Pillola 86: “Rogheneach”, di Myriam Savini

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La prima cosa che mi è venuta in mente scorrendo le pagine di Rogheneach, fumetto fantasy di Myriam Savini, è stata la famosissima e vendutissima trilogia de “Le cronache del mondo emerso”, scritta da Licia Troisi, che lessi qualche anno fa. In quei volumi, infatti, proprio come in questo fumetto, la protagonista era una ragazza di belle speranze che entrava a far parte di un’accademia che la trasformava in una potente guerriera cavalcatrice di draghi, membro d’elite di un esercito alle dirette dipendenze del Re.
Ovviamente, lungi da me pensare a copiature: primo perchè tra le due opere le differenze sono moltissime, sia come contenuti che come qualità, secondo perchè elementi come i draghi e i cavalieri fanno parte dell’immaginario fantasy ben prima del libri della Troisi, terzo perchè credo che siano BEN ALTRE le opere di riferimento dell’autrice (che forse potrebbe offendersi per tale tristo paragone…),  e quarto perchè, come ripeto spesso, quando ho davanti i lavori di giovani fumettisti mi interessa poco da dove hanno preso i loro spunti, mentre sono più attento a COME riescono a svilupparli e (se ci riescono) a renderli personali. Al massimo, in casi come questo, mi viene da chiedermi: l’ispirazione è voluta o è un puro caso? Quali opere e gusti hanno influenzato la creazione di questo fumetto? Myriam è o è stata fan della Troisi? Ma è una pura curiosità.
C’è però un commento che potrei aggiungere: le “Cronache del Mondo Emerso”, libri godibilissimi a una lettura superficiale, a prescindere dal loro successo e dalla godibilità erano in realtà un concentrato di banalità, luoghi comuni e cattiva scrittura; dunque la mia curiosità è nello stesso tempo un timore, in parte reso reale da alcuni elementi di Rogheneach che mi han lasciato dubbioso, e che – mi scusi l’autrice! – più avanti descriverò. Sarò duro, diretto, spietato, crudele. Ma non è così che si addestrano i Cavalieri del Drag… cioè gli autori di fumetti?
Aaaah, scherzo, suvvia! Ma alcuni dubbi li ho, è vero, e ne parlerò. Ammetto anche che dovrò fare una “ramanzina” all’autrice, ma quello che ho visto non sono certo “banalità o luoghi comuni”. Al massimo, dunque, elargirò poche bastonate… e oltretutto citerò i miei dubbi usando anche un piccolo “trucco”.
Seguitemi e saprete.

Iniziamo.

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Notare i piccoli punti di caratterizzazione dei personaggi a tavola!

Chiariamo subito una cosa: se dovessi fare un confronto tra la Troisi e la Savinidirei che vince la seconda. Rogheneach, infatti, è MIGLIORE delle “Cronache”, lo332 dico senza alcun dubbio. Migliore in quanto non illogico, più divertente, facilissimo da leggere (facilissimo = scorrevole, comprensibile, chiaro, appassionante), con personaggi simpatici, un’eroina interessante, un contesto storico fantastico ma non scontato e assurdo, anzi azzeccato e per MOLTI versi realistico, con una trama piacevole e soprattutto con un’ironia mai volgare, adatta al tipo di storia narrata.

Partiamo allora con l’esame del fumetto iniziando dalla trama: la giovane Berenice, nobile per caso (casata del Lieto Suino, leggere la storia per capire), ragazza allegra e ingenua, di sani principi morali, entusiasta e lietamente curiosa e intraprendente, nel tentativo di elevare le sorti della sua famiglia decide di iscriversi all’accademia che la trasformerà in una Guerriera dei Draghi. Per fare ciò lascia la sua casa e inizia l’addestramento, scontrandosi con ovvi problemi dati dal fatto che lei tutto è tranne che una nobile, tutto è tranne che una guerriera, e tutto è tranne che una personcina intelligente ed elegante. Ma Berenice ha anche un segreto dai risvolti forse tragici, che è un altro dei motivi per i quali è stata spinta a entrare all’accademia e che sta segnando la sua vita. Persa in quell’ambiente così nuovo per lei, alle prese con addestramenti e nuovi amici (e nemici), e affiancata a un drago che sembra essere più di quel che appare, la ragazza inizia dunque il suo percorso di allieva… sempre che la guerra non la uccida prima.

Questa, a grandi linee, la storia. Da qui, passiamo subito ai punti che più mi hanno convinto, elencati in puro ordine caotico.

