PILLOLA CENTO: “Graphic Novel”, di Andrea Tosti

il-graphic-novel-storia-e-teoria-del-romanzo-a-fumetti-e-del-rapporto-parolaimmagine

GRAPHIC NOVEL- STORIA E TEORIA DEL ROMANZO A FUMETTI E DEL RAPPORTO FRA PAROLA E IMMAGINE

Visto che nella vita bisogna sempre contraddirsi e cambiare le regole, visto che l’immobilismo e la reiterata ripetizione alla lunga ti rendono manierista e autoreferenziale, ho pensato che fosse un’ottima idea dedicare la CENTESIMA pillola di questo blog dedicato ai fumetti… a un libro. Ed è giusto così: mai fermarsi, mai fossilizzarsi, chiedersi sempre “cosa c’è dietro quell’angolo?”.
Ovviamente, il libro non è narrativa ma un saggio su quel tipo di fumetto conosciuto come Graphic Novel,  tanto per rimanere in tema. Un’opera ponderosa, di quasi MILLE pagine, e per quanto mi riguarda una vera boccata d’aria fresca riguardo il media fumetto; un volume del quale si sentiva davvero la mancanza e che ci consente di fermarci – metaforicamente – un istante e riflettere su tutto quello che fino a oggi abbiamo forse dato per scontato, o non ci ha interessati affatto, o su argomenti che non abbiamo mai affrontato.
Direi che non potevo trovare una lettura migliore, in quanto il tomone scritto da Andrea Tosti per prima cosa affronta il fumetto in senso GENERALE da PRIMA delle sue origini, soffermandosi acutamente sui precursori, sui pre-precursori del fumetto, e poi imbastisce un interessante discorso riguardo COSA sia il fumetto nella sua forma (vera o presunta tale) di GRAPHIC NOVEL, come essa possa e debba essere considerata, se sia un libro o un disegno, da dove nasca la sua attuale forma, a quali spunti e idee nate nei secoli precedenti, e quali sono i ragionamenti riguardo forma, contenuti, significati che si nascondono dietro questa forma di intrattenimento apparentemente “facile”.
Ora, visto che il libro – bello e ben scritto, esaustivo e comprensibile a tutti, ricchissimo e completo – è così grosso, se dovessi parlarne in maniera completa ne uscirebbe un altro volume di mille pagine. Quindi mi limiterò a inserire qui alcune riflessioni sui vari elementi che lo compongono, in modo da farvi capire a grandi linee di cosa stiamo parlando e quanti stimoli alla riflessione il saggio sia in grado di evocare.

Partiamo dall’inizio.

“IL” GRAPHIC NOVEL: il primo spunto di riflessione riguarda qualcosa di cui sapevo già l’esistenza, ma che cerco continuamente di dimenticare. Graphic Novel è (sarebbe) definizione da declinare al maschile (sebbene la Crusca dica che si può anche sorvolare). Quindi si dovebbe dire “IL” GN e non – come faccio sempre io – “LA” GN. Va beh, in futuro cercherò di fare più attenzione. Intanto però cerco di dimenticarmelo di nuovo.

UNA DEFINIZIONE PRECISA  E UNIVOCA DEL FUMETTO NON ESISTE. a differenza delle altre forme d’arte, il fumetto non è così facile da inquadrare, e neppure da descrivere. Cos’è, appunto, il fumetto? Disegni? Disegni messi in fila? Disegni in fila con testi? E che tipo di disegni, che tipo di testi, con quale correlazione, con quale livello di importanza di uno rispetto all’altro? La difficoltà, la quasi impossibilità di definirlo in modo univoco è una delle caratteristiche più peculiari e nello stesso tempo di questa forma d’arte, che sfugge a ogni classificazione in virtù delle sue tanti componenti, e che più di ogni altra ne “certifica” l’enorme potenziale. Che c’è di più duttile e potenzialmente infinito di una forma d’arte che può essere tutto e il contrario di tutto? Basterebbe questo per far capire quanto potenziale abbiano i comics.

TESTO O DISEGNI? molte definizioni di “fumetto” mettono in primo piano la storia, la sequenza temporale, la presenza di una trama (più o meno lineare). Ma davvero è solo su questo che bisogna concentrarsi, la cosa più importante da mettere in evidenza? Sarebbe come sistemare i disegni in posizione secondaria, subordinata…. in fondo quasi inutile. E qualcuno in effetti lo fa… molti direi… lì dove usa le vignette come semplici accompagnamenti di un testo, fotogrammi di un film che si limitano a mostrare chi dice o fa cosa, cioè la STORIA. Ecco: sarebbe utile, forse, a volte, partire da presupposti diversi, diametralmente opposti, e sfruttare in pieno tutte le possibilità insite nel semplice disegno, metterlo al centro del fumetto per una volta, e vedere quanto lontano si può arrivare. “Fumetto” non può e non deve essere solo un “cugino povero” del cinema, composto da immagini semplicemente didascaliche.

