PILLOLA 96: “CHILDREN” di David Bacter e Massimo Caccia

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Ho capito davvero tutto-tutto di Children, fumetto scritto e disegnato da David Bacter (Davide Avogadro) e colorato da Massimo Caccia, vincitore del Lucca Project Contest 2015 e meritevolmente pubblicato dalle Edizioni BD? Forse no, ma siccome non penso fosse nelle intenzioni degli autori farmi capire questo tutto-tutto, e neppure nelle intenzioni del genere di fumetto stesso, non sto a preoccuparmene. A volte non è solo la trama quella che conta, così come non lo sono le sorpresone finali o un racconto per forza di cose complesso e pieno di avvenimenti e spiegazioni. Quello che invece mi preme, piuttosto, è dire che il lavoro è notevole, sia nella forma che nel contenuto, e che la vittoria al Lucca Contest, e la successiva pubblicazione, direi che sono del tutto meritate.

Di cosa parla Children? Di un mondo simile al nostro, nel quale un giorno arrivano gli alieni. Anzi: un solo alieno, a forma di cervello gigante, che per motivi suoi oscuri – ma forse neanche tanto, e neppure troppo complicati – si organizza per rintracciare e rapire con la complicità del governo dei bambini con strani poteri. Mutanti, si potrebbe dire per usare una definizione alla moda.
Questi mutanti sono mutati sul serio. Non come nei bei film americani in cui anche il peggior mutato è sempre e comunque un sex symbol, con al massimo la pelle blu, i peli, o i dentini da vampiro. No, no: qui essere mutati significa davvero essere orribili, come (forse) è giusto che sia. La mutazione non risparmia nessuno, non concede scorciatoie, non eleva, non ti trasforma in un ricco nulla facente che può passare le giornate a combattere faide con altri mutanti “cattivi” o a fare a cazzotti con altri alleati per stupide incomprensioni. E i bambini mostruosi, chi simile a un demonio, chi simile a un pesce, chi a un bisonte, chi con la testa da mosca e via dicendo, si ritrovano tutti chiusi in un istituto più simile a un lager, dentro al quale si svolgono orribili esperimenti.
Tutto questo fino al giorno in cui…

I richiami al mondo dei mutanti della Marvel non sono casuali: è l’autore stesso che li esplicita nelle pagine del suo fumetto, lì dove è la stessa protagonista a dire che la realtà non è proprio come lo Xavier Institute in cui trovano rifugio gli X-men. No: a lei tocca in sorte l’essere presa a forza e chiusa in una camera con una ragazza/mosca antipatica e poco accomodante, e oltre agli esperimenti e al dolore deve beccarsi anche le prese in giro degli altri ospiti, bambini come lei, mutati come lei, che pure non rinunciano a prenderla in giro perché ha una testa enorme.
Il tutto, più che ai mutanti di Claremont o degli autori che lo hanno preceduto, mi ha fatto pensare alle storie degli X-Men scritte da Grant Morrison. Lì dove un essere umano mutato era DAVVERO orribile, e le storie erano pervase da un vago gusto punk inglese e underground che non faceva sconti a nessuno. E anche CHILDREN di sconti non ne fa. Nella migliore delle tradizioni, anzi, non risparmia sangue e budella, merda a fiumi e occhi e denti che saltano, dolori fisici e mentali. Tutti, a modo loro, soffrono all’interno di questo fumetto; la sofferenza sembra essere l’unica costante e l’unica via; nulla si riesce a ottenere che non sia già guasto, e ogni vittoria è un po’ una sconfitta.

Il senso di caos, di disgusto e di vuoto sono accentuati anche dai disegni e dai colori, ottimi entrambi. Se volessi fare il critico chic tenterei di dire che “vedo echi di Kirby” (ma anche di mille altri autori, se è per questo. Crumb, Pazienza, tantissimi…), e del resto anche le finte copertine che aprono ogni capitolo ricordano i vecchi comics americani. Ma il segno grafico di CHILDREN è molto diverso da quello che vi aspettereste in un fumetto di supereroi. Forse PARTE dai supereroi, che sono sicuramente una fonte di ispirazione GRAFICA, ma da lì si muove verso altre vie, verso l’underground, dove si picchia forte e si picchia duro. E’ un segno più crudo, terreno, forte, distorto, grottesco, che pure non si lascia andare al caos ma si muove in modo elegante, non rinunciando a una corrosiva ironia che rende il tutto meno tetro, e adoperando qualche particolare effetto grafico “meta fumettistico” di certo consapevolmente raffinato.
Ne cito uno per tutti, e cioè la sconfitta di uno dei protagonisti, che dopo aver “metaforicamente” stracciato le vignette che rappresentavano il suo nemico, quasi uscendo dalla tavola, si ritrova a terra ricoperto dai balloon dei suoi stessi dialoghi, fatti a pezzi come pezzi di carta. Scena potente, raffinata nel suo essere violenta, e che rimanda a significati superiori a quelli del semplice combattimento tra eroi coi muscoli.
Non è questione di supremazia, in Children, e anzi ogni cosa sembra votata alla distruzione. Niente è costruito in modo da piacere; eppure non è difficile appassionarsi alle vicende di questi assurdi personaggi, che come folgori attraversano il nostro spazio visivo per spegnersi nello stesso caos che li ha partoriti. Tragici e comici allo stesso tempo, grotteschi e ironici nel loro essere tragici.

