Pillola cinquantacinque: i Tarocchi di Sudario Brando

tarocchi8Conosco Sudario Brando non da una vita ma quasi (diciamo mezza, per essere precisi), e la mia stima per il suo talento non si è mai affievolita con il passare degli anni; anzi se possibile è aumentata. Soprattutto ultimamente, in concomitanza di un risveglio creativo che lo vede coinvolto in vari progetti, da solo o in compagnia, e che spaziano in ogni branca del fumetto.
Parlo del fumetto fantasy CROM, che ho già recensito su questa pagina. Parlo dell’albo dedicato al calciatore Fabrizio Ravanelli, parlo del suo portfolio dedicato ai robot giapponesi dei cartoni animati degli anni ’80, parlo della sua storia pubblicata a puntate su Verticalismi, e di tutte le storie, vignette, gag e illustrazioni d’impressionante valore che pubblica continuamente sulla sua pagina Facebook e sul suo bellissimo blog.

Ma il prodotto di cui voglio parlare oggi è un altro, ed è – come sempre – qualcosa che nessuno si aspettava: un mazzo di Tarocchi, con tanto di confezione curata e istruzioni per l’uso che contengono la spiegazione di ciascuna carta + il metodo di divinazione, il famosissimo quanto sconosciutissimo “Metodo Zurigo”, capace di spalancare a ogni profano le porte del futuro.

tarocchi6Ovviamente, da una mente geniale come quella di Sudario (attenzione: non uso la parola a caso o con desiderio di piaggeria, sappiatelo) non ci si poteva che aspettare qualcosa di personale, surreale e divertente; e infatti i Tarocchi si sono rivelati esattamente questo. Chi si aspettasse dunque una semplice quanto ennesima (e forse ormai inutile) versione dei noti Arcani rimarrà deluso: niente “Torre”, “Morte”, “Carro”, “Mondo”, “Temperanza”, “Appeso” e via dicendo… bensì “Il Panleone”, “La terrazza”, il “Casco integrale”, la “Giacca di legno” e molti altri (21+0) all’insegna dell’inventiva più totale.

Sudario, come spesso fa – ed è questa la sua caratteristica più geniale – si appropria di qualcosa che fa parte della nostra cultura e la reinventa a suo uso e consumo, trasformandola in una versione “alternativa” che non deride o snatura il concetto di Tarocco, ma invece lo rielabora in una forma nuova ma allo stesso tempo rispettosa delle sue origini. Il concetto di base di questo progetto non è quindi la “dissacrazione” (mi vengono in mente i tanti fumetti che in questa epoca di “permissivismo” si scatenano nel deridere la chiesa o la figura di un Dio già malaticcio nella nostra percezione), e neppure la “dissacrazione fine a se stessa” (che è peggiore della prima). L’obiettivo non è distruggere o pervertire (autori: fate attenzione) bensì quello di appropriarsi della materia narrata in modo da offrirne una versione che oltre a intrattenere e a stupire possa anche indurre chi “legge” a riflettere sulla natura stessa del concetto alla base.

tarocchi1Sono stato troppo prolisso e complicato? Bene, perché significa che dentro il progetto c’è sostanza; ma in ogni caso cercherò di riassumermi da solo: i Tarocchi SB non prendono in giro, non fanno bieco umorismo, non sfruttano l’elemento noto (sarebbe stato infatti sicuramente più facile fare tarocchi come quelli veri), ma ne creano una versione nuova che nel rispetto del concetto originale inseriscono un punto di vista diverso, inventano un discorso critico e offrono spunti di riflessione riguardo il nostro mondo.

Se poi voi tutte queste cose non ce le vedete, amen; ma per farvi capire in quali territori si muove il Sudario Brando, e quali illustri predecessori ha avuto in questo suo modo di fare Arte, citerò Dino Buzzati, che nel 1971 diede alle stampe “I miracoli di Valmorel”, volume illustrato da una trentina di suoi quadri accompagnati da brevi testi. Il concetto che stava alla base del libro era semplice ma efficace: ogni illustrazione rappresentava un ex-voto che gli abitanti di un paese vicino a Belluno avevano offerto in dono a Santa Rita, autrice di grandissimi quanto INESISTENTI miracoli, e che adornavano un capitello misterioso in cima a un bosco.

I miracoli di Valmorel”, libro che prendeva spunto dalla tradizione e dalle credenze popolari (come nel caso dei nostri Tarocchi NON sbeffeggiandole ma omaggiandole e nello stesso tempo trasformandole rispettosamente), diventava dunque un preteso per Buzzati per divertirsi e per sperimentare, ma nello stesso tempo per racchiudere in quelle tavole la summa di quella che era stata la sua vita, il suo pensiero, la sua immagine del mondo, le sue ispirazioni, il suo mondo.

