Pillola 57: “2findU”, di Asu

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2 FIND U, o 2findU, o ToFU, come lo chiama la sua autrice (per cui, da ora in poi, sarà TOFU), è un fumetto dalle molte anime – almeno, a me è apparso così – le quali sembrano riecheggiare in pieno quella della Asu, la sua creatrice. E creatrice è proprio la parola giusta, forse, in quanto i protagonisti di TOFU sono anche, in un certo senso, “cavie da laboratorio”, esseri dalle origini misteriose che proprio da una sconosciuta divisione di ricerca e sviluppo sembrano emergere, e sono sorvegliati a vista nientemeno che da scienziati e dall’esercito in persona.
Perché? Non è ancora dato sapere; e anche l’ipotesi che ho scritto qui, queste frasi, sono solamente un concetto vago e imperfetto, di certo incompleto e forse sbagliatissimo, proprio di un lettore e niente più. Fine.
Allora, di che parliamo prima? Della storia o delle “anime”?

Mah, la storia, via.

TOFU racconta di Namie, giovane Idol che però… non vorrei fare troppi spoiler, diciamo che nasconde (forse anche a se stessa) un segreto, e che ha delle origini molto fumose; forse una vita precedente, chissà. Namie è fidanzata con un ragazzo irlandese che compare solo di notte, che di giorno non esce di casa, che è atletico e con i denti appuntiti, che è buono e caro ma non esattamente quello che definiremmo un “essere umano come noi”. E a voi capire di più. I due vivono una vita all’apparenza allegra, con Namie sull’orlo di un gran successo come musicista, e felicemente innamorata del bell’irlandese che la ricambia (anche se, in virtù delle peculiari sue caratteristiche, il loro rapporto non è del tutto perfetto), ma dietro quella sincera felicità si nasconde… l’esercito + gli scienziati + quello che non posso dire + quello che non so + quello che sarà rivelato nei volumi futuri. E stop.

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E le anime? Io di queste anime benedette, specchio dell’autrice, ne ho viste tre, che corrispondono ai tre contenuti più importanti del suo fumetto. Devo ragionarci, non so se è sempre una bella cosa questa di vedere così tanto l’autrice, che credo dovrebbe “mimetizzarsi” fino a scomparire sullo sfondo lasciando tutto lo spazio ai fatti narrati, alle avventure e ai personaggi. MA – perché c’è un MA – non posso neppure dire che questa cosa sia un difetto: a me, a prescindere dalla storia, è piaciuto trovare tante influenze diverse che si assommano, e mi è piaciuto congetturare a quale parte della Asu facessero riferimento.

ANIMA UNO: quella scientifica, che si trova sia all’interno del fumetto che in tutto quello che gli ruota intorno. Asu infatti pare desideri creare un affresco complesso, serio, misterioso e affascinante, e basa la sua storia su esperimenti segreti compiuti (forse) in nome dello studio dell’evoluzione, su creature manipolate in vari modi, all’interno di lavoratori futuristici e facendo uso di apparecchiature, modi di comunicazione/sorveglianza e strumenti che potrei benissimo definire fantascientifici. Quando è di (fanta)scienza che si parla il tono si fa subito serio, preciso e circostanziato. E sia che si parli di esperimenti di privazione di ricordi, sia di sorveglianza a 360° su cavie ignare, sia dello studio di creature non appartenenti a questo piano della realtà, l’autrice cerca di farlo in modo elegante e consono al tema.

Appare chiaro che i protagonisti del fumetto nascondono molto più di quello che vediamo, e che intorno a loro molte persone si muovono con speranza mista a cautela, da anni forse, apparendo ora come custodi ora come guardie. E chissà, forse aguzzini. L’unica cosa certa è che le origini, le motivazioni, gli sviluppi futuri sono imprevedibili e inconoscibili.

Un rischio in tutto ciò? Forse il fatto che tanto, troppo, viene taciuto nel primo volume. E non mi riferisco ai misteri futuri quanto alle basi dalle quali essi si diramano. Una delle speranze di molti autori, credo, (aspiranti fumettari prendete nota) può essere quella che il loro fumetto riesca ad avvincere il pubblico solo con la promessa di future rivelazioni incredibili e sfaccettate, e proprio nell’ottica di tali rivelazioni accade che molte cose siano taciute o non spiegate, o raccontate in dialoghi che mentre suggeriscono 1 cosa ne tacciono 10 altre… Fare così però rende quell’unico elemento conosciuto di durissima interpretazione. Ed ecco allora il rischio: puntare tutto sullo sviluppo di una trama tenuta al 90% misteriosa può bastare?