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1: LA PROTAGONISTA. Pur non rappresentando nulla di nuovo, l’eroina di Rogheneach si fa subito amare, ed è un personaggio con il quale è facile entrare in empatia. Sconsiderata e ingenua al punto giusto, imperfetta in modo “piacevole”, rappresenta un personaggio archetipico di quelli che è facile inquadrare, familiare e rassicurante, ma capace di fornire – se l’autrice ne sarà all’altezza, ma SO che lo sarà – sorprese e sviluppi inaspettati (che poi sono le cose che il pubblico preferisce ed elemento importante nella creazione di un eroe). Berenice è una ragazza estremamente povera che si ritrova a fare i conti con un ambiente del tutto diverso dal suo, e lo fa con lacrime e sorrisi allo stesso tempo, un po’ noncurante, un po’ dissennata, un pò ironica ma anche con un cuore capace di rimanere ferito; e basta questo per far capire quanto azzeccata sia la sua rappresentazione, e quanto possa piacere ai lettori. Se a questo aggiungiamo che il personaggio non si prende mai troppo sul serio (lo fa, nei tempi e nei modi giusti, solo in precisi momenti, ben congegnati dall’autrice), e che il suo percorso a ostacoli è descritto con efficaci battute e scene davvero divertenti, possiamo dire che Berenice ha le carte in regola per essere un’eroina vincente e poco stereotipata, molto promettente e di quelle da non “sprecare” con caratterizzazioni banali o con immobilità. Anzi, la ragazza deve “crescere” e maturare durante la storia, senza perdere le sue caratteristiche migliori. Su questo conto molto, e solo così la sua parabola giungerà a compimento. Ma sono sicuro che queste cose la sua autrice le conosce perfettamente: creare un’eroina che coinvolga i suoi lettori e si faccia amare è molto importante, e qui direi che ci siamo in pieno. Brava, dunque.
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2.I DRAGHI E IL DRAGO. Qui non mi posso dilungare su “il drago” per non fare spoiler, ma anche qui direi che siamo di fronte a un personaggio azzeccato e tanto promettente quanto la sua compagna umana, forse tra tutti quello che più mi incuriosisce e sul quale punto molto. Da un essere peculiare come questo, e dal rapporto con la sua “padrona”, possono scaturire svolte di trama vincenti… anche in questo caso un buon lavoro.
Riguardo “i draghi” in generale, inoltre, abbiamo alcuni spunti altrettanto validi, e soprattutto una CARATTERIZZAZIONE dei vari animali, ciascuno diverso dall’altro. Anche questo mi sembra positivo (se sarà ben sfruttato!), ed è uno dei motivi per i quali reputo Rogheneach migliore delle “cronache”. In quei libri infatti i draghi erano poco più che bestie da soma, cavalli sputafuoco usati dai loro cavalieri in modo assurdo e fuori da ogni logica (ne riparlerò più avanti); ben venga quindi vedere draghi divisi in specie e razze, ciascuno con le proprie caratteristiche e le proprie personalità. Tutti elementi in più che possono arricchire la trama.
Ben fatto anche qui, se si riuscirà a usare bene gli elementi introdotti.

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Il Re Federico Galletto I scende in Italia

3.IL CONTESTO. Sebbene nel primo volume ancora poco sia stato spiegato del mondo nel quale si muove Berenice, è interessante notare come l’ambientazione fantasy non sia la solita anonima saga ambientata in paesi dai nomi assurdi nei quali elfi e gnomi combattono contro l’oscuro signore e il magico tiranno etc etc etc. In Rogheneach, infatti, sebbene gli elementi più classici dei fumetti fantastici siano presenti, lo sfondo sul quale si muovono gli eroi è molto più realistico, di stampo medievaleggiante e con pretese di verità, con dei Re non molto diversi da quelli che dominavano le nostre terre nel passato e con trame legate a elementi storici coerenti e molto “terreni”. Il monarca protagonista di questo fumetto infatti non ha problemi con gli orchetti o i goblin, bensì con gli Stati vicini (non Mordor ma Francia e Inghilterra!), con la presenza di due Papi – uno benvoluto e sottomesso al potere e un altro ribelle – e addirittura con pretese di ribellione e indipendenza… di alcune città italiane. E l’Italia è appunto il luogo in cui il Re vuole mandare le sue truppe a combattere.
Io sono un grande fan delle ambientazioni italiane (quando sono COERENTI: inutile chiamare Italia delle “americhe travestite”, così come è inutile ambientare in Italia storie che prendono vita da immaginari diversi dal nostro – mi spiego: pretendere di trasferire Spiderman a Bari è poco sensato), e trovarmi un simile realismo in un fumetto mi rende subito felice e curioso. Ottima cosa!

