Pillola 92: Mattia “studiopazzia” Naliato

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Chi mi conosce, o chi frequenta questa pagina, forse ha notato che ho una speciale predilezione per i narratori, più che per i geni del disegno. Un genio del disegno, infatti, è spesso bello da vedere in superficie, una bella immagine dettagliata e ipercolorata è fichissima da appendere su una parete, ma quando si tratta di fare fumetti, di raccontare una storia, non c’è buon disegno che tenga se la storia non è altrettanto potente.
Prendiamo ad esempio il famoso Kim Jung Gi, il “genio” del disegno che molti – tra cui il sottoscritto, intendiamoci! – amano per la sua incredibile capacità di disegnare qualsiasi cosa in qualsiasi modo, in maniera MERAVIGLIOSA, in ogni tipo di stile, senza alcun progetto, senza alcuna matita, partendo da un punto qualsiasi e riempiendo senza il minimo errore un foglio bianco che può essere lungo anche metri. Kim è indubbiamente stupendo da vedere, e tecnicamente dottissimo. Capita poi che si decida di fargli fare un fumetto, in Francia, scritto mi pare da Morvan… ed ecco che diventa indistinguibile da qualsiasi altro disegnatore, e nemmeno tra i migliori. Io questo fumetto non l’ho letto; ma se anche la storia fosse stata brutta? Ecco che il grande genio sarebbe immediatamente evaporato, ferme restando le sue doti di disegnatore.
Insomma, la storia serve, eccome. E anche se questa metafora che ho fatto non è esattamente quella migliore per comunicare il mio punto di vista, è comunque servita… a raccontare una storia. Se avessi scritto per tutto questo tempo delle belle parole a caso, avreste continuato a leggere fino a qui?

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Amo i narratori, quindi. E li amo soprattutto quando disegnato in modo non perfetto, non fotografico, non iperbolico, non super colorato. Li amo quando non mettono al centro di tutto le immagini (con un testo intorno per giustificarne l’esistenza) ma quando pensano soprattutto al racconto, e li amo quando disegnano con lo scopo di trasmettere emozioni e sentimento.
E l’autore che scrive e disegna con lo pseudonimo di studiopazzia (la esse va scritta piccola) rientra in pieno in questa descrizione.

Sono entrato in contatto con lui per la prima volta durante l’ultima 24 ORE COMICS, la famosa manifestazione virtuale presente su Facebook che sfida gli autori a disegnare in un giorno una storia completa di 24 pagine. In quell’occasione, il suo racconto di bambini, estati, e Italia, mi intrigò alquanto, al punto di farmi andare di corsa sulla sua pagina Facebook ad approfondire l’argomento. Ciò che vi ho trovato è il motivo per il quale ora scrivo questo pezzo.
studiopazzia ha iniziato la sua produzione con strisce più o meno autoconclusive, e solo recentemente ha cominciato ad alzare il tiro proponendo storie più lunghe. Il suo tema, i suoi personaggi, sono dei semplici bambini (e bambini è appunto il titolo dato alla sua raccolta che ormai contiene più di cento strip). Ma dire “semplici” quando si parla di giovani esseri umani, perfetti contenitori per mille storie e sentimenti, è sicuramente riduttivo: per loro natura i bambini tutto sono tranne che semplici, e questo è il motivo della loro enorme duttilità come personaggi, e delle tante storie a loro e al loro mondo dedicate.
Nel caso di studio pazzia tale mondo è un’italia quasi contemporanea, direi sospesa intorno agli anni ’90, e un paesino del Polesine nel quale vivono i piccoli protagonisti, ciascuno con la sua storia e le sue idiosincrasie.

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Per consentirvi di inquadrare meglio la serie, sarebbe forse opportuno citare Bill Watterson di Calvin & Hobbes, chiaramente una fortissima influenza per l’autore, sia dal punto grafico che narrativo… ma, appunto, il concetto serve solo a “inquadrare” un progetto artistico che a prescindere dai suoi punti di riferimento ha preso poi la sua strada, evolvendosi e sviluppandosi oltre i confini della striscia e del piccolo racconto comico. I personaggi sono vari, le loro storie si sviluppano, il loro mondo si approfondisce via via, diventando sempre più personale e convincente.
Abbiamo il bambino che se ne sta sempre davanti alla televisione e il cui mondo è circoscritto da quelle immagini in movimento, abbiamo il piccolo appassionato di fumetti che sogna di essere un supereroe (la FOLGORE!) e gira con addosso uno strofinaccio per asciugare i piatti a mò di mantello, abbiamo il bambino con la benda sull’occhio, abbiamo un cane come nelle migliori tradizioni delle strip, e abbiamo ovviamente anche alcune bambine, le quali – inserite in un mondo prevalentemente composto da maschi – spiccano e fungono da enorme elemento di “disturbo”, di “scala di misura”, di “modifica”.
Anche qui siamo nella migliore delle tradizioni delle strisce, o comunque delle storie di bambini: i tanti piccoli maschietti hanno i loro giochi, le loro fisime, le loro passioni, il loro mondo sospeso tra il reale e il fantastico che si sono costruiti su misura nel loro paesino; ma quando entrano in scena le “donne” ecco che tutto salta, ogni scala di valori traballa, ogni fantasia cozza contro una realtà inespugnabile, ogni personaggio si ritrova magicamente a trasformarsi e a essere valutato in una scala del tutto diversa, che ne tira fuori sfaccettature diversissime e prima nascoste.
Ah, e poi abbiamo i genitori spesso assenti, fuori vignetta. Miglior tradizione anche qui. E il paesino che fa da sfondo alle vicende, con i suoi luoghi e le sue stagioni, estati torride e inverni innevati.

