PILLOLA 82: “Cronache di un’imperfetta cronica”, di Daria Emiliani

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ritratto di famiglia: l’autrice, suo figlio, suo marito, il cane.

Finisco sul blog di Daria Emiliani per purissimo caso, non ricordo nemmeno più come. Non so chi sia questa fumettista mai sentita nominare, ma disegna in un modo semplice e funzionale che trovo interessante; e le sue pagine fitte di dialoghi e testi mi piacciono a prima vista.
Decido di leggere.
E quello che trovo mi piace. Molto.
Leggo TUTTE le strip che ha pubblicato, ma proprio TUTTE. E non per forza, o perché “devo farlo per avere un’idea più chiara dello stile in vista di un articolo“, ma solamente perché mi piacciono.
Tutte-tutte? Tutte tutte.
E  ormai mi succede di rado.
Comunque, anche se proseguo la lettura fino all’ultimo post, mi basta poco per capire che devo scriverci qualcosa sopra.
Ed eccomi qui.

Ci sono varie cose che ho apprezzato nel lavoro di Daria Emiliani, una professionale “non-professionista”, ma se dovessi scegliere le più importanti direi sicuramente la sincerità e la pacatezza, doti che secondo me fanno di lei una piccola ma grande narratrice.
Daria racconta in brevi fumetti monopagina, da 2 pagine o in singole immagini, storie di vita quotidiana: la SUA vita, di moglie e madre nonché padrona di un cane di nome Rodomonte. Il tutto in maniera estremamente chiara, concisa, diretta, priva di fronzoli, priva di “mode”, priva di slanci di passione estrema da giovane artista, piena invece di significati, di verità e di ironia. Si tratta di storie semplici, comuni, a volte quasi “da manuale di fumetto”, scaturite da una routine familiare o dalla momentanea rottura della stessa; da una passeggiata fatta con il cane, oppure emerse dal pensiero di un momento, da uno stato d’animo, da sentimenti che si agitano e che trovano nel fumetto un modo per venire alla luce. Sentimenti spesso di ironica inadeguatezza, conditi di un pizzico d’ansia e molta autocritica. Il tutto, lo ripeto, con grande sincerità e pacatezza, e soprattutto senza complessi di inferiorità narrativa o  sforzi apparenti di piacere.
Per intenderci: non ci sono strizzate d’occhio alle “mode del momento”, alle chiacchiere da Facebook, alle serie tv in voga, ai contest acchiappa-like o alla polemica del giorno. Non c’è l’ansia di farsi amare e di attirare il pubblico arricchendo i propri racconti di “effetti speciali” narrativi o di stile. Non c’è spam e non ci sono gadget. In questi piccoli racconti non si vede alcun tentativo di titillare, sedurre, rincorrere o “pregare” i lettori: c’è solo la trama, con il suo tema e il suo messaggio.STOP.
E se ovviamente non c’è nulla di male nelle cose che ho elencato qui sopra, è bello per una volta tanto trovare anche qualcuno che rifugge da quelle logiche.
Daria, dunque, pur rimanendo restia a parlare troppo a fondo di sé, e non a suo agio quando deve far intervenire altri “personaggi” ( che sono in realtà persone vere, amici o altri membri della sua famiglia), si mostra a noi lettori in un modo che trovo davvero apprezzabile, che mi ha convinto, e che credo sia una dote che non tutti hanno… o che forse sottovalutano; magari proprio perché troppo distratti dall’ansia di compiacere, di essere attuali, di moda, amati.