Sudario, nel suo piccolo – cosciente o meno di farlo – compie la stessa operazione, sebbene concentrandosi molto più sull’esterno, sul mondo, che sul suo “interno”, e con risultati parimenti validi. L’operazione appare prima di ogni altra cosa un simpatico gioco divertente e divertito, ma è indubbio che oltre la superficie e oltre la controllata follia si nascondano quei significati che ho citato qui sopra, e che appartengono da sempre a una efficace quanto sperimentale branca della letteratura (e dell’Arte) che a non tutti è dato di conoscere e saper adoperare, così come non a tutti i lettori è concesso apprezzare.

tarocchi2Si può scrivere una recensione seria su un mazzo di tarocchi finti, fintissimi, dai nomi tipo “L’uomo senza busto” o “La rotonda”? Ecco: evidentemente sì. Perché anche nelle opere apparentemente più disimpegnate e assurde si può ritrovare quel germe di significato che a volte manca in altre ben più impegnate. Anzi, penso che ci sia una lezione da imparare da tutto questo, ma pensateci voi, se ne avete voglia. Altrimenti potete pensare che sono un pazzo che dice cose a vanvera, e che molto probabilmente preferisce parlare in modo più positivo di un mazzaccio di carte solo perchè fa “figo”, invece di concentrarsi su qualche GN di autori acclamati.

Che altro dire? Che sfogliare i Tarocchi di Sudario è divertente e appagante, sia per la mente che per gli occhi. Forse l’ho già detto, ma l’impressione che si ha è quella di essere caduti in un mondo parallelo, e la seriosità del progetto contribuisce a dar vita a questa strana illusione. Verrebbe quasi da mettersi a leggere quelle illeggibili lame (lame = carte), e interpretarle con il metodo Zurigo in cerca di profezie; e anche questo è interessante, credo: mostra quanto di noi proiettiamo su quelle carte, quali sono le nostre aspettative e i desideri.

La mia idea è che sarebbe utile per molti autori riflettere su un progetto simile, su ciò che rappresenta e sui suoi significati. Non tanto per i Tarocchi, ma per il modo di fare Arte che traspare da questo lavoro. Un metodo personale e frutto di ispirazione singolare e trasversale, che non segue certo le mode o ciò che fa successo e si presenta con semplicità e limpidezza. Un metodo di raccontare che non si ferma a un genere, a una trama o a un personaggio, che non racconta UNA STORIA bensì L’ATTO DI RACCONTARE e la gioia di farlo. Questo è quello che sono, questo è quello che faccio, questo è quello che mi piace, sembra dire. Onestà intellettuale, potremmo chiamarla, se non fossimo già stati troppo esagerati con i complimenti. E citare Moebius e Metal Hurlant, e tutti quegli autori di fumetti francesi degli anni ’70 che teorizzarono dei comics liberi dalle pastoie della sceneggiatura, liberi dalla “necessità” di raccontare una storia, e che si liberavano da trucchi narrativi, trame rigorose e storie predefinite per viaggiare verso lidi sconosciuti, surreali, concepiti senza ragionamento, e dove l’illustrazione non era “aiutante” di un racconto ma racconto essa stessa, di pari importanza, e forse anche di più. “Una storia è concepita con la forma un corpo umano,” recitava, più o meno, una delle introduzioni a una numero della rivista Metal Hurlant, “ma perchè limitarsi? Le storie sono libere, perchè non possono avere la forma di un elefante, o di un camino?

Comunque, per non rischiare di perdervi per strada, miei fedeli lettori, forse è meglio chiudere qui.

tarocchi3Unici rischi del progetto? Quello di finire dimenticato dopo la sorpresa iniziale (ma non credo sia questo il caso) e quello di essere comprato “per sbaglio” da un pubblico che non ha bene idea di quello che sta acquistando. Ma diciamo che tali “rischi” sono insiti nel concetto stesso del progetto, credo che il suo autore li avesse bene in mente quando gli ha dato vita, e non tolgono nulla ai Tarocchi, che rimangono un’idea valida e soddisfacente. Se il pittore Kandinsky (o Klimt, o Giorgio Morandi, o chissà quanti altri) si fosse preoccupato del fatto che forse le famigliole borghesi non avrebbero comprato i suoi quadri, non sarebbe stato il genio che invece era.

Questa volta non avevamo dunque (quasi) niente da leggere – come nel libro di Buzzati – eppure ci siamo divertiti stesso. Pensando a quei fumetti o libri dei quali si guarda il numero di pagina sperando che finiscano presto, forse questa volta ci è andata meglio di quanto potessimo pensare.

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UN PREGIO: ironia, surrealismo, ottimi disegni, assenza di prese in giro, contaminazioni, intelligenza, semplicità, onestà e altre cose che finiscono in “ta”.
UN DIFETTO: contenitore larghetto, molto più delle carte. Era meglio più stretto, per una pura soddisfazione “materiale” del collezionista.
CHI COSA COME: i Tarocchi di Sudario Brando, mazzo di 22 carte lisce lisce, in pratico cofanetto, compreso manuale di istruzioni per la lettura e carta bianca che viene personalizzata dall’autore. Stampato in Mesopotamia (giuro!) in un anno indeterminato. Prezzo euro 15. Per ogni altre info, andare QUI.


Se volete sapere il nome dell’artista che ha disegnato l’illustrazione che compare come immagine di apertura di questo blog, potete trovarlo – insieme a quello di TUTTI gli altri autori che hanno partecipato nel passato –  nell’apposita PAGINA dedicata agli omaggi a L110P, così come in apposite pagine potete trovare TUTTE LE RECENSIONI, e le SEGNALAZIONI di fumetti non ancora recensiti ma comunque degni di nota.

NOVITA’: ora potete trovare altre mie recensioni all’interno di Webcomics.it

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