Pillola 56: “Il Libro Nuovo:come la dama e la tigre risalirono l’ignoto”, di Sakka.

austinosmanspare3Sigils are used to enable two things to occur. l) Effective communion with subconscious levels. 2) The lodging of a desire or wish at subconscious levels without the conscious mind being involved or aware.
My formula and Sigils for sub-conscious activity are a means of inspiration, capacity or genius, and a means of accelerating evolution. An economy of energy and a method of learning by enjoyment.
For the construction of Sigils the ordinary alphabet is used. The desire for super-human strength could be formulated as follows: “I desire the strength of my tigers.” In order to Sigilise this desire, put down on a piece of paper all the letters of which the sentence is composed, omitting all repetitions. The resulting sequence of letters, IDESRTHNGOFMY, is thencombined and incorporated into your Sigil. ( This sequence of letters iscalled a glyph.) The wish, thus Sigilised, must then be forgotten; that is to say, the conscious mind must desist from thinking about it at anytime other than the magical time, for the belief becomes true and vitalby striving against it in the consciousness and by giving it (the Sigil)form. Not by the striving of faith.
By virtue of the Sigil you are able to send your desire into the subconscious(the place where all dreams meet.) All desire, whether for pleasure or knowledge that cannot find natural expression, can by Sigils and their formulae find fulfilment via the subconscious.

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ATTENZIONE: questa recensione non è adatta a persone impressionabili.

L’arte non è una linea retta ma un cerchio, al massimo una spirale vista dall’alto.

Esistono opere che possono essere definite capolavori, o esiste solamente un pubblico sufficientemente giovane da considerarle tali?

Esiste, invece, e nonostante tutto, un Bello oggettivo, che non ha nulla a che fare con chi lo osserva, ma vive e sopravvive a prescindere da noi e dalle nostre idee?

Apriamo questa recensione atipica con frasi atipiche e una considerazione: da che mondosakka4 è mondo i tarocchi hanno influenzato l’immaginario di moltissime persone, e continuano a farlo anche ora. E se non vi bastasse questa affermazione considerate  che questa è questa è solo UNA delle recensioni post-Lucca (l’altra ovviamente era la 55, dedicata al mazzo di tarocchi surreali creati da Sudario Brando) che parla di fumetti o comunque di prodotti al centro dei quali c’è proprio la figura dei famosi Arcani Maggiori.

Non vi basta? Allora ricordate che anche l’anno scorso abbiamo avuto modo di comprare nella stessa fiera un fumetto che parlava di Tarocchi, cioè Apocalypse Tarot della Passenger Press. E a maggio abbiamo preso il primo volume delle “Storie dall’archivio” di Dog Kane, nel quale una delle avventure narrate vedeva come protagonista, appunto, una “maga”.

La ruota (della fortuna?) dunque gira, e ogni anno ecco che un nuovo sognatore, artista, pittore, scrittore, fumettista, rimane avvolto nel mistero delle carte. A volte basta solo un incontro fortuito e un minimo di approfondimento per far scattare la curiosità: a chi di noi non è accaduto almeno una volta nella vita?

Molti, dopo l’inevitabile incontro (che arriva puntuale come le febbri autunnali), dimenticano e tornano alle loro normali esistenze. Altri si consolano col più semplice oroscopo. Altri, come la qui presente Sakka, decidono di trarne una storia disegnata; e non si fermano qui: decidono di mettere in mezzo un’altra figura che con i tarocchi, l’inconscio, la mente e i suoi segreti ha avuto molto a che fare, cioè Carl Gustav Jung.

4.1.1
L’ometto.

Non sapete chi è Jung? Googolatevelo da soli.

Non sapete chi è l’ometto ritratto qui sopra? Ve lo spieghiamo dopo.

Il libro nuovo” nasce, insomma, da queste premesse, e narra una storia che non pretende di raccontare nulla di compiuto, e che pure racconta, ma che nella migliore delle tradizioni lascia che siano le immagini stesse, i desideri e (chissà!) forse l’inconscio a muovere il pennello sulla carta, nel tentativo di dare forma a ciò che forma non ha, ma che magicamente – o forse proprio in virtù di tale peculiare caratteristica – può assumere TUTTE le forme possibili. Perlomeno, quelle che la sua autrice e i suoi lettori decidono di conferirgli.