Questa maniera che ha Daria di scrivere sarà forse il frutto di una solida maturità, maturità anche solo anagrafica, di quelle che anche se noi lo neghiamo ci cambia e ci fa crescere nostro malgrado (e qui già vedo l’autrice che scuote la testa dicendo “MATURA IO? MA QUANDO MAI!” Eppure non solo è così, ma anche il fatto che io possa immaginare COME potrebbe rispondere all’affermazione che ho appena fatto dimostra che Daria è stata brava nel “raccontarsi”!); nascerà forse dal fatto che l’autrice non è una ragazzetta piena di sogni e di ingenuo entusiasmo bensì una persona con un passato alle spalle, che la vita l’ha vissuta e sa valutare ed esprimere al meglio fatti e pensieri “reali”, sentimenti ed emozioni nostre, e non uscite dritte dritte dal Fantabosco; oppure sarà frutto di un piccolo talento fatto crescere negli anni per pura passione, non lasciato al caso ma rafforzato tramite corsi di fumetto, non ancora perfetto o eccezionale ma sicuramente valido, che forse ha dovuto fare di necessità virtù dando il meglio nel poco tempo disponibile… ma anche lontano dalle quelle “luci della ribalta” che spesso condizionano gli autori nelle scelte, o li costringono magari a perder tempo a disegnare la “fan art” della serie tv di culto solo perchè… lo fanno tutti!
Fatto sta che quel che deriva da questo è a mio parere una serie di fumetti che non possono non convincere, e dai quali traspare una vena creativa di stampo realistico convincente e significativa, rigorosa e in crescita.
Del resto chi altri se non un bravo autore riuscirebbe a convincere il pubblico a leggere le sue storie di banale, statica, semplice vita quotidiana?

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Un’altra cosa che trovo interessante di Daria? Come ho anticipato prima, il suo essere moglie e madre (assolutamente non sui generis, questo va detto, ma è un altro punto a suo favore). E’ un punto di vista diverso da quello dei tanti giovani talenti del fumetto, e enormemente diverso da quegli aspiranti autori che si trastullano con racconti fantastici e ipermegavitamici (spesso ben riusciti, intendiamoci) ma che in realtà la vita vera l’hanno vista solo col lanternino, e dunque non sono in grado neppure di infonderla ai loro personaggi e alle loro avventure. E invece no, qui siamo davvero all’opposto: per quanto nel fumetti di Daria compaiano delle figure “fantastiche” come il suo cane che pensa e parla come un umano, esse non sono il centro della storia, bensì sono al servizio del realismo, sono elementi che amplificano e servono il messaggio, il racconto “vero”, di molto valore perché dietro di essi non ci sono solo effetti speciali o avventure magiche in mondi improbabili, ma invece un vissuto reale, problemi reali, ansie reali, vita vera mostrata per quel che è.
E rimanendo sullo stesso tema, la cosa mi ha fatto pensare: ma quanti autori (auto)biografici/ realistici di fumetti ci sono in Italia? Quanti raccontano in modo così semplice e reale le proprie vite o quelle di tutti noi? Non molti, mi sembra. E quei “non molti” sono comunque in buona parte dei bravi autori, persone con qualcosa da dire.
Ma andiamo avanti.

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Un’altra cosa che trovo interessante di Daria? Il suo essere praticamente avulsa dal “gran mondo del fumetto italiano” fatto di autori che spesso si conoscono un po’ tutti, hanno interessi e gusti in comune, punti di riferimento e stili comuni, miti comuni, passioni comuni. Daria, da quel che vedo, pur essendo una grandissima lettrice non si perde nella citazione, nel modulo stilistico, nella ripetizione di un tema o di un approccio narrativo, se non lì dove – non avendo ancora sviluppato un suo stile “forte” – si rifà a stilemi classici. Daria non scrive fumetti “che sembrano quelli di X” o “ispirati a Y”, non usa gli elementi che vanno per la maggiore, non disegna seguendo le “tendenze moderne” (frase che ho letto in una stupida recensione come critica a un disegnatore, accusato di non  seguirle come questo se fosse una colpa), non ci infila dentro una storia perché i fumetti “devono” averne una. Lei invece ha come prima cosa  (lo ripeto) un’esigenza di raccontare, e raccontare è esattamente quello che fa, il suo centro di tutto, mentre il fumetto è semplicemente il MEZZO tramite il quale esprimere quell’esigenza, quel centro di tutto.
E la differenza sembra piccola, ma vi giuro che è enorme.
Come accennavo prima, non ho notato da parte di Daria alcun tentativo di “farsi amico il pubblico”, di seguire le tendenze, di farsi conoscere o di pubblicizzarsi. Credo che in parte, forse in LARGA parte, questo sia da attribuire a una certa ansia e senso di inadeguatezza dell’autrice, che non credo si consideri “degna”; ma a parte tutto devo dire di aver apprezzato molto questa figura di fumettista che nel suo angolino scrive e disegna per il gusto di farlo, studiandoci sopra e ritagliandosi lo spazio necessario per esprimersi, dedicando la gran parte del suo poco tempo a FARE, e non a PROMUOVERE quello che si DOVREBBE FARE ma che, alla fine, non si fa.
Che c’è di più bello che scrivere per la passione della scrittura? Quindi brava due volte!

