Pillola 69: “BETA”, di Genovese e Vanzella

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Conoscevo BETA da tempo: era il tipico fumetto del quale avevo pensato subito: “sembra ottimo, dovrò leggerlo prima o poi!”… frase che ahimé ripeto più spesso di quanto non vorrei, visto che i miei “prima o poi” possono variare da settimane a mesi ad anni a…. mai.
E’ facile infatti, soprattutto nel panorama italiano zeppo di uscite interessanti (croce e delizia di ogni mia visita in libreria), perdersi letteralmente dei prodotti che pure meriterebbero sorte migliore; ma fortunatamente – grazie alla valorosa editrice COSMO – questa mia lacuna è stata colmata, oltretutto con un’edizione dal prezzo popolarissimo (14 euro per quasi 500 pagine di storia!) e che nonostante la riduzione del formato rispetto all’originale non ha inciso negativamente sulla qualità del lavoro. Anzi: ha avuto l’ottimo pregio di riportarlo sul mercato, concendendogli una graditissima e meritatissima seconda chance.

Per rispetto nei confronti del fumetto, ho atteso di avere entrambi i volumi previsti prima di iniziare la lettura, e una volta terminata (ma anche prima, fin dall’inizio direi) mi è stato facile capire che i miei sospetti iniziali, formulati chissà quanto tempo prima, erano del tutto ESATTI: BETA è un ottimo fumetto, bello nel disegno come nella storia, capace di fondere tradizione e innovazione in un mix moderno, personale, non derivativo, interessante, coinvolgente, sfaccettato, articolato e di grande bellezza; e la recensione potrei anche chiuderla qui.

Invece proseguirò, soprattutto per mettere in luce quello che sicuramente ho trovato il miglior pregio di BETA, qualcosa dal quale molti aspiranti autori dovrebbero prendere spunto, e cioè la sua capacità di riproporre temi e stilemi tipicamente “manga” (cioè i robottoni giganti che combattono) non limitandosi a ricopiarne i contenuti e la resa grafica, bensì rinnovandoli e personalizzandoli, in un certo senso traducendoli, e adattandoli a quello che è il NOSTRO modo di fare fumetto, nonché alle personalità e ai gusti dei suoi autori.
Quella che nelle mani di un autore meno bravo sarebbe diventata la fotocopia (pallida o meno) di una trama tipicamente nipponica, magari ambientata in un “giappone di facciata” descritto in modo superficiale con elementi estrapolati dai vari fumetti letti dai suoi creatori, in questo caso invece è diventata una dimostrazione di bravura, un esempio di come sia possibile rimanere personali ed efficaci – e non necessariamente derivativi – anche utilizzando concetti tipici di un genere narrativo.  

Mi sono spiegato bene? Non so, forse dovrei essere più terra terra, e allora riassumo la questione così: i creatori di BETA non hanno ricopiato i manga, ma hanno saputo prendere degli elementi classici dei manga e trasformarli in un fumetto “europeo”, “italiano” e “personale”. Fine.

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Per capire le affinità e le differenze tra BETA e i suoi epigoni manga, è sufficiente citare alcuni elementi della trama: nel fumetto infatti appaiono robot giganti che sparano i pugni, volano, sparano razzi dal seno, si agganciano e si trasformano, hanno grossi spadoni e altre armi bianche, e combattono contro altri robot di provenienza aliena; ma la storia si svolge nell’europa degli anni ’50/’60, in piena “guerra fredda”, all’interno della quale i robot posseduti dalle varie nazioni hanno il ruolo di deterrente, di elemento di forza sul quale si reggono fragili equilibri, e che impedisce che scoppi una nuova guerra mondiale. Il ruolo, cioè, che nel nostro mondo è stato svolto dalle bombe atomiche.
Nel fumetto appare una squadra di piloti composta da tipici personaggi dei manga; ma nell’arco di pochi capitoli….
Nel fumetto appaiono anche basi segrete comandate da scienziati più o meno pazzi, più o meno amorali; ma con il proseguire della storia si scopre che…
I robot “organici” (mix di carne e metallo) sembrano dei conquistatori alieni decisi a conquistare il nostro pianeta con l’aiuto di un terrorista senza scupoli; ma alla fine viene rivelato che…

E potrei andare avanti a lungo, ma basta, forse ho già detto troppo, e BETA non merita affatto i miei spoiler. 

