PILLOLA 98: “ITERO PERPETUO”, di Adam Tempesta

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Delle EDIZIONI ERIS una cosa va subito detta, e cioè che in pochissimo tempo sono riusciti a pubblicare tanti ottimi volumi, uno più bello e importante dell’altro. Sono riusciti a riportare in Italia un autore di grande potenza e valore come Nicholas DeCrecy, hanno dato alle stampe – e continuano a farlo – GN di nuovi autori italiani e stranieri dall’indubbio valore grafico, e recentemente hanno tradotto per noi un’ottimo fumetto come SPECIAL EXITS, cronaca di vecchiaia, malattia e morte davvero meravigliosa.
Tra i tanti loro fumetti, uno in particolare pare aver appassionato e coinvolto pubblico e critica, e cioè ITERO PERPETUO, del giovane esordiente Adam Tempesta. Ne ho letto, in giro, solo recensioni più che positive; visivamente e come confezione l’ho trovato ottimo e personale (la copertina fosforescente poi è stata una bella sorpresa), e dunque ho deciso che forse era il caso di acquistarne una copia. Il mio dubbio era tra questo e ANUBI, di Taddei e Angelini, perchè anche di quello si dicono meraviglie; ma girovagando per gli stand di Lucca ho trovato prima ITERO. Per cui ANUBI andrà al prossimo giro.

Di cosa parla ITERO? Di un astronauta che si ritrova perso nello spazio dopo quello che si suppone un incidente molto grave. Solo, separato dai suoi… colleghi? amici? familiari? lo si saprà solo poi… e privo di quasi ogni ricordo, il nostro “eroe” si ritrova sospeso in un universo psichedelico e grottesco, deforme e surreale, popolato da forme aliene nella forma e nelle idee, ammassi di carne e metallo dalla strana vita, e con un unico alleato: un essere dalla vaga e gommosa forma di uccello (Polletto, lo definisce il nostro astronauta), il quale imbastisce qualche vago discorso di filosofia e lo trascina in un viaggio attraverso il cosmo grazie al quale il nostro protagonista dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) riuscire a ricongiungersi con la sua famiglia PRIMA dell’incidente che li ha separati. Ahimè, il viaggio è tutt’altro che semplice: l’astronauta in realtà è sospeso in un loop nel quale continua a ricadere, come se il suo destino fosse già segnato. C’è, dunque, un modo di opporsi a questo destino? Secondo il polletto sì. Ma…

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Allora, mettiamo subito dei bei punti fermi:

ITERO PERPETUO è un bel volume, poderoso e ricco, 400 e passa pagine di sorprendenti disegni contenuti in una confezione davvero elegante, con una doppia cover – bianca e minimale la prima, e fosforescente! e coloratissima la seconda – e un formato accattivante che fa bella figura sullo scaffale. Volume molto curato, che non sorprende vista la qualità già offerta dalla Eris, ma che di certo conferma il valore di una casa editrice che dà risalto al “come” oltre che al “cosa”, e che senza esagerare ne “volgarizzarsi” offre davvero bei volumetti, di pregio, che è bello anche solo possedere, eleganti e curati, di quelli che nobilitano sia il prodotto che vi è contenuto sia la libreria di chi li possiede. Fosse per me, li comprerei tutti, per un puro atto collezionistico, per il voyeurismo di vederli in casa mia, e per il sapere che autori così interessanti – tra cui Adam stesso – sono in bella mostra nelle mie librerie.

ITERO PERPETUO è un fumetto elegante e personale, nel quale è chiarissimo l’intento divertito e divertente dell’autore, che al suo esordio non si è risparmiato ed è stato in grado di condurre il lettore in una girandola di situazioni e visioni senza respiro, all’insegna della surrealtà e della follia positiva, in 400 pagine che non annoiano, non si dilungano, non sono prolisse, ma invece scorrono a velocità elevata e costante senza dare l’impressione di essere affrettate o gettate a caso per fare numero. no, no, tutt’altro: Adam non si è risparmiato, non ha ragionato in termini di tempo o spazio, e un po’ rispecchiando i protagonisti del suo racconto ha deciso di muoversi fuori da qualsiasi “regola” facendosi trasportare dalla narrazione visiva così come Polletto e Astronauta sono stati trasportati dai loro vortici spaziali.
Il tutto tramite un segno apparentemente comico, in realtà molto estetico, moderno, underground, capace di variare registro senza diventare mai morboso o realistico, pure riuscendo alla perfezione a trasmettere tutta la vasta gamma di sentimenti che la storia contiene. Capiamoci bene: uno stile realistico, fotografico, queste cose non riesce a farle.