LETTERATURA DISEGNATA? il fumetto nasce e cresce dunque come semplice versione “con immagini” di una storia? E’ necessariamente una letteratura, dunque una storia, che “scende” verso i disegni (connotazione volutamente negativa, almeno nella percezione di molti e fino a pochi anni fa, quando i fumetti erano “vergogna” o lettura da ragazzetti o sempliciotti) e mai dei disegni che si uniscono al testo per raccontare anche con parole una storia “visiva”? Leggendo le prime 70 pagine del saggio parrebbe di no. E c’è spazio anche per un’interessantissima esegesi sul senso dell’immagine e la sua percezione da parte degli intellettuali di varie epoche. Interessante comunque notare come l’immagine abbia sempre avuto nomea di “abbellimento di un testo” ma come oggetto privo della capacità di offrire e creare idee. Tra i tanti esempi uno mi pare esemplare: se un pittore disegna due donne simili, con lo stesso stile e gli stessi colori, e poi a una appiccica il titolo di Madonna e all’altra quella di Venere, quale va venerata e quale biasimata? Di certo la prima a scapito della seconda. Ma senza “titolo”, dunque senza testo, cosa avrebbe dato l’immagine agli osservatori?
Se dunque le nostre madri ci buttavano via i fumetti, gli insegnanti li snobbavano, e se i professionisti scrivevano in forma anonima alla posta di Tex per non sfigurare nel caso qualcuno li avesse riconosciuti, ora sappiamo se non altro che tale diffidenza nasce all’alba dei tempi, e ben prima del fumetto. Nobilitati nel nostro essere ostracizzati.

ODIO PER I FUMETTI. Ne facciamo le spese, nel nostro piccolo, anche oggi, seppure in maniere non percepibili. Agli albori dell’apparizione del fumetto nel mondo, o quantomento quando il fumetto iniziò a essere intrattenimento di massa, era considerato un giochetto per bambini, per gente ignorante e illetterati, con buona pace di tutti. Poi ci fu anche chi lo considerò nocivo. In Italia ad esempio si tolsero i balloon per mettere le didascalie in rima, ingenue, innocue, innocenti, in quanto si pensava che il testo fumettato fosse nocivo per i giovani, e li allontanasse dalla letteratura. Nocivo “per il sistema nervoso”, evidentemente sovraeccitato da questi stimoli volgari. La cosa, pur in modo sottile, continua anche ora. Il fumetto non si sa bene dove metterlo ,non si sa se è letteratura o no, non si sa se è libro disegnato o disegno scritto. Per fortuna che i tempi un pò sono cambiati, e ora ci si sente liberi di scrivere alla posta di Tex senza usare l’anonimato. E questo anche grazie alla (al) GRAPHIC NOVEL.

MA COS’E’ STO GN? Alcuni dicono sia solo un’etichetta messa lì per “nobilitare” il fumetto, renderlo lettura adatta agli adulti, e farlo entrare nelle librerie di varia. Alan Moore dice invece che è solo un nome che i grandi editori hanno usato per raccogliere in volumi cartonati i numeri sfusi dei propri fumetti di merda e rivenderli come Arte. Etichetta commerciale, più che altro, e ancora vittima del complesso di inferiorità di cui sopra. Per fortuna, gran parte dei fumettisti se ne frega, e continua a fare fumetti, ma non mi sento di criticare Moore. Credo che certamente dietro l’etichetta ci sia un sincero desiderio di dare – e veder date – nobiltà e serietà a fumetti che sono veri capolavori, ma anche la teoria commerciale ha il suo peso. E si sa: per ogni cosa che nasce ci sono parti buone e parti “cattive”.