Altro elemento interessante? Il fatto che il robot protagonista della saga sia una sorta di residuato bellico, un colosso d’acciaio che era stato sviluppato per il Reich di Adolf Hitler, e che fortunatamente non è stato messo in gioco dalle forze dell’Asse.
Ma anche il protagonista è un bel personaggio, e anche i comprimari sono sfaccettati e assolutamente non prevedibili; e la cosa vale anche per la trama stessa, che pur SEMBRANDO simile a quelle che abbiamo letto o visto in TV almeno un milione di volte in realtà si distacca quasi subito da ogni possibile luogo comune, spingendosi in territori che nei manga o anime originali non sono mai stati esplorati (ad esempio lo spionaggio, la politica o gli effetti destabilizzanti dati dalla presenza dei robot nel mondo). Basta questo, direi, per considerare BETA un “esperimento” riuscito in pieno; e dal quale – mi ripeto – molti autori esordienti dovrebbero prendere spunto, fosse anche solo per capire qual’è la differenza tra COPIARE un genere (detto anche in senso buono) e riadattarlo al proprio “mondo” e alla propria personalità.

beta2Due parole di elogio ovviamente le merita anche lo stile del disegno, europeo fino al midollo, capace di citare e ispirarsi senza produrre una semplice copia ma riadattando inquadrature, robot e combattimenti a una sensibilità e a un segno tipicamente europeo, risultando un elegante mix tra classico e moderno, efficacissimo nel fare il suo lavoro, nel creare atmosfere e spettacolo, e capace di passare con grande disinvoltura e correttezza da scene di guerra planetaria senza confine a scene di quotidianità. Unica pecca? A volte una perdita di controllo in alcune scene d’azione particolarmente caotiche. In questo sicuramente avrà influito la riduzione del formato, nonché la conformazione dei robot alieni, ambiziosamente mostrati come patchworks di tentacoli, pinze, carne e appendici varie; ma lamentarsi sarebbe ingeneroso in questo caso: il prodotto è ottimo e abbondante, è una sorta di nuova via, è un approccio personale (quante volte l’ho ripetuta questa parola? Pure, in questa occasione è FONDAMENTALE) e vincente del quale è difficile trovare anche un piccolo difetto.

In definitiva BETA è un fumetto che convince in ogni punto: intrattiene, diverte, stupisce, mostra spettacolo ma anche riflessione, è acuto e intelligente, non è mai superficiale o trasandato, è accurato e a tratti geniale nella rappresentazione del suo mondo, è complesso e ricco, è spettacolare dove necessario, possiede grande pathos senza mai essere stucchevole o scontato, è ben disegnato e ben scritto, mostra dialoghi mai didascalici e sempre realistici, offre personaggi buoni e cattivi dal carattere sfaccettato e coerente, intreccia con cura diverse linee narrative, non è pesante o farraginoso, è chiaro nelle premesse e nello svolgimento… è, insomma, un’opera che oltre ad accontentare il pubblico può fornire più di uno spunto a un fumettista giovane.

L’acquisto e la lettura dunque sono caldamente consigliati a tutti. Il mondo del fumetto italiano di oggi è pieno di opere che meriterebbero di essere conosciute e lette da tutti, e BETA rientra a pieno titolo in questa categoria: perderselo sarebbe un’occasione persa, un vero peccato.

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ABBIAMO PARLATO DI:Beta“, un fumetto di Luca Genovese e Luca Vanzella, uscito in edizione lussuosa in 2 volumi (+raccoglitore) per BAO Publishing (li trovate in vendita QUI) oppure in edizione economica per la Cosmo (QUI). 450 pagine di storia, b/n, ottimo.


Potete trovare gli autori di tutte le illustrazioni che compaiono sulla testata di questo blog nell’apposita PAGINA, così come TUTTE LE RECENSIONI e le SEGNALAZIONI di fumetti pubblicate fino a oggi.

NOVITA’: ora potete trovare altre mie recensioni all’interno di Webcomics.it

 

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