4.IL DISEGNO. Stile molto buono, chiaro nelle scene di lotta, evocativo dove serve, ironico dove serve. Bei retini, belle tavole, belle costruzioni delle scene, bei personaggi, begli sfondi, belle creature fantastiche, bello tutto. La qualità parla da sola ed è in miglioramento, per cui non mi dilungo. Basta guardare le pagine.

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5.STORIA E TESTI. Ben fatti i dialoghi, scorrevoli e corretti grammaticalmente. E buona la storia, dalle premesse chiare, dall’ironia realmente divertente, con sorprese e sviluppi inattesi.

E con questo direi che ho elencato tutto.

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Maria Zanzottera?

Ma all’inizio, se ricordate, ho citato scherzosamente degli elementi di dubbio che avevo trovato, e dei quali parlerò usando un “trucco”. Tali elementi, non nei contenuti ma nello stile (se così si può dire), sono molto simili ad altri che ai tempi avevo trovato nelle “Cronache” della Troisi, cioè piccole incertezze sulle quali si potrebbe facilmente sorvolare, che si notano solo a una lettura più attenta, e che in larga parte rappresentano delle eccessive semplificazioni di trama. I classici elementi che il pubblico NON vede, che forse necessitano solo di tempo per essere spiegati meglio (nelle “Cron999ache” non è accaduto, però…le “Cronache” sono il male mentre Rogheneach è la cura) e che in ogni caso scalfiscono poco o nulla il divertimento che si trae dalla fruizione dell’opera e non peggiorano quasi per niente il giudizio sul suo valore…. Perlomeno a una lettura veloce.
Nondimeno, questi elementi ci sono, e mi piacerebbe citarli. Non certo come critica  – o NON SOLO – ma anche come esempio dei dubbi che possono venire in mente, in generale, a un lettore (o a un editore, perchè no?) deciso a esaminare una storia che gli viene presentata.
(ovviamente, se l’autrice vorrà rispondere ai miei dubbi tanto meglio… perché a sbagliare potrei essere io, che ho capito male, e non lei!)

Elenco dubbi:

