Pillola 65 : “Per sempre Altrove/Altrove per sempre”, di Ghetti & Guarnaccia.

altroveE’ una storia complicata quella che possiamo leggere su PER SEMPRE ALTROVE (o ALTROVE PER SEMPRE) del duo GHETTI/ GUARNACCIA, e lo è per diversi motivi.

Primo motivo: la storia non è singola ma doppia.
Secondo motivo: la storia non ha inizio e non ha fine.
E terzo motivo: la storia è circolare.

Come è possibile tutto ciò? Semplice: PSA (Per Sempre Altrove) non è un albo “normale”, con la sua bella copertina e le pagine tutte in fila da sfogliare, bensì un LEPORELLO, cioè un unico foglio di carta ripiegato a fisarmonica – con ogni piega a creare un’ipotetica pagina nella quale sono i limiti imposti dalla carta stessa a definirne i bordi, e non la pagina stessa (concetto quantomai interessante) – e con una storia che continua all’infinito: basta solo iniziare a leggere e (ipoteticamente) si potrebbe non smettere mai, come in un nastro di Moebius, perché giunti all’ultima pagina del foglio è sufficiente girarla dall’altra parte perché il racconto ricominci; e lo stesso accade quando si arriva al capo opposto.
Il progetto, tanto affascinante quanto complesso, richiede ovviamente una storia complessa, che per di più deve fingere di NON esserlo per non spaventare o far impazzire i lettori. Ed ecco dunque spiegato il perché e il percome di PSA, come mai è quello che è.

altrove2MA cos’è PSA; o meglio: cosa racconta? PSA è la storia di due uomini che forse sono lo stesso uomo, che vivono in due mondi paralleli che forse sono lo stesso mondo, e che condividono un desiderio di fuga che – sempre forse – è l’unico elemento comune dell’intero progetto.

I due mondi nei quali vivono i nostri eroi sono antitetici: uno è fantascientifico, alla Philip K Dick, con un’umanità stile ape operaia che vive in un alveare meccanico, adora le leggi della termodinamica, è ossessionata dall’equilibrio degli opposti, e “vive per servire la macchina” in un ciclo produttivo continuo e alienante, nel quale la perfezione tecnica sembra essersi mangiata ogni altra possibile emozione.
L’altro mondo, invece, è inversamente fantastico – o fantasy –, con un piccolo drappello di guerrieri alla ricerca di un “simbolo” grazie al quale mettere in atto un potente incantensimo capace di mettere la parola fine a una guerra durata troppo a lungo.
Due piccoli universi contrapposti, due storie che scorrono su binari paralleli e che si intersecano senza realmente toccarsi (o forse sì, chissà: magari i due mondi sono solo uno, il primo vivo e vegeto sopra la superficie terrestre e l’altro sprofondato al centro della Terra), che si ricongiungono solo un attimo nei due punti più estremi del volume, e che come ho detto prima condividono solo una tristezza e una voglia di ribellione del loro protagonista, la quale sembra però destinata a restare per sempre frustrata.

Ahimè, avrei molte cose da aggiungere a proposito di questo, ma penso che mi tocchi stare zitto: dire di più significherebbe raccontare troppo, e la lettura ne risentirebbe. E’ un po’ il problema delle recensioni “superdotate” come le mie: per parlare a fondo di una storia bisognerebbe raccontare la storia stessa, ma raccontare la storia stessa equivarrebbe a rovinarla per chi ancora non l’ha letta. E l’articolo che deve suggerire e invogliare il lettore non può contemporaneamente svelargli per filo e per segno tutti i segreti della storia.

Quindi cosa facciamo?

Iniziamo dicendo che di LORENZO GHETTI (sceneggiatore di PSA) ho già parlato quando ho recensito il suo bellissimo webcomic TO BE CONTINUED, e che oltre ad essere un abile sceneggiatore non è nuovo a sperimentazioni. E’ dunque la persona più adatta ad affrontare un’opera come questa, che è contemporaneamente un racconto e un esercizio di stile e disciplina; e che di FRANCESCO GUARNACCIA (il disegnatore) ho già parlato quando ho recensito il suo bellissimo volume (vincitore di un premio “Gran Guinigi” a Lucca) FROM HERE TO ETERNITY, che continuo a consigliare a tutti senza timore di smentita.

