Pillola 61:”Paranoid Boyd” n.1, di Cavaletto/Riccio/Biagini

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Paranoid Boyd, una nuova serie in albi spillati da 32 pagine scritta da Andrea Cavaletto e disegnata da vari autori, è stato uno dei miei acquisti Lucchesi, un prodotto che ero molto curioso di leggere, anche per il fatto che uno degli artisti che hanno contribuito al primo numero è Francesco Biagini, mio impagabile amico, eccezionale fumettista e autore di “Tzitzimime – el dia de la sangre”, albo che ho appena recensito QUI. Ma in realtà era da un po’ che aspettavo la scusa, o semplicemente l’occasione, di avvicinarmi agli albi dell’editrice INK ED – EDIZIONI INCHIOSTRO, che seguo da lontano da qualche tempo.

Perché da lontano? In primis perché non ho MAI il tempo di leggere tutto, ma anche perché la violenza estrema che traspariva dai loro prodotti mi “spaventava” un po’. Non per la violenza di per sé, ovviamente, ma per un motivo molto semplice: per quanto io sia un grande fan dell’orrore cinematografico, solo in pochi casi ho trovato fumetti horror di autori italiani che contenessero qualcosa in più di violenza e frattaglie, qualcosa di più “raffinato” e capace di lasciare un segno o di comunicare qualcosa. In più, io provengo dalla generazione che vide fiorire il successo di Dylan Dog… e la conseguente comparsa di tanti cloni disegnati che nacquero nella sua scia, pestando spesso il pedale sulla violenza e sullo schifo ma a volte dimenticandosi della qualità, oppure puntando a volte su splatter e humor nero ma fermandosi alle parti più “appariscenti” (e quasi sempre meno significative) dell’horror, un genere che secondo me può dare molto, moltissimo, se sfruttato nel modo giusto.

Nel caso della INKED, insomma, mi sono detto “aspettiamo e vediamo, se non ne vale la pena scomparirà da sola e avrò evitato di perdere tempo”. Ma, guarda un po’, la INKED è ancora qui, continua a farsi notare moltiplicando e variegando la propria offerta, e ad essa si sono via via affiancati giovani talenti o professionisti ferrati che offrono grande qualità. Ottima cosa, che incuriosisce e fa ben pensare. Anzi, a un appassionato come me fa quasi tirare un sospiro di sollievo. Per cui eccomi qui, a vincere i miei preconcetti e i luoghi comuni comprando il primo (ma non sarà l’ultimo, credo) albo INKED; e non so se si capisce, ma quello che ho appena fatto – seppure tortuoso – è un complimento alla casa editrice. Ad alcuni forse potrà sembrare il contrario, ma non è affatto così.

boyd2La mia scelta dunque è caduta sulle avventure di William Boyd, conosciuto come Paranoid Boyd, pittore sposato ma non esattamente fedele, che pare incarnare in sé tutti i possibili difetti di un personaggio dei fumetti: drogato, traditore, ateo incallito, forse pazzo, paranoico (appunto), aspirante suicida, fallito, afflitto da visioni orribili, tormentato da un passato orrido e da un presente fatto di malattia e disillusioni. Il tipo di personaggio, come ha detto il suo creatore, che nelle serie a fumetti di solito viene tenuto in disparte, può diventare al massimo il motore che dà il via a una catena di folli eventi ma che è destinato a scomparire, se non a morire atrocemente o a rivelarsi il nemico di turno alla fine dell’albo.

In questo caso, invece, è il protagonista indiscusso di un fumetto nel quale a dire il vero troppo poco succede per poter dare un giudizio riguardo la trama in generale, ma che in ogni caso si presenta con efficacia e professionalità sia nel versante dei testi che dei disegni, facendo ben sperare per il futuro della serie – forse miniserie? – e del mondo fantastico messo in piedi dai suoi creatori.

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Mi chiedo quanti lettori si saranno accorti della sagoma del bambino dentro l’armadio… (disegno di Renato Riccio)

Le cose che ho apprezzato maggiormente? Sono molte, e le elenco velocemente.

1.il protagonista: come dicevo prima, nel suo essere “diverso” dai classici eroi (e dire diverso è dire poco)  Boyd potrebbe davvero offrire tanto, diventare un anti-eroe nel senso più “sbagliato” del termine, che tutto è tranne un detective dell’occulto o un indagatore dell’impossibile, ma anzi una persona che – come nella migliore tradizione dell’horror italiano – è stata sfiorata dal Male con la M maiuscola (entità astratta e terribile con la quale è impossibile venire a patti) rimanendone segnata per tutta la vita. Un po’ come i protagonisti dei racconti di HP Lovecraft, che del TERRORE avevano solo una semplice visione, ma che era sufficiente a farli impazzire o a precipitarli in una spirale di follia senza ritorno.  Così è per il nostro Boyd, per il quale sembra che la vita abbia smesso di avere senso dopo… non aggiungo altro.
L’idea per me è molto azzeccata: quando si scrivono storie di genere spesso basta un personaggio che sia al di fuori dei classici luoghi comuni perché la storia sia valida a priori. Di eroici indagatori ne abbiamo avuti fin troppi, e anche se personalmente NON credo che tutti i personaggi debbano per forza essere depressi, conflittuali, cupi e tragici (un “danno” creato da fumetti come Watchmen), ma anzi sospetto che sarebbe il caso di ricominciare ad esplorare anche il lato più fantastico e “allegro” dell’avventura, credo che ogni declinazione diversa da quelle alle quali siamo abituati sia motivo di ricchezza per qualsiasi fumetto.