ITERO PERPETUO è un fumetto che si legge più che bene, che dimostra agilità e freschezza, nonché un buon controllo dei dialoghi – cosa non scontata per un esordiente – e una narrazione mai prolissa o didascalica. Succedono tante cose, succede di tutto, la storia è un fiume in piena che porta via il suo autore, il quale si diverte e non si sforza di apparire più di quel che è, e nello stesso tempo trascina via il lettore, spaesato da continue variazioni e dalla mancanza dei tipici punti di riferimento da “fumetto seriale”. La trama è spesso solo suggerita, grande spazio è lasciato alle situazioni più che a complicate strutture logiche, ma il prevedibile vuoto non c’è affatto, anzi. Siamo un pò dalle parti di Moebius e della sua “storia dalla forma di elefante”, che  un po’ per studio un po’ per tendenza pura dell’autore – cerca di sfuggire da ogni esigenza di trama, di genere, per trasformarsi in un caleidoscopio avventuroso senza fine. Buona cosa questa, l’ho già detto in precedenza: sfuggire dalle esigenze del racconto “da fumetto popolare e seriale” non può che fare bene.
Altrimenti quello che esce fuori è la solita storia di Tex mascherata da GN d’autore.

ITERO PERPETUO è un fumetto che, nonostante surrealtà e visionarietà, ha una sua logica, e arriva direttamente al finale che si era prefisso. Racconta quello che voleva raccontare, chiude i suoi fili narrativi, e lo fa con logica e buon gusto. Il caos, le assurdità, dunque, non solo sempre o solo fini a loro stesse, ma assumono un senso proprio in virtù di uno scheletro di storia forte, che ne giustifica la presenza e che comunque si sposta in maniera lineare verso il suo obiettivo finale. Tempesta sa dove inizia e dove vuole andare a finire. Bene così.

ITERO PERPETUO è un fumetto che è bello da guardare quanto da leggere, che si fa apprezzare per l’inventiva folle e per il montaggio desueto della pagine, e che proprio per questo – per questo equilibrio tra testo e disegni – si può definire “fumetto vero e proprio”. Non “letteratura disegnata”, non “illustrazioni con un vago testo sotto”, bensì un prodotto nel quale entrambe le arti, testo e immagine, concorrono a rendere completo il lavoro. Senza la prima non potrebbe reggere la seconda, e viceversa. O comunque il senso di tutto sarebbe molto ridotto, vuoto, forse impossibile.
Proprio questo equilibrio, e proprio questo spazio dato alla “visione”, è un elemento che rende ITERO un fumetto che “Va” riletto, che può essere sfogliato più e più volte senza che il prodotto ne perda. Non è come in certi fumetti in cui è la “sorpresa finale” il senso di tutto, tolta la quale serve a poco rileggere, o quantomeno il piacere e le aspettative si riducono di molto. Qui invece il percorso ha la stessa importanza del finale; come un quadro, che racconta sempre la stessa storia ma che si può sempre guardare con lo stesso interesse. Sarà forse per il fatto che il suo autore nasce prima come illustratore, e non ha le eccessive pretese di trama che molti sceneggiatori hanno, al punto da sacrificare a essa, e soprattutto al mitico “finale a sorpresa”, gran parte della loro storia e del disegno. Ecco: forse è qui la lezione migliore da imparare riguardo questo fumetto. 

E mi sembra di aver detto tutto.

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Come forse ho detto all’inizio, di ITERO PERPETUO ho letto recensioni mirabolanti. Sono state queste per prime ad attirarmi verso il progetto, dandomi una vaga idea di quello che mi sarei trovato di fronte, e sono state quelle le cose che per prime ho ricercato dopo la lettura del fumetto. Di solito non lo faccio mai, perchè voglio evitare di farmi “condizionare” nelle recensioni, cerco di evitare che qualche “pensiero d’altri” mi si infili in testa, in modo che il mio giudizio sia – nel bene o nel male – solo mio, e non frutto di “correnti”, “interpretazioni diffuse”, “mode” o “interessi”. In questo caso invece l’ho fatto. E perchè? Perchè francamente alcune mi sono sembrate un po’ esagerate.