Una cosa buffa: To Be Continued è la sigla che si mette alla fine dell’ultimo capitolo di una storia che però proseguirà in un volume successivo… mentre From Here to Eternityda qui all’eternità – rimanda a qualcosa che continua per sempre, o che rimarrà per sempre, o che sogna di rimanere per sempre etc etc. Due titoli che in un certo senso si ritrovano anche in PSA, ne rispecchiano il significato: una storia eterna, che continua all’infinito. Fine della cosa buffa.

altrove3Che giudizio posso dare di PSA? Ovviamente più che positivo. Anche se a in qualche punto la storia “soffre” un po’ il suo essere tale, cioè forzatamente infinita e costretta a ricongiungersi rapidamente in un doppio loop, questo non rende affatto peggiore l’esperienza di lettura, e il gusto di diventare parte dell’esperimento. Eh, ovvio, uscire con eleganza da esperimenti del genere non è mai facile e forse praticamente impossibile; ma questo è uno di quei casi nei quali in cui l’eleganza c’è, la personalità c’è, e si può essere soddisfatti anche solo per il fatto di poter leggere qualcosa di simile; anzi si potrebbe quasi dire che in questa occasione si legge la storia per il fumetto (inteso come volume), e non solo il fumetto per la storia. Il che, sotto un certo punto di vista, è una diretta continuazione del concetto duplice/infinito del leporello stesso.

Comunque, a parte queste considerazioni molto astratte, e chissà quanto azzeccate, va detto che in ogni caso PSA è una lettura gradevole di per sé, con le due storie che pur partendo da presupposti molto classici riescono – anche nella loro brevità! – a portare al loro interno degli elementi di novità e interesse che ovviamente non vi svelo qui, ma che oltre ad avere una certa importanza ai fini dell’effetto finale offrono quel quid in più, quegli spunti validi e personali che riescono ad attirare l’attenzione del lettore, a intrattenerlo, a convincerlo a continuare, ad accompagnarlo fino al finale (ooops… che però non c’è!) con eleganza e maestria. Il tutto anche  grazie a disegni strabordanti, che si sviluppano in ogni direzione, che fondono una pagina nell’altra senza soluzione di continuità, e che puntano a una semplicità e una iconicità al servizio della trama. Iconicità del segno ma anche dei colori dai toni decisi, che come un faro servono a illuminare gli elementi cardine di ogni svolta della storia, e accompagnano il lettore lungo un percorso denso di insidie.

Riguardo poi al concetto che sta alla base, alla sperimentazione, sarei quasi tentato di non dire nulla, perché se non capite da soli l’importanza di certe prove, di certi esperimenti grafici e narrativi… allora qui che ci state a fare? Ovviamente non sto dicendo che OGNI fumetto dovrebbe essere fatto in questo modo, ma il tentativo di creare qualcosa di nuovo, che sfugga alle solite logiche, che sia personale e non semplicemente concepito per “accontentare” il pubblico di internet, è qualcosa che fa sempre bene. Fa bene ai suoi autori, che crescono e maturano imparando a pensare per vie traverse; fa bene ai lettori, che ricevono novità entusiasmanti; fa bene agli altri autori, che da esperimenti simili possono prendere spunto, ma anche semplicemente coscienza del fatto (qui al cosa vale anche per i lettori, però) che il fumetto non si limita solo alle semplici storielline spillate degli albi Marvel o di Dylan Dog (ovviamente senza nulla togliere a queste ultime), ma che fuori dai confini della serialità ci sono possibilità virtualmente infinite, le quali possono essere fonte di grande soddisfazione. E infine opere come PSA fanno bene al fumetto stesso, inteso nel senso più ampio del termine, che proprio da opere simili guadagna la sua nobiltà e fa passi avanti verso il futuro.

E’ importante, dunque, avere tra noi un lavoro piccolo ma grande come questo PSA, per me un acquisto obbligato che sono contento di aver avuto finalmente il tempo di recensire.

Complimenti agli autori.

altrove4NOUS AVONS PARLE’ DE (così, mi andava di scriverlo in francese): Per Sempre Altrove/Altrove Per Sempre, un LEPORELLO di 32 pagine, o di 1 pagina con 32 facciate, o 1 pagina di 1,20 metri, scritto da Lorenzo Ghetti e disegnato da Francesco Guarnaccia. Disponibile presto o tardi per acquisto e/o lettura QUI


Se volete sapere il nome dell’artista che ha disegnato l’illustrazione che compare come immagine di apertura di questo blog, potete trovarlo – insieme a quello di TUTTI gli altri autori che hanno partecipato nel passato –  nell’apposita PAGINA dedicata agli omaggi a L110P, così come in apposite pagine potete trovare TUTTE LE RECENSIONI, e le SEGNALAZIONI di fumetti non ancora recensiti ma comunque degni di nota.

NOVITA’: ora potete trovare altre mie recensioni all’interno di Webcomics.it

 

 

Annunci

2 commenti

  1. Complimenti bell’articolo, non conoscevo il tuo blog e mi ci sono imbattuto per caso mentre stavo cercando qualche informazione su Altrove per sempre, per un articolo. Felice di averti scoperto

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...