Pillola 93: “ESSO”, di Amerio/Baino/Bosco/Ventura + Abou Mrad/Anghini

esso-cover-regularDi fumetti italiani belli ce ne sono tanti (anche se qualcuno finge o si sforza di non accorgersene). Tali fumetti sono immediatamente riconoscibili all’occhio, e chiunque è in grado di vederli, apprezzarli e parlarne senza che sia necessario che arrivi io a spiegare il perché e il percome.
Ci sono però fumetti che – oltre a essere validi e interessanti – provocano riflessioni e suscitano interessanti interrogativi nella mente di chi legge. Fumetti che forse non saranno “i più belli tra i belli”, ma che hanno una marcia in più, contenuti migliori, idee affascinanti, approcci personali che rendono davvero NECESSARIO parlarne.
Ed “ESSO – l’ultimo fumettista” si inserisce perfettamente in questa categoria.

mid5559492178260717195042026580075nxgt8Di cosa parla ESSO? Di un autore di fumetti “Recchioni-style” (è facile capire che ESSO altro non è che una amorevole parodia di ASSO, il personaggio autobiografico di RR) che vive avventure legate al mondo dei fumetti in un’italia “parallela” alla nostra, nella quale un immenso editore (la Piadini Publishing) sta lentamente assorbendo e schiavizzando TUTTI gli autori di fumetti del nostro paese, riducendoli a servi innocui semplicemente sventolando loro davanti al naso un miraggio di pubblicazione.
ESSO, ultimo autore indipendente e membro di una Resistenza ormai schiacciata dalla Piadini, personaggio tanto eroico quanto tonto, privo di morale, allupato e grezzotto, inizia dunque un viaggio ai limiti dell’umano, sfidando torme di editor-zombi e pericoli mortali, con l’unico obiettivo di far saltare il demoniaco editore e ridare la libertà ai fumettisti d’Italia.
Ci riuscirà? Beh, in effetti credo che ci sia già riuscito… e la pubblicazione da parte di Manfont di ESSO ne è la prova lampante.
Ma spieghiamoci meglio.

1386008_213443678824410_1835056549_nL’elemento migliore di ESSO, ancora prima della storia ben narrata e degli ottimi disegni, è sicuramente il fatto di essere un fumetto SATIRICO che parla del mondo dei FUMETTI, che è ambientato in ITALIA e che cita e sbeffeggia autori ed editori ITALIANI.
Lo fa in modo amichevole e non astioso, come è giusto che sia, e lo fa con quel tanto di buon gusto necessario a far capire che la presa in giro non è tanto una “vendetta” quanto un semplice sguardo ironico e disincantato su un mondo – quello del nostro fumetto – che fin troppe volte si prende troppo sul serio, accetta passivamente situazioni non buone, vive di contraddizioni e faide inutili, ragiona per compartimenti stagni, è vittima del fandom e offre fin troppo poco ai suoi membri, cercando di addomesticare autori e stili e prodotti a quello che è il gusto del pubblico.
Il re è nudo!!!” griderebbe il bambino della famosa favola, e in effetti ognuno di noi sa che molte di queste cose sono vere. Eppure è altrettanto vero che almeno fino a oggi pochi o nessuno – in parte per alcune delle ragioni elencate qui sopra – si sarebbe mai permesso di pubblicare un fumetto di critica su questo mondo troppo piccolo e in mano ad altrettanto piccole fazioni, pieno di leggende di persecuzioni e vendette mafiose: “Parli male di Diabolik? Sei rovinato perché si offendono. Parli male della Bonelli? Si vendicano e non ti fanno più lavorare. Offendi Recchioni? Ti scatena i suoi seguaci di Facebook e ti sputtana.
Ecco: questa è una parte del mondo del fumetto, e ben venga chi per una volta “osa” metterla alla berlina, buttarla sullo scherzo e “disinnescarla”, soprattutto se con un così buon gusto.
Quello che ESSO fa, infatti, non è tanto indignarsi o denunciare (quello lasciamolo fare agli haters di Facebook), quanto – come ho detto – mettere a nudo piccoli difetti e futili magagne di un settore in modo amichevole e affatto astioso. Le magagne ci sono, ovvio. I momenti brutti ci sono. I litigi, soprattutto con l’avvento di internet, aumentano a dismisura come le incomprensioni. Gli autori sono sempre pagati poco (quando lo sono), e tutti più o meno vivacchiano alla giornata. Ma il vero termometro che ci fa capire quanto seria sia la situazione è appunto la capacità di tutti, compresi gli autori citati, di ridersi addosso, di uscire per un attimo dal proprio ruolo per guardarlo dall’esterno con bonaria critica, bacchettandosi a vicenda le dita ma senza odio (perlomeno mi auguro sia così!).
Ed ecco dunque svelato il vero valore di ESSO. Chi è più libero di un suddito che può permettersi di scherzare di e con il suo Re?

