Pillola 76: Noise Press

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Esiste molta gente in giro convinta che i fumetti si fermino ai supereroi e ai personaggi dei cartoni animati giapponesi. A questa possiamo aggiungere i nostalgici della Bonelli, i fan delle (o dei?) GN e del fumetto impegnato; ma ugualmente esiste – io credo – una buona fetta di pubblico che IGNORA che in Italia sono attivi degli editori e degli autori che producono fumetti identici a quelli che vanno per la maggiore e che provengono dall’estero. Il nostro paese non produce forse fumetti fantasy? Supereroi più o meno revisionisti? Non produce manga affatto dissimili dagli originali? GN impegnate, opere personali di tutto rispetto? A ben vedere, è proprio così. Sempre che uno abbia voglia di guardare, ovvio, e non si faccia distrarre dalle allodole del fumetto straniero a buon mercato, che oggi come oggi pare l’unica alternativa possibile… a se stesso.

Chi produce questi fumetti? Spesso giovani autori indipendenti, autoprodotti, che a volte si affidano a piccoli e altrettanto giovani editori. Dove si possono trovare i fumetti di questi editori? Beh, non nelle edicole, e spesso neppure nelle fumetterie. Neppure nelle librerie di varia, a dire il vero. Quel che resta sono dunque le fiere, o le vendite online. Poco, per riuscire a raggiungere e “convertire” il grande pubblico. Ma questo lo sappiamo benissimo. Così come sappiamo benissimo che investire in un campo così complicato come il fumetto.. e investire IN GENERALE, quando ci si trova in Italia, è un’impresa estremamente complicata, costosa e mai del tutto sicura.
Da questo cosa si evince? Che molti di questi piccoli editori fanno quel che fanno armati di coraggio e passione, senza spartirsi inesistenti miliardi ma semplicemente tirando a campare meglio che possono; nel rispetto del proprio pubblico e dei propri autori.

Tra questi piccoli editori c’è la Noise Press, che ho avuto modo di incontrare di sfuggita sotto forma di stand in quel di Lucca 2015. Non potevo ovviamente esimermi dal comprare qualcosa, ma non lo avrei fatto se i loro prodotti non mi fossero sembrati di qualità; e non dico queste parole per piaggeria o per guadagnarci chissà cosa: se pensassi di arricchirmi parlando di fumetti, adesso starei recensendo e lodando One Piece, Spider-Man, Dylan Dog; proprio come i lettori che puntano sui prodotti sicuri
Ecco: io e questi piccoli editori qualcosa in comune lo abbiamo: entrambi facciamo quello che facciamo per passione, sperando di non rimetterci.

Comunque, ecco i miei TRE acquisti, “spiegati” in 3 piccole recensioni:

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The quest di Lorenzo Maglianesi

John “Due di Picche” è un truffatore che si guadagna da vivere col gioco d’azzardo. Un giorno però, durante una partita a dadi, incontra il Guerriero e decide che è il momento di puntare più in alto. Da lì in avanti i due faranno squadra e inizieranno il loro viaggio attraverso una fantastica terra chiamata l’ovest, alla ricerca di fama, fortuna e disponibili esponenti del gentil sesso.

THE QUEST (volume 1, è il caso di specificarlo) è un fumetto fantasy “sui generis”, ma talmente sui generis che mi ha ricordato qualcosa che con il fantasy non c’entra affatto, e cioè i film di Bud Spencer e Terence Hill.

In quelle pellicole – mi vengono in mente soprattutto gli western, ma in fondo anche tutti gli altri – così come in questo fumetto, il fulcro della storia ruotava sempre intorno a un paio di personaggi dai ruoli ben precisi (il furbo e belloccio accoppiato al grosso picchiatore taciturno) che vivevano allegre e scanzonate avventure all’interno di generiche ambientazioni più o meno esotiche e più o meno rigorose… e direi che qui siamo sullo stesso piano, sebbene i luoghi comuni di quel tipo di film in questo caso sono stati leggermente portati all’estremo.
Sto pensando a un plagio? Niente affatto: ciò che penso è che THE QUEST riesce a sfruttare con tecnica e bravura un luogo comune tipico di molti racconti – filmati, narrati o disegnati – dimostrando semplicemente che certi archetipi narrativi si possono riciclare all’infinito senza che vengano a noia (o quasi). E qui, infatti, come in quei film, leggere le avventure di uno scaltro truffatore e rinomato baro che per caso conosce un guerriero che non parla mai, ma che è forte oltre ogni dire, è una piacevole esperienza che diverte e intrattiene per tutta la durata della storia.