Certo: parlando in generale di “storie”, creare misteri e curiosità nel lettore è sempre utile. Ma bisogna fare un distinguo: un conto è partire da un punto fisso, un “mistero base” insinuando che da esso ci saranno conseguenze, e un altro conto è tacere tutto, lasciare fumoso tutto quello che riguarda i protagonisti, le loro origini, le loro motivazioni (nonché quelle di chiunque giri loro intorno) e strutturare una storia solo come  “promessa di misteri”. Se si ha l’eleganza di farlo ci si può riuscire, e per compensare è utile puntare molto (come fa ASU) sulle personalità dei personaggi e su una ulteriore trama parallela (in questo caso è romantica) che faccia da “seconda storia alternativa”.

Ma se c’è una cosa che ho imparato dal pubblico di lettori (quelli francesi in particolare tengono moltissimo a cose del genere) è che il primo numero di una serie deve porre quante più basi possibile, spiegare più cose possibili, ed essere quanto più possibile completo. E poi PARTIRE da lì. Nella mente del lettore una storia che non offre punti di partenza solidi e determinati è una storia incompleta, e a meno che essa non sia eccezionale non incuriosisce ma anzi lascia perplessi.

Faccio un esempio OLTRE lo stupido per tutti gli aspiranti autori in ascolto: immaginate i film di Twilight. In essi una ragazza umana si innamora di un vampiro, conosce tutta la sua famiglia e vive incredibili (meh…) avventure. Che Edward Cullen sia un vampiro viene spiegato chiaramente e piuttosto presto, nel primo film, e sulle CONSEGUENZE di quella scoperta si sviluppano tutte le trame (meh…) successive. Immaginate ora che l’autrice non avesse scritto i libri così, ma avesse deciso di rivelare che Edward era un vampiro solo alla fine dell’ultimo. La storia sarebbe stata solo un susseguirsi di indizi e di misteri che non avrebbero portato da nessuna parte, e un probabile spettatore alla fine avrebbe detto “Si, ma insomma, questo Edward che roba è? Che noia, non ci ho capito niente! Quando si arriva al punto? Che li guardo a fare i film successivi?”.

Ripeto: non di certezza si tratta ma di rischio. Ma certo è che non si possono portare avanti all’infinito tanti misteri. Bisogna ogni tanto dare un osso al cane/lettore, altrimenti dopo un po’ quello smetterà di seguirci scodinzolando.

Comunque, tornando a noi, la morale della favola è che abbiamo un’ Asu scientifica e rigorosa, seria e complessa. E tale complessità si mostra gradevolmente anche nel racconto finale che chiude il volume e nelle numerose note a margine, ordinate e precise, che arricchiscono e approfondiscono ,note che io amo sempre trovare nei volumi, magari insieme a una introduzione. E dunque autori ricordate anche questo: parlate del vostro fumetto e rendetelo sempre completo, integratelo, presentatelo. Non c’è cosa peggiore di fumetti privi di contestualizzazione, fosse anche l’introduzione fatta da un amico.

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ecco a voi “SCIENTIFIC ASU”

SECONDA ANIMA: quella dolciosa e allegra, che si sofferma sull’amore e sulle gag, su tante – forse troppe per me vecchio lupo di mare – paroline dolciosine come patatina, dentino, zolletta, micina dispettosina e via così. Namie in fondo è una ragazzina innamorata, e i suoi “siparietti domestici” a volte rispecchiano questa sua natura tentando di alleggerire l’armosfera. Ecco dunque che la fantascienza evapora e il fumetto si trasforma nel racconto di un amore forse contrastato (e c’è pure il terzo incomodo!) ma allegro e saccarinico, oppure in una raccolta di siparietti nei quali compaiono ad esempio la pachidermica gatta Provincia (nome particolare…. Forse perché la gatta è cosi grassa da… fare provincia?) o il Club Rossini, enclave di 4 ragazzine sbarazzine e musiciste classiche che è logico supporre torneranno nei volumi successivi.