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Comunque, ESSO è un bel fumetto, e lo è anche a prescindere dalla critica che porta avanti. E’ bello ovviamente perché parla di un mondo che noi fans del fumetto conosciamo bene, e ci consente di riconoscerlo. E’ bello perché inserisce tante citazioni più o meno argute (io comunque non sono fan delle citazioni… ne parlerò qui sotto). E’ bello perché è costruito tutto intorno a una metafora. E’ bello perché è meta fumettistico. E’ bello perché presenta dei personaggi molto azzeccati e una bella ambientazione. E’ bello perché gioca con il fumetto grazie a un’invenzione a mio parere BELLISSIMA che è la Spada della Closure (forse ne riparlo dopo). E’ bello perché dopo un inizio un po’ stentato e anche confuso trova una sua strada, non si adagia su se stesso ma si sforza nel numero successivo di diventare coerente e serio. Ed è bello perché è disegnato in maniera ottima e adattissima.
Vi basta? Forse sì, e dunque potete anche smettere di leggere. Ma nel caso vogliate andare avanti, sappiate che qui sotto inserisco alcune puntualizzazioni in ordine sparso riguardo quello che ho appena detto.

ADAGIARSI: su ammissione degli stessi autori, ESSO è nato come parodia autoconclusiva. Ci sono delle gag, una trama base, un protagonista “forte”, molte citazioni anche a casaccio, una trama leggera e un po’confusa, della sana critica. Ooops: il pubblico lo legge e ne vuole ancora. Si pensa al volume 2 ( il terzo sarà l’ultimo). Ecco: qui sarebbe stato molto semplice “adagiarsi” e semplicemente ripetere le battute e la trama cazzona del primo episodio. E invece che accade? Con molta serietà gli autori decidono che se la storia è piaciuta vuol dire che vale, e che se vale è buono e giusto farla valere ancora di più, perché sarebbe un peccato sprecare materiale potenzialmente interessante.
Se ESSO 2 si fosse limitato a citazioni e a fighe nude, sarebbe stata un’offesa alla storia stessa, e forse anche al suo pubblico. Ma così non è stato, e lo sforzo di rendere il tutto più serio, più coerente, più “profondo”, e più meditato si vede e si sente. Anche perché è facile fare una gag stupida su, per dire, i gay. Ma è molto più difficile quando quella gag poi la devi portare avanti per centinaia di pagine. Rischi di diventare supponente e volgare, rischi di essere superficiale e ingiusto. Rischi di essere offensivo o stupido. Rischi di piegare la verità solo per far ridere i tuoi polli.
Così non è stato: ESSO 2 è migliore del primo su tutti i livelli. Per cui tanto di cappello.
Unico difettuccio il fatto che credo si sia dovuta abbandonare la sottotrama della chiavetta che ESSO cercava all’inizio del volume precedente. Pareva importante, alla luce delle nuove rivelazioni pare diventata inutile, e questo non si fa quando si scrivono storie. Ma vabbeh, non è detto che scompaia del tutto.