Se dovesse essere più pratico e/o pragamatico, dovrei però dire anche che a prescindere da testi, sottotesti, significati e metafore, CHILDREN è un fumetto che si legge molto bene, che intrattiene e coinvolge sia grazie alla personalità della storia e sia grazie a dei disegni che la rafforzano e si impongono con prepotenza all’occhio del lettore. Ciò che ne esce è sì un fumetto di stile e tecnica, ma prima di tutto un lavoro che soddisfa, che è valido e bello, sul quale si passa una mezz’ora senza pentirsene, ma anzi sentendosi di tanto in tanto percorsi da qualche brivido. CHILDREN riesce nel suo tentativo di comunicare emozioni forti, e la netta impressione che si ha è che non sia un freddo e sterile esercizio di stile (quanti morti ammazzati vediamo nei fumetti? E spesso è una gara a chi li ammazza nei modi più strani…) quanto piuttosto un riuscito tentativo di colpire il lettore, di coinvolgerlo, di appassionarlo, di mostrargli tramite il grottesco la realtà delle cose.

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Leggo di David Bacter che ha 47 anni, che è per prima cosa un artista, pittore, illustratore, e che la sua partecipazione al Lucca Contest – concorso che nasce per promuovere esordienti di talento – è stata del tutto casuale e inaspettata. Semplicemente, un giorno ha deciso di disegnare alcune tavole di prova come allenamento, e da lì è nata la storia di CHILDREN che alla fine ha vinto il Contest.
Ora, vediamo se cogliete insieme a me la peculiarità di tutto questo: a un concorso dedicato ai giovani talenti esordienti del mondo del fumetto italiano vince un illustratore non certo di primo pelo, non certo esordiente, non certo fumettista di professione, non certo intenzionato a intraprendere quella carriera, non uscito da scuole di fumetto… e il tutto con una storia nata per caso.
Cosa leggere dietro tutto questo? La prima cosa, forse la più importante, è che Bacter ha chiaramente dimostrato il suo talento nel modo più limpido possibile. La seconda, forse altrettanto importante, è che una storia NON studiata per essere presentata a un concorso, ma che semplicemente è “nata da sola” per la pura esigenza e gusto di narrare, alla fine ha superato tutte quelle opere che di certo erano state sviluppate con uno o più di quegli obiettivi; il che potrebbe voler anche dire che le storie migliori sono quelle che nascono belle, e non quelle che si sforzano di esserlo per vincere ai concorsi.
Terza cosa: con tutti gli aspiranti giovani autori che han partecipato al concorso, ai quali il contest era dedicato, possibile non se ne sia trovato uno più valido del vincitore? Insomma, deve vincere proprio chi non c’entra niente? A quanto pare sì, e in maniera meritata, a mio parere. Quindi oltre a fare i complimenti a Bacter credo che ci sia da rimproverare tutte queste vere o presunte “nuove leve”, o perlomeno far loro riflettere su questo punto. Voi, giovani eroi del fumetto italiano, dove eravate? Forse troppo impegnati a disegnare fan art per mettere insieme un progetto da mandare a un concorso? Mah, chissà… le spiegazioni possono essere mille, contro questi autori oppure anche a favore (Evitando di fare dietrologia o complottismo)… certo è che la cosa mi dà da pensare.

Comunque, a parte tutto, quel che resta dopo la lettura di CHILDREN è la sensazione di aver ben investito il proprio tempo e il proprio denaro. Opera personale e originale, potente e immediata, CHILDREN è davvero definibile “buon fumetto”, in barba alle varie etichette e mode. E’ una storia di mostri e morti che si legge bene, che fa divertire e agghiaccia, che stupisce e conquista, e che è disegnata con uno stile potente, di quelli che colpiscono.
Tutto si può dire di questo fumetto tranne che sia l’opera di “esordienti”. C’è nelle sue pagine una consapevolezza nell’uso del media e del racconto che anzi è patrimonio di pochi. La mia speranza è che non passi inosservato, ma che – oltre che divertire – sia valido spunto di riflessione per i lettori ma anche per gli autori. Fare fumetti non significa sempre e solo fare ciò che il grande pubblico ritiene valido. C’è e ci deve essere spazio per le sperimentazioni e per la personalità, non fini a loro stesse ma ben inserite in una trama valida. Chissà se qualcuno lo imparerà mai… Nel frattempo, complimenti agli autori.

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ABBIAMO PARLATO DI: “CHILDREN“, di Davide Avogadro in arte “David Bacter” (testo e disegni) e Massimo Caccia (colori), pubblicato da Edizioni BD, 240 pagine a colori, brossura, in vendita QUI

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