Pillola 85: “Marco Polo – la via della seta”, di Marco Tabilio

marcopolo2“I mercanti che approdano a Venezia dall’Oriente raccontano di terre e popoli misteriosi, di mari in tempesta e deserti di predoni. Marco Polo ha diciassette anni e si nutre di questi racconti con la speranza di raggiungere il padre Niccolò e lo zio Matteo, partiti per l’Oriente quando lui era ancora bambino.
L’occasione per il “viaggio dei viaggi” arriva nel 1271, quando Niccolò e Matteo ritonano dalla Cina con l’incarico di portare a Kubilai Khan in persona l’olio del Santo Sepolcro di Gerusalemme e cento ambasciatori del Papa: i tre ripartono da Venezia alla volta della Palestina, attraversando la Georgia, l’Armenia, la Persia e l’Afghanistan.
Di commercio in commercio, superano i deserti dell’Uiguristan e raggiungono il cuore dell’impero cinese, dove Marco Polo conquista la fiducia del Gran Khan diventandone uno dei più influenti ambasciatori nel mondo.”

Era da un bel pezzo che avevo messo gli occhi su MARCO POLO, volume scritto e disegnato da Marco Tabilio, perché ne avevo riconosciuto subito l’indubbia qualità. Per capirlo mi era bastato vedere qualche immagine su internet, e poi una rapida sfogliata in libreria, che mi avevano convinto all’istante riguardo la bontà e il valore del prodotto.
Ho deciso di soprassedere all’acquisto immediato, perché ho fin troppa roba da leggere sopra i comodini; ma poi è arrivata Lucca Comics…2015 (sì, esatto, quella dell’anno scorso. Ora capite quanto sono rapido a leggere), che come molti sanno ha la tendenza a far evaporare i freni inibitori di molti appassionati di fumetti, e il bel volume è arrivato dritto nella mia libreria con tanto di dedica. Direi che meglio di così non poteva andare.

Giudizio critico? Ottimo. Nella lettura MARCO POLO ha confermato tutte le doti positive che si intravedevano a un primo sguardo. Praticamente, la recensione potrei finirla qui.

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La storia di Marco Polo, ovviamente, la conoscono tutti. O comunque Marco Polo lo hanno sentito nominare. Se sono vecchi come me avranno anche visto il serial televisivo del 1982. Come si può, dunque, approcciarsi a un argomento noto e sul quale un po’ tutti hanno già detto la loro, a una storia che bene o male tutti conoscono a grandi linee e quindi non può sorprendere o stupire più di tanto?
Semplice: rievocandola in modo personale, sia dal punto di vista dalla trama che del disegno, evitando l’ovvio, cercando il proprio punto di vista sulla questione, e soprattutto riempiendo i “vuoti” causati da una trama “prevedibile” con un approccio artistico elegante e ricco di invenzioni. Tutte cose che Tabilio fa.

Quel che ne esce dunque è una storia che sceglie (consciamente o meno) di essere incompleta e forse frammentaria, nella quale accanto alla narrazione hanno un posto le visioni e i sogni, e dove uguale spazio è dato a tutti gli elementi della vita di Marco Polo, a partire dai viaggi fino alla guerra contro la città rivale Genova che lo vide comandante di una nave Veneziana. Ovviamente, come spesso accade, se si vuole raccontare una storia è utile e forse doveroso (e forse scontato? non so, non credo…) partire dalla fine, e recuperare mano a mano i pezzi che vanno a comporre il puzzle. Ed ecco un’altra cosa che questo volume fa, e la fa bene, a mio parere: quali che siano le premesse che hanno dato vita a questa particolare narrazione, il fumetto giunge al suo termine in maniera elegante; il presunto caos si rivela un ordine, ogni elemento va al suo posto, ogni domanda aperta trova la sua risposta, e ogni personaggio riesce ad avere uno spazio e un peso all’interno della trama che lo rende quanto più possibile tridimensionale.

Parlo di Rustichello, ovviamente; ma anche del dottore della prigione, dell’ammiraglio genovese, della principessa, del Khan, e anche dei luoghi esplorati, dei quali viene offerto un ritratto appagante ed esotico.

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Il tutto narrato con un segno grafico basato su un’apparente semplicità (in questo volume molte cose sono “apparenti”, il che di solito succede nei migliori fumetti), nel quale diverse influenze fanno capolino, a volte antiche e altre volte moderne: una semplicità del tratto grafico che mi ha ricordato le migliori opere francesi (a tratti mi è sembrato di scorgerci Trondheim, ma posso benissimo essermelo sognato, e in fin dei conti non importa affatto), e che credo debba molto – forse tutto – all’iconografia medioevale, che si fa presentissima soprattutto nelle pagine dove appaiono mappe realizzate con lo stile dei primi cartografi, o dei miniatori che inserivano nei volumi di pergamena miriadi di figurine, di paesaggi stilizzati e di mostri degni di un bestiario.

Il tratto, in effetti, è una delle cose che più mi ha convinto di quest’ opera: adatto alla rappresentazione, antico e contemporaneamente molto moderno, rigoroso ed evocativo, comunicativo e funzionale, ricco e immaginifico. il suo miglior pregio sicuramente saper sfruttare il media fumetto per un racconto che esce letteralmente dalla classica “gabbia” e che di tanto in tanto sorprende con illustrazioni di grande impatto, che oltre a essere gradevolissime agli occhi aprono la storia a scenari ampissimi e originali. Un Fumetto veramente tale, e non una sbiadita fotocopia del cinema come a volte vedo accadere anche in prodotto di editori blasonati, dove il disegno segue canoni ben precisi, lo stile è assurdamente fotografico, e tutto è impostato in un realismo tale da trasformare le vignette in “fotogrammi disegnati” di un’immaginaria pellicola. E’ fumetto, quello? Beh, sì, lo è. Ma un fumetto che esprime solo in minima parte le proprie potenzialità, più simile a uno storyboard che a un prodotto artistico.