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Un’altra cosa che trovo interessante di Daria? Lei stessa, ovviamente. Donna dai capelli cortissimi e tagliati a 3mm ogni estate, che veste in tuta e anfibi, che ogni tanto si fa un tatuaggio nuovo rischiando le ire del marito, che ha sempre una sigaretta appesa all’angolo della bocca e ha paura di cambiare marca perché le sigarette che fuma le ricordano l’odore di suo padre, che non è affatto femminile, che è una fan dei Genesis e degli animali, che ogni sera si prepara un cocktail e che ha una grande passione per il fumetto.
Cari amici, cosa abbiamo qui? Una persona vera (la parola “vera”, pur se difficilmente descrivibile, è il leitmotiv di questo articolo, a quanto pare); persona con le sue caratteristiche, affatto “comune” nel senso più largo del termine, ma che nello stesso tempo non è “fuori dal comune”: semplicemente una persona normale, con i suoi modi e il suo cervello e i suoi gusti e sentimenti definiti negli anni, e proprio per questo – secondo me – molto più adatta ad essere rappresentativa e interessante di chi invece è perfettamente inserito nelle “tendenze di normalità” che vanno per la maggiore oggi.
Eh, questa è un po’ difficile, vedo di rispiegarla meglio: sei per strada e ti passano davanti una, due, cinque, dieci ragazzine. Tutte sono bellissime, vestite uguali, con shorts e maglietta, Converse ai piedi, capelli lunghi e lisci, trucco di un certo tipo, unghie multicolori. Ognuna ha più o meno le sue caratteristiche, possono essere ottime persone da conoscere e frequentare, ma sono così omologate le une alle altre, così pronte a essere – consciamente o meno  – allo stesso livello, o comunque intenzionate a riconoscersi al 100% in un particolare stile… da diventare dopo un po’ interscambiabili. Ne vedi dieci, ne vedi venti… son sempre quelle, una vale l’altra, le inquadri in un lampo, dopo un pò non ci fai neppure più caso.
MA se invece passa una ragazzina coi capelli corti e con uno stile non modaiolo ma più personale (attenzione: non voglio dire una esagerata punkettona con la cresta arancione e le borchie!), con un modo di fare anche solo LEGGERMENTE diverso… ecco che tra tutte può essere la prima che attrae l’interesse di chi guarda, che tra tutte quelle uguaglianze sembra l’unica ad essere più “se stessa” delle altre, con una personalità più forte e definita… e quindi più di tutte capace di incuriosire, un tipo di persona (personaggio) al quale si concede una chance perché lo si riconosce come più delineato, più promettente, più complesso- Lo vogliamo dire un’altra volta? Più VERO.