  1. Secondo uno dei protagonisti, l’accademia dei “cavalieri di drago”… “riesce a procurarsi solo 4 o 5 draghi all’anno che vengono assegnati solo ai migliori allievi”. Quindi un’intera accademia riesce a sfornare solo 4 o 5 cavalieri del drago in un anno di lavoro? 50 in dieci anni (posto che le guerre durino così tanto)? Capisco che tali cavalieri siano molto potenti, ma non è come se da un corso per piloti di bombardieri uscissero solo 5 soldati? A cosa serve mantenere tale struttura se le truppe che ne escono sono così ridotte? Per giustificare la cosa, i cadetti dovrebbero avere il potere di una bomba atomica, ma a quel punto se io fossi nemico del re sguinzaglierei truppe su truppe nel tentativo di far fuori questi cavalieri, e visto quanti pochi sono sarebbe facile estinguerli prima ancora che arrivino a combattere…o sbaglio?
  2. Come si fa a scegliere i cavalieri degni di cavalcare il drago? Bisognerebbe che tutti ne cavalcassero uno sempre, perché non è detto che il migliore del corso “normale” di combattimento e magia sia anche il migliore cavalcatore. Ma visto che di draghi c’è penuria l’accademia ne ha abbastanza per tutti i suoi studenti? A quanto sembra no, visto che viene detto che il fatto che ci sia un drago per studente è “eccezionale” e frutto di un evento più unico che raro. In ogni caso, bravi o non bravi, i cadetti dovrebbero quantomeno allenarsi al volo. Ma come si fa quando i draghi non ci sono? E’ come una caserma per aviatori che non ha aerei: come può essere utile? E inoltre: i nobili che il drago se lo sono portato da casa sono avvantaggiati? E se il drago ce l’hanno già e hanno già avuto modo di cavalcarlo non è logico che essi siano automaticamente diplomati solo per il fatto di esserne in possesso? Possono infatti andare a scuola e imparare il combattimento, ma cosa impedisce loro poi di considerarsi automaticamente Cavalieri e andarsene col loro drago anche se la scuola avesse da ridire?
  3. Tutti gli altri cadetti che fine fanno se non ci sono abbastanza draghi? Io questa però me la spiego così: “cavaliere del drago” è solo il nome del titolo che viene dato a chi si diploma, e che comunque lo rende un forte combattente addestrato, ma solo l’elite dell’elite diventa proprietaria di un drago VERO. Come dire: si addestrano 500 poliziotti ma solo 5 diventeranno specialisti in qualcosa.
  4. Viene detto che la scuola riesce a procurarsi solo 4 o 5 draghi all’anno, il che fa sembrare che procurarsi un drago sia difficilissimo, quasi impossibile anche per una struttura “statale” che addestra reclute per l’esercito dell’Imperatore. Eppure ci sono dei “ricchi” che ne possiedono uno, e c’è un defunto Conte che ne possedeva 30. Questa non è una stranezza? Io, accademia reale, non riesco a procurarmi i draghi che i ricchi invece possiedono. E’ come se una scuola di polizia non riuscisse a procurarsi più di 5 auto all’anno e ci fosse invece un riccone che ne ha 30. Come si spiega la cosa?
  5. Viene detto all’inizio che l’accademia è riservata ai nobili, e che per essere iscritti bisogna avere denaro e talento… ed essere nobili, appunto. Come è possibile allora che  (come si vede in alcune tavole) all’interno della scuola ci siano allievi nobili che non sanno né leggere né scrivere? L’istruzione non dovrebbe essere prerogativa delle classi ricche?
    Chi non sa leggere, oltretutto, ricorre all’aiuto di professori stallieri (???) o compagni istruiti perché la scuola non prevede un corso di lettura e scrittura. Ma se non lo prevede è perché dà per scontato che gli allievi sappiano leggere e scrivere. Come possono dunque essersi iscritti degli analfabeti, e come possono seguire i corsi?
  1. i draghi sono esseri senzienti, capaci di parola (anche se non tutti) e in alcuni casi molto intelligenti e/o feroci. Come mai accettano dunque di essere tenuti in delle scomode stalle di legno e di essere usati come cavalcature da parte degli umani, che potrebbero incenerire o comunque uccidere con un minimo sforzo? Possibile che i draghi – almeno i più evoluti – non si ribellino a questo stato di cose? E perchè combattono in guerre UMANE che forse non li riguardano? C’è una spiegazione a tutto questo, qualche “patto” di cui ancora non siamo a conoscenza? E a cosa serve un “cavaliere” se i draghi sono perfettamente in grado di capire cosa e come fare? Il “cavaliere” cosa può comandare una volta che è in groppa all’animale? A questo punto non sarebbe stato più logico avere i draghi come ALLEATI piuttosto che bestie da soma?
  1. Questo è molto meno importante, ma… è possibile che un Re vada a far visita all’interno di una gabbietta imbottita e legata al collo di un drago gigante, per scendere dalla quale deve rotolare come dentro una botte e poi calarsi da una scaletta, solo come un cane? Forse la scena è volutamente ridicola, oppure rispettosa delle origini “gallinacee” del monarca che preferisce viaggiare in pollaio (e se non capite cosa sto dicendo sappiate che non è colpa mia) ma in ogni caso non era più dignitoso e sicuro per il monarca arrivare con una scorta, con dei servi, e a bordo di una confortevole dimora legata SOTTO il collo della bestia? Il drago è così grosso che non avrebbe problemi a portare una casa intera.
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Signore e signori, sua maestà il Re!

Come ho detto all’inizio, quelli che ho citato non sono veri errori, ma MIEI DUBBI insorti durante la lettura, che forse verranno chiariti nei volumi successivi. Se ne ho parlato quindi è stato soprattutto per ribadire un concetto per me molto utile, e cioè il fatto che quando si progetta una storia bisogna cercare di essere sempre chiari, spiegare bene le cose, avere delle premesse forti ed evitare contraddizioni o mancanze. Chiarire fin da subito il mondo che si è creato serve a mettere a suo agio il lettore, mentre l’autore è al riparo da possibili contraddizioni o da buchi di logica che potrebbero apparire durante la stesura dei volumi successivi.
Ovviamente, però, è altrettanto vero che non sempre è possibile spiegare tutto all’inizio: il fumetto diventerebbe un manuale di istruzioni; ma il segreto sta nel non farsi sedurre da storie con ambientazioni troppo complesse, nell’arricchire poi in “Altezza” le “Basi” che si pongono nei primi capitoli, e nel tacere informazioni in modo che il pubblico non percepisca un vuoto, ma bensì uno stimolo a scoprire cosa si nasconde dietro questo o quell’elemento.