Domanda interessante: può un autore o una persona NON comunicare?sakka5 Ovviamente la risposta è no: ogni iterazione, che sia un urlo o un assoluto silenzio, sono comunicazione. Cosa ce ne facciamo dunque di una fumettista che si presenta dicendo di non aver voluto raccontare/comunicare niente di univoco ma che preferisce siamo noi a riempire i vuoti? Dobbiamo crederle oppure no? Un lettore motivato può arrivare davvero a riempire lo spazio tra quei vuoti? Ma cosa dire allora dei “pieni” che sembrano contenere quegli stessi vuoti come un bicchiere contiene un liquido assente? Non sono essi stessi indicazione a proposito del tipo e quantità di “contenuti” che vi possono essere sistemati?

In un calice per il vino potrò versare acqua, o sabbia, ma non certo infilare una trave di legno larga un metro o un’incudine. E se anche vi versassi sassolini, gel per capelli, dentifricio o monetine, esse prenderanno la forma del bicchiere stesso, senza possibile scampo.sakka3

La domanda dunque diventa: dove finisce l’autore e inizia il lettore? E: è possibile ipotizzare un autore assente in toto? Forse, noi crediamo, se tutte le pagine del suo libro fossero bianche. E pure lì ci sarebbe da ridire: se le pagine sono lasciate in quel modo, un messaggio esiste lo stesso.

Il “Libro Nuovo”, che nel nome non ci ha ricordato Jung bensì l’alchemico “Mutus Liber”, NON narra, allora, la storia di una principessa e una tigre, del loro incontro e della superiore consapevolezza che esso porta con sé, di liberazione e libertà, di catene spezzate e conformismo, di fuga che nello stesso tempo è ritorno, di viaggio e nemici, di maggiore consapevolezza acquisita con l’esperienza, di stagnazione contro evoluzione. L’ambientazione è sospesa, può essere indefinitamente fantastica, fantascientifica o fantasy, in quanto principesse aleggiano non solo nei regni fatati, ma anche nei mondi in cui ogni cosa è talmente tecnologica da diventare indistinguibile dalla magia.

La principessa, dicevamo, incontra una tigre, che  è l’apoteosi di tutte le tigri disegnate, mentre la principessa racchiude nella sua semplicità, tanto candida e lineare da parere quasi traslucida, tutte le possibili principesse. Ci sono poi Imperatori e Imperatrici, Papi e Papesse, ma Principi nessuno. C’è, però, simile ma diverso, un Princìpio. E una Fine. Ma può avere una fine una storia basata sui Tarocchi, che simboleggiano un percorso ciclico? Ed è sensato rimaneggiare le carte, rimescolarle, sistemarle secondo una propria personale scala, quando i libri ci dicono che esse hanno un punto di partenza e un punto di arrivo? Non ci è dato sapere. Ci è concesso però apprezzare il risultato finale, che conforta, appassiona e ci spinge a domandare.

austinosmanspare7E poi che altro c’è? Ci sono le penellate di Sakka, che sono il punto di forza della sua NON-storia: pennellate morbide e profonde nello stesso tempo, sparse sul foglio con mano sicura e mente guidata… da cosa? Eh, saperlo! Comunque possiamo affermare con sicurezza le cose che stiamo dicendo per averle vissute di persona. La signorina autrice stessa ha infatti realizzato per noi – forse senza sapere chi fossimo e senza sospettare che il suo lavoro sarebbe arrivato fin qui – una dedica lunga due pagine intere, fatta di pennellate generose che scorrevano sul foglio bianco e che avevano una cadenza ipnotica, quasi ipnotizzante, rilassante, da caderne addormentati come sotto l’effetto di un incantesimo.

Va detto anche che il libro, volume pregevolissimo, si presenta senza indugi e falsa timidezza. Rinuncia ai piccoli formati e alla semplice brossura per diventare un grande cartonato di pregevole fattura. Splendido, e quasi altero: il prezzo elevato – seppure meritato – scoraggerà l’acquisto da parte del lettore occasionale. Possiamo dire che è esso stesso un metodo per trovare unicamente lettori giusti: solo le persone degne potranno avvicinarsi alle carte. E’ il libro che sceglie il lettore, e non viceversa. Ma anche qui abbiamo una domanda: il lettore giusto è quello che si avvicina a un fumetto che incidentalmente parla di tarocchi o si avvicina a dei tarocchi incidentalmente in forma di fumetto?

Comunque aggiungiamo: a chi un prezzo alto causasse indignazione, ricordi che un quadro di Picasso, che è un fumetto composto da una singola vignetta, viene venduto per milioni. Quindi?