Cosa si evince da tutto ciò? Che per fare personaggi interessanti non serve crearli eccessivamente omologati (come certi protagonisti dei manga che appartengono a CATEGORIE prima di essere delle persone vere) e neppure spingere troppo il pedale sull’assurdo col rischio di diventare esagerati e improbabili: se si vuole dar vita a personaggi validi bisogna farli somigliare a noi quel tanto che basti a renderceli familiari ma evitando di farli diventare banali e indistinguibili da 100 altri.
Ed ecco, il “valore” intrinseco delle storie di Daria è anche dato dal suo essere esattamente così, persona ben definita e non “categoria”. Ma del resto, visto ciò che racconta, non poteva essere altrimenti.
Oppure no?
Mai sentito parlare di “biografie romanzate?”
Beh, comunque non è questo il caso.
E andiamo avanti.

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Altra cosa interessante di Daria? Che quando racconta se stessa, il suo essere madre, il suo essere moglie, la vita e l’amore, non sceglie di indorare la pillola, di raccontare le parti “epiche” (spesso inesistenti anche se gli autori vogliono illuderci), di struggerci con incredibili storie d’amore e di reciproco feeling tra genitori e figli, ma ci parla delle parti più quotidiane dell’esistenza, dell’amore e della famiglia, dei piccoli errori e le incomprensioni, della routine e di tutto ciò che questo porta con sé. La parte meno epica della vita (quella, per intenderci, che la televisione ci nasconde illudendoci che anche uscire per una passeggiata sia un momento di profonda comprensione reciproca, o che ogni fidanzamento sia un’insieme di momenti struggenti e sentimenti devastanti) ma che è quella che rappresenta PER TUTTI l’esistenza quotidiana. Un’esistenza che non è un prato di violette ma un’isola pedonale piena anche di erbacce, un divano sul quale collassare, un’attesa al marciapiede aspettando che scatti il verde per attraversare, freddo fatica e sonno. Un’esistenza che va portata avanti con CORAGGIO.
Ma ecco le due cose interessanti: NON raccontandoci l’epico Daria ci parla ugualmente di esso, facendolo trasparire tra le righe invece di inventarselo rivestito di lustrini; ma nello stesso tempo ci offre uno spaccato della vita molto più vero di tanti “addomesticati”, dando un senso e un’utilità al suo lavoro che vanno oltre il semplice ritratto di una famiglia. Parlando A SE’ e DI SE’ l’autrice parla nel frattempo A tutti noi e DI tutti noi. Il che, se permettete, è il pregio che solo la migliore narrativa ha.

Daria non è un mago del disegno ma sa disegnare bene, e soprattutto in un modo adatto a ciò che deve raccontare, al suo tipo di storie. Le sue tavole sono pulitissime e sempre comprensibili, chiare al primo sguardo, concise quanto basta, tutte con un senso, sincere nell’esposizione, mai esagerate nello stile, oneste con il lettore. Non promettono più di quel che mantengono ma invece sono rigorose nell’offrire proprio ciò che hanno da dare, e cioè piccoli ritratti di vita. Ma “piccoli” forse in lunghezza o in “enormità dei fatti accaduti”, mentre “grandi” nel parlarci esattamente della vita e del carattere della loro protagonista, Daria stessa. Insomma, non si può uscire dalla loro lettura senza aver imparato a comprendere il carattere del personaggio, la sua vita, la sua situazione familiare… anche se mancano ancora dei punti chiave. E dirò anche un’altra cosa: la verità/ sincerità è tale che a volte ci si sente quasi in imbarazzo nel leggere… è come se avessimo accesso all’appartamento dei nostri vicini e li guardassimo parlare mentre loro non ci vedono. Realismo a raffica, non c’è che dire!

Altro da aggiungere? Forse sì: abbiamo parlato poco della “pacatezza” che citavo all’inizio, ma la possiamo riassumere nella tranquillità attraverso la quale Daria racconta le sue avventure, esponendocele in modo chiaro e semplice, senza farsi prendere dal desiderio di strafare, di rendere tutto epico nella gioia o straziante nel dolore. La sua è vita di tutti i giorni, raccontata così com’è. Che bella cosa, una volta tanto!