studiopazzia3Nel momento in cui ho pensato a quali immagini usare per decorare questo articolo, devo ammettere di essermi trovato in forte dubbio, in quanto TUTTE le strip dedicate ai bambini, sebbene non di recente produzione (2007/20011) per un motivo o per l’altro meriterebbero di essere citate. Ho scelto infine quelle che costituiscono la piccola storia che avete letto, ma il mio consiglio è di leggerle tutte. Solo così sarete in grado di apprezzarle in pieno, di vedere l’evoluzione del suo autore, di imparare a conoscere i loro protagonisti e le ambientazioni, entrando così a pieno titolo nel piccolo universo dei piccoli eroi delle sue storie, in fondo molto simili a noi.

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E adesso facciamo un passo avanti, dato che OLTRE le strip – come dicevo prima – c’è altro, e cioè le storie più recenti, che abbandonano il formato striscia per una canonica “tavola”, e che lasciano il racconto corale per concentrarsi soprattutto sul personaggio di Alex, bambino un po’ Tom Sawyer e un po’ Hucklebarry Finn, scarmigliato e indipendente, impavido e un po’ solo, dai piedi sempre nudi e rovinati dalla terra che calpesta, e che pur condividendo le giornate con gli altri amici è reso distante da loro per via di un’esistenza quanto mai precaria e instabile data dalla presenza di una madre alcolizzata ed eternamente assente, che pure per Alex è l’unica realtà disponibile e che egli accetta con una sorta di stoica rassegnazione. Lasciato a vagabondare per le strade, a costruirsi da solo una vita, il bambino fa il meglio che può con le carte che ha, vivendo avventure di quotidiana (a)normalità, sempre ai bordi, sempre da un punto di vista diverso da quello dei suoi tutto sommato “normali” amici.
E’ proprio in queste storie, cioè in QUESTA e in QUESTA, che la creatività, lo stile e la bravura di studio pazzia fanno un deciso passo avanti, rendendolo narratore quanto mai efficace, espressivo e potente. Con APPARENTE (apparentissima!) pochezza di mezzi e semplicità di stile, studio pazzia riesce perfettamente a calarci in un contesto italiano realistico e convincente, a tratteggiarci con pochi segni e parole personaggi credibilissimi e sfaccettati, a raccontarci una storia in cui i “non detti” sono superiori e più importanti dei “detti”, e a regalarci un racconto che con grande stile riesce a sfumare dalla commedia alla tragedia senza soluzione di continuità, come nella migliore tradizione narrativa italiana.

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Confesso che se uscissero altre storie dedicate ad Alex e al suo mondo sarei il primo a correre a leggerle. In esse ho trovato infatti la summa di tutto ciò che per me è e deve essere un bravo fumettista (un bravo NARRATORE!), e leggendone le pagine è facilissimo rimanerne interessati, coinvolti e avvinti. Il fatto poi che tali racconti non seguano per ora una logica consequenziale, ma siano semplici “estratti” che rivelano solo piccole parti di una storia che si capisce molto più lunga e complessa, non fanno che arricchire il piatto e rendere più acuta la curiosità.
Insomma, sia per quanto riguarda lo stile grafico, sia per quanto riguarda quello narrativo, leggendo queste storie appare chiaro che siamo in presenza di un autore che io reputo veramente interessante, privo di inutili fronzoli, orpelli o mode; ma soprattutto un autore consapevole di sé e con qualcosa di concreto da raccontare. Uno che amerei vedere stampato in un grosso volume che racconti in modo organico e “definitivo” il suo mondo e i suoi piccoli eroi.
Sono contento di averlo letto e felice di averlo recensito. Spero che anche voi abbiate la curiosità di passare per la sua pagina e leggere i suoi lavori. Io non posso fare altro, per ora, che complimentarmi con lui e sperare di continuare a leggerlo per molto tempo ancora.

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Pagina Facebook ufficiale studiopazzia: QUESTA.

( e già che ci sono unisco il link del fumetto che sta disegnando in questo periodo: Bar-Man e DamiGianna)

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