Queste trame allegre e romantiche si contendono lo spazio con quelle più serie, e forse glielo rubano un po’. Difficile infatti dire se questo sia più un fumetto serio e scifi con misteri, esperimenti, segreti militari etc… oppure una storia d’amicizia, amore, musica e allegria che ha sullo sfondo alcuni segreti. Certo, è un po’ tutte e due, ma nessuna delle trame sembra essere prevalente. Forse in questo primo volume è la parte romantica la più importante, anche perché le necessità di mantenere i segreti su quella “scientifica” costringe l’autrice a sorvolare, ma anche perché è più facile per un lettore capirla e apprezzarla. Però mi chiedo: quale tipo di lettore è più adatto a TOFU o viene (se ciò è previsto) considerato “preminente” dall’ autrice? Ha in mente qualcuno quando scrive la sua storia? Sa a chi si rivolge?

Comunque, questa era l’Asu dell’amore, lovely Asu, che se prima era una geometra dell’arte ora si fa sedurre da dolcezze e romanticherie, mostrando un’anima tenera del tutto diversa dalla prima.

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la seconda anima, “LOVELY ASU”

LA TERZA ANIMA infine è quella della Asu “persona”, che riempie il fumetto di cose a lei care. La sua città ad esempio, con le sue architetture, le statue, le calli, i ponti e i palazzi, che riempiono tante tavole del fumetto. Statue “vere”, riprodotte nel disegno, servono ad aprire ogni capitolo insieme a frasi di grandi autori, e la presenza di Venezia come sfondo imponente e importante si nota e si vede chiaramente. La cosa è decisamente bella da vedere. Sia perché è interessante vedere le influenze della Asu, sia perché in questo modo la città diventa un vero e proprio “terzo protagonista” del fumetto; non un semplice sfondo anonimo sul quale far muovere pupazzi ma una città vera, imponente, onnipresente, e raccontata tramite immagini in tutta la sua bellezza e suggestione.

Cento punti poi vanno anche all’ambientazione italiana, che amo sempre vedere soprattutto quando sfruttata con consapevolezza. Abbiamo un paese da sfruttare, che senso ha ambientare le nostre storie in stereotipati giapponi o americhe?

Questa anima è un po’ quella che racchiude tutte le altre, perché di essa fanno parte le altre due inclinazioni all’amore e al mistero dell’autrice, o anche la passione per la musica o per il far casino con gli amici al bar (questa la butto là ma credo sia veritiera). Appare la birra, appare Rossini, appaiono le decorazioni, appare la scienza del futuro, appaiono creature sulle quali non aggiungo altro, appaiono i gatti da spupazzare (Asu, lo so, possiede gatti), appare Venezia, appare l’amore, le citazioni… insomma direi che davvero TOFU riassume e racchiude tutta la persona della sua autrice, che ci si è un qualche modo “teleportata all’interno”. Per questo, come dicevo prima, non so se definire questo un difetto. Se è vero che mettere TUTTO ciò che siamo in un’opera rischia di farla diventare eccessivamente frammentaria e colma di elementi dei più disparati, con la storia che si piega come un fuscello e rischia di spezzarsi nel tentativo di assecondare tutti i nostri desideri, è altrettanto vero che questa caccia al tesoro fatta con consapevolezza offre un ulteriore significato al fumetto. E non aggiungo altro, sennò mi accusano di fare stalking. Eppure devo dire che TOFU mi ha fatto proprio questo effetto.

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anima 3: “ASU PERSONA” abita qui

Ovviamente potrei non averci capito niente, ma ho visto TANTA autrice nelle sue pagine. Spero che lei lo prenderà come un complimento, e mi chiedo: e se in futuro la ASU mi/ci scrivesse una storia ancora più realistica, di vita vera, vissuta, con la stessa profondità di sfondi e citazioni e ironia ed elementi e passioni personali che ha usato qui, senza complotti futuristici ma parlando del suo mondo, di quello che vede intorno a sé, percepisce e prova, cosa verrebbe fuori? Io sarei proprio curioso di vedere il risultato.
Anche qui il rischio c’è: si chiama “Essere banali”. Ma io in un futuro più o meno prossimo proverei a indagare in questa direzione.  Chiudo.

Capitolo preferito? Per me quello del pub, perché mostra con coerenza le due facce del fumetto, sa di vita vissuta, mostra protagoniste con il loro volto umano e nello stesso tempo quello “da lavoro”, che passano prima alla birra e poi alla revisione del caso Namie in un locale che magicamente si trasforma in un pub futuristico schermato tecnologicamente.