Aggiungo anche questo: quando ho dovuto scegliere le immagini da inserire in questo articolo, confesso di essermi trovato in imbarazzo, in quanto avrei voluto inserirne moltissime. In realtà quasi tutte le storie di Daria sono meritevoli di una citazione, avrei potuto scrivere un post anche semplicemente limitandomi a inserirne un bel mucchio. Invece ho optato per una piccola cernita, che credo rappresenti al meglio le varie anime di questo fumetto. Siete comunque caldamente invitati ad andare sulla pagina di Daria e leggervi anche il resto.
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Concluderò dicendo che i fumetti di Daria mi hanno coinvolto fin da subito, e questa per me ormai è cosa rara. Mi è piaciuta sia la narratrice che la tecnica, sia i temi che il contesto, e ho molto apprezzato il discorso che Daria sta portando avanti nel suo angolino. In questi brevi fumetti, non mi stanco di dirlo, mi è sembrato di scorgere delle doti di brava narratrice, e di questo sono convinto, nonostante è chiaro che Daria possa e debba ancora migliorare.
Brava narratrice significa anche GRANDE narratrice? Questo non lo so, non è scontata la cosa… e va detto che sulle storie monopagina è difficile giudicare un talento al 100%. Però vi invito a leggere QUESTA STORIA di 4 pagine, agrodolce e malinconica, vagamente autobiografica, che oltre a essere molto bella è secondo me indizio di bravura e di doti solide e certe, innegabili.
Anzi, mi piacerebbe davvero che Daria si mettesse al lavoro su una storia lunga, autobiografica o meno, perché sarei davvero davvero curioso di sapere cosa potrebbe venirne fuori, e credo sarebbe lo spazio adatto per permettere al suo talento di esprimersi al meglio. O quantomeno un modo per far fruttare ancora di più le doti che sta sviluppando, ma che possono solo chiarirsi e solidificarsi in un racconto lungo e complesso.
Nell’attesa non posso che ringraziarla per il suo lavoro e farle i complimenti per il talento, la passione, la lucidità, lo stile e la dedizione. Per come vanno le cose in questo mondo, da sempre emerge e diventa famoso “chi grida più forte”, chi è più appariscente e chi ha il “look giusto”. Nel mondo dei fumetti questo vuol dire che i primi autori a essere amati sono quelli che disegnano in maniera attuale e “ricca”, e se poi hanno poco da dire questo passa quasi in secondo piano. Ma se questo può andare bene nel breve periodo, è nel lungo periodo che solo chi ha davvero qualcosa da dire e sa come raccontarlo RESTA. Gli altri, come fumo, volano via. Ecco perchè dunque spero che Daria sia davvero la NARRATRICE che io spero che sia: per lei (e di riflesso per noi) sarebbe una vera fortuna, oltre che un grande dono.

Vivissimi complimenti, Daria. Avendo letto i tuoi fumetti sono certo che questa recensione ti creerà tanta ansia ma ti farà anche molto felice, per cui sono contento di “fartene dono”, sperando che ti porti fortuna.

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ABBIAMO PARLATO DI: “Cronache di un’imperfetta cronica”, scritto e disegnato da Daria Emiliani, disponibile per la lettura gratuita sul suo BLOG. Per i fanatici di Facebook c’è anche la relativa PAGINA, che vi invito caldamente a “mipiacciare”, in quanto una fumettista seria e dotata come Daria si merita di avere un pubblico.


Potete trovare gli autori di tutte le illustrazioni che compaiono sulla testata di questo blog nell’apposita PAGINA, così come TUTTE LE RECENSIONI e le SEGNALAZIONI di fumetti pubblicate fino a oggi.

E ricordate che ora potete trovare altre mie recensioni all’interno di Webcomics.it

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