Ho letto ITERO, e la prima cosa che ho pensato mentre ne scorrevo le pagine è stata questa: ITERO è il fumetto di un esordiente che ha voglia di divertirsi, ha creato un canovaccio di trama (ed è già tanto!) e poi in mezzo ci ha ficcato tutto quello che via via gli veniva in mente e gli pareva simpatico o interessante. Robottoni, paperi combattenti, scenari visionari da graffitaro, zoom ed esplosioni, assurde astronavi schiacciate da mostri giganti, tutte cose “fiche”, buttate giù a manciate senza tanto ragionare, anzi con l’autore che si faceva trascinare dalle sue stesse visioni, fermandosi un attimo prima di perdere del tutto il filo. La trama, se la si volesse semplificare, la si potrebbe rappresentare con le 5 vocali dell’alfabeto, mentre le visioni spaziali sono tutte le altre lettere, le consonanti. Le consonanti sono molte di più delle vocali, e occupano quasi tutto il fumetto, ma messe insieme da sole servono a poco, servono solo a produrre strane parole incasinate. Per fortuna però intervengono le vocali, che danno un senso a tutto senza rubare spazio, e rimanendo una piccola ma significativa minoranza, la più piccola ma la più utile. 
Capite la metafora? Per me ITERO é questo: un sacco di CONSONANTI fichissime trasformate in una parola di senso compiuto da poche utili VOCALI. Stop.
L’autore si è divertito a spaziare, noi ci siamo divertiti, la storia è semplice e non così complicata o desiderosa di significare chissà cosa, semplicemente una storia basata su sentimenti molto umani, e arricchita da tante scene visionarie. Fine, basta, stop: è più che sufficiente per tirarne fuori un prodotto più che valido.

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Invece, a leggere le recensioni, sembra che ci troviamo davanti a… non so. Al nuovo Nietzche del fumetto italiano, a un innovatore colossale, a un maestro assoluto del nonsense caotico e globale, a un maestro dell’impressionismo che ci ha condotti per mano in un percorso esoterico e filosofico riguardo il tempo, lo spazio, il senso della vita, il misticismo, Dio, la vita, la morte e sticazzi. Ma no, ragazzi, non esageriamo! Io vedo solo un giovane di talento che ha messo insieme una piccola storia e si è divertito a disegnare un sacco di cose assurde di quelle che piacciono a lui. Basta, è tutto qui. Ma vi par poco? 400 pagine così, di divertimento sensato e personale, vi sembrano poco? Sono moltissimo invece, e lo sono anche e soprattutto nella loro semplicità e nel loro non voler mandare nessun profondo messaggio. Macché filosofie, macché Samsara! Macché significati esoterici o psicologici! E’ forse un peccato essere semplicemente divertenti?

A leggere tutti questi testi iperelogiativi, mi sorgono due o tre dubbi. Che siccome qualcuno ha iniziato a parlare benissimo di Adam Tempesta tirando fuori chissà quali significati, allora sia necessario che TUTTI ne parlino altrettanto bene, sfidandosi a chi trova il significato più grosso per non sfigurare; e che quindi ci siano recensori che magari a leggere la storia si sono pure annoiati, ma ora “devono” dire che è un capolavoro della filosofia, perchè se lo hanno detto gli altri lo devono dire anche loro.
Il secondo dubbio è che la critica non accetti che un fumetto di cui si parla bene sia semplicemente una storia affatto complessa e scritta di getto, senza grandi pretese filosofiche, da un autore esordiente. Come – mi pare – spesso accade in Italia, se si parla bene di un volume che pare “artistico”, che è una GN, che costa 18 euri, che è elegantemente chic, allora bisogna farlo solo per certi “elevati” motivi, bisogna trovare significati profondi che l’autore manco si era sognato di mettere. Bisogna, insomma, elevare l’opera alle pretese del recensore, e non si può proprio dire che è una “storiellina divertente”. Bisogna insomma parlare di Boldi come se fosse Fellini, anche se a noi le scoregge di Cipollino ci fanno tanto ridere.

Sbaglierò? Forse. Può essere. Magari tutta questa storia è nata come inno a Shopenauer e alla sua teoria del pendolo, e io ho preso una cantonata colossale. Ma anche se fosse così, quello che mi consola è che il mio discorso nulla toglie al talento di Tempesta, che è riuscito a stupire e intrattenere dall’inizio alla fine del suo racconto, usando tutto il suo stile e la usa personalità. Adam a mio parere ha fatto un ottimo lavoro, e l’unica cosa che mi interessa è dire questo. Complimenti, dunque. A lui e al suo editore. Ottimi entrambi.

E adesso ci rivedremo ai vostri prossimi lavori.

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Abbiamo parlato di: ITERO PERPETUO, scritto e disegnato da Adam Tempesta, pubblicato da Eris Edizioni,  400 pagine, brossurato, bianco e nero – 18,00 €. E lo trovate QUI

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