THE QUEST è un fumetto senza eccessive pretese, apertamente comico, che si appoggia a una storia semplice e spettacolosa, sorretta da uno stile di disegno davvero efficace e comunicativo nel suo genere, e che si fa leggere con levità e facilità. Più un prologo che altro, dotato di un finale che apre a infiniti sviluppi possibili, questo primo volume punta tutto sul divertimento sfrenato, sulla “recitazione” dei personaggi, su gag scollacciate – ma non volgari! – e su una violenza che per quanto estrema è mitigata da una grande ironia, risultando affatto fastidiosa (e la mega-rissa finale virata in rosso sangue che chiude l’albo è una simpatica trovata). Un prologo semplice porta a uno svolgimento altrettanto semplice, a malapena scalfito da una certa tendenza iniziale dell’autore a dilungarsi in premesse ed elenchi di fatti, cose e persone (difetto di gioventù? Sembrerebbe); ma superata la parte didascalica ecco che subito l’albo ne guadagna in scioltezza e concisione, trasformandosi in un efficace fiera dell’imprevedibile.

La storia è un po’ troppo semplice? Può essere. Si dilunga lì dove poteva essere più concisa? Forse sì. Ma quel che se ne ricava è comunque un’opera professionale e godibile, che sono certo piacerà agli appassionati. Francamente, lavori come questi non hanno nulla da invidiare ad altri più famosi…anzi hanno una marcia in più, e cioè il fatto che presentano eroi per una volta NON depressi, dal passato tormentato o dai denti digrignati, ma invece lieti come le avventure che vivono; e in effetti se dovessi decidere qual è il miglior pregio di THE QUEST direi che è proprio questo: il suo essere (quasi) per tutti, scanzonato e contento di esserlo, avventurosamente festoso.

Ciò che rimane da fare a questo punto è vedere come e dove si svilupperanno i volumi successivi. Che l’autore ci sappia fare credo sia assodato. Sa raccontare, prima di tutto, e ha uno stile di disegno davvero professionale. Ora bisogna vedere cosa ne farà di queste sue doti dal grande potenziale.

noise2Dead blood 1 di Massimiliano Grotti, Massimiliano Veltri, Gianluca Manzo, David Ferracci, Gabriele Derosas, Francesco Polizzo, Luigi Criscuolo, Luca Frigerio

Ci sono creature che vivono nella notte da tempo immemore. Forgiate nel sogno di grandezza di Alessandro Magno, hanno dominato il mondo fino ad oggi guidando gli umani ignari… ma anche loro, presto, conosceranno la paura! Cinquantadue pagine in bianco e nero di puro Horror compongono le tre storie presenti in ogni albo ognuna di Team diverso. Alcune storie saranno auto conclusive, altre si snoderanno su più numeri.

