Pillola 84: “500 milioni di stelle” di Mabel Morri

500aEra da molto tempo che desideravo leggere qualcosa di Mabel Morri, autrice della quale conosco l’esistenza da anni e che pure non avevo mai avuto l’occasione di raggiungere. Quest’anno, però, approfittando di una settimana di maggiore libertà, ho potuto finalmente colmare questa lacuna, comprando “500 milioni di stelle”, suo fumetto (vogliamo chiamarla Graphic Novel, che fa più chic?) pubblicato nel 2013 dalla Kappa Edizioni.
500 è – tendenzialmente – una storia d’amore. O meglio è la storia dell’accettazione di un amore, della presa di coscienza di una ragazza (Rebecca, giovane libraia che lavora insieme alla madre e che vive una vita non dissimile da quella di tante sue coetanee, fatta di infiniti aperitivi, il giro di amici, il bagno al mare, e amori senza amore per ragazzi forse poco interessanti ma “appetibili” perché belli, con lavoro sicuro e soldi alla mano), presa di coscienza, dicevo, del suo innamoramento nei confronti di Caterina, incontrata per caso o forse per destino grazie a un’amicizia in comune, e definitivamente, indubitabilmente, donna.
A questo punto, credo sia superfluo dire altro riguardo la trama (che pure ha anche qualche altro spunto interessante, altre cose da dire che esulano dalla storia d’amore per parlare di altri temi come l’amicizia – vera o falsa che sia – il destino – che esista o meno – l’eterna lotta tra il cuore e il cervello, tra il rischio e la banale certezza, e tra ciò che è ritenuto socialmente accettabile e ciò che non lo è).
Forse l’unica cosa che si può aggiungere in questo caso è che il fumetto, pur trattando una tematica molto sentita e a volte “di tendenza”, lo fa con levità e calma, senza tentare di “catechizzare” nessuno, e di certo non sbandierando il tema scelto. Come dice l’autrice stessa all’interno del fumetto, quel che conta alla fine è l’amore, anche quando ci fa sbandare e mina ogni nostra sicurezza, ponendoci di fronte a un bivio, spingendoci a metterci in gioco. Che poi tale amore sia rivolto a una persona del sesso opposto al nostro, o del nostro stesso sesso, è quasi secondario. O almeno si spera che lo sia, anche se sappiamo benissimo che molto spesso – nella realtà “vera” – non lo è.

Comunque, torniamo a 500, che compie il suo “lavoro”, raggiunge il suo “obiettivo”, con chiarezza e linearità, senza apparente sforzo, mettendo in scena pochi personaggi ma ognuno con il suo carattere e le sue certezze, ciascuno con uno spazio e uno scopo all’interno della trama, in un certo senso tanti “aghi della bilancia” che hanno l’obiettivo di mostrare le varie facce dell’amore (non solo quello tra un uomo e una donna, ma anche quello tra genitori e figli), siano esse positive o negative.
Ciò che deriva da tutto questo è una storia corretta nella forma e nella sostanza, personale, placida e a tratti malinconica, fatta di atmosfere, silenzi e sospensioni, riflessioni e dubbi, incertezze e desideri, e tutti quegli altri elementi che chi ha amato conosce, e che ha sperimentato in qualche modo sulla sua pelle.
Una storia originale, capolavoro di inventiva o straziante fino alle lacrime? Per quel che mi riguarda no: 500 è piuttosto una personale rivisitazione da parte della sua autrice di infinite storie racchiuse in una sola, narrata con garbo e quasi “senza interferire”. Un racconto che si spiega da solo, e del quale sia il narratore sia i lettori rappresentano testimoni esterni, che non hanno accesso ai pensieri e alle riflessioni dei suoi protagonisti a meno che non siano essi stessi a concedersi.
Niente spettacolo, dunque, e tantomeno spettacolarizzazione. Solo tanta onestà, correttezza formale, e quello che mi è sembrato un sincero tentativo di trovare speranza nelle cose più semplici e belle della vita, prima fra tutte il tanto decantato Amore nella sua forma più pura, forza irresistibile che tutto travolge, e alla quale ci si può opporre, sì, ma mettendo a rischio tutto quello che si ha costruito, e lottando fino allo stremo delle forze.