TEMPO O SPAZIO O COSA? il concetto principale è che le vignette di un fumetto siano “fotogrammi” di una storia che si muove lungo una precisa linea temporale, della quale mostrano singoli istanti. Ma è sempre necessariamente così, e non può essere in altro modo? L’immagine va intesa solo in senso temporale? Credo che sia qualcosa che ormai fanno tutti, al punto da non porsi nemmeno il problema, ma penso che un’altra via non solo sia possibile, ma esista da tempo, esclusivo appannaggio di certi autori “nobili” e meno “popolari”. Mi viene in mente un Crepax tanto per restare in Italia, o forse anche un Toppi, anche se Toppi era più illustratore che fumettista, a mio parere, e le sue immagini seguivano quella via.
Chi altri – semplificando – segue questa via è il manga, tanto vituperato, ma che spesso preferisce orientarsi verso il “senso” più che lungo l’asse del tempo; questo con vignette che si può dire girino intorno all’azione, allunghino istanti immobili per dare più profondità ai momenti, creare atmosfera, comunicare emozioni a tempo fermo.
IL FUMETTO SI LEGGE O SI GUARDA? Domanda meno superficiale di quanto può parere all’inizio. Il fumetto, sì, è testo, ma è anche disegno. Le immagini raccontano anch’esse, e offrono elementi di comprensione ulteriore. Per non parlare delle vignette mute, o del fatto che a differenza di un libro, del quale si segue riga dopo riga, nel fumetto lo sguardo spazia, gira per la pagina, avanza e torna indietro, si sposta in orizzontale ma anche in verticale, quando non in diagonale. Il senso e la velocità della lettura hanno un loro peso, danno sentimento al testo (pensiamo a quelle statiche immagine di luoghi tipiche dei manga). Dunque “leggere” è proprio la parola adatta oppure si sta facendo qualcos’altro, qualcosa che ancora non ha nome e forse non lo avrà mai?
LA CRITICA NON BASTA. Verso pagina 500 mi imbatto in una interessante citazione di Umberto Eco, il quale, si sa, ha sempre guardato con occhio benevolo e innamorato al fumetto. Eco dice che ogni corrente artistica crea i propri imbecilli, e nel caso del fumetto questi sono i fans diventati critici, che sono disposti ad elogiare come un CAPOLAVORO qualsiasi vecchio fumetto, ben scritto o mal scritto, che ricordi la loro gioventù e le belle orette passate a leggere. Questo, anche se non del tutto, spesso è vero. Chi siamo noi “critici” se non lettori che dopo aver letto tanto hanno iniziato a discutere di fumetti? E quale “scuola” abbiamo fatto, quale conoscenze tecniche e di comunicazione e di Arte abbiamo per poterci definire VERAMENTE tali? Forse siamo critici “amatoriali”, il cui unico bagaglio tecnico sono i fumetti che abbiamo letto e che – ovviamente – apprezziamo a priori, altrimenti non li avremmo sfogliati neppure (e dunque: siamo o no super partes, tanto per iniziare?). Aggiungo anche che, così come il fumetto è composto da DUE parti, il TESTO e il DISEGNO, per essere critici affidabili bisognerebbe intendercene sia del primo che del secondo. Se giudico un testo devo conoscere la grammatica prima di tutto, sapere come si scrive in bell’italiano, etc. Se giudico un disegno immagino dovrei avere delle conoscenze teoriche che mi dicano se tale disegno – a prescindere dal fatto che mi piaccia o meno – sia valido oppure no. E dovrei saper capire se l’integrazione tra testo e disegno è  fatta in maniera corretta. E vogliamo parlare anche del colore?
Qui mi riferisco anche e soprattutto a me, che di disegno non posso dire di intendermene (nel senso tecnico del termine). Ergo, come forse avrete visto, nelle mie critiche dedico solo poche righe riguardo al segno grafico, e non mi occupo quasi per nulla della costruzione tecnica della tavola etc etc. Questo, credo, non fa di me un buon critico. Al massimo un onesto mestierante. Insomma: se anche mi piace smontare e rimontare le auto, e se sono un grande fan delle auto perchè compro sempre i giornali e mi informo, posso definirmi un bravo meccanico? Non so, non credo. E dunque, è forse questa la parte più carente dell’attuale critica fumettistica italiana: che è composta da fan che parlano senza conoscere a fondo l’argomento, che mettono il proprio gusto personale in cima alla lista dei valori (anche perchè non hanno altri elementi da aggiungere a tale lista), e che non possono che dare un giudizio personale e incompleto a ciò che esaminano
LA STORIA. il volume è ESAUSTIVISSIMO riguardo questa parte; ma non tanto riguardo date ed autori quanto piuttosto riguardo lo sviluppo dell’arte scritta, del concetto di immagine, e di come parola e disegno si siano a un certo punto incontrate, e per quali ragioni, e con quali argomento a favore o contro, e con quali storie pregresse. Interessante soprattutto il concetto secondo il quale l’immagine è sempre stata vista come perdente rispetto al testo, incapace di contenere significati propri, adoperabile al massimo come amplificazione di una storia o abbellimento, quando non come metodo semplice per attirare il popolo. Pensiamo agli affreschi nelle cattedrali.