Ecco un fumetto particolare, che cerca di dire qualcosa di nuovo nell’ormai abusato argomento dei vampiri, rinunciando al glitter o alle derive romantiche per tornare all’horror duro e puro.
Ci riesce? In effetti sì, grazie a un’ambientazione tutta italiana (e voi sapete quanto apprezzo e sostengo certe cose) e grazie a un approccio al tema particolare e interessante, con vere e proprie “famiglie” di vampiri, ciascuna con la sua filosofia e le sue caratteristiche, ognuna con varie mutazioni che la distinguono dalle altre, e con origini che risalgono addirittura ad Alessandro Magno.
Il tema di fondo non è del tutto inesplorato, ma si rifà a un concetto che a me piace: all’ombra dell’umanità, per secoli i vampiri hanno diretto le sorti del mondo. Ora invece si sono scatenati, trasformando la Terra in un pianeta post-apocalittico, nel quale creature di ogni genere (compresi, a quanto pare, i morti viventi) sono alla costante ricerca di nuove prede.
Interessante, lettura piacevole, e albo diviso in 3 storie distinte.
Devo dire di non essere un grande fan degli albi divisi in più storie. La mia impressione, quando ne ho davanti uno, è che invece di avere una storia “intera” mi tocchi sorbirmene “due mezze”, quindi meno complesse e meno belle. E solitamente l’idea di un racconto “d’appendice” mi suggerisce che quello veramente importante e valido sia il primo, mentre gli altri sono inferiori di qualità, e hanno come scopo solo quello di fare da “riempitivo”.
Nel caso di Dead Blood, questo mio pregiudizio non è stato confermato – soprattutto riguardo la qualità -; ma sebbene come gusto personale avrei di certo preferito un’unica storia lunga devo ammettere che la divisione in parti è stata forse l’unica alternativa possibile per raccontare nel modo più rapido ed efficace almeno una parte dei tanti elementi che compongono questa ricca saga. Ahimé, croce e delizia del lettore, la parte negativa di simili progetti è il fatto che gli editori, volenti o nolenti, sono costretti a essere brevi e stringati, a ottimizzare le pagine disponibili e a ridurne la foliazione per non trovarsi con prezzi di vendita troppo elevati che rischiano di allontanare il pubblico già sospettoso, o a dover chiudere un lavoro lasciandolo incompleto; ma quel che ne deriva è a volte un senso di “fretta” in ogni cosa, un obbligo da parte degli autori a condensare quante più nozioni possibili in poche pagine, e il dovere di essere lineari nelle trame per poter rimanere all’interno delle pagine previste. In Dead Blood il “difetto” non si percepisce molto… in particolare nella prima storia lo sceneggiatore ha fatto i salti mortali per essere efficace, interessante e quanto più possibile completo nelle 16 pagine a sue disposizione (riuscendoci per il rotto della cuffia proprio nell’ultima vignetta: complimenti!)… la seconda storia, poi, è quantomai necessaria, perchè chiarisce le origini dei vampiri e li colloca in una precisa dimensione spazio/temporale (le origini credo siano la parte migliore del progetto, insieme alla Roma decaduta e in balia dei mostri…); mentre la terza è un’efficace variazione sul tema scritta dall’onnipresente e instancabile Paul Izzo che chi frequenta queste pagine forse ricorda.
Tre racconti molto diverso gli uni dagli altri, ognuno con un suo obiettivo, e nonostante la brevità coerenti nel mostrare sfaccettature diverse di questo mondo in rovina. Molto buono anche il comparto grafico, che spazia da un nero profondo e senza speranza a stili più morbidi ma affatto fuori luogo. Il mio preferito? Il secondo, per le innovazioni che porta con sé. Ma piacevole anche il primo, supportato da uno stile dark-supereroistico-italico nel taglio delle tavole, di certo d’impatto, e il terzo – che in poche pagine narra con sicurezza una storia e chiarisce nuovi punti oscuri.
Horror “nostrano” DOC, Dead Blood ribadisce che quando si scrivono storie non sono tanto gli argomenti a essere “perdenti”, quanto piuttosto il modo con il quale ci si approccia ad essi. In definitiva, un buon lavoro che si preannuncia in crescendo.

noise5The steams 1 di Luca Frigerio, Umberto Giampà, Marcello Iozzoli, Francesco Polizzo, Daniele Cosentino, Mattia Zoanni

Gli Imperi prosperano, il Progresso incombe, le nuove invenzioni rendono la vita (e la morte) più semplici… ma l’uomo non è fatto solo di ingranaggi: antichi miti e oscuri dei albergano nel suo cuore. Le fumose pagine di “The Steams” ci trasporteranno in questo mondo così simile al nostro e così diverso. Due storie in ogni numero e per ognuna un Team diverso, alcune storie saranno auto conclusive mentre altre continueranno per più numeri. Un mondo dove la scienza convive con la magia… questo e altro in The Steams!