500

Gli elementi migliori di 500? Il primo direi che l’ho già citato, e cioè la narrazione soffusa, placida, che basa i suoi significati sulle parole ma anche – e in larga parte – sui silenzi, su scene raccontate visivamente ma mai descritte o dialogate, e che pure riescono a essere tra le più importanti, veri e propri snodi di trama nei quali ogni gesto, ogni sguardo, ogni azione, ogni parola non detta ha un suo senso e significato. Bella cosa, sia narrativamente che tecnicamente parlando, perché denota una bella sicurezza nei confronti del media prescelto, cioè il fumetto. Fumetto che è fatto tanto di parole quanto di immagini pure, ed è sempre bello dunque – almeno per me – vedere un autore capace di affidarsi tanto alle prime quanto alle seconde, senza sentire la necessità di riempire le sue pagine di didascalie o dialoghi “con lo spiegone”.

Altri elementi degni di nota? L’ambientazione tutta italiana, necessaria e doverosa visto che noi non abbiamo nulla da invidiare agli “stranieri”. E anche la costruzione del mondo (inteso come gruppo sociale, come vita di tutti i giorni, come lavoro e amicizie, idee e sentimenti) che circonda i protagonisti, apparentemente il “migliore dei mondi possibili”, eppure pronto a cadere in pezzi quando Rebecca, in una delle scene migliori, si accorge che in effetti la quotidianità di quell’esistenza vissuta sempre “dentro ai binari” si basa su convenzioni prive di peso quando non addirittura di senso, accettazione passiva di una realtà sterile e opportunista scambiata per vera felicità.
Ma cosa accade quando, come nel caso di Rebecca, la felicità VERA bussa alla porta con il volto più inaspettato di tutti? Eh, tra le tante cose può accadere che si venga messi alla prova, e si finisca per trovare dentro di noi, o nelle persone che ci circondano, lati del carattere che non si sapeva di possedere (o che tali persone possedessero), e dei quali avremmo forse preferito non conoscere mai l’esistenza.

Altro elemento piacevole è il tratto di Mabel, di certo personale, a volte in bilico tra ricerca cosciente di imperfezioni personali e incertezze vere e proprie (in questo senso sono migliori le ultime trenta pagine, nelle quali l’equilibro sembra essere stato raggiunto), fatto di una linea spigolosa ma solida, quasi “materica”, carica di tratteggi e di volumi, molto concreta nella sua rappresentazione della realtà, realistica nel senso più generale del termine e degli obiettivi eppure ricercata nei particolari (come possono essere i tratteggi dei capelli, gli spigoli dei corpi umani e le ombreggiature degli oggetti). Un segno espressivo e impressionista, nel quale interiorità e esteriorità sembrano coesistere nello stesso disegno, quasi come se ogni personaggio, ogni ambiente descritto, portasse la sua forma materiale nelle linee, e la sua anima nei decori, nei panneggi, nei tratteggi, nelle “doppie linee”, nelle ombre.
Un segno, insomma, a volte di non facile interpretazione e forse in questo fumetto del 2013 non ancora perfetto, ma che ha proprio il suo maggiore punto di forza, a mio parere, nel suo non essere stereotipato, scolastico o “accomodante”, ma unico e personale al massimo, come si può vedere nelle opere più recenti.

500b

Arrivato a questo punto, mi rendo conto che potrei continuare a parlare di 500 all’infinito, ma otterrei solo il risultato di annoiare a morte chi ha già avuto il coraggio di arrivare fin qui. Terminerò quindi tra poche righe, limitandomi ad aggiungere che 500 è un bel fumetto, realistico e concreto, mai spettacolare o scontato nel parlare d’amore, che non fa un vanto del tema che tratta ma preferisce concentrarsi sui sentimenti di per se stessi, che sa comunicare con le parole ma anche con i disegni, che fa riflettere, che lascia spazio alla speranza, ed è sostenuto da un segno grafico unico e (proprio per questo) bello da vedere.
Se vi capitasse tra le mani questo o un altro lavoro di Mabel Morri, autrice di sicura esperienza, provate dunque a farvi vincere dalla tentazione, o dalla curiosità, e datele una chance. Potrebbe sorprendervi e conquistarvi.
Complimenti all’autrice.


ABBIAMO PARLATO DI: “Cinquecento milioni di stelle”, un fumetto scritto e disegnato da Mabel Morri, 140 pagine in B/N,brossura, 14 euro, pubblicato da Kappa Edizioni. Potete trovarlo QUI , oppure trovare la sua autrice QUI


Potete trovare gli autori di tutte le illustrazioni che compaiono sulla testata di questo blog nell’apposita PAGINA, così come TUTTE LE RECENSIONI e le SEGNALAZIONI di fumetti pubblicate fino a oggi.

E ricordate che ora potete trovare altre mie recensioni all’interno di Webcomics.it

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