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(Peccato solo il fatto che per forza di cose la foliazione dell’albo tagli a metà le illustrazioni: per vederle in tutta la loro completezza, essendo il libro corposo, è necessario “scardinare” la costa. Ma vabbeh, possiamo conviverci.)

Disegnare e scrivere con cognizione di causa, ben sapendo COSA si vuole mostrare e in che modo, e avendo ben presente quali sono le possibilità, i pregi e i “difetti” di un media come il fumetto è una cosa importantissima, essenziale direi, che spesso traccia una netta linea di demarcazione tra chi è un vero artista e chi un semplice “artigiano”.
In particolare, chi si limita soltanto a muoversi all’interno della classica gabbia a cinque, sei o nove vignette spesso cede alla tentazione (o non ha la maturità necessaria per farlo, o il talento) di asservire il disegno alla trama, usandolo come semplice mezzo col quale raccontare una storia. Il bravo artista invece lavora usando parole e immagini CONTEMPORANEAMENTE, lasciando a volte che siano le seconde a parlare per le prime, accompagnando il testo con immagini che fluiscono libere, non seguendo regole precise ma contando un po’ su ispirazione e un po’ su immaginazione.

Durante la lettura di questo MARCO POLO, dunque, fumetto che si pregia proprio di tali caratteristiche, è stato belle vedere le pagine ingabbiate aprirsi improvvisamente a invenzioni grafiche tutte azzeccatissime, potenti e comunicative; un po’ come una finestra che si spalanchi improvvisamente mentre si percorre un corridoio, mostrando paesaggi immaginifici che arricchiscono la trama senza distrarre dalla lettura. Ottima, ottima cosa. E lo ripeto: di certo uno dei maggiori pregi di quest’opera.

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Il risultato dunque è un fumetto che racconta benissimo ciò che prometteva, che stupisce e affascina con la riproduzione di un mondo lontano e “mitico”, che convince sia in lunghezza che in profondità, che intrattiene a lungo, che non è pesante, non è didascalico ma aperto alla sperimentazione, che lascia spazio al lettore in modo che esso possa riempire i vuoti, che mostra buoni dialoghi e buonissimi disegni, che offre racconto e vivide immagini, che spazia dalla gabbia bonelliana all’illustrazione a doppia pagina, che diverte e stupisce, che risulta ben sceneggiato e accattivante nella sua frammentarietà. Un’opera PERSONALE, caratteristica che amo, la quale riesce a mettere in risalto sia la storia vera che racconta e sia la PERSONA che la racconta, cioè l’artista. Ho detto le stesse cose quando ho recensito il volume sulla poetessa Wislawa Szymborska, pubblicato sempre da Becco Giallo, e sono felice di poter dire lo stesso qui.

Ben vengano opere come queste, che uniscono a una visionarietà di stile una narrazione densa e completa. Direi anzi che volumi come Marco Polo sono l’esatto punto di equilibrio tra il fumetto “popolare” e quello “artistico”, “elevato”, tramite una storia che – soprattutto, per quel che mi riguarda! – è LUNGA, e non finisce dopo poche pagine. Non cade dunque nel “tranello” del ristorante a 5 stelle che deve portarti ottimi ravioli ma in numero di 3, e ti sazia invece in ogni modo possibile. C’è in effetti qualcuno che crede che per fare opere “elevate” sia necessario anzi obbligatorio essere brevi o brevissimi. Bene, sono contento di vedere che nessuno lo ha riferito a Tabilio, che ha sfornato quindi un volume ricco in ogni possibile modo.

Comunque, scherzi a parte, non posso non consigliare la lettura e il possesso fisico di questo interessante volume, bello da leggere e anche da guardare.

Ottimo lavoro, complimenti all’autore.  

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Due parole extra su Rustichello da Pisa, scrittore di romanzi cavallereschi che per un caso si trovò in galera insieme a Marco Polo e raccolse le sue testimonianze, dalle quali tirò fuori un libro vendutissimo e diffusissimo. Marco Polo aveva, dicono i fatti, visitato il Catai da commerciante, e aveva lavorato per il Gran Khan girando in lungo e in largo. Nel libro però appaiono racconti di incredibili mostri, megabattaglie ed episodi moraleggianti. Dove mai può aver visto Marco questi incredibili mostri e combattuto così tanto? Credo da nessuna parte; per cui molte aggiunte potrebbero essere frutto dell’inventiva di Rustichello, che potrebbe aver pensato di inserirle per rendere il racconto di viaggio più “appetitoso” per il lettore comune.
Questo concetto mi è sempre piaciuto, e mi pare rispecchi un pò quello che continuiamo a fare oggi. Manca solo l’editor che dice “Un diario di viaggio? E come lo vendiamo, ce ne sono un casino! Mettici un po’ di azione, via! Qualche mostro!” E manca anche la Variant Cover. Per il resto, dopo tutti questi secoli, siamo ancora – lo dico con affetto – fermi lì.

E detto questo vi saluto, facendo i complimenti a Tabilio, autore di un ottimo fumetto.


ABBIAMO PARLATO DI: Marco Polo – La via della seta, scritto e disegnato da Marco Tabilio, pubblicato da Becco Giallo. Volume in brossura, 208 pagine a colori. Acquistabile QUI



Potete trovare gli autori di tutte le illustrazioni che compaiono sulla testata di questo blog nell’apposita PAGINA, così come TUTTE LE RECENSIONI e le SEGNALAZIONI di fumetti pubblicate fino a oggi.

E ricordate che ora potete trovare altre mie recensioni all’interno di Webcomics.it

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