“MA IL TRUCCO?” direte voi. Bene, il trucco è che alcune delle risposte a queste domande esistono già, e per saperle basta leggere QUESTA PAGINA, dove si spiegano molti elementi che…ahimé… invece nella storia NON vengono citati.
Perché dunque ho scritto tutta questa tiritera? Per ribadire un secondo importante concetto, e cioè il fatto che TUTTE le informazioni vanno inserite ALL’INTERNO della storia stessa, e non premesse al di fuori di essa.
Cosa accadrebbe infatti se un lettore leggesse la storia senza preoccuparsi delle note? Se non cercasse risposta ai propri (eventuali) dubbi? Certo, forse gran parte dei lettori – come spesso accade – questi dubbi non se li porrà affatto, e non si accorgerà che qualcosa “manca”; ma in alcuni casi il rischio è che il pubblico non capisca bene cosa sta succedendo, finendo per giudicare il fumetto un po’ confusionario e insensato, con un’autrice che non si è preoccupata di rendere coerente il proprio mondo inventato.
Quando si legge un libro, non capita MAI di dover leggere un altro libro che contiene le informazioni che non sono inserite nell’altro, giusto? Per cui non vedo perché una cosa del genere debba essere fatta in un fumetto.
Tra l’altro, nel caso di Rogheneach, la pagina di presentazione fa capire come il mondo fantastico sia stato ottimamente ideato e strutturato dall’autrice, ne indica con chiarezza le coordinate “spazio temporali” e ne precisa MOLTISSIMI punti che invece all’interno della storia rimangono DEL TUTTO NEBULOSI, e che – se spiegati – le avrebbero conferito immediatamente maggiore bellezza e leggibilità.

SPIEGATE SPIEGATE SPIEGATE SEMPRE i punti cardine delle vostre storie dentro le storie stesse. Parlando in generale E’ INACCETTABILE che io lettore venga a conoscenza di elementi importanti  solo perchè mi sono preso la briga di leggere una nota trovata su internet. 

Comunque, dubbi o non dubbi, Rogheneach è un fumetto che intrattiene e diverte, professionale e interessante, ben strutturato e con una protagonista forte e personale, con un setting piacevolmente sospeso tra fantastico e reale, con invenzioni grafiche e narrative di sicuro interesse, con sorprese valide e premesse chiare, con disegni professionali e belli, con ironia sagace e battute sinceramente divertenti, con personaggi di contorno molto promettenti e infine di valida lettura. Un prodotto molto ben realizzato, che fa ben sperare per il futuro della sua autrice, un’ottima narratrice alla quale auguro di continuare sulla via che ha intrapreso. Era da molto che avevo in mente di leggere il suo fumetto: finalmente ci sono riuscito, e devo dire di esserne rimasto molto soddisfatto.
Vedremo se i volumi futuri sapranno colmare le pochissime lacune presenti, e come si evolverà la storia (si sa che scrivere i volumi successivi è sempre più difficile di scrivere il primo), ma al momento devo dire di essere rimasto piacevolmente impressionato dalla tecnica e conquistato dallo stile di Myriam, che sono sicuro potrà offrire molto ai suoi lettori (e che di certo non lo ricorderà, ma la seguivo e apprezzavo fin dai tempi dello “stravagante” ma simpaticissimo manga Fungus Master).

Molto brava, mi aspetto molto dai prossimi numeri e sono certo del tuo talento. Ora avanti così!

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io e l’autrice


ABBIAMO PARLATO DI: “Rogheneach“, un fumetto scritto e disegnato da Myriam Savini  (con la paziente assistente Selene) e pubblicato da KASAOBAKE, in vendita QUI alla MODICISSIMA cifra di 6,90 euro, davvero poco se si considera il lavoro svolto. E a Lucca Comics 2016 è andato pure esaurito, tié!


Potete trovare gli autori di tutte le illustrazioni che compaiono sulla testata di questo blog nell’apposita PAGINA, così come TUTTE LE RECENSIONI e le SEGNALAZIONI di fumetti pubblicate fino a oggi.

E ricordate che ora potete trovare altre mie recensioni all’interno di Webcomics.it

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