Cosa che non mi ha convinto? Il colore, vario e vago, che a volte esalta e a volte appiattisce, e che un po’ si mangia le matite. Il “verde bottiglia” della Venezia notturna è bello, ma per la vita di tutti i giorni non so, avrei appiattito i toni. Anche il disegno, ovviamente, necessita di tempo per diventare davvero incisivo.

E notate che non ho parlato di stupidaggini come “influenze manga”.

Termino dicendo che di volumi come TOFU ce n’è sempre il bisogno, soprattutto quando sono “ibridi” come questo. Io invecchio, divento farlocco, inizio a perdermi le citazioni e non ho più i punti di riferimento che spingono e esaltano i nuovi autori (motivo per cui non potrò andare avanti all’infinito con le recensioni, finirei per essere un vecchio lamentoso che non riconosce più quello che ha intorno e quindi se ne lamenta), ma posso ancora essere contento quando uno di voi decide di lasciare una sua impronta personale nel mondo del fumetto. Asu, avanti così. Io intanto aspetto la tua Graphic Novel realistica.

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ABBIAMO PARLATO DI: “2FindU” volume 1, scritto, diretto, disegnato e interpretato da Asu. Colore, brossura, note finali, altre robe, prezzo basso. Ogni altra info QUI

Se volete sapere il nome dell’artista che ha disegnato l’illustrazione che compare come immagine di apertura di questo blog, potete trovarlo – insieme a quello di TUTTI gli altri autori che hanno partecipato nel passato –  nell’apposita PAGINA dedicata agli omaggi a L110P, così come in apposite pagine potete trovare TUTTE LE RECENSIONI, e le SEGNALAZIONI di fumetti non ancora recensiti ma comunque degni di nota.

NOVITA’: ora potete trovare altre mie recensioni all’interno di Webcomics.it

 

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One thought on “Pillola 57: “2findU”, di Asu

  1. Grazie. Per l’analisi e l’attenzione, l’acume soprattutto, che accresce il senso di ciò che sto facendo. Per me un senso ce l’ha, è scontato. Esattamente questo porta alla domanda più scomoda che hai posto e dalla quale parto. Amo le scomodità (se hanno un senso XD). A chi scrivo, il fantomatico “pubblico”. Suppongo sia lo stesso che lanciare una replica dell’uomo vitruviano nel cosmo, qualcuno in grado di cogliere, coglierà… scherzo, è la versione estremista. La più probabile è “pubblico dotato di raziocinio”, intelligente. Esiste. Si nasconde al mondo come essere scomodo e incompreso, annoiato e stufo… curioso convinto e snobbato dalla pochezza dei molti, tanti… troppi. No, comprendimi, non parlo a chi è parecchie spanne sopra la media, certe menti sono inarrivabili, le ho conosciute e un dialogo è pressoché impossibile, in quel caso ero troppo poco io. Parlo di chi vuole di più, di chi ma grattare la superficie. Nel Tofu la superficie è data dalla storia di Namie come idol, carriera e vita privata si collocano in un quadro comprensibile, lineare e facile alla comprensione di tutti, spero. Il resto gratta sotto a più livelli.
    Sì, c’è molto di me, una sorta d’interpretazione, un ruolo creato per questa storia… Non sono esattamente io, ovvio, ma il generale ha molto di me, molte caratteristiche mie, e doveva avere un gatto grasso e la fissa per i Tomahawk! Ci sono anche delle mie amiche coi loro ruoli e alcune delle loro caratteristiche: Laure/Laura è davvero allergica a livelli fotonici! XD Perché questo? Beh nasce dall’idea di onniscienza dell’autore, perché manipolare il tutto dall’esterno, facciamolo anche da dentro… ergo si creano due realtà onniscienti, conflittuali a volte, ed è estremamente divertente XD
    Poi… la graphic novel realistica… nin zo. Vedi io ho studiato il sovrannaturale da tutta una vita, la mitologia mi accompagna da quando ero piccina e ho voluto il mio primo dizionario mitologico, per me è il quotidiano. L’indagine metafisica e le grandi domande dell’uomo sono materia di studio costante. 2FindU è solo uno dei vari modi per discuterne/intavolare un discorso… al pub, why not? XD, il primo da cui mi sentivo di partire.

    ps: peccato sia la pillola 57! 10 in meno secche ed era 47 *^* numero ricorrente in Tofu! Mi consola solo il fatto che quello scarto di 10 potrebbe simboleggiare la totalità e la summa dei principi universali dati da 1+2+3+4=10 appunto. °°b ok la pianto XD.

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