2.l’idea che la base del fumetto sia la paranoia/pazzia, che rende in un certo senso imprevedibili gli sviluppi futuri (sta accadendo davvero oppure no?). Imprevedibili perché? Perché se leggiamo le avventure dell’indagatore o del supereroe di turno possiamo più o meno aspettarci un certo tipo di sviluppo della trama (in senso positivo o negativo, dipende dal livello di “tragicità” del protagonista), ma quando siamo alle prese con del materiale umano non classificabile, cioè un personaggio che non ha un ruolo immediatamente riconoscibile, perdiamo ogni sicurezza e assistiamo allo svolgersi degli eventi nel semplice ruolo di spettatori “ingenui”, senza poter fare troppe ipotesi.
Questa ovviamente è un’ottima cosa: se leggiamo un “Dylan Dog” sappiamo che bene o male Dylan alla fine sopravviverà, che anche se sembra pazzo perché ha delle visioni non lo è, che una spiegazione con finale a sorpresa c’è sempre, etc etc etc. Ma riguardo a fumetti come questi, le domande si moltiplicano: cosa farà Boyd? Come reagirà? Avrà i mezzi per salvarsi dal male o ci finirà dentro fino al collo? Perderà? Vincerà? Quale prezzo dovrà pagare? Tutti quesiti che è bello per una volta potersi fare, leggendo la storia senza intuirne a priori le svolte.

3.la confezione grafica e i disegni dei due autori del primo numero, Renato Riccio e Francesco Biagini, e in questo caso c’è davvero poco da dire, perché le tavole parlano da sole.

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un Biagini

 

4.la qualità del lavoro, di certo professionale, a partire dalla copertina e passando per la confezione grafica, il lettering, i dialoghi efficaci, le scene non didascaliche, le trovate personali, gli stili azzeccati.

5.gli indizi sul probabile futuro; e anche qui torniamo a concetti dei quali ho già parlato.

6.il tema horror/visionario. Che apprezzo come lettore.

Di carne al fuoco quindi ce n’è tanta, e le promesse/premesse fanno ben sperare. Come nella migliore tradizione del genere, il numero 1 presenta bene il suo riluttante eroe e i vari comprimari, il setting (lo scenario) nel quale si muovono i personaggi, il tema di fondo e il genere; e una volta chiarite bene le premesse PARTE da esse per arricchire la trama con misteri e sviluppi imprevedibili. Anche questa è una cosa positiva? Ovviamente sì, perché non punta solo a una indefinita e indefinibile “sorpresa finale” che arriverà (forse) in un albo indeterminato, ma chiarisce tutto quel che c’è da chiarire, semina qualcosa senza confondere il lettore, e da lì  – dalla basi – si sviluppa. Lo ripeto: è tecnica buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza. E mi basta questo, questa consapevolezza, questo puntare su scenario e personaggi prima che su mostroni e squartamenti (che pure ci sono!) per augurare alla serie una lunga vita. Perché credo che possa meritarselo, e perché sono convinto che ci sia sempre un gran bisogno di serie horror che non si limitino a parlare del maniaco di turno, ma che usino un genere fertile come questo per parlare con efficacia di noi uomini e della nostra società. Se Boyd, o la INKED tutta, riusciranno in questo difficile ma importante compito, riuscendo a coniugare ORRORE e ARTE, allora per me avranno vinto su tutti i fronti.

L’horror è un genere che in italia è stato via via snobbato, sostituito da prodotti più “modaioli” o di facile presa su un vasto pubblico; e mentre all’estero vive con dignità qui da noi stenta a decollare, viene poco considerato, guardato in certi casi con snobismo o superficialità (un po’quello che ho fatto io con la INKED). Bene: da fan del buon fumetto e del buon orrore, spero che in un giorno non tanto lontano si possa tornare ai fasti di un genere, quando la paura non era qualcosa di brutto e da evitare ma un modo come tanti di esprimersi in maniera acuta e affascinante a proposito del mondo e dell’uomo, una via d’espressione come le altre, in alcuni casi più potente e critica, con una vastissima gamma di declinazioni e dalle potenzialità infinite.

Paranoid, non mi deludere. Nel frattempo, complimenti agli autori e in bocca al diavolo.

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ABBIAMO PARLATO DI: “Paranoid boyd” n.1: sulle scogliere della rovina scritto da  Andrea Cavaletto e disegnato da Renato Riccio + Francesco Biagini. Copertina di Lucio Parrillo. 17×24, 32 pp, b/n. € 4,00. Per ogni altra info, QUI. Per acquisti e per visitare il sito della INKED, QUI


Se volete sapere il nome dell’artista che ha disegnato l’illustrazione che compare come immagine di apertura di questo blog, potete trovarlo – insieme a quello di TUTTI gli altri autori che hanno partecipato nel passato –  nell’apposita PAGINA dedicata agli omaggi a L110P, così come in apposite pagine potete trovare TUTTE LE RECENSIONI, e le SEGNALAZIONI di fumetti non ancora recensiti ma comunque degni di nota.

NOVITA’: ora potete trovare altre mie recensioni all’interno di Webcomics.it

 

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