SPADA di CLOSURE: credo che insieme al POTERE DELLO STORYTELLING sia una delle invenzioni più belle e comicamente intelligenti che ho trovato in un fumetto negli ultimi tempi. Roba che Scott McCloud avrebbe applaudito.
La Spada della Closure altro non è che le “pareti della gabbia” create dall’affiancamento delle vignette, quello spazio virtualmente vuoto che qui invece diventa una vera e propria arma capace di tagliare e distruggere tutti i personaggi del proprio fumetto. Allego qui sotto immagine che ve la spiega meglio, comunque mi complimento per gli autori per questa trovata metanarrativa davvero acuta e ricca. Una storia che uccide se stessa grazie ai propri spazi vuoti è o non è una bella trovata? Immagino che se fossi più intelligente potrei stare per ore a discuterne, annoiandovi a morte. Bella cosa che io sia stupido.

essoPIADINI COMICS: la Panini del mondo parallelo nel quale vive ESSO sta schiacciando ogni forma di fumetto “personale” per produrre infiniti prodotti nati per accontentare il pubblico, privi di ogni verve narrativo, fiacchi e stupidi. I suoi editor sono zombi affamati di progetti a fumetti, che divorano crudi, e sono trasformati in veri e propri demoni privi di scrupoli.
E’ una critica forte, eh? E chissà quanto rispondente al vero. Sicuramente l’Arte non può vivere senza il suo pubblico, e spesso non è questione di COSA una persona scriva o disegni, ma piuttosto di QUANDO. Nel passato fumettisti come Sio o Davide LaRosa non avrebbero avuto il minimo spazio, mentre oggi invece se la ridono. Si stava dunque meglio quando si stava peggio? E lo strapotere degli editori è ancora così grande?
Anche qui sono domande complicate alle quali rispondere, ed ESSO cerca di farlo senza cedere al qualunquismo e al pressappochismo. Bene così. Le risposte non sono mai facili.

LE CITAZIONI: me ne frego delle citazioni. Se vi piacciono tanto cercatevele da soli, tanto sapete riconoscerle di sicuro. A me – come ho scritto sopra – piacciono quando non sono invasive, quando non sono buttate a caso, quando sono intelligenti e quando non cercano a tutti i costi di accaparrarsi la fedeltà del lettore. In casi come quelli mi sembrano mezzucci, anche un po’ patetici in qualche caso. E infantili.
Una citazione ben fatta dovrebbe avere un suo senso, e anche un senso all’interno della trama. Altrimenti a cosa serve, a parte a strizzare l’occhio agli altri?
Personalmente, credo di aver iniziato a sbuffare davanti alle citazioni nei primi anni ’90. Uscì il primo numero di Lazarus Ledd, e verso la fine si citavano due astronauti in partenza per lo spazio: Alan Gaiman e Neil Moore. Bof. Aveva un senso che si citassero quegli astronauti e che i 2 avessero quei nomi? Per niente. Avrebbero potuto chiamarsi anche Gino e Piero e non sarebbe cambiato nulla.
Dietro quella citazione inutile mi pareva di vedere lo sceneggiatore (il povero Ade Capone, scomparso troppo giovane) che si sbracciava cercando di farsi notare dai fans dei due autori. “Ah, sì sì, abbiamo capito che anche tu quei due li conosci pure tu! Mò però basta!”
Ed ecco perché sono stufo di citazioni.
Comunque ESSO se la cava, e lo fa soprattutto quando fa entrare in scena il vero PADRONE della PIADINI. 100 punti.

IL DISEGNATORE: l’ho detto e ridetto nelle righe precedenti ma lo ridico qui, gli faccio di nuovo i complimenti perché ho molto apprezzato il suo segno e alcune delle sue costruzioni grafiche. Proprio bravo!

