di renderlo “figo” o “comico” o “accattivante”, ma di esso – dei problemi che possono nascere nella vita reale partendo dalla rete internet – offre una visione che prova a essere vera, che tenta di scavare nei paradossi che si creano in questi nuovi rapporti mediati dai social media, e che sebbene senza approfondire troppo tocca in poche pagine diversi argomenti degni di nota. Al suo interno si parla del peso che cose futili riescono ad avere nelle nostre esistenze (la chiusura di una pagina Facebook ci manda nello sconforto!), delle incomprensioni e dell’odio che nascono dal nulla ma da quel nulla si alimentano fino a diventare enormi e pericolose…

(NOTA: c’entra forse poco, ma mi piace citare una frase che Kafka scrisse riguardo le lettere d’amore,e che diceva:

Scrivere lettere è una relazione con i fantasmi: non solo il fantasma del destinatario, ma anche il proprio, che emerge tra le righe della lettera che si va scrivendo. I baci scritti non giungono mai a destinazione, se li bevono lungo la strada questi fantasmi.

Non è forse la stessa cosa che accade oggi, più di cento anni dopo, su internet? FINE NOTA.)

… e si parla di sfuggita anche di un altro elemento molto caro agli autori, e cioè il furto di opere d’arte telematiche effettuato da utenti senza scrupoli, i quali girano la rete in cerca di battute buffe, vignette “fiche” e probabili meme, e li ripubblicano sulle loro pagine senza nemmeno nominare il loro autore, con la scusa che ciò che viene messo in rete diventa automaticamente pubblico, e quindi tutti possono farne ciò che vogliono. (Avevo già accennato a questi argomenti nella recensione a Je suis chapeau: come far credere a tutti di essere un fumettista, che parlava appunto di come si può tentare di diventare famosi sfruttando senza scrupoli certe particolari caratteristiche di Facebook et similia).

In BAN, sebbene niente lo farebbe immaginare all’inizio, trova spazio anche la violenza, o meglio vari tipi di violenza tra i quali anche quella fisica. Anche qui, sebbene l’atto sia offerto in maniera non insistita e non accusatoria, i significati permangono, e sono quelli che forse ci fanno riflettere di più: fin dove possiamo spingerci per vendicarci di un torto subito? Ed è possibile che la vendetta diventi molto più grave del motivo che le ha dato origine?

Insomma, BAN di carne al fuoco ne mette molta, e si muove lungo i binari di una materia che appare “sentita” dal suo autore, il quale cerca di raccontarla sinceramente. Si intravedono i suoi sforzi di interpretare gli elementi che ha evocato, di trovare un senso, uno scopo, una spiegazione lì dove essa pare sfuggire; e quando scopre di non poterci riuscire del tutto, così come non possiamo noi lettori, non si rifugia nel pietismo o nell’accettazione passiva (o peggio: nell’autoindulgenza o nel “beh, er mondo è fatto così, che cce potemo fà?”, che proprio non sopporto) ma lascia aleggiare le sue domande forse scomode, di certo meno rassicuranti di molte altre che troviamo in giro.

E’ ben fatto, dunque, BANdiera Nera, piccolo fumetto che ho “visto crescere” a partire dalla versione 1.0, e che è indubbiamente maturato insieme al suo autore. Per chi, come me, ha avuto modo di leggere la prima versione, i miglioramenti sono stati immediatamente percepibili, così la maggiore concentrazione nel narrare la storia. Quando ho saputo che Giro stava lavorando a una stampa che era anche un REMAKE della sua storia, ho fatto subito il tifo per lui, e sono contento di vedere che l’averci riflettuto sopra ha giovato alla trama e al messaggio. E’ una cosa che molti autori dovrebbero tenere in considerazione: anche se in molti pensano che la tecnica sia un optional, e che “le cose migliori vengono andando a caso“, è anche vero che il CASO va aiutato da una forte conoscenza tecnica, e che riflettere, riscrivere, meditare sulle proprie idee consente ad esse di esprimersi al meglio, mentre limitarsi semplicemente a scrivere alla meno peggio uno spunto anche geniale equivale molto spesso a sprecarlo, gettandolo al vento in cambio di pochi like.

NON SPRECATE LE VOSTRE IDEE. FATELE CRESCERE. E RITORNATE A ESPRIMERLE QUANDO AVETE AFFINATO LE VOSTRE DOTI.

Mi complimento con Giro, dunque, per non essersi fatto irretire dalle sirene della “notorietà” o dalla fretta, e aver lavorato a fondo alla sua storia. Sono certo che fra qualche tempo riuscirà a scrivere testi ancora migliori, esprimendo in modo ancora più efficace i temi che gli sono cari. Crescere, artisticamente parlando, significa proprio questo.

Tutti così vi voglio!

Bandiera4

“Ciao, sono l’alter-ego dell’autore!”


UN PREGIO: il tema narrato, la scorrevolezza della storia e il segno al servizio della narrazione pur con i suoi limiti.
UN DIFETTO: sfondi e elementi decorativi vanno di certo migliorati. Coprire tutto di nero o disegnare alla buona ciò che non si conosce, non si sa fare o non interessa è forse “politically correct” in questi anni di cambiamento, e in alcuni casi può anche diventare “stile”; ma alla lunga non può essere considerato un pregio sul quale contare.
CHI COSA COME: “BANdiera Nera”, un fumetto scritto e disegnato da Girolamo “Giro” Berto. Spillato, b/n, 4 euri o pagare in visibilità. Per ogni altra info, spedizioni e acquisti, cercare QUI.


Se volete sapere il nome dell’artista che ha disegnato l’illustrazione che compare come immagine di apertura di questo blog, potete trovarlo – insieme a quello di TUTTI gli altri autori che hanno partecipato nel passato –  nell’apposita PAGINA dedicata agli omaggi a L110P, così come in apposite pagine potete trovare TUTTE LE RECENSIONI, e le SEGNALAZIONI di fumetti non ancora recensiti ma comunque degni di nota.

NOVITA’: ora potete trovare altre mie recensioni all’interno di Webcomics.it

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