Altra domanda: se come ci dice l’autrice i tarocchi sono stati disposti e disegnati secondo un suo personale ordine, e le altre pagine sono state inserite come raccordi per creare un trait d’union tra esse che ricordasse una storia, allora da dove origina la storia stessa? Dalle carte o dall’autore? Sono le carte a creare la storia o è la storia/l’autore, a disporre le carte secondo le sue necessità?  E il lettore in tutto questo è vittima oppure co-artefice?

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Come forse avete intuito questa recensione è fuori della norma, e contiene più domande che risposte. Riteniamo che sia il metodo migliore per approcciarsi a un fumetto come questo, che dal lettore o forse anche dal recensore pretende partecipazione e scoperta, ambigue mezze verità e misteriosi significati, giudizi ambigui che ciascuno possa interpretare come desidera o come crede di capire; e crediamo e speriamo che la sua autrice apprezzerà, se mai avesse da leggere queste righe. Fare l’opposto avrebbe significato fare la somma dei pregi, la somma dei difetti, tirare una linea, citare il risultato: non crediamo sia ciò che questo libro meriti. Ripaghiamo insomma l’artista con la sua stessa moneta.

austinosmanspare6Il Libro Nuovo non si spiega, ma la postfazione si affretta invece a fare l’opposto. Spiega perché il libro non è spiegabile, e spiega come si è arrivati alla nonspiegazionabilità (parola assurda ma che metto ugualmente). La ricerca di un’assenza di ricerca è ricerca o non lo è?

A parte il “Mutus Liber”, che segnaliamo con convinzione alla sua autrice, credo ci sia un altro personaggio del quale dovrebbe innamorarsi, sebbene noi crediamo che con questa sua opera essa abbia chiuso la porta del Tarocco e dell’Inconscio, e dando forma a ciò che non ha forma abbia forse risolto e condensato tutte le domande che l’hanno assillata fino a oggi. Questo personaggio però lo citiamo lo stesso, ed è il mago/artista Austin Osman Spare, maestro di una particolare branca della Magia del Caos e inventore di un alfabeto del desiderio che codifica la volontà in forme, e che – posso assicurare – funziona davvero. Ecco, signorina Sakka: se ancora non ha trovato saziamento riguardo i misteri della simbologia e dell’esoterismo (per quanto siamo certi lei non creda negli Arcani, e fa benissimo) ameremmo vederla all’opera su un GROSSO e RICCO volume che parlasse proprio di questa figura realmente esistita. Faccia finta che anche questo sia un NON caso che – attraverso il ritrovamento delle carte prima, di Jung dopo, del suo Libro Nuovo dopo ancora, del nostro acquisto e di questa recensione adesso – determinerà un suo necessario percorso, qualcosa che lei ha necessità di compiere per arrivare lì dove mai nessun artista è arrivato prima. Perché, francamente, e senza volontà di critica, ai tarocchi arrivano TUTTI; ma quanti hanno poi la volontà di guardare oltre e affacciarsi davvero nell’abisso?austinosmanspare2

Le immagini che adornano questa peculiare recensione, oltre che dal Libro Nuovo, sono proprio tratte da opere (et imago) di Spare.

Inseriamo qui, invece, la cover del Libro Nuovo, scusandoci vivamente con l’autrice se abbiamo un po’ scherzato, senza voler scherzare, con lei e la sua opera, prendendoci licenze e confidenze forse troppo audaci. Lo abbiamo fatto senza malizia e senza scherno; ma per amore, solo per amore.

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“The energising of such a Sigil must occur at a special time. At the moment of orgasm the wish must be imperatively formulated. It is not in the actual Sigil that the power resides (this is merely the vehicle of the desire) but in the intent with which it is despatched at the moment of exhaustion. Any glyph, personal or traditional, may be used as a Sigil. If personal, it must be the specific vehicle of the desire and designed for no otherpurpose; if traditional, it must have received a new direction which thereby consecrates it to its secret purpose. Powers of visualisation, and self-disciplineand concentration are qualities necessary. “                                 —    AUSTIN OSMAN SPAREaustinosmanspare5


ABBIAMO PARLATO DI:Il Libro Nuovo: come la dama e la tigre risalirono l’ignoto”, di Sakka, acquistabile QUI

Se volete sapere il nome dell’artista che ha disegnato l’illustrazione che compare come immagine di apertura di questo blog, potete trovarlo – insieme a quello di TUTTI gli altri autori che hanno partecipato nel passato –  nell’apposita PAGINA dedicata agli omaggi a L110P, così come in apposite pagine potete trovare TUTTE LE RECENSIONI, e le SEGNALAZIONI di fumetti non ancora recensiti ma comunque degni di nota.

NOVITA’: ora potete trovare altre mie recensioni all’interno di Webcomics.it

 

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