Piacevole e ben disegnato, questo fumetto è un flip book con 2 storie differenti ambientate nello stesso universo, con 2 protagonisti differenti (Si incontreranno più avanti? Per ora non lo hanno fatto, ma chissà!) e con un’ambientazione steampunk tanto canonica quanto riuscita. Molto adatti in questo senso i disegni di Umberto Giampà, che mi hanno ricordato – così come la confezione e lo stile delle storie – i fumetti del defunto editore CROSSGEN, che illuminarono per un breve istante il panorama supereroistico americano con fumetti interessanti e belli da vedere.
Da quel che pare di capire, anche qui si avranno storie brevi e a volte autoconclusive. Se questo possa essere un vantaggio o uno svantaggio per il progetto (come per Dead Blood) lo si vedrà col tempo e coi numeri successivi. Io, da fan delle storie complesse e delle trame che proseguono, ribadisco che preferirei vedere poca varietà ma migliore approfondimento, giusto per non avere l’impressione di un lavoro fatto di “assaggi”. Ma anche qui siamo al concetto espresso prima: spazio poco, ottimizzare etc etc… e in ogni caso non ho nulla da obiettare riguardo alla qualità: nelle due storie di questo numero ogni elemento è al suo posto, il setting (per quanto abbia poco o nulla di originale) è ben curato, i due protagonisti sono promettenti… di certo piaceranno a chi è un fan del genere.

La mia storia preferita? Di certo quella con la nobildonna spia, molto ben strutturata sia a livello di personaggi che di storia, e disegnata con uno stile adattissimo, maturo, professionale, accattivante, serio quanto basta, credibile e solido. Le sottotrame e i misteri fanno desiderare di saperne qualcosa in più, ottima cosa… anche se continuo ad avere qualche dubbio riguardo la fattibilità di una “gonna-paracadute”, l’elemento grazie al quale l’eroina si salva da un’esplosione aerea potenzialmente letale.


 E con questo abbiamo concluso. Ciò che si evince da tutto ciò è che la Noise Press e i suoi autori si impegnano, e sono capaci di tirar fuori prodotti ben confezionati (parlo proprio degli albi!), belli da vedere, disegnati con professionalità, avventurosi nel senso migliore del termine, scritti con gusto e passione, e infine simpatici da leggere. Gli albi necessariamente brevi non consentono uno sguardo approfondito  – e quindi un giudizio univoco – sulla qualità dell’intero progetto, ma la prima cosa che verrebbe da dire davanti a casi del genere è “dategli più pagine!” Se confrontiamo le narrazioni “decompresse” degli americani, che riescono a trascinare delle semplici trame per 4 o 6 mesi giusto per riempire le pagine dei loro trade paperback, è sinceramente un peccato vedere che prodotti come quelli che abbiamo letto, in particolare Dead Blood e The Steams, nonostante la loro densità e complessità, debbano “accontentarsi” di raggiungere il loro pubblico al ritmo di poche pagine alla volta. In ogni caso lagnarsi sarebbe sbagliato, e il mio è solo un rimpianto che rispecchia quello che è il panorama attuale di queste piccole realtà, le quali meriterebbero ben altri spazi.
Non posso fare altro che complimentarmi con la Noise Press per i coraggiosissimi tentativi e per la qualità dei suoi albi. Francamente, credo non abbiano nulla da invidiare a prodotti ben più blasonati.

ABBIAMO PARLATO DI:
The quest di Lorenzo Maglianesi –Fantasy, colore, 17X24, 72 pagine.
Dead blood 1 di Massimiliano Grotti, Massimiliano Veltri, Gianluca Manzo, David Ferracci, Gabriele Derosas, Francesco Polizzo, Luigi Criscuolo, Luca Frigerio – Horror, B/N, 17X26, Spillato, 52 pagine.
The steams 1 di Luca Frigerio, Umberto Giampà, Marcello Iozzoli, Francesco Polizzo, Daniele Cosentino, Mattia Zoanni – Steampunk, colore, 17X26, 44 pagine.
TUTTI ACQUISTABILI QUI: http://www.noisepresscomics.com/


Potete trovare gli autori di tutte le illustrazioni che compaiono sulla testata di questo blog nell’apposita PAGINA, così come TUTTE LE RECENSIONI e le SEGNALAZIONI di fumetti pubblicate fino a oggi.

E ricordate che ora potete trovare altre mie recensioni all’interno di Webcomics.it

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