La percezione dell’immagine, nel libro, procede di pari passo con l’esame della percezione del resto, dalle origini ai nostri giorni, o perlomeno fino a quando hanno iniziato a venir fuori i primi “ibridi”, testi accompagnati da immagini che via via hanno preso sopravvento e acquisito dignità. Questo anche “scendendo” verso un pubblico meno intellettuale e più popolare, di massa. Cosa che da una parte ne ha anche condizionato lo sviluppo futuro.
La mia idea a proposito è più o meno questa: un tempo si usavano le immagini per MOSTRARE quello che gli altri non avevano visto. Al massimo per suscitare stupore o meraviglia, o al massimo con significati “esoterici”. L’immagine aveva lo scopo di rappresentare la realtà in modo descrittivo, mentre al testo rimaneva il compito di creare significati e “istruire”. I pochi letterati leggevano libri introvabili, il popolino si guardava le figure. Poi qualcuno ha pensato di combinare le due cose.
ORIGINALITA‘: guardando le (tra l’altro poche) pagine prese dai quotidiani del secolo scorso, durante e poco dopo la nascita del fumetto, si vedono sperimentazioni grafiche davvero belle e inusuali, per certi versi modernissime, di certo disposte a spingersi molto più in la rispetto a oggi, dove spesso il fumetto è “una bella avventura a colori con le splash pages e con le vignette a fotogramma cinematografico”. Se si guardano le pagine pubblicate nei giornali, e dirette ai “bambini” (? ma chi li comprava i quotidiani se non gli adulti?) si notano sperimentazioni arditissime, e un approccio al media che era pieno di forza e di inventiva. Anche di gioia, devo dire. Oggi invece eccoci: molto spesso tristi e cupi (colpa di Watchmen, lo so), molto spesso bloccati in un realismo di maniera, molto spesso ridotti a fare i cugini poveri dei fichissimo cinema.
Non dico che sia necessario fare sempre e solo fumetti surreali e folli, ma quantomeno non dimentichiamoci che la possibilità esiste, e che un minimo di follia e sperimentazione si può portare senza danno anche nel più popolare fumetto d’avventura.
Pensiamoci: 100 anni fa quello che oggi definiremmo “fumetto d’autore e sperimentale”, da vendere a 30 euro solo in libreria e solo agli appassionati, usciva ogni giorni SUI GIORNALI. Abbiamo vinto o perso, dunque?
DUE CRITICHE: ci sono dei refusi, peccato. Ma immagino che editare 1000 pagine di libro non sia affatto facile, e al giorno d’oggi ci sono i correttori automatici che a volte remano CONTRO gli autori. Inoltre, mettere refusi è quasi alla moda ormai: anche su Dylan Dog compaiono tutti i mesi!
Altra critica: le immagini sono poche, e quando ci sono sono piccolissime e grigie, spesso poco distinguibili. Peccato davvero: un bell’apparato iconografico, oltre a rendere più leggera e interessante la lettura, avrebbe arricchito i testi (che, guarda un po’, sarebbe stato perfetto per un libro che parla tra le altre cose proprio di questo, di compenetrazione tra testo e immagine…). E invece – forse paradossalmente, vista la tesi portata avanti dal volume riguardo la pari importanza delle immagini rispetto al testo – le pagine disegnate sono pochissime e spesso inutili. Bellissimo l’inserto a colori centrale, ma anche qui vale un pò lo stesso discorso.
La chiudo qui, anche se potrei dire ancora un milione di cose, almeno una per pagina. 
In definitiva – a prescindere dal fatto che il contenuto è dedicato quasi esclusivamente al concetto di GN e di cosa essa sia e non sia oggi, e quindi NON al fumetto inteso in senso generale – non posso che raccomandare questo libro a TUTTI, sia ai lettori che agli autori. Credo sia necessario, presto o tardi, iniziare a conoscere il media che tanto si ama, penso sia necessario che un “amore” non si basi solo su elementi di affetto o nostalgia o gusto personale (da cui nascono i Talebani dei fumetti Bonelli o Marvel che si lagnano per ogni cosa un minimo diversa), ma che esso debba a un certo punto iniziare ad avere basi solide, oggettive, che rendano il lettore/ autore CONSAPEVOLE riguardo il media che usa, le sue origini e i suoi significati.
Di certo la lettura di questo saggio potrà spaventare o scoraggiare qualcuno, e quel qualcuno potrà benissimo vivere senza, non ci sono problemi. Ma se per caso in mezzo a voi esistono dei lettori che hanno voglia di capire meglio di cosa è fatto il mezzo di intrattenimento che sfogliano ogni giorno, imparare quanto ricca è la sua storia, quanto personale e unico è il suo apporto all’arte, quanto grandi possono essere i suoi significati, quanto esso sia carico di possibilità e quanto variegati siano i suoi confini… questo è il libro che fa per voi.
Complimenti al suo autore e a tutti i collaboratori. Di un saggio del genere se ne sentiva davvero il bisogno. 
(e grazie a tutti quelli che mi hanno seguito fin qui e “festeggiano” con me questo speciale numero 100. ci vediamo presto per le ultime 10 pillole.)

GRAPHIC NOVEL è un saggio di Andrea Tosti pubblicato da Tunué; 15×23; pp. 1008 pp b/n con inserto a colori; cartonato rigido, copertina a colori, euro 35,00. In vendita QUI

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...