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PER CUI, TIRANDO LE SOMME, devo ammettere che ESSO è più di un ottimo prodotto, ma nonostante i suoi difetti anche un fumetto necessario, importante, che infrange qualche tabù e mentre intrattiene e diverte insegna anche qualcosa. Si parla addosso senza buttare tutto in caciara (almeno QUASI tutto), ha inventiva, ho originalità, è utile e dilettevole. Ha anche un protagonista che sembra uscito dal Vernacoliere, al posto dei soliti eroi. Insomma: è un bel lavoro che paga solamente lo scotto di essere nato “per scherzo”, quindi con poche pretese, mentre avrebbe forse meritato fin dall’inizio di essere più meditato e più conscio delle proprie possibilità narrative e di significato. Ma vabeh, non possiamo lamentarci, di questi tempi è tutto grasso che cola. Per cui bravi gli autori, brava la Manfont, bravi i lettori, bravi tutti. 
Speriamo solo che l’esperimento non rimanga isolato, e soprattutto che il pubblico non si soffermi solo alle citazioni (mille volte maledette!), alle tette e alle battute più triviali, perchè sarebbe davvero un peccato, un’occasione persa.
Fine? Fine.

ANZI NO: visto che ESSO è un fumetto di critica sul mondo del fumetto, approfitto per inserire anch’io una critica in tema. Un tema che poi mi riguarda molto da vicino, visto che è quello delle RECENSIONI.
Dopo aver letto il primo volume di ESSO – anzi, durante la lettura dei primi capitoli – ho sentito la necessità di leggere qualche riassunto o commento che me ne chiarisse la trama e i significati (visto che come ho detto c’è un po’ di confusione iniziale, data anche da una sceneggiatura un po’ troppo “artistica” e arzigogolata coi suoi balzi nel tempo e nello spazio). Quindi ho cercato e letto qualche recensione.
Beh, con dispiacere ho dovuto constatare che di recensioni ce n’erano poche, e quelle che c’erano erano in gran parte di poco o scarso valore.
Tutto il significato, la critica, il senso di ESSO è stato liquidato in poche righe, e fin troppo spesso con riflessioni tipo “ehi, ci sono le CITAZIONI!” “ehi, ESSO è un fumetto pensato per noi NERDASTRI!”, “ehi, su ESSO c’è la FIGA!”. E poco più.
Sui contenuti, sullo storytelling, sulla critica, sul mondo del fumetto, soltanto poche parole accompagnate spesso da un semplice riassunto della trama.
E’ un peccato vedere che fumetti fatti “da noi”, che parlano “di noi”, ben scritti e ben disegnati, ricevano così scarse attenzioni anche sulle riviste (virtuali) di settore, e che gli unici che ci provino siano molto spesso dei semplici (a volte zelanti) lettori che altrettanto spesso hanno poche idee e poche capacità di metterle su carta. ESSO ha mandato alle stampe un secondo volume proprio perché richiesto dai lettori, quindi nel suo piccolo a qualcuno sarà piaciuto. E’ possibile dunque che abbia avuto così poco interesse da parte degli addetti ai lavori, quelli che dovrebbero anche rappresentare il pubblico o quantomeno avere il compito di indicare realtà diverse dalle solite all’interno del fumettomondo?
Recensori, imparate a leggere. E anche a scrivere, già che ci siete.
Se non metto in dubbio la vostra passione, le vostre doti sì. Leggere certi articoli è come chiedere a un signore come mai ha sposato sua moglie e sentirsi rispondere: “Dunque, mia moglie si chiama Anna Rossi, ha 30 anni, sua madre si chiama Piera e suo padre Gino, ha frequentato il liceo classico XXX, ama gli animali e le serie tv, ha gli occhi verdi e i capelli castani, è alta 1,75, cucina molto bene e fin da piccola amava suonare il flauto. E l’ho sposata perchè… beh, perchè… perchè è una ficona!
E non venitemi a dire che avete recensito solamente “per avere il volume gratis” perché sennò vi pesto.

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ABBIAMO PARLATO DI:ESSO – l’ultimo fumettista“. Scritto da: Luca Amerio, Luca Baino, Camillo Bosco, Marco Ventura e disegnato da Giorgio Abou Mrad con le chine di Alessandro Alessi Anghini (nel volume 2). Edito da MANFONT.
Potete trovare il primo volume di ESSO in vendita QUI (60 pag. in B/N spillato, 17×24 – 5€), mentre il secondo sta QUI (88 pag. in B/N, brossurato, 17×24 – 9€).
La pagina Facebook di ESSO invece sta QUI

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